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mercoledì 31 marzo 2010

Un commento post elezioni


Due fatti, un unico obiettivo



A me sembrano da una parte curiosi e dall'altra significativi due fatti all'apparenza diversi ma con un unico obiettivo:

1) Dopo una campagna elettorale al buio della libera informazione, del sano confronto sui programmi dei diversi candidati e dell'oscuramento dei cosiddetti "terzi incomodi" (Movimento 5 Stelle, Rete dei Cittadini...) ora, a giochi fatti, si da ampio spazio ai politici dei due poli che si lasciano intervistare anche con domande non concordate. O confronti tra PD e PDL che assomigliano più che altro delle dichiarazioni "amorose" e per completare il triangolo perfetto, entrambi a corteggiare la Lega; mentre è leggermente diminuita la presenza televisiva di Berlusconi.

2) Nel contempo, in suddetti "spettacoli" si tenta di screditare, se non addirittura discriminare, il Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, le persone che hanno scelto di votare in questo senso e che vengono sminuiti con l'appellativo di "grillini" e... La Rete dei Cittadini con Marzia Marzoli... relegata al ruolo di Cenerentola del Lazio dall'informazione controllata con il placet dei due esempi di femminismo all'italiana (Bonino e Polverini).
Vi ricordate che all' inizio la Lega veniva trattata allo stesso modo?

Io credo che il filo conduttore di tutto ciò sia quello che, per la casta politica, sono molto pericolose le novità specie se sono rappresentate da gente normale che si espone in prima persona e con un modo diverso e pulito di fare politica in maniera diretta.
Non sono né controllabili né ricattabili.

A quanti di noi piacerebbe vivere in un paese più normale dove ognuno possa dire tranquillamente la propria opinione?

Continuo a vedere nubi minacciose all'orizzonte e la prima ad essere minacciata è la Costituzione Italiana: dall'incipit di Napolitano, alla solfa di Berlusconi, dagli interessi del nord e dal calabrachismo del PD.
Riforme imposte dall'alto, altro che largamente condivise e con la scusa di "ammodernare" il paese... macchevvordì!

Gente di destra, di centro, di sinistra rifletteteci sopra!

Axel


Condividiamo e aggiungiamo questo:



mercoledì 24 marzo 2010

La terza incomoda alle regionali nel Lazio


Ecco un voto utile per i cittadini che vogliono rinnovare la politica

Il Gruppo Civico Archimede
per le elezioni regionali nel Lazio
del 28 e 29 marzo 2010
invita a votare per:








NON CONTINUARE
A FARTI PRENDERE IN GIRO
DALLA CASTA!

ECCO CHI
SOSTIENE SILVIO
da morire dal ridere
anzi da piangere!

CLICCA QUI



venerdì 19 marzo 2010

Alla faccia del... caciocavallo!


Il reddito di Berlusconi cresce di quasi 10 milioni

In un anno passa da 14,5 a 23 milioni



MA COME SARA' MAI POTUTO SUCCEDERE!?

E' ancora Silvio Berlusconi l'uomo d'oro del parlamento italiano.
Con il suo imponibile record di oltre 23 milioni di euro (per la precisione 23.057.981 ,circa 9 milioni in più dell'anno precedente),

ALLA FACCIA DI CHI
NON ARRIVA A FINE MESE...
E MAGARI LO VOTA PURE!

il presidente del consiglio guida anche quest'anno la classifica del club dei milionari delle Camere.
E' così dal 2003, anno in cui il leader del centrodestra si riprese la prima piazza della top ten dei parlamentari più facoltosi, soffiatagli l'anno prima da Gianni Agnelli (la competizione era ancora in lire, finì 26miliardi a 16 per l'Avvocato); da allora nessuno è riuscito a scalzarlo dalla prima posizione.

NOI CREDIAMO CHE SIA COSI'
DA QUANDO E' ENTRATO IN POLITICA

ANCHE GRAZIE ALLE
FINTE
OPPOSIZIONI
CHE PAPPANO E INCIUCIANO

ANCHE LORO.




PERCHE' I VARI

CONFLITTI DI INTERESSE

NON ENTRANO
IN CONFLITTO
FRA LORO!

FRA CANI
NON SI
MOZZICANO

%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%

LEGGI ANCHE

Berlusconi fa outing:

io come zio Paperone


Vi ricordate delle nostre
prime apparizioni
con Archimede Pitagorico
e i personaggi dello zio Walt?


venerdì 12 marzo 2010

"Durex lex, sed vaselinam"

Firme del Pdl clonate per gli alleati

Firme regolarmente registrate in calce alla lista provinciale del Pdl a Genova sono state clonate e riprodotte pari pari per favorire la presentazione di altre liste alleate nella coalizione di Sandro Biasotti, tra cui sicuramente la lista del Nuovo Psi. Queste circostanze sono state verificate direttamente dal “Secolo XIX” e hanno trovato conferma nelle dichiarazioni di almeno quattro persone. Proprio la lista genovese del Nuovo Psi, già respinta dalla commissione elettorale, ha riportato ieri davanti al Tar la prima vittoria in tutta Italia dovuta al decreto governativo del 5 marzo: i giudici hanno riammesso il simbolo alla competizione del 28-29 marzo anche se il numero di firme (nonostante la “clonazione” dei nomi) era risultato insufficiente. Un esempio del trucco è quello relativo al signor Giovanni Summa, consigliere comunale del Pdl di Busalla: conferma di aver firmato per il Pdl, ma si dice «costernato» di apprendere che il suo nome risulti anche in calce all’altra lista. Ma l’uomo che può saperne di più è sicuramente Antonio Vaccarezza, vicecapogruppo Pdl in Provincia a Genova, che ha dichiarato «vere al di là di ogni dubbio» le firme in favore del Nuovo Psi.


I luoghi comuni sulla legge sono molti e duri a morire.
"Dura lex sed lex" ad esempio è fuori moda, in primis la legge è Durex e non dura e in secundis si applica solo agli onesti.
Quindi: "Durex lex, sed vaselinam".
"La legge è uguale per tutti", questo detto antidemocratico è un chiaro esempio di discriminazione sociale
.

lunedì 8 marzo 2010

La "Legge" in Italia... questa sconosciuta!

Tutto incostituzionale


Lorenza Carlassare, professore emerito a Padova: non c’è un modo legale per sanare la situazione

Chiedere a un giurista di commentare un golpe (parola di Di Pietro) sembra un controsenso. E infatti Lorenza Carlassare,professore emerito a Padova, avverte: "Come costituzionalista sono molto restia a parlare dell’ultimo decreto del governo. È tutto illegittimo: il giurista non ha niente da dire perché non esiste un modo legale per sanare la situazione".

Professoressa, il decreto è incostituzionale?

Sì, per molti versi. Ma c’è una prima cosa da dire: come si può sostenere che si tratta di una "norma di interpretazione autentica" ? Il provvedimento stabilisce che la presentazione delle liste può avvenire anche nel giorno non festivo successivo all’entrata in vigore del decreto. Cosa si interpreta qui? Questa è una disposizione nuova che introduce una proroga dei termini.

Cos’è precisamente una norma interpretativa?

È uno strumento che interviene quando c’è un contrasto e il governo sente la necessità di chiarire. Diceva il professor Pugiotto che il decreto-legge interpretativo si rivela un formidabile cavallo di Troia: consente l’intromissione dell’esecutivo nelle definizioni di cause pendenti, condizionate nel loro procedere dall’ interpretazione comandata retroattivamente. Queste norme di solito vengono emanate con forma di legge non di decreto e si pensa possano essere retroattive proprio perché non introducono nuove disposizioni ma illuminano su una legge già esistente. Però nel sancire una proroga di termini non c’è nessuna esegesi: abbiamo a tutti gli effetti una norma nuova e retroattiva in materia elettorale.

Il Consiglio dei ministri può con un decreto introdurre nuove regole elettorali?

La legge 400 dell’88 elenca alcune materie sottratte ai decreti legge, tra cui quella elettorale. Qual è l’obiezione un po’ squallida dei sostenitori dei decreti legge a ogni costo? Che la legge 400 è una legge ordinaria quindi ha la stessa forza di un decreto. Ma il mio discorso è più radicale. La legge 400 non è nuova, rende semplicemente più chiari i principi costituzionali. C’è una riserva di legge: le norme elettorali - cioè le regole del gioco - non possono essere fatte dal governo, devono essere definite dal Parlamento. In quelle materie – è mia ferma convinzione e l’ho sostenuto anche in sede scientifica – il decreto legge dev’essere escluso.

Il primo profilo di illegittimità riguarda la proroga del termine per la presentazione delle liste. Ce ne sono altri?

La maggioranza vuole orientare l’interpretazione che il Tar deve dare a una legge. Il governo non può suggerire, anzi imporre, ai giudici come interpretare la legge: è inammissibile. Ma non è finita.

Cioè?

C’è il contenuto di questo decreto. Si spiega che "il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale". Ora, l’ingresso nei locali del tribunale è un fatto giuridicamente privo di significato. Entrare non vuol dire avere la documentazione. Io posso entrare e avere buste vuote.

Poi c’è la questione delle firme.

Il decreto dice: "La regolarità dell’autenticazione delle firme non è inficiata dalla presenza di una irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro dell’autorità autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, dell’indicazione della qualificazione dell’autorità autenticante, purché autorizzata". E’ chiaro che non si tratta di formalità: può addirittura mancare il timbro o la certezza dell’autorità autenticante.

Il presidente Napolitano ha firmato proprio perché si trattava di una norma interpretativa. Era obbligato a farlo?

Probabilmente il capo dello Stato si è fatto carico del problema di mandare i cittadini alle urne senza una parte politica. Ma bisogna andare a ritroso per capire. C’è una assoluta e continua mancanza di rispetto per le regole da parte della maggioranza.

Il governo ha detto: la sostanza deve prevalere sulla forma. Cosa ne pensa?

Nel diritto la forma quasi sempre è sostanza. Facciamo un esempio: se lei deve presentarsi a un concorso e non arriva in tempo perché si fa male per la strada, anche in questo caso noi potremmo dire che la sostanza deve prevalere sulla forma. L’esercizio di qualsiasi diritto o potere ha delle modalità tra cui c’è sempre un termine temporale. E questi sono tutti termini perentori. Perché non stiamo parlando di dettagli: avere o no la certezza che la firma sulle schede sia di una determinata persona, un cittadino elettore in possesso dei diritti per farlo, non è una minuzia burocratica.

Il decreto legge deve essere convertito in legge. E se non succede?

E’ difficile che accada. Queste Camere sono obbedienti, lo ha detto anche il premier in campagna elettorale parlando di un “parlamento di figuranti”. Che quindi convertirà il decreto. Ma se non dovesse essere così, tutto perderebbe efficacia.

Le elezioni però ci sarebbero già state. Che effetto avrebbe sul voto?

Noi insegniamo questo: il decreto legge, lo dice l’articolo 77 della Carta, se non convertito perde efficacia dall’inizio. Ed è come se non fosse mai sorto. Ma forse sbagliamo noi: ho l’impressione che i costituzionalisti è meglio che tacciano sempre.



mercoledì 3 marzo 2010

La Penisola dei mafiosi - parte prima


The Minzolini connection


Io non vi lascerò tranquilli
Io voglio che voi vi incazziate!



Eccolo, l'Augusto Minzolini contrario alle intercettazioni, pro-nucleare, che inneggia a Craxi come uno statista, che difende Bertolaso. E 'ttecredo che lo difende, visto che lui per primo, il direttore della testata di informazione pubblica più prestigiosa di questo paese, si intratteneva con la cricca Diego Anemone - Angelo Balducci, e faceva favori al figlio di Balducci, come organizzargli un servizio sul TG1 per il lancio del capolavoro cinematografico "Io, Don Giovanni".
Dopo l'assoluzione conferita da Minzolini al Presidente del Consiglio sul caso Mills, dopo le intercettazioni audio tra Bertolaso e Diego Anemone, pubblicate ieri su Byoblu.Com, ecco ora svelarsi la vera natura di un Italia ormai senza dignità, senza pudore, un'Italia di venduti in doppio petto, una cricca di affaristi barattieri che si scambiano il nostro futuro per farsi favori reciproci.

Ecco, dal pezzo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, l'intercettazione tra Angelo Balducci e Augusto Minzolini dopo il servizio andato in onda sul TG1 - per promozionare la partecipazione del figlio di Balducci nel film 'Io, Don Giovanni' - precedentemente concordato tra i due.

Minzolini: allora ... ti è piaciuto?
Balducci:... grazie ... bellissimo.
Minzolini:... è stato proprio bello il servizio ... devo dire che lui è bravo ma anche Mollica è per queste cose.
Balducci:... guarda.. il servizio è venuto benissimo proprio, anche le scene poi si prestavano bene.
Minzolini:...come no, infatti erano proprio bellissimi quei...
Balducci: io non ho parole.
Minzolini:...macchè! ... lascia perdere ... volevo soltanto sapere se ti è piaciuto... lui è contento?
Balducci:... molto guarda ...
Minzolini:... memo male ... lì è una specie di investitura sai no? ... in quel mondo lì ...(ride)
Balducci: io ti, ovviamente ti avrei chiamato stasera perché non ti volevo
Minzolini: ma che scherzi? ... non ti preoccupare ... volevo sapere così .. son contento
Balducci:...ci vediamo presto?
Minzolini:...quando ti pare.

Solo cinque giorni fa avevamo chiesto le dimissioni di Augusto Minzolini. Oggi sappiamo che non basta. Non basta più, perché morto un papa, se ne fa un altro!

Deve saltare il tappo. Non vogliamo più questa classe dirigente. Il Popolo Viola è superato. Il Popolo ormai è Nero. No, non fascista: è solo incazzato nero.
E tutto questo non lo accetterà più.

Byoblu



martedì 2 marzo 2010

PDL: Il fantasma di un partito


Il fantasma di un partito


di Ernesto Galli della Loggia dal Corriere della Sera del 2 marzo 2010
(EDIZIONI INTERNAZIONALI)...
Perché dall'edizione italiana è stato tolto (censurato) in quanto troppo duro. Per noi invece è troppo morbido!

La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa – specie nel Mezzogiorno – che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma – gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacità.
E' per l'appunto tra queste fila che, a partire dalla primavera dell'anno scorso, si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all'azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto, parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti quando sarà giunto il momento, dai molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l'Augusto sarà costretto in un modo o nell'altro a lasciare il potere. Da quel che si può capire, e sopratutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall'opposizione, ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, eppur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l'altro è quasi sicuramente maggioritaria, sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.
Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico-finanziario, no non era tale da potere avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all'universo della politica modernamente inteso e dunque anche alla costruzione di un partito.
La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio; è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un Paese e infine avere il gusto e la capacità di governo: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile. Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l'uno né l'altra esauriscono il problema che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la sinistra.
In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel '45). E' quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare.
Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l'avvenire, nessuna idea nuova, nessun'indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente. Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina.
Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra. E più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell'Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centrosinistra; erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centrosinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto, il meglio del Paese.


NO!
QUESTA E' LA
PENISOLA
DEI MAFIOSI!!!


Leggi

Gli impresentabili


lunedì 1 marzo 2010

Operazione verità 2010 n. 21

La verità è che con la loro arroganza hanno rotto le palle!



Succede che ci sono le elezioni e l'incaricato di un partito deve presentare le liste entro un termine perentorio come tutti gli altri: però se ne strafotte, esce dal tribunale con le firme in mano e poi torna con tre quarti d'ora di ritardo quando ha finito di fare i suoi comodi che non si è ben capito (o forse si è capito benissimo) quali siano, e quando alla fine non gli permettono di rientrare fornisce giustificazioni sconnesse dalle quali l'unica cosa che si capisce è che meno si capisce, meglio è; allora, siccome quel partito è potente e come tutti i potenti si crede al di sopra della legge, invece di ammettere l'errore e rassegnarsi il suo leader prende su, si incazza e fa un comizio, pretende di avere ragione a dispetto di qualsiasi regola, se la prende con la burocrazia rivendicando la facoltà di infischiarsene dei termini e confondendo il diritto con l'arbitrio, si mette a sbraitare a destra e a manca con un'arroganza che lèvati, minaccia che non smetterà di fare casino finché non gli daranno ragione e blatera che è stato violato il diritto dei cittadini a votare i loro rappresentanti; poi, visto che ha fatto trenta, decide di fare trentuno e dà pure degli squadristi agli altri.

E poi c'è chi insiste a dire che questo non è il partito del
fare... le s...e!



LA FINE DEL PDL

La faccenda della mancata presentazione delle liste fà entrare nel vivo la resa dei conti fra Berlusconi e Fini fra forza italia ed alleanza nazionale , partiti mai integrati che mai si integreranno. Una guerra intestina di potere , soldi , incarichi , sponsor e varie che apre di fatto la dissoluzione del PDL.
Perchè se venisse confermata l'esclusione della lista delle province della Polverini sarebbe disastro politico e sopratutto disastro economico. Perchè tutti i maggiori politici della provincia , il tessuto connettivo del PDL sono frantumati , frantumati di debiti , distrutti in crdibilità e futuro , con sete di rivalsa e vendetta. Ballano decine di milioni di euro , fra debiti , sponsor , promesse e qiuesta operazione piu' che " fiato sul collo " si tradurrà in banda al tracollo.
La guerra intestina interna si basa sulla lotta DI POTERE ....SUL MANUALE CENCELLI NON APPLICATO o meglio sul quale non si è trovato accordo , fino alla pugnalata finale che ha portato all'esclusione del PDL dalle regionali. Berlusconi è isolato , solo , frantumato dalla faccenda Bertolaso , dalle iniziative della magistratura ( Mills ) , dagli attacchi della società civile e viene lasciato in deriva craxiana , ora anche con lo sberleffo dell'incapacità organizzativa e gestionale di base dei suoi.
I rapporti con Fini , finiti , scollati , in totale contrasto ed unità di intenti.
Ora si profilano due alternative :
1) frantumazione del PDL ......ritorno al blocco popolo della libertà / forza italia
2) bivaccamento attuale , cercando di alimentare i cocci ed il potere per difendersi dalla magistratura e pararne i colpi, con riformine ad personam e processi...brevi.....
Berlusconi potrebbe rompere , frantumare l'esperimento PDL , riproporsi all'elettorato blindando il suo rapporto con la lega , ovviamente rompendo la stabilità che piace ai poteri forti ....cosi' come a questi piace l'agnello sacrificale ......che è lui che gli para tutti i problemi.....ma è troppo codardo ....per fare una simile scelta o furbo....
In questo caso Fini dovrebbe congiugersi con il centro moderato che si stà formando e che potrebbe trovare corpo con Casini , Rutelli ed altre forze. Questo è il disegno generale che tutto stanno aspettando ...il post Berlusconi ......ma lui prima di essere cucinato potrebbe scartarsi , correre alle elezioni forte del potere mediatico e tentare la carta di rafforzarsi a scapito di AN....
In questo senso l'accordo Bersani , Di Pietro per una alternativa di governo piu' altre forze della sinistra è arrivato in tempo politicamente utile e .....si preparano a concorrere insieme per le prossime elezioni nazionali ; se il PD,E IDV sapranno convogliare ed intercettare la protesta della società civile crescendo notevolmente l'IDV e rilanciandosi il PD .......potranno avere buone probabilità di vincere , perchè con questa enorme crisi economica in peggioramento aumenteranno a milioni gli incazzati. Una nuova riedizione dell'ulivo , con due poli piu' forti per evitare il casino prodiano.


Di tutto questo il popolo
starà a guardare ...

a tifare ... a dividersi ...

l'italiano medio è un coglione ...
da ogni angolatura si guardi,
sia da destra che da sinistra.



Questo succede a livello nazionale.
A livello locale... sì... proprio qui
a SANTA MARINELLA
è pure peggio!

BLAH!!!

giovedì 25 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 20

Questo è il mondo in cui vivete!







Ogni parola è superflua...

martedì 23 febbraio 2010

Minchiate per minchioni

Berlusconi il pubblicitario


Berlusconi ha annusato, dato che lui un certo fiuto ce l’ha e soprattutto una capacità pubblicitaria ce l’ha, visto che quello è sempre stato il suo mestiere, abbia colto il clima che c’è nel paese, un clima frizzante, le avete viste le immagini delle contestazioni dei politici, politici che sono costretti a rifugiarsi in una libreria con la gente de L’Aquila che va a ricordargli le promesse, poi è capitato al povero Ghedini e alla povera Bongiorno, bisognava ovviamente occuparsi del principale perché sicuramente non sono né Ghedini né la Bongiorno che hanno voce in capitolo, fanno quello che dicono i rispettivi leader, Berlusconi e Fini, però è significativo questo clima e Berlusconi che ha fiuto, ha capito che bisogna dare dei segnali, sono segnali che naturalmente ciascuno può dare secondo le proprie possibilità se Berlusconi davvero facesse le liste pulite gli si svuota il partito all’istante.
L’altro giorno c’era un articolo, del Foglio di Giuliano Ferrara “La rivolta dei deputati del Pdl contro la norma che diprietrifica le liste, moralizzare e punire, sgomento per iniziativa del governo che renderebbe ineleggibili gli inquisiti, è lo stesso tragico errore di Craxi”. Per la verità Craxi è scappato, quindi non si capisce bene il parallelo, ma sono talmente terrorizzati... (anche Ferrara ha un certo naso) dall’idea che i rinviati a giudizio e i condannati non possano fare politica che giustamente il Foglio scrive “Sgomento nel Popolo delle Libertà” guardate che lo sgomento precede di pochi istanti la fuga, è tutto da ridere, come le norme anticorruzione, avete visto che erano state commissionate a Ghedini e a Alfano. Berlusconi gli aveva detto: fatemi una legge anticorruzione. Quelli l’hanno guardato, gli hanno chiesto di ripeterlo 3 o 4 volte perché all’inizio a furia di sentire “fammi una norma pro corruzione” a forza dell’abitudine pensavano di dover fare la solita legge… invece lui ha detto “no, questa volta non transigo, ne voglio una "anti" perché c’è un certo clima, la gente è incazzata, i nostri si stanno facendo prendere ormai con le tangenti nelle mutande, quindi provate a farne una anti, così per cambiare un po’” e loro ci hanno provato poveretti, avete visto con quale dedizione si sono applicati. Hanno queste borse sotto gli occhi, sono sempre più emaciati, curvi, perché sono lì che studiano, moltiplicano, dividono, applicano formule matematiche perché devono fare una legge anticorruzione che non porti all’arresto immediato di Berlusconi, quindi è una cosa difficilissima, devono stare attenti.
Poi hanno partorito un abortino, un testicolino che hanno portato in Consiglio dei Ministri, che ha fatto ridere perfino Berlusconi perché la norma anticorruzione prevedeva che il reato di corruzione in atti giudiziari, quando ti compri un giudice o un testimone che è uno dei reati tipici della famiglia (vedi caso Sme, caso Mondadori, caso Mills) sono tutte corruzioni giudiziarie, di giudici o testimoni, quel reato per il quale Berlusconi e Mills sono ancora imputati, Mills è in Cassazione e Berlusconi in primo grado, che oggi è punito con una pena massimo fino a 8 anni, sarebbe sceso a una pena massima di 6.


Guardate che è spettacolare: in una norma anticorruzione il reato più grave della corruzione, quando ti compri direttamente il giudice per ottenere una sentenza ingiusta a tuo favore e quindi provocare un danno ingiusto alla persona che ha ragione e a cui verrà dato torto perché devono dare ragione a te che hai torto... per quel reato diminuivano la pena, in una legge anticorruzione, pensate se facevano una legge procurruzione cosa veniva fuori!
Per cui è venuto da ridere anche a Berlusconi e hanno rinviato sine die la norma.
E’ bene citarla questa cosa perché se anche Berlusconi parla di norme anticorruzione di liste pulite, vuole dire che la situazione è veramente oltre il livello di guardia e a furia di ripetere che non c’è una nuota Tangentopoli, lo capiranno tutti che c’è una nuova Tangentopoli, altrimenti perché lo ripetono?
E’ come quando dicevano: non c’è nessuna crisi, non bisogna parlare di crisi finanziaria, perché altrimenti la gente pensa che ci sia la crisi finanziaria, diffondiamo ottimismo, i disoccupati non sono disoccupati, è disoccupazione percepita, i poveri non sono poveri, è povertà percepita, sono loro che si percepiscono senza lavoro, ma in realtà hanno ancora un lavoro e sono pieni di soldi, solo che non li trovano.

M. Travaglio

giovedì 11 febbraio 2010

Cosa vi dicevamo!?

MAGNA MAGNA AL G8 IL GIP:
"PER BERTOLASO ANCHE PRESTAZIONI SESSUALI"



BERTOLASO SI DIFENDE
COSI'



(AGI) - "Storia di ordinaria corruzione": cosi' il Gip di firenze Rosario Lupo ribattezza l'inchiesta che ruota attorno al sottosegretario Guido Bertolaso e che fino a oggi ha portato agli arresti di Angelo Balducci, Diego Anemone, Fabio De Santis, e Mauro Della Giovampaola. Per spiegare l'"ordinaria corruzione" il magistrato ricostruisce le tangenti pagate con denaro, ville, auto di lusso ed escort in cambio di appalti milionari per il lavori del G8 alla Maddalena e per la realizzazione o la ristrutturazione di imponenti impianti sportivi in occasione dei mondiali di nuoto del 2009 a Roma. "I fatti sono gravissimi - scrive il gip - proprio per la sistematicita' delle condotte illecite e dei rapporti illeciti di cointeressenza tra gli indagati e per le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello stato rese possibili, tra l'altro, da una normativa ampiamente derogatoria delle ordinarie regole in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici che presuppone in chi la deve gestire e applicare ancora di piu' rispetto delle regole di trasparenza, fedelta', imparzialita' ed efficienza imposte da legge e Costituzione ai pubblici ufficiali componenti". "La gravita' appare - scrive ancora il Gip - se possibile , ancora maggiore se si pensa che il delitto oggi contestato e in relazione al quale si chiede la maggiormente afflittiva tra le misure cautelari, matura nell'ambito di un sistema non a caso definito "gelatinoso" non dagli investigatori ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare (che potrebbe essere ribattezzata ''stopria di ordinaria corruzione'').

(AGI) - Roma, 11 feb - Prestazioni sessuali con una brasiliana
massaggi non meglio precisati con tal Francesca, non solo
quindi donazioni di denaro, ma escort pronte per l'uso in un noto
centro massaggi sulla via Salaria: il "Salaria Sport Village".
Ad offrire tutto cio' al sottosegretario Guido Bertolaso,
secondo il Gip di Firenze Rosario Lupo, sarebbe stato
l'imprenditore Diego Anemone. "Appare peraltro comprensibile",
scrive il magistrato, che Anemone abbia un occhio di riguardo
nei confronti dell'illustre suo conoscente (Guido Bertolaso,
ndr) soggetto con un importante e decisivo ruolo istituzionale
che gli permette di gestire e decidere la spesa pubblica
connessa alla realizzazione degli appalti del G8 di cui
l'Anemone e' aggiudicatario".
E proprio in questo scenario si colloca la "cosa
megagalattica" con sesso che Anemone tenta di organizzare,
insieme a Simone Rossetti (indagato a piede libero) al centro
Salaria Sport Village per Bertolaso. A riguardo nell'ordinanza
ci sono brani delle intercettazioni telfoniche tra Rossetti e
Anemone. Rosetti chiama l'imprenditore "capo" e gli comunica che stava organizzando la "cosa megagalattica" a base di sesso. - Rossetti: "allora domenica prossima alle 8" - Anemone: "..di quello che parlavamo prima..." - Rossetti: "...si', si'...cosa megagalattica" - Anemone: "la li' da voi ?" - Rossetti: "chiudo il circolo due ore prima...festa al Centro Benessere".
Tutto sarebbe stato pronto, pero' alla fine lo stesso
sottosegretario Bertolaso telefona ad Anemone per disdire
l'appuntamento per impegni di lavoro. "Pero' conto su...- dice
telefonicamente Bertolaso ad Anemone - Che l'offerta possa
essere ripetuta ovviamente in un'altra occasione". E
l'imprenditore lo rassicura: "come no, come no! Grazie ci
sentiamo in settimana".
Da ulteriori "conversazioni successivamente acquisite
emerge come il contesto dei rapporti tra Bertolaso e Anemone -
si legge nell'ordinanza di custodia cautelare di Firenze -
siano ancora piu' consueti e stretti in relazione al fatto che
il Bertolaso risulta avere piu' volte benificiato dei servizi
del centro benessere riconducibili alla famiglia Anemone per
usufruire piu' volte di 'massaggi' non nmeglio descritti, e in
almeno un'occasione, di una prestazione di natura sessuale".
Secondo il Gip, infatti, la prestazione sessuale "e' comprovata
dalle intercettazioni laddove sono registrati dialoghi, a volte
allusivi, a volte del tutto espliciti e fortemente eloquenti,
che consentono di affermare che Bertolaso il giorno 14.12.2008,
ha usufruito di un incontro avente ad oggetto prestazioni di
natura sessuale con una ragazza brasiliana presso il centro
Salaria Sport Village, organizzato da Rossetti, per conto di
Diego Anemone".


NON GLI BASTA
IL VOSTRO!


mercoledì 10 febbraio 2010

Per i soldi e per il potere

Per i soldi e per il potere se farebbero dà pure in c...!

IL VOSTRO!!!

Alla Polverini serve l'appoggio di Caltagirone, sullo sfondo l'Acea
di Daniele Martini

Acea: la vera posta in gioco alle regionali del lazio.

Il gigantesco affare dell’Acea, l’azienda comunale romana della luce e dell’acqua, è come un missile a più stadi con tanti manovratori e un puntatore deciso e nascosto: Francesco Gaetano Caltagirone. Primo costruttore capitolino, azionista molto influente della società pubblica, anche se con appena il 7,5 per cento del capitale, editore del Messaggero, del Mattino di Napoli e di altri quotidiani in giro per l’Italia, e infine, faccenda per niente secondaria, suocero del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini,


Caltagirone da tempo ha messo nel mirino il business Acea. Il primo stadio del missile è partito dopo le elezioni dell’aprile 2008 che hanno decretato il cambio della guardia in Campidoglio con l’affermazione di Gianni Alemanno (Pdl). L’ultimo è in fase di sganciamento ed è collegato alle elezioni regionali e alla lotta nel Lazio tra la candidata di centrodestra, Renata Polverini, e quella di centrosinistra, Emma Bonino.


NUOVA STRATEGIA.
Uno dei primi atti pesanti di politica economica del nuovo sindaco fu proprio l’affare Acea e le decisioni prese a riguardo furono così radicali da assumere l’aspetto di un ribaltone. Non solo per i vertici, con l’allontanamento di Andrea Mangoni, l’amministratore delegato voluto dal sindaco precedente, Walter Veltroni, sostituito con Marco Staderini, ex amministratore Rai, ex numero uno di Lottomatica, e noto come esponente della cerchia più ristretta dei fedeli di Casini. Ma soprattutto per la sostanza delle cose. Fino a quel momento la strategia dell’Acea si basava su quella che in gergo chiamavano la “chiusura del ciclo” e cioè l’integrazione tra l’attività idrica, quella elettrica e quella auspicabile del gas. Con l’ingresso in quest’ultimo settore l’azienda romana controllata per il 51 per cento dal comune avrebbe acquisito “la massa critica necessaria per massimizzare efficienza e competitività a livello nazionale”, com’era scritto nel sito ufficiale, così da poter competere da pari a pari con i grandi del settore italiano dei servizi, dalla bolognese Hera alla lombarda A2A a Iride-Enia. A portata di mano di Acea c’era un’azienda acquistabile, la Romana Gas, controllata da Italgas e quindi dall’Eni, disposto a cedere l’asset capitolino dopo aver deciso di espandere per motivi di Antitrust la sua sfera di influenza in Belgio acquistando Distrigas. Il venditore di Distrigas non era uno qualsiasi, ma Gaz de France (Gdf)-Suez che con poco meno del 10 per cento è l’altro azionista di minoranza come Caltagirone proprio dell’azienda comunale.

I FRANCESI.
In pratica tra Eni e Gdf ci sarebbe stato uno scambio e il risultato finale avrebbe consentito ad Acea di “valorizzare il cliente e ridurre i costi di gestione”. Non era un’idea peregrina dal punto di vista della politica industriale, anzi, ma dal punto di vista della nuova maggioranza capitolina e soprattutto di Caltagirone, che quella maggioranza aveva contribuito a far vincere anche tramite l’impegno del genero Casini, l’operazione era viziata da un difetto grosso come una casa. Grazie allo scambio con Eni, Gaz de France presumibilmente avrebbe accresciuto la sua quota azionaria in Acea e di conseguenza sarebbe sceso il peso specifico dello stesso Caltagirone. Ovvio che l’operazione gas andasse fermata e infatti è stata uccisa in culla.

VENDITA FORZATA.
Nel frattempo è partito il secondo stadio del missile. Alla fine dell’anno il Parlamento ha approvato il decreto del governo su cui al Senato è stata posta addirittura la fiducia, finito sui giornali come la “privatizzazione dell’acqua”, un testo che impone alle società pubbliche di servizi come l’Acea di cedere la maggioranza scendendo sotto il 40 per cento entro giugno 2013 e addirittura sotto il 30 entro la fine del 2015. Per Caltagirone quel testo è una manna perché per un acquirente comprare da un venditore costretto a cedere addirittura per legge è come il gatto che gioca con il topo. Se poi quel venditore è ben disposto per via di aderenze politico-parentali, tanto meglio. Per il grande costruttore romano l’affare Acea diventa sempre più invitante non tanto per la gestione dell’acqua, settore che richiede investimenti massicci e assicura ritorni economici soddisfacenti in tempi generalmente lunghi. Ma per altri due aspetti: la vendita di elettricità, business che invece è ad alto rendimento immediato, e gli appalti per la manutenzione della rete elettrica e gli acquedotti dove, com’è facile capire , Caltagirone gioca in casa.

SOGNANDO RENATA.
L’ultimo stadio del missile Acea è in fase di sganciamento proprio in questi giorni di campagna elettorale. Per Emma Bonino la faccenda è semplice: sull’Acea non ha cambiali da pagare a nessuno e quindi le viene facile sostenere che l’azienda capitolina non va privatizzata. Per la Polverini e il sindaco Alemanno, invece, la questione sta diventando molto scivolosa. Come candidata che si autodefinisce sindacal-popolare, all’ex sindacalista dell’Ugl verrebbe spontaneo mettersi di traverso, ma non osa perché per vincere non può fare a meno di Casini. Che per proprietà transitiva vuol dire Caltagirone.

martedì 9 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 16

In Campania votare
il malaffare di destra o di sinistra?





Meglio votare FICO!

Delitti a fin di bene
di Marco Travaglio

Nel "processo breve" a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione.
Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati. Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani).
Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici. Uno dei beneficiari dell’operazione – come han ricostruito i giudici – fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici.
I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco.
Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler.
De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di "riconversione industriale", utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard. Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino).
Per queste vicende la pm Nuzzi aveva chiesto al gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni indirette. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.


"Non potevamo dare la Campania ai casalesi"
di Luca Telese


Di Pietro: "Il patto è chiaro.

Se De Luca è condannato si dimette.

Nessuna poltrona per noi".


Domenica Il Fatto titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: "La svolta di Salerno". In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: "L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto".

Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?
Zero.


Zero?
Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile. Cosa può produrre? Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso ?di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.


In che senso?
De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.


Evitare questo è la sua priorità?
Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.


E invece?
Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello che stiamo provando a fare.


Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?
E certo che l’ho fatto.


Che idea ne ha tratto?
Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.


Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?
No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.


Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.
L’impegno a dimettersi se condannato?


La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.
Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.


E dal punto di vista politico?
Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.


Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?
E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!


Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo...
Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.


Oggi De Luca è diventato principessa?

Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.


Quanto ha contato il discorso di De Luca?
E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì a controllare che questo avvenga.


Ci sono molti che promettono.
Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto. Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.


E’ un compromesso?
Sì, ma non cedo di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.


E lei cosa ha fatto?
Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita di garanzie, e se possibile meno indigesta.


In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?
In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.


Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.

Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.


Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?
Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.


Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.
Oh, caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi. Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata. Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessun può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.


E’ contento di come è stata approvata?
Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.


Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?
Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.


L’altro era Casini?
Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

E adesso ha scelto voi?
Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?

Mavà! Non ci azzecca proprio per niente! Mi convinca. Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee....

Era arrabbiato, però.
Beh, certo....Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa. Il patto con il Pd ha delle contropartite?

Il patto con il Pd ha delle contropartite? Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Ci sarebbe Callipo....
Beh. In primo luogo non è dell’Idv. E non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.


Tu quoque Tonino...
di Beppe Grillo

Il giorno dopo l'appoggio a De Luca come Governatore della Campania da parte di Antonio Di Pietro mi sono svegliato con la testa pesante, con un senso di nausea. Non ne ho capito subito il motivo. Poi ho messo a fuoco i miei pensieri e ho rivisto migliaia di persone che applaudivano convinte, con una standing ovation, una persona che incarna l'esatto contrario di Antonio Di Pietro. Marco Travaglio ne descrive per filo e per segno nel Fatto Quotidiano di oggi le vicende giudiziarie strettamente intrecciate con il Pdmenoelle emilianoromagnolo di Bersani. Non le ripeterò a mia volta. Non basterebbe il post per elencarle. Per De Luca non è necessario aspettare la sentenza, parla la sua faccia, la sua arroganza, la sua ignoranza come potete ammirare nel video che mi ha dedicato quando criticai l'inceneritore di Acerra.
Per un partito che ha fatto delle mani pulite la sua bandiera, uno come De Luca rappresenta un suicidio politico. Infatti, chi ha le mani sporche potrà dire che Di Pietro è uguale agli altri. Ghedini, Belpietro e Feltri pagheranno di tasca loro per poterlo affrontare in una trasmissione televisiva. Ci sarà la fila. Resta però il fatto che Antonio Di Pietro non è uguale agli altri. E allora, perché dilapidare un patrimonio di consensi per un signore con due processi pesantissimi in corso? Era meglio Bassolino che di processo ne ha uno solo ed è anche più simpatico di De Luca.
Io sono grato a Di Pietro per il sostegno che ha sempre dato alle iniziative del blog, come i Vday o la manifestazione dei familiari antimafia. L'unico tra i segretari di partito a esprimere pubblicamente la sua solidarietà nei miei confronti. La Rete sta giudicando in modo severo, quasi da amante tradita, l'operato di Di Pietro. Io non lo farò, avrà le sue ragioni che non sono le mie. Però Bersani e La Torre in prima fila al Congresso dell'Italia dei Valori (insieme al convitato di pietra Massimo D'Alema) rappresentano un'idea della politica che non mi appartiene, quella dei compromessi, del meno peggio, della mancanza di alternative in nome di una governabilità che ci ha regalato decenni di Andreotti, Craxi e Berlusconi. Mi dispiace, non mi interessa.
Il MoVimento 5 Stelle vuole cambiare le regole del gioco. In Campania candida Roberto Fico, un cittadino preparato e incensurato di 35 anni. I cittadini devono rappresentare sé stessi in prima persona e gli eletti rispondere ogni giorno delle loro azioni attraverso la Rete. Ognuno conta uno. Il Programma è il punto di rifermento. Idee e non ideologie. La politica come servizio (temporaneo) e non come professione. I mezzi che giustificano i fini sono un'emerita cazzata. Il fine e il mezzo sono la stessa cosa. Se il primo è merda, lo diventa anche il secondo. Tonino, torna indietro.


giovedì 28 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 13


I (loro) parlamentari, i (loro) culi,
i (nostri) soldi e le (loro) facce da culo!



§§§ LE IENE SHOW §§§
POLITICI IGNORANTI SULLA COSTITUZIONE
SALVATEVI ITALIANI !






§§§ LE IENE SHOW §§§
Brunetta e i 2 culi




Gli sprechi del G8 mancato

In Sardegna, a La Maddalena sono stati sperperati 327 milioni di euro per l'incontro al vertice poi spostato a L'Aquila. Soldi buttati: gli hotel extra lusso sono abbandonati e nessun posto di lavoro è stato creato. L'inchiesta di Repubblica

In totale sono 327 i milioni di euro letteralmente buttati via per il G8 mancato in Sardegna, dopo il trasferimento a L'Aquila dall'8 al 10 luglio 2009. Soldi presi in larga parte dal bilancio e dai contributi per la Regione Sardegna, investimenti che non hanno portato a posti di lavoro ma soltanto a sperperi. "From La Maddalena to L'Aquila" era lo slogan dell'evento mondiale che spostava l'attenzione del mondo sulle aree terremotate dell'Abruzzo. Dimenticando completamente la Sardegna, La Maddalena e le promesse di lavoro e investimenti nel settore turistico dopo lo smantellamento della base militare.

Nell'isola sono stati costruiti hotel di lusso che stanno letteralmente cadendo a pezzi e che generano ulteriore sperpero. La denuncia è del quotidiano "La Repubblica " che oggi scrive: "Sono le due mega-opere costruite nell'ex Arsenale e nell'ex ospedale militare: una, la grande area dove si sarebbe dovuto svolgere il vertice dei grandi del mondo - andata in gestione per 40 anni a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia, l'unica che da questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà- ; l'altra, l'hotel cinque stelle plus, costato, solo quello, 75 milioni, 742 mila euro a stanza e però nessun imprenditore ne vuole sapere". L'hotel in questione è costantemente riscaldato e illuminato con costi ulteriori, ma a quanto pare manca un accesso via terra a questo albergo e quindi non si troveranno imprenditori disposti a gestirlo fino a quando non verrà fatto un sottopassaggio che consenta di mettere la struttura in comunicazione con il sistema viario dell'isola. Nel frattempo sono state aperte due inchieste giudiziarie. (Libero)


Parlamento


Palazzo Chigi - Consiglio dei Ministri



Ufficio di Presidenza


La Verità è che all'80% degli italiani
piace prenderlo in quel posto!




venerdì 8 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 5

Opus Dei:
sconosciuta ai più ma molto potente...

... chiamata anche "santa mafia"



L'Opus Dei è un'organizzazione che può influenzare le scelte dello Stato. Il suo linguaggio è simile a quello dei puffi, capire i suoi aderenti non è facile. Al posto di "puffare" usano la parola "pitare". Ci sono i "numerari" i "sopranumerari" e i "piani inclinati" e un Presidente al posto del "Grande Puffo": Javier Echevarría Rodríguez


Nell'intervista che segue, Emanuela Provera, autrice di "Dentro l'Opus Dei", descrive un'organizzazione segreta che mantiene segreti i propri documenti. E spiega che: "Quasi la metà di tutti i collegi universitari legalmente riconosciuti fanno capo all’Opus Dei e prendono ingenti finanziamenti pubblici (i soldi di tutti noi!)...
Tutto ciò che riguarda l’introduzione nel nostro Paese del credito al consumo in un certo senso è targato Opus Dei" (Banco di Santander > Ettore Gotti Tedeschi > futuro presidente Banca Vaticana IOR > membro di spicco dell'Opus Dei).

Stalin si chiese: "Quante divisioni ha il Papa?". Noi dobbiamo chiederci quanti ministri, banchieri, militari sottosegretari, presidenti di associazioni pubbliche fanno parte dell'Opus Dei? E a chi rispondono: all'Opus Dei o allo Stato?
E come intervengono sulla vita pubblica del nostro Paese?




L'Opus Dei... da un sito comunista
clicca qui

Opus Dei: "La nomenklatura in Italia"
... da un sito di uno di destra
clicca qui




Operazione Verità 2010 continua!

venerdì 11 dicembre 2009

Brutta notizia e bella notizia

Brutta notizia e bella notizia.
Non chiedete di più nel paese della libertà... provvisoria :(



Cosentino e le sabbie mobili :(

L'arresto di Cosentino richiesto dalla magistratura è stato respinto dal Parlamento. E' una buona notizia. Più si sputtanano più affondano nelle sabbie mobili. Craxi fu cacciato a furor di monetine. Un po' si vergognava di essere un ladro. I suoi successori si chinerebbero a raccogliere anche i 5 centesimi protetti dalle forze antisommossa. Ascoltare i deliri difensivi a favore di Cosentino dei parlamentari è una musica dolce. Parole che sono epitaffi, una marcia funebre dei pregiudicati. Più si auto assolvono, più la pulizia popolare sarà efficace.



Sgarbi sottocosto
:)

TORINO - Vittorio Sgarbi e' stato condannato dal tribunale civile di Torino a pagare 30mila euro di risarcimento per aver ingiuriato Marco Travaglio nel corso della puntata di 'Annozero' andata in onda il 1 maggio del 2008. Lo rivela uno dei legali del giornalista, Andrea Fiore. Il giudice ha anche stabilito che la sentenza sia pubblicata su 'Repubblica' e 'La Stampa'.
(RCD)