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mercoledì 7 ottobre 2009

In ricordo di Anna Politkovskaja

Contro i crimini commessi dal "potere"


7 ottobre, Anna Politkovskaja è viva

Sette ottobre: sono tre anni che Anna Politkovskaja è stata uccisa con quattro colpi di pistola sulla porta dell'ascensore di casa a Mosca. Una giornalista, una reporter - avrebbe detto lei -, fiera del suo raccontare soltanto ciò che aveva visto. Ma a volte qualcuno ritiene che tu abbia visto troppo, soprattutto se quello che hai visto e documentato è la sporca guerra in Cecenia. Anna Politkovskaja ha alzato il velo su troppe vicende verminose della Russia di Putin e qualcuno ha pensato bene di abbatterla e farla tacere proprio in quel giorno - il 7 ottobre - che è anche il compleanno del presidente Vladimir. Un grazioso omaggio? (...)

(Ottavia Piccolo per "Articolo 21")



Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

La tomba di Anna Politkovskaja al cimitero moscovita di Troekurov è diversa da tutte le altre. La lapide è un foglio bianco, un po’ piegato, trafitto da cinque colpi di pistola. I segni neri che quei colpi lasciano sul marmo simboleggiano una ferita che rimarrà indelebile nella coscienza della Russia. Come la scrivania che Anna ha dovuto abbandonare, a soli 48 anni, nella redazione della Novaja Gazeta. L’ufficio di Anna è rimasto come lei lo ha lasciato quel venerdì 6 ottobre 2006, suo ultimo giorno di lavoro. I suoi colleghi non hanno toccato un libro, non hanno spostato un foglio. Hanno aggiunto solo la sua foto, una delle poche dove lei (così severa con gli altri e con sé stessa) sorrideva. Da qualche mese, di fianco alla sua scrivania hanno aggiunto anche la foto di Natalia Estemirova, una sua amica, attivista per i diritti umani e bandiera dell’ong Memorial in Cecenia, rapita e assassinata qualche mese fa. Uccisa a colpi di Makarov, la stessa pistola utilizzata per sparare ad Anna, nell’ascensore di casa. La stessa pistola (un tempo in dote alle forze armate sovietiche) che di fatto è una sorta di garanzia di impunità. Non hanno bisogno di cambiare le leggi in Russia per spegnere la libertà di stampa. Utilizzano in vecchio motto brigatista: colpirne uno per educarne cento.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia ripete spesso sul conto della Politkovskaja Ramzan Kadyrov, quel triste figuro che il Cremlino (guidato da tandem Putin-Medvedev) ha nominato a guidare la repubblica cecena. Per lui, la Politkovskaja, l’Estemirova e l’avvocato Markelov (per citare solo tre caduti in questa guerra, mai dichiarata, contro chi difende i diritti umani nella Federazione russa), sognavano un bel tribunale che lo processasse per crimini contro l’umanità. E invece è sempre lì a fare il presidente, circondato da decine di guardie del corpo e pronto, si dice, a passare lo scettro a un parente, anch’egli ovviamente accusato di essere il mandante di alcuni omicidi politici.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice Kadyrov, che la Politkovskaja chiamava (pensando a Dostoevskij) l’idiota. Eppure quel sabato 7 ottobre, Anna stava proprio facendo la massaia. Anzi, come tante donne di questo mondo maschilista, faceva la massaia, dopo aver fatto la mamma, la figlia e la giornalista. A differenza di Kadyrov, Anna riusciva a fare più cose contemporaneamente.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice quello che molti indicano come il mandante del killer. E questo faceva Anna quel giorno. Aveva fatto la spesa. Ma era troppa da portare in un solo viaggio di ascensore. Quando, riscendendo al piano terra, le porte si sono riaperte, la più grande giornalista russa ha trovato davanti a sé l’assassino.
Cinque i colpi che le ha sparato. L’ultimo quello di grazia. Via Lesnaja a Mosca è in una via semicentrale e molto trafficata. Ma nessuno ha visto l’assassino fuggire. Le telecamere hanno ripreso parte del suo volto. Ma giustizia non è stata fatta.
Uno dei paesi con il maggior numero di poliziotti e di agenti dei servizi segreti al mondo non solo non è riuscito a garantire che Anna Politkovskaja, la più coraggiosa giornalista russa, fosse protetta (aveva ricevuto centinaia di minacce). Non ha nemmeno fatto finta di cercare, seriamente, chi l’ha uccisa. Il processo ai suoi presunti killer va a fasi alterne. L’assoluzione in primo grado, il ricorso della procura, le nuove indagini.



Vivo da 42 anni in un paese che è maestro nell’arte di sotterrare la verità. Vivo in un paese che non ha perseguito i responsabili delle più infami stragi. E quindi non ho molta fiducia nella giustizia e negli organi inquirenti. Qui come in Russia. Ce lo spiegava bene Pasolini. Si può sapere, si può farsi un’idea di quel che è successo anche senza che un tribunale ci dica quel che è accaduto. Qualcuno ha ucciso Anna Politkovskaja nel giorno del compleanno di Vladimir Putin. Questo è un fatto.

Qualcuno avrà gioito e avrà brindato per festeggiare il suo omicidio. Questa è un’ipotesi.
In milioni, in tutto il mondo, la rimpiangiamo. E questa è un’assoluta verità.
A tre anni di distanza da quell’orrendo omicidio, di una cosa sono certo. Nessuno l’ha dimenticata. Anche quelli che fanno finta di niente. Anche gli amici di Putin, sempre numerosi nel nostro paese.
Quei segni sul marmo sulla sua tomba spero non facciamo dormire sonni tranquilli agli assassini, ai loro mandanti e a chi li protegge.

(Andrea Riscassi per "Articolo 21)


I giornalisti uccisi in Russia



Per chi pensa che siano fatti lontani da noi vi ricordiamo che è stato ucciso anche un giornalista italiano: Antonio Russo.



da Panorama.it

Antonio Russo era un giornalista free-lance e reporter internazionale, lavorava per Radio radicale. È morto in Georgia, dove si trovava per documentare la guerra in Cecenia, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2000. Il suo corpo martoriato venne ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 chilometri da Tbilisi. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Il materiale documentario che aveva con sé non è mai stato ritrovato. Antonio Russo aveva cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta contenente immagine delle torture e delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena; aveva raccolto prove, inoltre, dell'utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

Il solo pensiero che lo psiconano ostenti la sua amicizia con Putin... scusateci ma ci fa rabbrividire e incazzare!
... E a voi?





Abbiamo ripescato anche questa gaffe (fra le troppe) sul suo amico. Tra l'altro si parla anche dei suoi sporchi affaracci nostrani: l'inghippo dei decoder con il quale ce l'ha messo nel "di dietro" e tecnologicamente parlando, ci ha fatto tornare indietro di 50 anni!

Meditate gente... meditate!

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

martedì 23 giugno 2009

Cartoline dalla Sardegna


Il mare


















La flora
















La fauna
























Già poco più di un anno fa a Villa Certosa, ospitando il suo degno amico Putin, presagendo "il complotto", lanciò un messaggio a tutti quei giornalisti usi a violare la privacy dei potenti e quindi anche la sua.


18 aprile 2008 - Piccolo fuori programma durante la conferenza stampa congiunta tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi quando una cronista russa, Natalia Melikova, della Nezavsinaya Gazeta, domanda con una certa insistenza al leader Russo se fossero vere le indiscrezioni sulla sua relazione con una ex olimpionica di ginnastica artistica e altri dettagli sulla sua vita familiare e privata. Prima che Putin potesse rispondere, Silvio Berlusconi sorridente mima con le mani un mitra e lo indirizza verso la giornalista. Putin se ne accorge e annuisce.

(Credits: Ansa)

Ricordiamo che poco tempo prima era stata uccisa la giornalista russa Anna Politkovskaia che conduceva inchieste scomode sullo zar putin!

Manda questa cartolina animata al premier come risposta

giovedì 19 febbraio 2009

In attesa della "putinizzazione" in Italia


RUSSIA: POLITKOVSKAIA; GIURIA, TUTTI INNOCENTI

MOSCA- La giuria ha dichiarato innocenti tutti e quattro gli imputati per l'uccisione della giornalista d'opposizione Anna Politkovskaia. I dodici giurati, dopo circa tre ore di camera di consiglio, hanno ritenuto non provate le responsabilità degli imputati. Si tratta dell'ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l'organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato; dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, presunti 'pedinatori' della giornalista - un terzo fratello, Rustan, è ricercato all'estero come presunto killer. Al quarto imputato, l'ex colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov, erano contestati reati minori insieme allo stesso Khadzhkurbanov: abuso d'ufficio ed estorsione. Riaguzov, in particolare, avrebbe fornito l'indirizzo della Politkovskaia al gruppo ceceno secondo l'accusa, che esce però sonoramente sconfitta dal verdetto.
L'accusa ha già annunciato ricorso. "Abbiamo intenzione di impugnare la sentenza per le violazioni verificatesi nel corso del processo", ha dichiarato all'agenzia Itar-Tass il procuratore Vera Paskovskaia, aggiungendo che a suo avviso tali violazioni ci sono state praticamente tutti i giorni.

L'AVVOCATO DELLA FAMIGLIA CRITICA GLI INQUIRENTI
"Nessuna sorpresa": è la prima reazione di Anna Moshalenko, uno degli avvocati della famiglia Politkovskaia, al verdetto di non colpevolezza espresso oggi dalla giuria nei confronti di tutti gli imputati. Commentando la decisione alla Radio Eco di Mosca, il legale ha criticato l'operato degli inquirenti nella fase di acquisizione delle prove, per la mancata individuazione del mandante e per non aver saputo portare sul banco degli imputati il killer. L'avvocato ha annunciato una conferenza stampa nella sede dell'agenzia Interfax.

IMPUTATI LIBERI, CHIEDERANNO DANNI
Il presidente della corte militare Ievgheni Zubov ha deciso di liberare gli imputati del processo per l'ucccisione della giornalista Anna Politkovskaia dopo che la giuria ha pronunciato il verdetto di non colpevolezza. Lo riferisce l'agenzia Interfax. Uno dei loro difensori, Murat Musiaev, ha annunciato che chiederanno un risarcimento per essere stati ingiustamente incarcerati.