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mercoledì 24 febbraio 2010

Stop all'aggressione del nostro territorio!


COMITATI UNITI DEL LAZIO
PER LA DIFESA DELLA SALUTE,
DELL’AMBIENTE E L’ AUTOGOVERNO
DEI NOSTRI TERRITORI

Siamo donne e uomini che in questi anni hanno resistito all'aggressione dei loro territori da parte di chi vuole far profitto sulla salute e sull'ambiente. Siamo coloro che si sono opposti alla politica piegata agli interessi dei privati, quella politica che schiaccia i bisogni e le volontà delle popolazioni per favorire industriali e imprenditori che fanno profitto con lo sfruttamento della terra e dell’ambiente.

In questi ultimi anni
le istituzioni comunali, regionali e nazionali hanno imposto con arroganza e autorità: centrali turbogas e a carbone, inceneritori e nuove discariche, la privatizzazione dell'acqua, mega aeroporti, mega autostrade, la TAV e come se non bastasse oggi si riparla di energia nucleare e a questo proposito il Lazio dovrebbe ospitare alcune centrali e siti per lo stoccaggio delle scorie.
Le popolazioni locali hanno risposto a tutto questo
autorganizzandosi in Comitati e lottando in prima persona contro le multinazionali che si nascondono dietro ogni grande opera: ENEL, ENI, COLARI, CALTAGIRONE, AMA, ACEA, SORGENIA, IMPREGILO, ANSALDO...

Le nostre non sono solo battaglie in difesa della nostra salute e dell'ambiente,
la nostra è una lotta per restituire il potere decisionale sui territori ai cittadini che vi abitano.

Non abbiamo bisogno di nuove centrali, inceneritori, autostrade, discariche, porti, aeroporti, centrali nucleari...
I nostri territori vanno risanati da mondezza e dai veleni, vogliamo una mobilità basata sul ferro, la nostra acqua deve essere pubblica,
per questo scenderemo in piazza anche il prossimo 20 Marzo.

La volontà popolare deve essere rispettata, nulla deve essere deciso sulla nostra testa.

Per tutte queste ragioni chiamiamo le reti sociali, i coordinamenti territoriali, le assemblee permanenti, i comitati di quartiere i/le tanti/e cittadini/e che in questi anni si sono mobilitati contro le scelte sbagliate della Regione Lazio ad una

MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEI MOVIMENTI
CONTRO LE NOCIVITA’
E LE DEVASTAZIONI
AMBIENTALI DEL LAZIO
Sabato 6 Marzo ore 15:00
in Piazza Santi Apostoli a Roma


Assemblea permanente NO FLY Ciampino,
Comitato Fiumicino Resiste NO AL PORTO,
Comitato NO COKE Alto Lazio,
Comitato NO CORRIDOIO ROMA-LATINA,
Comitato RISANAMENTO AMBIENTALE Guidonia,
Coordinamento CONTRO L'INCENERITORE d'Albano,
Rete dei Cittadini NO TURBOGAS Aprilia,
Rete per la TUTELA della VALLE DEL SACCO...


... e GRUPPO CIVICO ARCHIMEDE


martedì 24 novembre 2009

Ben felici di veder realizzati i punti del nostro Programma!

A SANTA MARINELLA E SANTA SEVERA
ARRIVA IL WI-FI


Ricevitori per coprire zone diverse della città

Il Wi-Fi raggiunge anche Santa Marinella. L’amministrazione comunale ha infatti accolto con entusiasmo la proposta, presentata dalla Provincia di Roma, di installare i ricevitori wi-fi sul territorio comunale.
Il wi-fi è un dispositivo elettronico, che permette di collegarsi ad internet senza l’utilizzo di cavi e fili elettrici, abituali di ogni personal computer.
Dai primi sopralluoghi, a cui ha voluto partecipare personalmente il Sindaco Roberto Bacheca e l’assessore ai servizi informatici Marco Degli Esposti, i punti in cui installare i ricevitori di segnale sono tre:

1. uno nelle adiacenze della Biblioteca Comunale, così da coprire anche la passeggiata a mare;
2. uno presso il Castello di Santa Severa, così da coprire anche l’adiacente piazzale;
3. uno presso Il Lungomare Capolinaro nelle adiacenze della Sede Comunale.

“Un’iniziativa lodevole – afferma l’assessore Degli Esposti – che permetterà a tanti cittadini, studenti e ragazzi di collegarsi gratuitamente ad internet in diversi luoghi della città.
Per il momento abbiamo scelto tre zone “simbolo” di Santa Marinella e Santa Severa, come il Castello di Santa Severa, la passeggiata a mare ed il Lungomare Capolinaro, dove comodamente seduti su di una panchina ci si potrà collegare ad internet gratuitamente”.
“Abbiamo aderito immediatamente – aggiunge il Sindaco – a questa proposta della Provincia di Roma, considerato che nei prossimi anni potremmo allargare ad altre zone il servizio. Vogliamo una città moderna – continua Bacheca – che offra ai cittadini servizi gratuiti ed allo stesso tempo utili, come il collegamento ad internet senza fili. E la decisione di installare i dispositivi in luoghi frequentati ed all’aperto va proprio nell’ottica di un completo utilizzo del servizio da parte della cittadinanza. Ringrazio la Provincia di Roma che ha inserito Santa Marinella tra le città incluse nel progetto e l’assessore Degli Esposti che subito si è adoperato per l’attivazione del servizio”.

La cerimonia di attivazione dei ripetitori WI-FI si svolgerà
Lunedì 30 Novembre alle ore 15,00
presso il Piazzale del Castello di Santa Severa, alla presenza del Sindaco Bacheca, dell’Assessore Degli Esposti e del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

- Uno Notizie Civitavecchia - Roma -



Siamo ben felici di veder realizzati
i punti del nostro Programma!


Ma vogliamo andare avanti nel discorso WiFi ricordando che alla base di tutto c'è sempre una corretta informazione.
Con l'accelerazione data dall'amministrazione e dall'industria nella diffusione del WiFi sono sorti dubbi sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle antenne.
Una puntata di Report aveva esaminato le varie posizioni scientifiche e politiche in Europa. (CLICCA E GUARDA)
Quello che se ne può dedurre, in maniera ampiamente condivisibile, è un invito alla cautela.
Cautela che si può tradurre in:
- Non espandere oltre lo stretto necessario la rete wireless;
- Arrivare agli utenti, specialmente studenti, con reti cablate in fibra ottica;
- Non esporsi per troppo tempo a queste seppur basse radiazioni.
D'altronde c'è da tenere presente che qualsiasi elettrodomestico, anche il più banale, emette radiazioni elettromagnetiche e che il progresso resta tale se lo si utilizza bene e se può portare reali benefici alle persone.

Per concludere: ben venga questa tecnologia anche a Santa Marinella e crediamo che tre antenne siano già sufficienti; altre due al massimo: una in zona Stazione e l'altra in zona Valdambrini. Ma lontane dalle scuole! Piuttosto spingiamo per potenziare la rete in fibra e con una velocità di connessione civile!


Grazie e buona navigazione!



mercoledì 7 ottobre 2009

In ricordo di Anna Politkovskaja

Contro i crimini commessi dal "potere"


7 ottobre, Anna Politkovskaja è viva

Sette ottobre: sono tre anni che Anna Politkovskaja è stata uccisa con quattro colpi di pistola sulla porta dell'ascensore di casa a Mosca. Una giornalista, una reporter - avrebbe detto lei -, fiera del suo raccontare soltanto ciò che aveva visto. Ma a volte qualcuno ritiene che tu abbia visto troppo, soprattutto se quello che hai visto e documentato è la sporca guerra in Cecenia. Anna Politkovskaja ha alzato il velo su troppe vicende verminose della Russia di Putin e qualcuno ha pensato bene di abbatterla e farla tacere proprio in quel giorno - il 7 ottobre - che è anche il compleanno del presidente Vladimir. Un grazioso omaggio? (...)

(Ottavia Piccolo per "Articolo 21")



Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

La tomba di Anna Politkovskaja al cimitero moscovita di Troekurov è diversa da tutte le altre. La lapide è un foglio bianco, un po’ piegato, trafitto da cinque colpi di pistola. I segni neri che quei colpi lasciano sul marmo simboleggiano una ferita che rimarrà indelebile nella coscienza della Russia. Come la scrivania che Anna ha dovuto abbandonare, a soli 48 anni, nella redazione della Novaja Gazeta. L’ufficio di Anna è rimasto come lei lo ha lasciato quel venerdì 6 ottobre 2006, suo ultimo giorno di lavoro. I suoi colleghi non hanno toccato un libro, non hanno spostato un foglio. Hanno aggiunto solo la sua foto, una delle poche dove lei (così severa con gli altri e con sé stessa) sorrideva. Da qualche mese, di fianco alla sua scrivania hanno aggiunto anche la foto di Natalia Estemirova, una sua amica, attivista per i diritti umani e bandiera dell’ong Memorial in Cecenia, rapita e assassinata qualche mese fa. Uccisa a colpi di Makarov, la stessa pistola utilizzata per sparare ad Anna, nell’ascensore di casa. La stessa pistola (un tempo in dote alle forze armate sovietiche) che di fatto è una sorta di garanzia di impunità. Non hanno bisogno di cambiare le leggi in Russia per spegnere la libertà di stampa. Utilizzano in vecchio motto brigatista: colpirne uno per educarne cento.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia ripete spesso sul conto della Politkovskaja Ramzan Kadyrov, quel triste figuro che il Cremlino (guidato da tandem Putin-Medvedev) ha nominato a guidare la repubblica cecena. Per lui, la Politkovskaja, l’Estemirova e l’avvocato Markelov (per citare solo tre caduti in questa guerra, mai dichiarata, contro chi difende i diritti umani nella Federazione russa), sognavano un bel tribunale che lo processasse per crimini contro l’umanità. E invece è sempre lì a fare il presidente, circondato da decine di guardie del corpo e pronto, si dice, a passare lo scettro a un parente, anch’egli ovviamente accusato di essere il mandante di alcuni omicidi politici.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice Kadyrov, che la Politkovskaja chiamava (pensando a Dostoevskij) l’idiota. Eppure quel sabato 7 ottobre, Anna stava proprio facendo la massaia. Anzi, come tante donne di questo mondo maschilista, faceva la massaia, dopo aver fatto la mamma, la figlia e la giornalista. A differenza di Kadyrov, Anna riusciva a fare più cose contemporaneamente.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice quello che molti indicano come il mandante del killer. E questo faceva Anna quel giorno. Aveva fatto la spesa. Ma era troppa da portare in un solo viaggio di ascensore. Quando, riscendendo al piano terra, le porte si sono riaperte, la più grande giornalista russa ha trovato davanti a sé l’assassino.
Cinque i colpi che le ha sparato. L’ultimo quello di grazia. Via Lesnaja a Mosca è in una via semicentrale e molto trafficata. Ma nessuno ha visto l’assassino fuggire. Le telecamere hanno ripreso parte del suo volto. Ma giustizia non è stata fatta.
Uno dei paesi con il maggior numero di poliziotti e di agenti dei servizi segreti al mondo non solo non è riuscito a garantire che Anna Politkovskaja, la più coraggiosa giornalista russa, fosse protetta (aveva ricevuto centinaia di minacce). Non ha nemmeno fatto finta di cercare, seriamente, chi l’ha uccisa. Il processo ai suoi presunti killer va a fasi alterne. L’assoluzione in primo grado, il ricorso della procura, le nuove indagini.



Vivo da 42 anni in un paese che è maestro nell’arte di sotterrare la verità. Vivo in un paese che non ha perseguito i responsabili delle più infami stragi. E quindi non ho molta fiducia nella giustizia e negli organi inquirenti. Qui come in Russia. Ce lo spiegava bene Pasolini. Si può sapere, si può farsi un’idea di quel che è successo anche senza che un tribunale ci dica quel che è accaduto. Qualcuno ha ucciso Anna Politkovskaja nel giorno del compleanno di Vladimir Putin. Questo è un fatto.

Qualcuno avrà gioito e avrà brindato per festeggiare il suo omicidio. Questa è un’ipotesi.
In milioni, in tutto il mondo, la rimpiangiamo. E questa è un’assoluta verità.
A tre anni di distanza da quell’orrendo omicidio, di una cosa sono certo. Nessuno l’ha dimenticata. Anche quelli che fanno finta di niente. Anche gli amici di Putin, sempre numerosi nel nostro paese.
Quei segni sul marmo sulla sua tomba spero non facciamo dormire sonni tranquilli agli assassini, ai loro mandanti e a chi li protegge.

(Andrea Riscassi per "Articolo 21)


I giornalisti uccisi in Russia



Per chi pensa che siano fatti lontani da noi vi ricordiamo che è stato ucciso anche un giornalista italiano: Antonio Russo.



da Panorama.it

Antonio Russo era un giornalista free-lance e reporter internazionale, lavorava per Radio radicale. È morto in Georgia, dove si trovava per documentare la guerra in Cecenia, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2000. Il suo corpo martoriato venne ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 chilometri da Tbilisi. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Il materiale documentario che aveva con sé non è mai stato ritrovato. Antonio Russo aveva cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta contenente immagine delle torture e delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena; aveva raccolto prove, inoltre, dell'utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

Il solo pensiero che lo psiconano ostenti la sua amicizia con Putin... scusateci ma ci fa rabbrividire e incazzare!
... E a voi?





Abbiamo ripescato anche questa gaffe (fra le troppe) sul suo amico. Tra l'altro si parla anche dei suoi sporchi affaracci nostrani: l'inghippo dei decoder con il quale ce l'ha messo nel "di dietro" e tecnologicamente parlando, ci ha fatto tornare indietro di 50 anni!

Meditate gente... meditate!

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

domenica 21 giugno 2009

Il premier, il digitale terrestre e il "bonsenso pratico" della gente

Bonsenso pratico

Tratte da: Libro muto di Trilussa











Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vede ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione".
E pure lui se mise a pecorone.

Intrigo digitale
di Alessandro Gilioli



Si spegne la vecchia tivù.
E il governo fa pressing
per imporre una tecnologia
che conviene solo a mediaset.
Così gli interessi dei cittadini vengono piegati alla guerra anti Murdoch del premier


Ma se avessimo votato a fine giugno, che cosa avrebbero scritto sulla scheda quelle centinaia di migliaia di anziani del Lazio che stanno per veder sparire nel nulla due dei loro canali preferiti, Raidue e Retequattro?
Fantapolitica, naturalmente. L'unica cosa certa è che il mitico 'switch over', cioè la prima fase del passaggio dalla tivù analogica al decantato digitale terrestre, sta arrivando al banco di prova: dopo gli esordi in Val d'Aosta, Sardegna e parte del Piemonte, il 16 giugno tocca alla capitale e ad altri 157 comuni del Lazio, con quasi cinque milioni di telespettatori coinvolti. Per ora il salto riguarda solo i due canali citati - gli altri traslocheranno in autunno, ad andar bene - ma nonostante le molte campagne informative è facile prevedere che grande sarà il disordine sotto le antenne: dove il passaggio è già avvenuto i vari numeri verdi sono andati in tilt per la mole di errori e proteste.
Del resto il 69 per cento dei teleutenti italiani non ha mai usato il digitale terreste prima d'oggi (dato Auditel), ma da domani si troverà ad averci a che fare per forza o quasi. E la rivoluzione obbligatoria è in gran parte a carico dei consumatori-contribuenti, dall'acquisto del decoder (o di una tivù nuova) fino alla chiamata dell'antennista per sistemare la ricezione. Ci sono aiuti solo agli over 65 con redditi sotto i 10 mila euro lordi l'anno e in regola con il canone Rai, insomma pochini. Alle uscite dirette bisogna poi aggiungere quelle indirette, tipo i 700 milioni stanziati dalla Rai - e tratti anche dal canone - per adeguarsi alla nuova piattaforma, più la misteriosa ma ingente cifra di denaro pubblico (c'è chi dice un miliardo di euro) generosamente offerta negli anni dallo Stato per incentivare l'acquisto dei decoder e per le campagne pubblicitarie.
Ancora: per i consumatori aumenterà la bolletta elettrica (in media 20-25 euro l'anno a famiglia) perché quasi tutti i decoder sono studiati per rimanere in stand by e si spengono veramente solo staccando la spina. In più c'è l'impiccio di un nuovo telecomando in salotto: niente di grave, ma c'è chi ci metterà un po' ad abituarsi. Infine, bisogna sperare che l'estate non porti temporali e grandinate, perché in caso di maltempo con i ripetitori attuali la possibilità di non vedere più nulla è alta.

Ma ciò che sta accadendo alla nostra tivù trascende i costi e i fastidi per le famiglie, per quanto sgradevoli questi siano. Quella che si sta giocando è infatti una gigantesca partita economica e politica il cui risultato si vedrà solo tra due o tre anni, quando il passaggio al digitale sarà (forse) completato e si avrà un'idea più chiara di vinti e vincitori.
La battaglia vede due grandi antagonisti: da una parte la famiglia Berlusconi e dall'altra Rupert Murdoch, proprietario di Sky. Mediaset, si sa, è la più attiva vessillifera del digitale terrestre: con il nuovo sistema infatti raddoppia i suoi canali gratuiti (da tre a sei) e introduce al grande pubblico quelli a pagamento. Questi ultimi fanno parecchio gola all'azienda di Milano 2: quando tutti gli italiani avranno in casa il nuovo decoder sarà molto più facile per Mediaset sottrarre a Murdoch gli appassionati di calcio, quelli che hanno portato quasi 5 milioni di abbonamenti a Sky. Infatti se Sky ha i diritti per il calcio sul satellite, Mediaset possiede quelli per il digitale terrestre, e al contrario di Murdoch propone vendite 'sfuse' di partite (quindi a un costo basso) anziché pacchetti completi.
Naturalmente questo progetto può andare a buon fine per Mediaset solo se, una volta oscurato l'analogico, gli italiani decidono di passare al digitale terrestre invece di abbonarsi a Sky e vedersi lì tutti i canali esistenti via satellite. Per questo a Mediaset hanno messo in atto una strategia a tenaglia da realizzare grazie al fatto che il proprietario di Mediaset è anche presidente del Consiglio. Prima il governo ha raddoppiato l'Iva sugli abbonamenti alle pay tv, quindi soprattutto a Sky (nel digitale terrestre si può entrare free, salvo pagare poi i singoli eventi). Dopodiché la tivù di Stato si è incredibilmente alleata con Mediaset per creare un consorzio anti Sky, con un pacchetto satellitare comune in concorrenza con quello di Murdoch. Infine, ultima chicca, la Rai ha deciso di boicottare Sky minacciando l'uscita dal suo pacchetto satellitare: e se un domani con il padellone di Sky non si vedessero più i canali di viale Mazzini, è ovvio che gli abbonamenti alla tivù di Murdoch crollerebbero.
Il paradosso è che uscendo dal telecomando di Sky anche la Rai ci perderebbe parecchio, sia in termini economici (450 milioni per sette anni), sia in termini di audience e di pubblicità (circa il 13 per cento dei telespettatori Rai guarda la tivù di Stato attraverso la parabola Sky). E allora, perché lo fa? La risposta è semplice: per procurare un danno a Sky, riducendo drasticamente l'appeal delle tivù di Murdoch. Un caso da manuale di conflitto d'interessi, con cui il padrone di Mediaset riesce, grazie al controllo della tivù pubblica, a danneggiare in un solo colpo i suoi due concorrenti, Rai e Sky.
Peccato che a essere colpiti saranno soprattutto i 4,8 milioni di italiani abbonati a Sky, che per guardare la Rai sarebbero costretti a comprare un secondo decoder (o quello del digitale terrestre o quello della piattaforma Tivusat). E al danno si aggiunge la beffa: chi resterà con Sky anche senza la Rai, dovrà comunque pagare il canone alla tivù di Stato. In pratica, sarà costretto a finanziare un'emittente che non può vedere.
In tutto questo si inseriscono le infinite campagne istituzionali per il passaggio al digitale terrestre, cosa che non è mai stata fatta per stimolare la diffusione dei programmi satellitari. L'aspetto curioso è che queste campagne sono state realizzate con nobili motivazioni - come la modernizzazione del Paese - che tuttavia paiono un po' temerarie se si mettono a confronto le due tecnologie digitali, quella terrestre e quella satellitare. Quest'ultima, per esempio, garantisce una copertura completa del territorio, mentre in un paese montuoso come l'Italia il segnale del digitale terrestre non arriverà mai dappertutto.
Per provare a diffonderlo il più possibile ci sarà quindi un incremento notevole di tralicci ad alto impatto dal punto di vista sia paesaggistico sia elettromagnetico, e dannose sotto l'aspetto dei consumi (richiedono molta elettricità). Al contrario, il satellite geostazionario una volta lanciato non si vede, non inquina e la 'padella' consuma quasi niente.
Anche da un punto di vista della qualità del segnale ci sono differenze: il satellite infatti può emettere molti più canali in alta definizione, mentre la banda del digitale terrestre in Hd è decisamente limitata. Ad esempio, con il digitale terrestre non si potrebbero trasmettere contemporaneamente tutte le partite del campionato di calcio di cui due in alta definizione, come fa Sky.
Per quanto riguarda infine l'interattività, altro cavallo di battaglia di chi ha lanciato il digitale terrestre, con la piattaforma cara a Mediaset questa sarà minima e mai competitiva con quella di Internet per gli usi propagandati fin qui, tipo lo snellimento della burocrazia. Tutt'al più potrà servire al canale di Berlusconi, Media Shopping, per vendere cyclette e frullatori.
Nonostante tutto questo, il governo ci spinge a scegliere il digitale terrestre. E a questo attacco congiunto di esecutivo, Mediaset e Rai, come reagisce l'azienda di Murdoch? Male, per ora. Dopo anni di crescita, gli abbonamenti si sono fermati: in via Salaria attribuiscono la frenata al raddoppio dell'Iva, arrivato in piena recessione, ma anche la prospettiva di 'dover' passare presto al digitale terrestre - con un nuovo decoder - ha disincentivato le sottoscrizioni alla tivù satellitare. Per limitare i danni gli uomini di Murdoch si sono inventati una nuova rete più generalista, Skyuno, che però non ha fatto grandi numeri.
Così l'uomo forte di Murdoch in Italia, il neozelandese Tom Mockridge, ha deciso di aumentare a 14 canali l'offerta in alta definizione (in estate arriveranno anche le prime serie televisive in Hd), una tecnologia su cui Rai e Mediaset sono ancora indietro. Molti italiani infatti hanno ormai televisori con l'alta definizione, e chi ha provato a vedere in Hd una partita o un documentario ha apprezzato la differenza di qualità. In via Salaria sperano di incassarne i primi veri risultati tra un anno, quando Sky trasmetterà in alta definizione i Mondiali di calcio, di cui ha i diritti completi (la Rai trasmetterà solo alcune partite, e nessuna in Hd).


Le strade del digitale > CLICCA QUI


mercoledì 22 aprile 2009

Appello alle mafie: finanziate Giuliani!

Appello alle mafie: finanziate Giuliani!



Facciamo un appello ai delinquenti. Donate lo 0,004% del vostro fatturato. La possibilità di prevedere un sisma non metterà in pericolo il vostro business: le case cadranno lo stesso, tanto le ricostruirete peggio di prima, e potrete ricostruirle ancora, ed ancora... All'infinito!
Tutto quello che rischiate è di salvare qualche vita umana. Pubblicità gratuita per quando sarà evidente che lo stato siete voi, e la riorganizzazione dei vertici della criminalità organizzata smetterà di chiamarsi campagna elettorale.
Potrete anche continuare a tenervi tutti i soldi investiti nell'attuale sistema di prevenzione dei terremoti. Chi ha in mano il business dei sismografi potrà continuare a venderli indisturbato. Istituti ed Enti preposti resteranno in piedi e le sue alte cariche potranno continuare a fare passarella nelle trasmissioni televisive, sulle copertine delle riviste e ai convegni scientifici.

Tutto quello che vi chiediamo è di restare vivi.
Noi vogliamo solo vivere, grazie.



Giuliani: come prevedo i terremoti from Claudio Messora on Vimeo.


L'Abruzzo agli abruzzesi!




La televisione dice solo due cose: quelle che fanno audience e quelle che non fanno dispiacere a chi paga. La rete, invece, dice quello che gli pare.
Alla prima categoria appartengono i microfoni puntati come fucili sui volti dei condannati a morte di chi ha appena perso tutto. L'interrogatorio ha contenuti profondi. Il tempo per rispondere è quello di un quiz televisivo: "Tutto questo le ha cambiato la vita?, "Mi scusi, perchè dorme in macchina?". La differenza tra un TG e Carramba che sorpresa si fa sempre più sottile. Bisogna emozionare, e siccome abbiamo perso il contatto con la realtà, anche l'emozione deve essere riprodotta in serie, deve essere somministrata. Una lacrima è la più potente alleata dello share. Se il terremoto potesse avere una bandiera, sopra vi sarebbe indelebilmente impressa l'immagine di Bruno Vespa che fruga tra le macerie, come un cane randagio. E quando finalmente trova la sua ciotola, un orsacchioto di peluche, annuncia trionfante: "Non c'è terremoto in cui non si trovino cose di questo genere. Cose così dolorose, sempre.". Forse intendeva dire: non c'è tragedia senza commercianti privi di scrupoli che mercificano il dolore, allestendo bancarelle dove piccole sofferenze in serie vengono vendute come souvenir ai turisti delle sciagure.

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lunedì 6 aprile 2009

Giuliani come Genchi

Non sono certo Fede e Vespa!



Uno a favore

TERREMOTO: AMBROSIO (INFN), GIULIANI HA RAGIONE SU GAS RADON

(AGI) - Roma, 6 apr. - Conosco bene Giuliani perche' ho lavorato quattro anni con lui. Negli ultimi tempi ci siamo scambiati dati sulla possibile correlazione terremoti-emissioni di gas Radon. Nei laboratori del Gran Sasso c'e' un interferometro laser che registra gli spostamenti della roccia perche' il laboratorio e' attraversato da una faglia sismica: questa e' una cosa nota. Lo afferma Michelangelo Ambrosio, Dirigente Ricerca Infn (Istituto Fisica Nucleare) di Napoli, in una lettera all'associazione 'Giuseppe Dossetti' in cui nota "trascurare con superficialita' le applicazioni di nuove tecnologie solo perche' proposte da ricercatori non appartenenti allo establishment preposto a tale funzione e' una negligenza criminale di cui oggi paghiamo le conseguenze".
Insomma, una conferma della teoria di previsione del terremoto di Giampaolo Giuliani. "Le tragiche sequenze di queste ore del terremoto in Abruzzo rendono piu' che mai attuali le indicazioni degli scienziati - si aggiunge nella nota - che compiono studi di vulcanologia come il Dott. Giuliani tecnico e ricercatore del laboratorio di fisica del Gran Sasso". Quindi a supporto della tesi Giuliani c'e' l'intervento ora di Ambrosio dell'Infn di Napoli e del responsabile dell'Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell'Associazione, "Giuseppe Dossetti", Corrado Stillo. "Chiediamo che quanto prima si apra un serio dibattito sul perche' studi di previsione ricercatori italiani sulla possibile previsione di terremoti non sono presi in considerazione. Non e' l'ora delle polemiche ma e' opportuno che in un Paese sismico come il nostro - sostiene Stillo - gli studi sulle previsioni basate sull'emissione di gas radon siano valutate come avviene in altri Paesi, tra cui il Giappone, dove da tempo i dati sul radon vengono presi ed analizzati dagli esperti".


Uno contro

Inaf: Giuliani non laureato, solo un tecnico
Roma, 6 apr.
(Apcom) - Dubbi sull'inattendibilità delle dichiarazione di Giampaolo Giuliani, presunto ricercatore ai Laboratori Nazionale del Gran Sasso, sono cominciati a nascere già nel pomeriggio.
Le smentite sulle possibile previsioni dei sismi sono fioccat da tutte le parti: esperti, geologi, sismologi, vulcanologi non hanno fatto altro che ripetere quanto sia impossibile prevedere terremoti.
Al coro si è aggiunta anche la voce dell'Istituto Nazionale di Astrofisica Spaziale che in un comunicato diramato alla stampa prende le distanze da Giampaolo Giuliani. Nette e precise le parole della nota che non usa giri di parole. Prima di tutto ribadisce quale è la missione dell'Inaf: "L'Istituto Nazionale di Astrofisica - dice - ha come missione e scopo lo studio dei fenomeni che avvengono nello spazio e nell'universo e non di terremoti o altri fenomeni legati alla geofisica". In riferimento alle previsioni del sisma avvenuto questa notte in Abruzzo fatte da Gioacchino Giampaolo Giuliani, l'Istituto Nazionale di Astrofisica Spaziale prende le ulteriori distanze: "Il signor Gioacchino Giampaolo Giuliani è un collaboratore tecnico non laureato dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino, che è una delle venti strutture INAF. Il signor Giuliani lavora, come collaboratore tecnico, presso i Laboratori Nazionali dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) del Gran Sasso per conto di IFSI-INAF, nel quadro di una collaborazione multipartner nell'esperimento LVD (Large Volume Detector) per la rivelazione di neutrini prodotti da collasso gravitazionale stellare". La nota conclude con parole che definiscono le attività del signor Giuliani di 'interesse personale': "Rispetto la presunta possibilità di previsione di terremoti non sono una ricerca INAF, ma vengono svolte dal Giuliani stesso per scopi personali al di fuori dell'orario di servizio per l'Istituto".


E tu, da che parte stai?

Quelli che hanno creduto a Giuliani si sono salvati!

Ora parla Giuliani





Alcuni commenti in Rete

"Qualcuno dice che anche se Bertolaso avesse preso in considerazione la segnalazione di Giuliani non ci sarebbe stato modo di far sfollare migliaia di persone. Male perché vuol dire che nell'Italia simisca e a rischio di catastrofi in 60 anni nessuno si è preso la briga di costruire una rete di protezione del territorio o un piano di edilizia antisismica. Vai a vedere in Giappone cosa hanno fatto. Da noi il Governo interviene sempre (e male) dopo la disgrazia.
E allora? dicono alcuni. E se anche si fosse saputo?
Allora si sarebbe dovuta applicare, secondo loro, la ricetta berlusconiana per la Crisi: Se non sai combatterla, negala?
Ma quel che colpisce è la supponenza di questi personaggi che sono esperti di niente ma che credono di pontificare su tutto, e possono farlo in virtù di poteri enormi che Berlusconi ha dato loro non si sa in virtù di che. Pensare che nelle mani di questa persona c'è il nostro territorio, la nostra salute, gli attacchi alla nostra vita che vengono da discariche e inceneritori e domani nucleare e che controllano persino il nostro patrimonio artistico unico al mondo (dopo aver conseguito i successi che sappiamo nelle discariche della Campania!) fa veramente rabbrividire!
Berlusconi vuole solo diminuire i vertici del controllo per avere pochissime persone da controllare lui più facilmente e vorrebbe annullare anche il Parlamento, mentre continua a tagliare i poteri delle Regioni, ma di questo passo pochi cortigiani di alto livello comanderanno su tutto prendendo ordini direttamente da Berlusconi, da un Berlusconi per di più su cui non esiste controllo alcuno. Siamo alla follia! Un tuttocrate monolitico e pure cretino che assomma su di se ogni poetere e distrugge ogni diritto e ogni democrazia!"

viviana v., Bologna 06.04.09 10:31


"Alla radio stamattina si diceva che molti si sono salvati perché hanno creduto a GIULANI e non al BUFFONE di bertolaso... a bertolasoooo uno scatto di umiltà: dimettitiiiii e vai affanculo in un altro paese!

tremomanoncrollo, da YouTube 06.04.09 17:14
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In molti dicono che Bertolaso è una brava persona. Noi non lo mettiamo in dubbio però affermiamo che: "da brava persona deve andare via e non mischiarsi con il PDL o PDM che dir si voglia. Se avesse avuto più coscienza, come minimo, avrebbe tenuto pronte le unità DPC che invece, almeno la maggior parte, sono partite stamattina da Roma (fonte TG1 delle 13,30) e, soprattutto non avrebbe dovuto liquidare l'allarme di Giuliani dicendo: «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione esemplare. "

Gruppo Civico Archimede

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"Maledetti politici, il parlamento deve crollare, il parlamento deve crollare, il parlamento deve crollare, il parlamento deve crollare, il parlamento deve crollare!"

welcomepato, da YouTube 06.04.09 11:38

Per gli psiconanoidi al governo, la nostra vita non vale niente

L´AQUILA:
IL TERREMOTO ERA STATO
PREVISTO UNA SETTIMANA FA



Effettuando una ricerca di notizie su questo fatto tragico si scopre che il terremoto era stato previsto con una settimana di anticipo.
Sul Corriere della Sera del primo aprile è stato pubblicato un articolo sulla paura procurata dalla notizia dell´imminente terremoto legata alle previsioni di Giampaolo Giuliani.
Questi i titoli del maggiore quotidiano nazionale: "Aveva previsto un evento «disastroso». «Prevedo un terremoto».

RISULTATO: Alle 3,30 di questa notte scossa distruttiva a L'Aquila, 13 morti accertati e vari dispersi, crolli ed ingenti danni.
Giuliani era stato denunciato per procurato allarme... ora Bertolaso, quello che la mondezza di Napoli se l'era portata a casa sua, in parlamento e ad Arcore per farla sparire, deve essere espulso dall'Europa.

Chieda asilo politico a Putin!


Giampaolo Giuliani
a capo della Protezione civile!!!


Questi i titoli del maggiore quotidiano nazionale: (velina dello psiconano):
"Aveva previsto un evento «disastroso». «Prevedo un terremoto».



Giampaolo Giuliani è un ricercatore, "scatena la psicosi tra l´Aquila e Sulmona. La profezia di Giampaolo Giuliani, tecnico che fa ricerca ai Laboratori del Gran Sasso provoca il panico".
Non bastasse lo sciame sismico che da metà febbraio ha trasformato questo angolo d´Abruzzo in una pista di rock and roll, con oltre 30 scosse di magnitudo superiori ai 2 gradi, scuole chiuse, malori, tetti pericolanti e gente sull´orlo di una crisi di nervi, a fare danni ci si è messo anche «il terremoto che non c´è»: o meglio, che sarebbe dovuto arrivare e per fortuna non c´è stato.
Annunciata con toni quasi profetici, Giampaolo Giuliani, tecnico che fa ricerca ai Laboratori nazionali del Gran Sasso e che da anni sostiene di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l´arrivo degli eventi sismici, la notizia del terremoto, che nelle previsioni di Giuliani avrebbe dovuto essere «disastroso», ha scatenato tra domenica e lunedì una psicosi collettiva, che ha mandato in tilt Sulmona e dintorni. Tale il vespaio, da costringere ieri la commissione Grandi Rischi della Protezione civile a riunirsi in fretta e furia «per rassicurare la popolazione che non c´è alcun pericolo in corso» (come sempre fanno anche in caso di incidenti nucleari, sul "carbone pulito, sui termocancrovalorizzatori), che «la situazione è monitorata ora per ora» e che «non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un sisma». Con un diavolo per capello, il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, si è scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione esemplare. E così è stato: Giuliani, che basa le sue previsioni sull´analisi di un gas (il Radon) sprigionato dalla crosta terrestre e che ha costruito enormi cubi in piombo per monitorare il suolo, ora si ritrova addosso una denuncia per procurato allarme.
«È stato terribile». Il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, ancora non si è ripreso. Domenica era a Roma, al congresso del Pdl. In mattinata, una scossa di magnitudo 4 aveva squassato il suo paese. «I vigili urbani — ha raccontato— mi hanno messo telefonicamente in contatto con questo signore (Giuliani, ndr.), che mi ha annunciato l´arrivo, da lì a poche ore, di un sisma devastante. Non sapevo che fare: far scattare il piano d´evacuazione o fare finta di niente?» (a casa pure lui!).
A Sulmona intanto tutti già sapevano. Ed è stato il panico: gente in strada con i materassi, parroci che hanno svuotato le chiese, famiglie radunate nelle palestre. Poi è passata la domenica. E pure il lunedì. La terra ha tremato ancora. Ma piccole scosse. Niente al confronto del «terremoto che non c´è».

Corriere della Sera, Francesco Alberti, 01 aprile 2009


Giampaolo Giuliani, tecnico di laboratorio presso l´INFN dei Laboratori del Gran Sasso, come Le è venuta l´idea di realizzare uno strumento in grado di prevedere le scosse sismiche? Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l´Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon... Così ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l´aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico.


Nel 2002, ad esempio, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L´Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell´evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon. 2 – Che cos´è il radon? E´ un gas nobile ed è il gas più pesante che esista. Non interagisce con altre sostanze, quindi esce dalla crosta terrestre e si stratifica fino a 10 centimetri da terra, essendo così pesante ed a causa della pressione atmosferica, non riesce ad alzarsi di più. E´ il killer delle cantine non areate in quanto se respirato in quantità elevate porta il cancro ai polmoni: l´atomo di radon ha una vita media di 3,8 giorni e nel suo decadimento produce due isotopi, il Piombo-214 ed il Bismuto-214, che decadendo beta rilasciano radiazione gamma. I gamma inalati si fissano ai polmoni, ai bronchi ed al pancreas annichilendo questi stessi organi!
Quando c´è un evento sismico, per esempio, la quantità di radon presente nei locali che ospitano gli strumenti è talmente alta da essere dannosa e sono costretto ad aspettare almeno un giorno per accedervi. 3 –Ci spiega la sua invenzione, la sua creatura? Che cos´è un Precursore sismico? E´ uno strumento in grado di rilevare il radon e di evidenziarne le modifiche di concentrazione. Il precursore sismico permette di monitorare i territori e, attraverso la variazione di concentrazione del radon, permette di prevedere un evento sismico con un anticipo variabile dalle 6 alle 24 ore e una efficienza maggiore dell´80%. Ora disponiamo di 5 stazioni che ci consentono di triangolare i dati ottenendo con precisione l´epicentro ed il grado sismico dell´evento. Attraverso questa macchina ho potuto studiare il comportamento del radon e conoscerne delle caratteristiche non note alla scienza ufficiale perché sprovvista della tecnologia da noi utilizzata. I 5 Precursori sismici si trovano a Coppito, nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell´INFN), presso la scuola De Amicis, a Fagnano e a Pineto; sono tutti a più di 3 metri sotto terra e in corrispondenza di un evento sismico rilevano nello stesso momento, lo stesso segnale creando un grafico perfettamente sovrapponibile. 4 – Cosa ci può dire dello Sciame sismico che dal 16 gennaio scorso interessa la città e spaventa i suoi abitanti? Attraverso il Precursore sismico abbiamo potuto riscontrare, in questi 9 anni di studio, che il territorio di L´Aquila è interessato ogni anno nello stesso periodo da uno sciame sismico, non intenso e, per questo, in genere non percepito dalla popolazione.
Quest´anno questo sciame sismico è stato più intenso e con delle scosse più forti, che sono state rilevate dalla popolazione. Lo sciame non è un fenomeno preparatorio ad un evento sismico più rilevante, né ha correlazione con grandi piogge o nevicate, come ho sentito dire da molti. E´ un fenomeno normale per una zona come quella di L´Aquila. I dati ottenuti in questi 9 anni di studi, ci hanno consentito di rilevare un rischio sismico maggiore nel periodo invernale che va da novembre ad aprile. Senza voler banalizzare, ma per semplificare i concetti, posso aggiungere anche che l´attività sismica è strettamente correlata alle fasi lunari. In particolare quest´anno, il sistema Terra-Luna, si è venuto a trovare al Perielio (Punto più vicino al Sole, in Inverno) con la Luna nello stesso periodo alla minima distanza dalla Terra, e con il Pianeta Venere allineato, in fase di Venere piena anch´essa vicina. L´attrazione gravitazionale delle masse sulla Terra hanno intensificato l´effetto marea sul nostro pianeta, rendendo gli eventi sismici più rilevanti, rispetto agli altri sciami, cui siamo stati interessati negli anni precedenti. Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo. 5 – Come si pone la scienza ufficiale nei riguardi della sua invenzione? Mi osserva con interesse … una parte mi da fiducia, come dimostra anche il Direttore dell´INFN che mi ha messo a disposizione un locale per ospitare uno dei 5 Precursori sismici; una parte è un po´ più cauta e scettica. Nel 2005 ho tenuto un seminario presso l´INFN a cui hanno partecipato quasi 100 scienziati, alcuni esperti di geofisica altri di particelle cosmiche. In quella occasione ho presentato il rivelatore di radon, ho rivelato i dati che dimostrano l´efficienza dello strumento ed ho dimostrato la correlazione tra l´allarme generato dal Precursore e l´evento sismico.








venerdì 3 aprile 2009

La "benedetta irrequietezza" della "transizione"

Affidiamo a questi due video ogni nostro commento alla triste realtà del nostro paese.
Quello più grande rappresentato perfettamente dalle psiconanerie e quello più piccolo, il nostro, dove diventa un evento la visita di Storace.

BENEDETTA IRREQUIETEZZA




CONFERENZA SULLE CITTA' DI TRANSIZIONE



domenica 1 marzo 2009

Gestione dei rifiuti: termometro di civiltà




I sindaci del nostro comprensorio iniziano a "scoprire l'acqua calda". Dopo aver tentato di bruciare rifiuti a Torre Valdaliga (come se il "carbone sporco" non bastasse!), dopo essere notevolmente in ritardo con la raccolta differenziata "porta a porta" (vedi Santa Marinella... lo dicevamo che anche per copiare ci vuole abilità), dopo aver dimostrato mancanza di cultura e di visione con l'affidamento del PaP a quel carrozzone, asservito alla casta politico-affaristica, chiamato AMA, ora scoprono il TMB (trattamento biologico meccanico).
Delegazioni di comuni italiani, ben più avanti dei nostri nella gestione sostenibile dei rifiuti, già da molto tempo si sono recati in pellegrinaggio in terra santa dove sorgono gli impianti che effettuano il TMB a Tel Aviv (ArrowBio).


Foto della delegazione del Comune Campi Bisenzio
in visita a Yoqneam (Isralele) effettuata a luglio 2008
(quello di spalle, quindi, non è Moscherini)

Il trattamento meccanico biologico, che a differenza di molti altri operanti in Italia, Germania ed Austria NON HA COME OBIETTIVO QUELLO DI PRODURRE IN ALCUN MODO COMBUSTIBILE DERIVATO DAI RIFIUTI da inviare ad inceneritori o cementifici .
Quindi il TMB in oggetto si PONE IN ALTERNATIVA AL RICORSO ALL’INCENERIMENTO compreso nelle varianti di “piro gassificazione”, gassificazione, trattamenti al plasma.
Per i dettagli tecnici esso sembra molto adatto non solo a recuperare energia dalla frazione biodegradabile (organico ma anche carte contaminate) con una resa di biogas ad alta presenza di metano ed una produzione di “digestato” molto bassa (il digestato è il prodotto stabilizzato derivante dal processo di digestione anaerobica) ma anche recuperare tutte le plastiche (che vengono inviate a riciclaggio senza alcuna “valorizzazione termica”), i metalli, il vetro ancora contenuti nelle frazioni residue dopo le raccolte differenziate.
Questo sistema di trattamento che non si pone in alternativa alla forte implementazione della raccolta differenziata, sfruttando il diverso peso dei rifiuti in acqua appare quindi interessante nel trattamento del rifiuto residuo (e può essere facilmente combinato anche con il trattamento delle frazioni organiche pulite provenienti da RD) che non solo viene stabilizzato ma soprattutto recuperato e sottratto alla discarica per un minimo del 60% ed un massimo del 75%.
Questa tipologia di TMB sembra più efficace, per esempio del TMB di Tudela in Spagna dove l’impianto, che non produce CDR, riesce a recuperare una frazione esigua di plastiche lasciando spazio alle “immancabili” proposte di “valorizzazione energetica” anche sulla scorta di normative che vietano di avviare a discarica materiali ad alto potere calorifico. Integrando, per esempio l’altissima capacità del sistema Arrow Bio di recuperare (per galleggiamento) tutte le plastiche con il sistema di lavorazione dell’impianto di Vedelago (efficace nel “sottoriciclaggio” delle plastiche anche più eterogenee) si fornirebbe un'alternativa completa, sanitariamente sicura ed ecologicamente migliore al “recupero energetico” degli scarti plastici “sfuggiti” al sistema delle RD porta a porta. Naturalmente non bisogna confondere né il sistema ArrowBio (ma nemmeno quello Vedelago) che sono utili per operare anche nella fase “back end” (per dirla con Paul Connett) sbarrando la strada anche in questo “spazio residuo” alla riproposizione dei “trattamenti termici” magari sotto le forme di “dissociazione molecolare” o di “torce al plasma”con la realizzazione “tout court” della strategia rifiuti zero che, anzi, richiede una graduale ma decisa sostituzione degli imballaggi plastici (interventi “front end”).
Fatte queste dovute precisazioni il sistema in oggetto sembra poter essere una “parte” funzionale alla realizzazione della “road map” di rifiuti zero al 2020.



Infine mettiamo in guardia la cittadinanza dal tentativo di politici, alcune associazioni ed operatori economici locali che, con tentativi di mero lucro, vogliono appropriarsi di un'eventuale nuova gestione dei rifiuti nuovamente a discapito della popolazione. Ricordiamo:
- a Moscherini che non è il boss del comprensorio;
- agli pseudo-ambientalisti che la sostenibilità, oltre a salvaguardare la salute deve creare
economia locale e posti di lavoro;
- al mondo dell'imprenditoria di impegnarsi, sin dalla fase di produzione ma anche nella vendita,
alla riduzione (sia qualitativa che quantitativa) di quelli che, altrimenti, diventeranno scarti
ingombranti, antieconomici e velenosi.

Il segnale concreto lo avremo quando, partiti realmente con una nuova gestione (basta chiacchiere!), caleranno i ricoverati di tumore e patologie gravi nonché le nostre bollette!!!

venerdì 27 febbraio 2009

La solita demagogia infarcita di bugie e incompetenza


Il governo berlusconi, ma anche l'europa dei banchieri intrallazzoni vuole estendere il controllo sui cittadini con la solita scusa di "combattere la mafia"... e le infiltrazioni mafiose nelle banche stesse?
Ancora una volta non sono credibili, almeno dal popolo della rete ma solo al vecchiume che si infarcisce (ancora!?) la capoccia con le cazzate della "televisione unica".
Una delle ultime
boutade l'ha lanciata quella cartaccia sporca di Repubblica.
Ecco, invece, come stanno le cose che spiegano la cancerosa demagogia del PDL e del PDmenoL:


La forza del VoIP è il P2P

di Alessandro Bottoni

Nei giorni scorsi hanno suscitato un certo scalpore due notizie strettamente correlate. La prima è che la mafia ha (finalmente?) scoperto Skype come strumento di comunicazione sicuro e non intercettabile: Su Skype il boss è imprendibile
La seconda è che il Ministro dell'Interno Robero Maroni vuole finanziare un team di esperti per trovare un modo di intercettare Skype:
Una task force per intercettare Skype - Maroni: "Troveremo la soluzione"
Questa sua iniziativa è poi stata ripresa dalla Commissione Europea:
L'Europa vuole le chiavi di Skype

Ma, allora, Skype può essere intercettato o no? E se può essere intercettato, allora questo vuol forse dire che la privacy è destinata a soccombere di fronte alla "ragion di stato"?


Le mani dell'FBI sul VoIP

Chiariamo subito che l'Onorevole Roberto Maroni non è né il primo né l'unico ad avere chiesto di rendere intercettabili i sistemi VoIP. In USA, ai tempi di Bush è stata presentata una proposta di legge (più esattamente una delibera di FCC) che prevedeva esattamente la stessa cosa:

Appeals court upholds Net-wiretapping rules
Perspective: FCC schizo on DSL, wiretapping
Feds fund VoIP tapping research

In pratica, si chiedeva a Skype di inserire una backdoor sui propri server (e forse anche sui client) per permettere alla polizia di intercettare le chiamate. Come potete vedere da questi articoli, tuttavia, intercettare i sistemi VoIP si è rivelato tutt'altro che facile, anche con l'aiuto della legge. Skype stessa ha spiegato come stanno le cose all'FBI:

Skype: We can't comply with police wiretap requests


E, in effetti, in Germania la polizia ha proposto addirittura di sviluppare un trojan di stato (!!) per intercettare Skype, proprio a causa della impossibilità di usare altri mezzi, più affidabili e più tradizionali:

Germania, subito trojan di stato nei computer
Intercettare Skype è possibile, in Germania

Le ragioni di questa difficoltà sono due:
1) Il traffico Skype è crittografato (RSA + AES, funzionalità non disabilitabile).
2) Il traffico di Skype scorre su una rete P2P che non è sotto il controllo di nessuno, nemmeno
di Skype stessa.
A questo punto, possiamo esaminare questi due aspetti e cercare di capire fino dove si possono spingere i governi, le magistrature e le polizie nel loro tentativo di intercettare il traffico VoIP (non solo quello di Skype, come vedremo).



Decrittare il traffico

Decrittare il traffico di Skype con un attacco "a forza bruta" è impossibile. Skype usa due sistemi di cifra noti come RSA e AES (Advanced Encryption Standard, noto anche come Rijndael) che sono notoriamente molto robusti ("military grade"). L'implementazione di questi sistemi fatta da Skype è segreta ma si pensa che sia priva di falle significative (almeno di quelle non intenzionali). Vedi al riguardo: http://en.wikipedia.org/wiki/Skype_security.
Nel corso degli anni sono state scoperte alcune falle nel software di Skype ma fino a questo momento nessuna di queste ha mai permesso di ascoltare abusivamente una conversazione cifrata tra due persone. Si trattava infatti di falle che permettevano di usare il software client di Skype per installare del malware sul PC dell'utente. Questo è un tipo di vulnerabilità decisamente grave ma che comunque non mette a rischio la riservatezza della comunicazione in modo diretto. Le falle note sono già state chiuse o sono in procinto di esserlo.
Un altro tipo di vulnerabilità dei sistemi VoIP è stato denunciato nei mesi scorsi da New Scientist e ripreso da Bruce Schneier:

Compressed web phone calls are easy to bug
Eavesdropping on Encrypted Compressed Voice

Si tratta però di una vulnerabilità minore che affligge solo alcuni sistemi e solo in alcuni casi. Oltrettutto, questo tipo di intercettazione funziona solo se la conversazione avviene in un ambiente poco rumoroso e usando una lingua per la quale esista un dizionario di confronto (in pratica solo l'inglese).
Piuttosto, esiste il fondato sospetto che il software di Skype includa un sistema di intercettazione che Skype stessa può utilizzare a proprio piacimento (vedi sempre Wikipedia). Sembra che questo sistema sia stato usato in Cina, su richiesta del governo locale. Non è possibile sapere come stiano realmente le cose a causa del fatto che il software di Skype viene distribuito solo in formato binario (compilato). Per questa ragione, coloro che temono per la propria riservatezza, spesso preferiscono usare sistemi diversi da Skype, possibilmente di tipo Open Source.
In ogni caso, Skype è solo la punta dell'iceberg. Là fuori ci sono già altri sistemi VoIP (vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Confronto_tra_software_di_VoIP). Alcuni di essi forniscono già delle funzionalità crittografiche ed altri lo faranno sicuramente nei prossimi anni. Tra quelli che ricordo, posso citare:

http://www.minisip.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/KPhone
http://en.wikipedia.org/wiki/QuteCom (dalla 2.1 in poi)
http://www.sip-communicator.org/index.php ("planned")


Imporre una backdoor

L'alternativa proposta dall'FBI americana, ripresa in seguito dall'Onorevole Maroni e poi dalla Comunità Europea, consisterebbe nell'imporre ai produttori di software di installare una backdoor segreta nei loro programmi (sui server e/o sui computer usati dagli utenti). Questa strada è chiaramente impraticabile almeno per i seguenti motivi.
1) Sarebbe impossibile imporre il rispetto di questa legge al mondo del software Open Source. Dato che sono disponibili i sorgenti di questi programmi, chiunque potrebbe esaminare il programma, rimuovere la backdoor, compilare il programma ed installarlo. Non c'è alcun modo di impedirlo.
2) Sarebbe impossibile imporre il rispetto di questa legge anche ai produttori di software che operano al di fuori del nostro territorio. Si tenga presente che una software house può facilmente spostare la propria sede sociale in un paese "amico" senza dover spostare nulla che abbia consistenza fisica (molti programmatori lavorano già adesso da casa usando Internet). Lo ha già fatto, per esempio, Napster per sfuggire alla legislazione americana. Skype stessa ha scelto di avere sede in Lussemburgo, dove la legislazione le è più favorevole.
3) I programmi che non rispettano questi limiti di legge diventerebbero rapidamente gli unici ad essere realmente utilizzati dagli utenti. Le aziende che si attengono agli obblighi di legge sarebbero costrette a chiudere.
4) Sarebbe comunque impossibile impedire lo "spaccio" di programmi che non rispettano questa imposizione di legge. Sono dieci anni che tutto l'Occidente tenta di impedire lo spaccio dei file MP3 senza riuscirci. Non c'è motivo di pensare che avrebbe miglior fortuna con il software VoIP "pirata".


Usare un trojan

Una volta stabilito che non si può installare una backdoor sui programmi "alla fonte", si potrebbe tentare di installarla "sul campo", usando un worm od un trojan horse come vettore. Questo è esattamente ciò che avrebbe voluto fare (o che ha realmente fatto) la Polizia tedesca. Si tratta, in pratica, di infettare i computer degli utenti e di installare su di essi, ad insaputa dei proprietari, una pericolosissima backdoor. Anche questa strada, però, è chiaramente impraticabile. Le ragioni sono le seguenti.
1) Molti sistemi sono immuni dalle infezioni. Linux, BSD, MacOS X, OpenSolaris ed altri sistemi operativi sono immuni da virus, worm ed altri tipi di malware. Firefox, Thunderbird, OpenOffice e molti altri programmi applicativi di uso comune sono immuni da virus ed altri tipi di infezione. L'unico modo di propagare una simile infezione in modo affidabile consiste quindi nell'usare il client stesso dell'applicazione VoIP (cioè il programma installabile di Skype ed i suoi concorrenti).
2) Si possono però sempre sviluppare nuovi client che usano le vecchie reti VoIP o sistemi completamente nuovi. In questo modo, un virus che potesse attaccare Skype sarebbe inefficace contro un nuovo client per Skype o contro un sistema del tutto diverso, come Gizmo o OpenWengo.
3) Ci sono sempre gli antivirus. Bisognerebbe quindi convincere i produttori di antivirus ad "ignorare" il trojan di stato e la relativa backdoor. Questo però creerebbe una pericolossima falla di sicurezza per tutto il sistema.
4) Se un malintenzionato riuscisse a prendere il controllo dei PC degli utenti usando la backdoor installata dal trojan di stato, avrebbe accesso incondizionato a tutti i PC del paese (compresi quelli dell'Esercito, della Polizia, del Governo,etc.).


Proibire la crittografia

Qualche senatore americano è persino arrivato a chiedere che venisse proibito l'uso di strumenti crittografici da parte degli utenti privati. Questa strada è però impraticabile almeno per i seguenti motivi.
1) La crittografia è indispensabile per proteggere le applicazioni finanziarie (home banking, online trading, i sistemi di pagamento dei siti di e-commerce, etc.) ed altri tipi di applicazioni critiche (i sistemi esposti al pubblico dal Governo e dai suoi enti, per esempio). Non può essere completamente abolita.
2) Bisognerebbe controllare quello che fanno milioni di utenti con centinaia di programmi diversi in migliaia di applicazioni diverse. Chi dovrebbe farlo? Chi paga? Che succede alla privacy?
3) Scrivere software crittografico e/o applicare uno strato di software crittografico ad un sistema VoIP è ormai una operazione alla portata di moltissimi programmatori. Bisognerebbe controllare anche questi.


Proibire le reti P2P

Inoltre, proibire l'uso della crittografia sarebbe comunque inutile senza proibire l'uso di reti P2P. Questo perchè le reti P2P possono essere indipendenti da Internet e dalle reti telefoniche, come avviene per CuWIN, FON, Netsukuku ed altre. Possono anche essere reti "chiuse" e riservate, cioè Friend-to-Friend (F2F). Le reti P2P possono quindi sottrarsi a qualunque controllo, come ben sanno gli aficionados di eMule. Se non si può avere accesso ad uno dei computer della rete, è impossibile intercettare il traffico.
I governi di quasi tutto il mondo e le associazioni che difendono gli interessi dei detentori dei diritti come RIAA, MPAA stanno portando avanti una guerra spietata alle reti P2P da almeno dieci anni. Nonostante questo, le reti P2P producono tuttora la stragrande maggioranza del traffico su Internet. Non credo che sia necessario dire nient'altro per dimostrare quanto sia impari la lotta tra il P2P e i suoi avversari.
Se nessuno è mai riuscito finora a bloccare il traffico P2P, pur potendo contare su mezzi non indifferenti, come si può pensare che qualcuno ci possa riuscire in futuro?


Rassegnarsi

All'Onorevole Roberto Maroni ed alla Commissione Europea non resta che rassegnarsi: il VoIP cifrato è qui per restare. Skype è solo la punta di un iceberg. Ci sono già altri sistemi VoIP cifrati e molti altri ne arriveranno sul mercato in futuro. Molti di questi saranno impossibili da intercettare ed alcuni lo sono già adesso. Non c'è niente da fare.
Non solo: a fianco dei sistemi VoIP cifrati si stanno diffondendo anche i telefoni cellulari cifranti, come quelli di CasperTech.
In futuro sarà difficilissimo, forse impossibile, intercettare le comunicazioni telefoniche delle persone che sanno di avere qualcosa da nascondere. Sarà così indipendemente dalla quantità e dalla qualità di leggi, di mandati giudiziari, di poliziotti e di dispositivi che si potranno mettere in campo. Sarà necessario trovare altre strade, come le intercettazioni ambientali (vedi: "Introduzione Alle Intercettazioni Telefoniche, Ambientali ed Informatiche").
Se questo sia un bene od un male, non sta a me dirlo. Quello che vi posso dire è che sarà comunque inevitabile.

Alessandro Bottoni