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Violante dà consigli ad Alfano:
manda gli ispettori dai pm di Rovigo
di Peter Gomez
"Stanno bloccando la trasformazione di una centrale Enel"
Il 5 gennaio, durante il suo intervento, l’impellicciata platea di Cortina Incontra lo ha più volte applaudito. E non poteva essere altrimenti. Perché agli occhi dei berluscones “il piccolo Vishinski”, come lo definiva fino all’altroieri l’ex presidente Francesco Cossiga e il resto del centrodestra, sembra cambiato.
Adesso che tutti in Parlamento, ma quasi nessuno nel Paese, parlano di riforme istituzionali, l’uomo giusto per il dialogo è diventato lui: l’ex pericolo pubblico numero uno, Luciano Violante. L’ex presunto capo della presunta spectre di magistrati anti Silvio Berlusconi che dopo aver accarezzato a lungo il sogno di essere nominato membro della Consulta, oggi più modestamente punta a un posto nel pantheon dei Padri (ri)costituenti.

Poi, come per dimostrare che pure lui vuole fare sul serio, Violante sciorina qualche esempio. E, in attesa dell’introduzione di "un’alta Corte di giustizia costituzionale" a cui assegnare i procedimenti disciplinari contro le toghe, indica, pur non facendone i nomi, al Guardasigilli Angelino Alfano i pm su cui i suoi ispettori dovrebbero cominciare ad indagare: quelli della fin qui semi-sconosicuta Procura di Rovigo.
"Naturalmente", spiega Violante, "tutti quelli della commissione non si riuniscono perché temono che la magistratura li metta sotto inchiesta". Anche per questo la questione passa in mano al ministero dell’Ambiente. Ma i pm di Rovigo non si arrendono e chiedono pure al ministro "il provvedimento che verrà emesso". Insomma, per Violante, siamo davanti a un chiaro esempio di come "l’organo giudiziario" sia diventato "un organo di governo".
Può essere. Di certo però l’intervento di Violante a Cortina, ripreso pari pari dal suo libro "Magistrati", è un chiaro esempio di conflitto d’interessi.
L’ex parlamentare è infatti l’animatore e il presidente di uno dei tanti think tank bipartisan nati negli ultimi anni: Italia Decide. Scopo nobile dell’associazione è quello di mobilitare energie "contro l’Italia del non fare". E proprio per questo, accanto allo straordinario parterre dei soci promotori tra i quali compaiono, i nomi di Carlo Azeglio Ciampi e Gianni Letta, ci sono pure dei soci fondatori. Per esempio proprio l’Enel spa, che con la magistratura di Rovigo ha il dente avvelenato.
Un’inchiesta legata all’inquinamento prodotto dalla centrale di Porto Tolle in primo grado aveva portato alla condanna dei vertici dell’azienda. Poi in appello gli ex amministratori delegati Paolo Scaroni e Franco Tatò erano stati assolti, mentre per i dirigenti locali era stato pronunciato un nuovo verdetto sfavorevole, ora all’esame della Cassazione.
Anche per questo, mentre si moltiplicavano gli esposti e i ricorsi al Tar di comitati di cittadini, i pm di Rovigo hanno cercato di capire se installare una centrale a carbone comportasse dei rischi. E, come si legge in una delle lettere inviate al ministero dell’Ambiente, i consulenti tecnici della procura, dopo aver esaminato la documentazione, hanno segnalato "l’esposizione da parte di Enel di dati ritenuti non reali che portano a elaborazioni viziate".
Come dire: secondo i periti lo sponsor "dell’associazione a-partisan" presieduta da Violante sta truccando le carte. Se sia vero o meno, a questo punto, lo possono stabilire solo le indagini. Per questo il 1 aprile dello scorso anno la magistratura ha chiesto al ministero "l’invio di tutti gli atti, note o pareri – successivi a quelli già inviati a quest’ufficio – emessi dalla Commissione Via" e da altri organismi.
Suscitando le proteste del padre costituente in pectore, Violante che ora denuncia tra gli applausi di Cortina "l’intimidazione". L’idea di attendere l’esito dell’inchiesta , non sembra invece averla presa in considerazione.
Un po’ come era accaduto nel febbraio del 2006 quando i pm di Salerno e di Torino avevano chiesto al Parlamento di poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche indirette contro Vincenzo De Luca (Ds) e Ugo Martinat (An). I reati contestati erano gravi, ma la giunta per le autorizzazioni a procedere aveva deciso con voto bipartisan di mandare al macero le bobine.
Con un’unica eccezione, il diessino Giovanni Kessler. Il quale era però stato subito apostrofato dal capogruppo Violante: "Tu oggi hai votato contro un compagno! Come ti permetti?". Kessler aveva ribattuto di aver agito secondo coscienza. E, tre mesi dopo, era stato uno dei tre deputati della Quercia non ricandidati dopo un’unica legislatura. Un modo come un altro per risolvere i conflitti tra politica e giustizia.
Pd, partito Domestici
di Marco Travaglio
Accadde nel 2003, quando Maccanico prestò al Cavaliere il suo prezioso lodo per le alte cariche. Riaccadde pochi mesi dopo, quando Boato, ex Lotta continua ed ex Psi (premio Una Vita per la Legalità), s’inventò la legge che impediva ai magistrati di usare le intercettazioni dei delinquenti se vi compariva, anche per un nanosecondo, la voce di un parlamentare.
Da un paio d’anni, poi, quando al governo non viene in mente una porcata, gliela suggerisce Violante: dalla legge per aumentare i politici nel Csm, a quella per staccare la polizia giudiziaria dalle procure, fino all’ispezione contro la Procura di Rovigo che osa indagare su una centrale dell’Enel incurante del fatto che l’Enel finanzia la fondazione di Violante.
Ma ora una nuova stella brilla nel firmamento dell’inciucio: la senatrice migliorista, anzi peggiorista Franca Chiaromonte (Pd) che, assieme a un altro figlio d’arte, Luigi Compagna (Pdl), ha appena depositato un ddl per ripristinare l’autorizzazione a procedere per le indagini sui parlamentari, abrogata nel ‘93.
Il fatto che l’autorizzazione a procedere fosse stata pensata dai costituenti per proteggere le opposizioni da inchieste "politiche" di una magistratura troppo legata al governo, mentre qui si parla di processi al capo del governo per reati comuni come la frode fiscale e la corruzione di un testimone commessi da un imprenditore e non da un politico, per gli analfabeti bipartisan non rileva.
Prim’ancora di ripristinare l’articolo 68, lorsignori già confessano di volerlo violare. Infatti la senatrice peggiorista si vanta sulla Stampa: "Non ho mai votato sì a un’autorizzazione a procedere. I parlamentari vanno garantiti nel loro lavoro". Bene brava bis. Uno s’intrufola in Parlamento (nemmeno eletto, ma autonominato), poi si mette a rubare e, se i giudici lo scoprono, la sora Franca gli fa da scudo umano: "Di qui non si passa, dobbiamo garantire il ladro, lo vuole la Costituzione".
Naturalmente, spiega questa Alfano in gonnella, con la sua proposta Berlusconi non c’entra: "Non è possibile che ogni cosa venga riportata a lui. Non possiamo farci paralizzare e sacrificare qualsiasi iniziativa politica a causa dei problemi del premier".
Ecco: il fatto che abbia presentato la leggina all’indomani della bocciatura del lodo Alfano è una pura casualità. Lei, infatti, l’immunità la sogna fin da quando fu abolita: "Sono vent’anni che ci ripenso e ancora m’incazzo".
Anche perché i giudici le portarono via quella squisita personcina di Craxi, "fatto fuori da una deriva giustizialista". È fatta così: anziché incazzarsi per le ruberie di Craxi, freme di sdegno civile perché la casta ha perso l’immunità.
Violante concorda: "Ci si può ragionare, ma solo nella cornice più ampia delle riforme costituzionali". Giusto: se vuole l’impunità, Berlusconi deve prima devastare la Costituzione assieme al Pd, altrimenti ciccia. Gliele ha cantate chiare, Violante. “La trattativa – secondo Repubblica – la starebbero conducendo i due Letta (Gianni ed Enrico) per ciascuna delle due parti". Gianni per il Pd, Enrico per il Pdl.

