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domenica 21 marzo 2010

C'è popolo e Popolo!

Per la seconda volta nella sua storia, l'Italia assiste alla fine di un "ventennio" nero... anzi buio.

Ieri 20 marzo è stata la giornata della gente in piazza. Assistiamo sempre più al ricorso di manifestare in piazza e questo, dal punto di vista della partecipazione, è positivo anche se il Paese è costantemente diviso in due... ma questo, per l'Italia, è sempre stato così (ahinoi!).
Una chiave attuale per leggere la "divisione" che stiamo vivendo è ancora quella che vede da una parte le persone che si informano (o semplicemente vedono) l'obsoleta televisione e, dall'altra, le persone che si tengono aggiornate attraverso il più moderno (e incensurato/abile) pc, ovverosia tramite internet.
Il tutto, ovviamente, con le dovute trasversalità e senza voler generalizzare ne' offendere alcuno... ma tant'è!


Ieri 100-150.000 persone, perlopiù provenienti dal nord, si sono radunate a Roma in piazza San Giovanni per quella che si è dimostrata più una festa se non addirittura uno show similartelevisivo, per ascoltare Berlusconi nella speranza che tirasse fuori dalla tasca un asso (tipo abolizione dell'ICI). Oppure che parlasse, come annunciato da La Russa, di contenuti programmatici per risolvere i problemi che ci affliggono. Infatti il ministro picchiatore aveva dichiarato, in diretta Sky: "Non è importante il numero di presenze (sapeva già del flop? GUARDA) ma che oggi qui si parlerà di proposte... "del fare".


Dal boss invece le solite invettive "amorose" contro uno dei poteri dello Stato cioè la magistratura, le domandine tipo quiz televisivo, le volgari offese a Di Pietro, le ingiurie minacciose a Travaglio, Santoro e addirittura a Paolo Borsellino. Per non parlare delle squallide battute su Bonino - Marrazzo. Questo sia nelle sue "imbeccate" che negli slogan degli "imbeccati", non fa differenza.
Ad ascoltarlo, oltre a qualche persona normalmente in buona fede, c'erano giovani nostalgici che hanno applaudito alle note di "faccetta nera" dell'orchestra (ah... c'era anche Apicella), i leghisti di "Roma ladrona" (invece a Milano non rubano i soldi pubblici!?), coppie di anziani con cravatte e pellicce come ad un anteprima cinematografica e donne, più o meno giovani, in cerca di un posto non si sà se di lavoro, in tv o a letto di qualche potente.
Ma, a parte il sarcasmo, la cosa che li univa è che ce ne fosse stato uno che abbia espresso un "pensiero autonomo"; al massimo continuavano a ripetere, in maniera ossessiva, gli slogan creati dai pubblicitari dello psiconano. Nemmeno i leader della coalizione hanno osato parlare al "popolo" prima dello show del capo; ballavano, sorridevano e salutavano sulle note delle canzonette sparate sulla gente per caricarla.
Infine se dalle foto e dai video sottraete l'effetto ottico dei bandieroni esce fuori l'amara realtà che stà vivendo il popolo della destra: la disaffezione, l'astensione... l'usura dovuta all'eccessiva sovraesposizione del talenano e dei suoi slogan che ripete come un disco rotto.

Il fatto è che si è rotto anche il sistema televisivo lavacervelli!


Ecco altre schegge di questa kermesse:
- Isabella Rauti che lungo il corteo scandisce, dal megafono, un "mantenete i ranghi" che non ammette repliche.
- uno striscione con "i tarocchi d'Italia" rappresentati da Antonio Di Pietro, 'il matto', Emma Bonino, 'la morte' e Paolo Borsellino, 'la giustizia'.
- il mantra, de "la scelta di campo" tra "la libertà" e lo "stato di polizia della sinistra".
- Dal palco Denis Verdini (l'ex comunista ora affarista) spara "un siamo più di un milione".
- Treni, bus e persino la metropolitana gratis.(... e noi paghiamo!).
- quelli del "popolo della vita" che gridano contro la Bonino "favorevole a aborto ed eutanasia" e diffondono nell'aria l'appello al voto del 1948. Quello per cui nell'urna Dio ti vede e Stalin no".
- Gianni Alemanno che si lascia scappare un "siete bellissimi".
- il gettonatissimo "Renata presidente, lo vuole la gente". ... ma quale?
- un isolato stendardo della X Mas.

- l'introduzione alla festa sulle note di Star Wars.
- ovviamente l'inno del premier "Meno male che Silvio c'é".
- il duetto amoroso tra Umberto e Silvio.
- uno striscione da "il bue che dice cornuto all'asino" che recitava: 'Di Pietro mafioso, Santoro fascista'.
- le magliette con la scritta 'Meglio un giorno a San Giovanni che cent'anni da Luxuria'.
- un cartello 'se ci tieni al tuo bambino non votare la Bonino'.
- e ancora 'Anche gli iniqui magistrati saranno un giorno giudicati non da un collega fraterno ma dal giusto Padre eterno'.
- il premier che rilegge l'ormai noto discorso sulla sua discesa in campo. Era il 1994. Sedici anni fa. Ma in piazza nessuno sembra accorgersene.

VI BASTA?



Capitolo2: l'altra Italia

In contemporanea manifestavano a Roma i movimenti antagonisti per combattere la lucrosa "privatizzazione dell'acqua".


"Siamo in 200 mila", lo dicono gli organizzatori della manifestazione nazionale contro la privatizzazione dell'acqua in corso di svolgimento a Roma. Dietro lo striscione di testa, c'e' anche il missionario padre Alex Zanotelli e chi gli sta intorno sorride nel sentire le cifre, ma anche sottolinea: "Quello che conta e' la qualita' della partecipazione, piu' del numero".
Lo stesso Zanotelli si dice molto contento per il risultato dell'iniziativa e sottolinea: "Se nei prossimi mesi riusciremo a raccogliere le firme necessarie per far svolgere i tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua e poi riusciremo anche a vincerli, sara' il primo colpo che verra' dato alla privatizzazione, che per ora sembra purtroppo vincere in tutto il mondo. A farne le spese sono come sempre i poveri e i deboli e se le cose continueranno cosi' credo che ci saranno anche 100milioni di morti per mancanza d'acqua nel Sud del mondo".

Assenti invece le bandiere di partito. Una scelta precisa degli organizzatori, come spiega anche padre Alex Zanotelli: "Questo, come la promozione del referendum contro il decreto Ronchi, è un impegno non dei partiti ma per la prima volta della società civile, e se il referendum avrà successo sarà una straordinaria vittoria politica dal basso".

Alla manifestazione, organizzata dal forum dei movimenti per l'acqua, hanno partecipato i sindaci e i rappresentanti di vari comuni, tra cui Napoli, Modica, Gubbio, Corchiano, varie realta' politiche della sinistra, dei sindacati e delle associazioni della società civile come il 'No Dal Molin', il Popolo Viola, il Wwf, Legambiente ed il Gruppo Civico Archimede.

Qualcuno ha visto Bakeka?


A Milano sono scesi in strada a ricordo delle vittime di mafia (il più grande dei problemi da risolvere).

Un corteo di 150 mila persone ha sfilato ieri, sabato 20, per le vie di Milano in occasione della quindicesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa da Libera. Studenti, gruppi scout, associazioni e semplici cittadini si sono uniti al fianco degli oltre 500 familiari italiani e stranieri di vittime delle mafie presenti in manifestazione. Lo slogan scelto per questa giornata è stato: «Legami di legalità, legami di responsabilità», e sul palco allestito in piazza Duomo sono stati letti i nomi di oltre 900 vittime morte per mano delle mafie.

Nel corteo anche i figli e nipoti del sindacalista Epifanio Leonardo Li Puma, assassinato dalla mafia, che da oltre 60 anni aspettano giustizia. «Tutti nel nostro paese sapevano ma nessuno ha mai fatto nulla. Siamo qui a Milano per dire che è anche grazie a persone come nostro nonno e come Placido Rizzotto che oggi i siciliani hanno un tozzo di pane da mangiare». E in piazza duomo, in prima fila sotto il palco, ci sono anche i genitori dell'agente di Palermo, Antonino Agostino, ucciso insieme a sua moglie Ida Castelluccio il 5 agosto 1989. Da oltre 20 anni questa famiglia chiede che venga fatta giustizia, tanto che Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, ha giurato di non tagliarsi più la barba finché non verrà scoperta la verità sulla morte del figlio e della nuora.

Un adesione a 360°, dalla politica alla società civile e al mondo dello spettacolo, che ha colorato per una mattina le vie di Milano, mentre dal palco avveniva la lettura delle vittime di fronte ad una piazza Duomo in completo silenzio.

A chiudere la mattinata l'intervento del fondatore di Libera, don Ciotti: «Quello che si sta vivendo in Italia non è solo una crisi economica ma innanzitutto una crisi politica ed etica – ha detto dal palco - C'è bisogno urgente di onestà, trasparenza e rispetto delle leggi ad ogni livello, dobbiamo stare tutti uniti con il coraggio di dire basta». E per i famigliari delle vittime della mafia don Ciotti ha chiesto giustizia e verità.
Infine Don Ciotti ha affermato: "I candidati non si scelgono solo in base alle vicende giudiziarie, ma in base ai comportamenti e alle frequentazioni" e che "la politica tutta torni a essere politica con la 'p' maiuscola".

Tu, di quale Italia
fate parte?


martedì 9 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 16

In Campania votare
il malaffare di destra o di sinistra?





Meglio votare FICO!

Delitti a fin di bene
di Marco Travaglio

Nel "processo breve" a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione.
Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati. Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani).
Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici. Uno dei beneficiari dell’operazione – come han ricostruito i giudici – fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici.
I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco.
Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler.
De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di "riconversione industriale", utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard. Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino).
Per queste vicende la pm Nuzzi aveva chiesto al gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni indirette. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.


"Non potevamo dare la Campania ai casalesi"
di Luca Telese


Di Pietro: "Il patto è chiaro.

Se De Luca è condannato si dimette.

Nessuna poltrona per noi".


Domenica Il Fatto titolava con ironia sulla decisione presa al congresso dipietrista: "La svolta di Salerno". In prima pagina un editoriale di Marco Travaglio (critico) sulla scelta di appoggiare Vincenzo De Luca a Salerno. Eppure il padre della svolta, Tonino Di Pietro, non si scompone: "L’alternativa era consegnare la Campania al clan dei Casalesi. Quindi non sono per nulla pentito, anzi. Sono soddisfatto".

Onorevole Di Pietro, da uno a dieci quanto l’ha fatta arrabbiare il fondo di Travaglio?
Zero.


Zero?
Anzi, sono stato contento. Non solo non mi è dispiaciuto, ma si sta aprendo, dentro e fuori dall’Italia dei valori un dibattito interessante e utile. Cosa può produrre? Prima di tutto più informazioni. E poi un percorso ?di crescita. Un pacchetto di garanzie per gli elettori di tutta la coalizione.


In che senso?
De Luca è il candidato del Pd, quello che hanno scelto loro. Potevamo combattere la sua candidatura condannandolo alla sconfitta certa. Non solo lui, purtroppo, ma tutto il centrosinistra.


Evitare questo è la sua priorità?
Certo. Significa condannare la Campania a essere governata per cinque anni da Cosentino, dai suoi amici, e dal suo candidatino.


E invece?
Invece possiamo ingabbiare De Luca con una serie di condizioni. Ed è quello che stiamo provando a fare.


Ma lei ha letto i documenti dei suoi processi, prima di invitarlo al congresso?
E certo che l’ho fatto.


Che idea ne ha tratto?
Ho letto il rinvio a giudizio e le carte processuali nella loro sostanza.


Se l’accusa non è fondata vuol dire che i magistrati hanno sbagliato?
No, I magistrati hanno fatto bene ad aprire l’inchiesta. Il magistrato agisce perchè ha l’obbligo dell’azione penale. Ma De Luca ha altrettanto diritto a far valere le sue ragioni nel processo e deve dimostrare la sua estraneità nel processo.


Travaglio ha dei dubbi sul primo punto del vostro accordo.
L’impegno a dimettersi se condannato?


La condanna definitiva potrebbe arrivare fra un decennio.
Dal punto di vista legale è innocente fino a fine processo.


E dal punto di vista politico?
Dal punto di vista politico, e questo non è giustizialismo a vanvera, gli chiederei di dimettersi subito dopo una eventuale condanna.


Glielo chiedo in modo esplicito. L’Idv se De Luca non lo facesse toglierebbe la fiducia alla giunta?
E ci mancherebbe altro! E’ venuto fino al nostro congresso a darci garanzie!


Lei tre giorni fa definiva De Luca un rospo da baciare per non far vincere il coccodrillo...
Non mi sono rimangiato nulla, è quello che pensavo.


Oggi De Luca è diventato principessa?

Per nulla. In questo momento storico ho chiesto al congresso di fare uno sforzo di realismo politico.


Quanto ha contato il discorso di De Luca?
E’ venuto a giurare di fronte a 5mila persone. Ha promesso di usare la ramazza contro il clientelismo: noi staremo lì a controllare che questo avvenga.


Ci sono molti che promettono.
Intanto lui ha spiegato che non farà come Berlusconi. Che accetterà il verdetto. Chi vota noi sa che siamo lì per fare in modo che accada.


E’ un compromesso?
Sì, ma non cedo di un millimetro sui nostri principi. Non è la situazione ideale. Era o mangi la minestra o salti dalla finestra.


E lei cosa ha fatto?
Non mi sono buttato di sotto. Faccio in modo che la ministra sia condita di garanzie, e se possibile meno indigesta.


In altri tempi avrebbe buttato la ministra dalla finestra?
In altri tempi sul fornello del centrodestra non c’erano persone accusate di avere rapporti con i poteri criminali. Per me era facile salvarmi l’anima. Magari prendevo pure più voti! Ma abbiamo il dovere di sapere quale è il contesto.


Il congresso ha votato per acclamazione, senza scrutinio.

Ma avevano tutti alzato le mani! E’ stata una scelta partecipata e libera. Ci fossero stati dubbi avrei contato uno ad uno io stesso.


Barbato, il suo oppositore ha ritirato la candidatura. Gliel’ha chiesto lei?
Ma proprio per niente! Anzi. Non aveva rispettato tutte le regole statutarie, ma non ho fatto il pignolo.


Lei ha fatto il direttore d’orchestra sulle mozioni.
Oh, caspita. Ce n’erano seicento, anche dieci sullo stesso punto! Molte sono state accorpate per semplicità. Accade in tutti i congressi. Quella contro il familismo è stata un po’ annacquata. Io ho proposto di rivederla. In quel modo era incostituzionale. Nessun può impedire a qualcuno di far politica perché ha un parente che lo fa.


E’ contento di come è stata approvata?
Sì. Perché nessun parente otterrà cariche esecutive o rappresentative per nomina. Se vuole deve trovarsi i voti.


Arriviamo all’alleanza con il Pd. Solo due settimane fa lei aveva rotto i rapporti. Ha ceduto, lei o Bersani?
Il Pd era come una bella donna che deve scegliere un partner, ma si tiene due amanti.


L’altro era Casini?
Sì, l’inciucismo possiblista dell’Udc.

E adesso ha scelto voi?
Bersani ha detto chiaramente che l’asse portante è quello tra il Pd e noi. E che il Pd si oppone a tutti i tentativi di inciucio. E’ una bella conquista ottenuta grazie alla nostra iniziativa e alla nostra forza.

Ha voluto l’accordo su De Luca per rompere l’isolamento, visti gli attacchi del Corriere?

Mavà! Non ci azzecca proprio per niente! Mi convinca. Secondo lei mi spavento per quattro balle condite con una foto in una caserma dei carabinieri e un assegno che non abbiamo nemmeno incassato? Tzeee....

Era arrabbiato, però.
Beh, certo....Mi sparano addosso! Che sono masochista? Però sono dei fondi di barile, ho visto ben altro, e lei lo sa. Il patto con il Pd ha delle contropartite?

Il patto con il Pd ha delle contropartite? Ecco, proprio questo dovrebbe farle capire. Non abbiamo chiesto un poltrona, una! Non abbiamo nemmeno un candidato nostro!!!

Ci sarebbe Callipo....
Beh. In primo luogo non è dell’Idv. E non abbiamo nessuna certezza che lo votino. Magari. Vede, si potrà dire tutto di noi, in questa storia. Ma l’unica cosa certa è che non vogliamo poltrone.


Tu quoque Tonino...
di Beppe Grillo

Il giorno dopo l'appoggio a De Luca come Governatore della Campania da parte di Antonio Di Pietro mi sono svegliato con la testa pesante, con un senso di nausea. Non ne ho capito subito il motivo. Poi ho messo a fuoco i miei pensieri e ho rivisto migliaia di persone che applaudivano convinte, con una standing ovation, una persona che incarna l'esatto contrario di Antonio Di Pietro. Marco Travaglio ne descrive per filo e per segno nel Fatto Quotidiano di oggi le vicende giudiziarie strettamente intrecciate con il Pdmenoelle emilianoromagnolo di Bersani. Non le ripeterò a mia volta. Non basterebbe il post per elencarle. Per De Luca non è necessario aspettare la sentenza, parla la sua faccia, la sua arroganza, la sua ignoranza come potete ammirare nel video che mi ha dedicato quando criticai l'inceneritore di Acerra.
Per un partito che ha fatto delle mani pulite la sua bandiera, uno come De Luca rappresenta un suicidio politico. Infatti, chi ha le mani sporche potrà dire che Di Pietro è uguale agli altri. Ghedini, Belpietro e Feltri pagheranno di tasca loro per poterlo affrontare in una trasmissione televisiva. Ci sarà la fila. Resta però il fatto che Antonio Di Pietro non è uguale agli altri. E allora, perché dilapidare un patrimonio di consensi per un signore con due processi pesantissimi in corso? Era meglio Bassolino che di processo ne ha uno solo ed è anche più simpatico di De Luca.
Io sono grato a Di Pietro per il sostegno che ha sempre dato alle iniziative del blog, come i Vday o la manifestazione dei familiari antimafia. L'unico tra i segretari di partito a esprimere pubblicamente la sua solidarietà nei miei confronti. La Rete sta giudicando in modo severo, quasi da amante tradita, l'operato di Di Pietro. Io non lo farò, avrà le sue ragioni che non sono le mie. Però Bersani e La Torre in prima fila al Congresso dell'Italia dei Valori (insieme al convitato di pietra Massimo D'Alema) rappresentano un'idea della politica che non mi appartiene, quella dei compromessi, del meno peggio, della mancanza di alternative in nome di una governabilità che ci ha regalato decenni di Andreotti, Craxi e Berlusconi. Mi dispiace, non mi interessa.
Il MoVimento 5 Stelle vuole cambiare le regole del gioco. In Campania candida Roberto Fico, un cittadino preparato e incensurato di 35 anni. I cittadini devono rappresentare sé stessi in prima persona e gli eletti rispondere ogni giorno delle loro azioni attraverso la Rete. Ognuno conta uno. Il Programma è il punto di rifermento. Idee e non ideologie. La politica come servizio (temporaneo) e non come professione. I mezzi che giustificano i fini sono un'emerita cazzata. Il fine e il mezzo sono la stessa cosa. Se il primo è merda, lo diventa anche il secondo. Tonino, torna indietro.


lunedì 8 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 15

A Tonì ma ke c'azzekka!

L'Idv "assolve" De Luca con standing ovation
di P. Zanca

I delegati danno il via alla candidatura, contrario De Magistris

La Madonna pellegrina è andata a giudizio. Il processo (breve, dice De Magistris) a Vincenzo De Luca, candidato Pd alla regione Campania, finisce in un’assoluzione con formula piena. Per lui, è standing ovation. Antonio Di Pietro ieri mattina lo ha chiamato al telefono: "Stiamo decidendo che fare con te. Vuoi venire a convincerci?". "Alle tre e mezza sto lì", ha risposto l’imputato.
Arriva puntuale, quando Di Pietro ha già spiegato alla platea come accoglierlo. "Abbiamo tre opzioni: non votarlo, votarlo senza condizioni o mettere dei paletti. L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi". La strada, insomma, era spianata. Solo i "dissidenti", continuavano a sperare che ci fosse un’altra soluzione. "Avremmo voluto un candidato autonomo, come in Calabria, e non farci mettere spalle al muro dal Pd", spiega Carlo Diana dall’Emilia.
Per il resto “la linea dei paletti” all’ora di pranzo aveva già sfondato: "Se si dimette anche in caso di condanna in primo grado, va bene", dice il siciliano Salvo Di Blasi. "Vogliamo dare un peso o no alla presunzione di innocenza?" si domanda Denis Rosa, avvocato veneziano. "Se poi sarà condannato, fuori immediatamente, a calci", aggiunge Alessandra Maiorano, 23enne padovana. "È un atto di fiducia, non solo a De Luca, ma anche a Di Pietro", chiosa Antonino Pipitone, che a Padova fa l’assessore. Già, altro che rimettersi all’assemblea, con il discorso dei paletti, Di Pietro si è assunto una responsabilità non da poco.
E forse nemmeno lui si aspettava le standing ovation. Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori".
Mentre applaudono lui, i delegati applaudono il loro presidente. "La magistratura indaghi a 360°". "Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi". "Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni". La vulgata è quella del Tonino nazionale: "Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi". "Basta con i bastimenti al Columbus Day a spese della regione".
Quando finisce, Di Pietro allarga le braccia. C’è altro da aggiungere? No. L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: "Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina". Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. "Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare".
Fausto Morrone, candidato alle regionali per l’Idv, è uno dei maggiori oppositori di De Luca a Salerno: "Io non ho applaudito. I suoi capi d’imputazione non sono quelle sciocchezze che vuole far credere: ha favorito imprenditori, ha incentivato la speculazione, non è stato abbastanza vigile sulle infiltrazioni camorristiche. Capisco Di Pietro: pur soffrendo di gastrite, se De Luca in Campania serve a non dare l’immagine di un centrosinistra frammentato, va bene così. Ma ad applaudirlo no, io non ce l’ho fatta".



CLICCA QUI

E GUARDA BENE CHI E'
VINCENZO DE LUCA

E QUI


B. ringrazia e dice:
"che pipponeee!!!"




venerdì 8 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 4

Il più grande illusionista del '900
di Antonio Tabucchi


È riuscito a far sparire la fine del secolo, come i miliardi dalle banche: l’Italia è ancora negli anni Ottanta

Dieci anni fa moriva Bettino Craxi nella sua residenza tunisina. Fuggiasco, con due mandati di cattura sul capo e due condanne definitive a dieci anni per corruzione e finanziamento illecito: miliardi di lire imboscati in conti esteri. Oggi i suoi fan lo commemorano: ogni categoria ha il suo santo patrono. Il Pride ideato dalla signora sindaco di Milano partirà da quella città diretto al Senato della Repubblica. E intanto giungono i "messaggi".

Il ministro Frattini dichiara che si deve "lasciare ai professionisti delle manette la prospettiva di seminare odio e inimicizia". Dove per "professionisti delle manette" altro non si può intendere che le forze dell’ordine (carabinieri, polizia, guardia di finanza) cui lo Stato affida il compito di arrestare i professionisti del crimine. Ma se arrestare criminali pare sconveniente al ministro, è strano che faccia sapere al presidente della Repubblica che nella sua prossima visita ufficiale in alcuni paesi africani non potrà esimersi dal fare una deviazione in Tunisia per sostare in raccoglimento sulla tomba di Craxi.

Non si capisce perché un nostro ministro in carica si rechi in un paese come la Tunisia che il Consiglio d’Europa ha più volte censurato per le torture e le feroci repressioni del dittatore Ben Ali.

Altri messaggi provengono da Gianni De Michelis, già pluricondannato per corruzione (tangenti autostradali nel Veneto e scandalo Enimont), con pene sospese con la condizionale. In America un rottamato del governo Nixon non scriverebbe neppure su un giornalino dello Iowa. In Italia De Michelis merita l’attenzione della grande stampa. Cito: "La stragrande maggioranza degli italiani riconosce il ruolo politico di Craxi, cioè del più grande statista della fine del Ventesimo secolo. Grillo, Travaglio, Di Pietro rappresentano una minoranza molto esigua che esiste in tutte le società del mondo". (Repubblica, 31/12/09). Non si capisce bene con quali motivazioni De Michelis affermi che le persone da lui indicate esprimano una minoranza.

È esattamente il contrario. Nonostante la sua frequentazione delle aule di giustizia, si è dimenticato che i tribunali della Repubblica pronunciano le sentenze in nome del popolo italiano. Ma se vuole una revisione del processo a Craxi può portare le prove.

Ma a De Michelis interessano soprattutto gli statisti. Si veda la sua opera, purtroppo l’unica finora pubblicata, Dove andiamo a ballare stasera? Guida a 250 discoteche italiane, Mondadori 1988, un esemplare trattato per diventare statisti, politici e ministri. Craxi ne fu entusiasta e la preferì al socialismo liberale di Norberto Bobbio, un filosofo che gli pareva troppo scomodo e che definì fuori di testa. Forse De Michelis voleva dire un grande statistico: e infatti Craxi i 150 miliardi di introiti illeciti li suddivise con un fine senso della statistica in conti personali sparsi fra Svizzera, Liechtenstein, Caraibi ed estremo oriente, e nel ‘98, quando la Cassazione ne dispose il sequestro, i soldi erano spariti.

Ma finalmente De Michelis esplicita i tre motivi per cui lo considera un grande statista: "Penso a come prese di petto la vicenda di Sigonella. Penso al viaggio sulla tomba di Allende nel Cile di Pinochet: in quel cimitero gli prudevano davvero le mani. Penso ai soldi dati ai movimenti di liberazione, senza andare troppo per il sottile, come fu per l’Olp di Arafat” (Repubblica, cit.).

La vicenda di Sigonella Craxi la prese di petto, eccome. Il signor Leon Klinghoffer, l’ebreo americano in carrozzella che i terroristi buttarono a mare, la prese in un altro modo. Il fatto è che per la prima volta nel dopoguerra Craxi impose alla comunità internazionale l’idea che un atto di terrorismo possa essere considerato lecito. Quanto al prurito alle mani in Cile, resta il mistero. Gli durò a lungo? Come se lo fece passare? Su un evento biografico così importante De Michelis purtroppo tace.

E infine i soldi che elargiva all’Olp di Arafat "senza andare troppo per il sottile". Viene spontanea una domanda: ma chi glielo aveva ordinato, a Bettino Craxi, di dare soldi sottobanco all’Olp di Arafat? Se fossero stati soldi di famiglia sarebbe solo un problema politico, ma dato che erano soldi di tangenti, cioè denaro sporco, la faccenda si complica. E poi: il grande statista lo sapeva che anche Arafat, i soldi, invece di usarli per la sua organizzazione li imboscava come lui su conti personali in Svizzera e in Francia?

Ma De Michelis dimentica le imprese che fanno del Nostro uno statista sui generis: per esempio la sua amicizia con Siad Barre, un sanguinario dittatore che con un colpo di Stato, dopo aver fatto fucilare intellettuali, giornalisti e oppositori, aveva instaurato dal 1969 una feroce dittatura in Somalia e che ricevette da Craxi montagne di denaro. Era la cosiddetta "cooperazione italiana". Per il solo quadriennio 1981-84, Craxi stanziò per la dittatura di Barre 310 miliardi di lire. Tralascio le armi italiane alla Somalia, oltre agli aiuti "tecnici" e le magnifiche autostrade costruite nel deserto.

Del grande statista il suo devoto dimentica poi la legge Mammì, la revisione del Concordato del 1984 con l’attribuzione dell’8 per mille alla Chiesa, il debito pubblico che da 400 mila passò a 1 milione di miliardi di lire, l’Alfa Romeo regalata alla Fiat e sottratta alla Ford che l’avrebbe pagata, le amicizie con Licio Gelli, le parole di sostegno ai generali argentini contro la Gran Bretagna durante la crisi delle Falkland. E infine la Tunisia.

Craxi la scelse come punto di fuga nel 1994. In quel paese dal 1987, con un colpo di Stato sostenuto dal nostro Sismi, aveva preso il potere un certo Zine El-Abidine Ben Ali, instaurando un regime di terrore dove sparizioni, omicidi e torture erano all’ordine del giorno. Evidentemente a Craxi piaceva, non gli prudevano le mani. Ben Ali, si noti, è "presidente" della Tunisia da 21 anni, perché "ama il suo popolo e ne è riamato", come dice la sua propaganda.

Il devoto del grande statista conclude con un messaggino al presidente della Repubblica: "Alle elezioni del ’92 cominciammo ad ospitare nelle liste del Psi alcuni miglioristi: Borghini, Minopoli, Francese. Altri, più vicini a Napolitano, saltarono solo per un’esitazione dell’ultimo secondo. Poi, venne Mani Pulite (…) Non gli tiro la giacca, il capo dello Stato sa cosa fare. Avrà un grande ruolo, perché Bettino offre a tutti una grande occasione…". Bettino offre a tutti una grande occasione. Meglio girar la testa dall’altra parte e fare finta di non avere sentito.

Ma c’è una cosa che De Michelis non può dire, ed è una cosa che fa di Craxi a suo modo un "grande". Non certo il più grande statista della fine del secolo, ma il più grande illusionista della fine del secolo. Perché Craxi, con l’aiuto dei suoi fidi, la fine del secolo è riuscito a farla sparire, come i miliardi dalle banche. Non ha imboscato solo i soldi delle tangenti, ha imboscato anche il Tempo. Dove abbia nascosto la fine del secolo, in quale remoto conto off-shore o in quale Buco Nero dell’universo non si sa, ma è sparita.

Il Novecento è finito e il nuovo secolo (anzi il nuovo millennio) si è portato via il vecchio, con la sua storia e i suoi detriti, che in occidente sono volati via dappertutto, in America come in Europa. Meno che in Italia, che probabilmente non appartiene all’Europa. Gli italiani non sono nel Duemila, sono ancora nel millennio scorso: ci sono ancora i comunisti (lo dice Berlusconi), c’è ancora il Sillabo, ci sono ancora i Servizi deviati, c’è ancora la mafia che lavora coi politici e i politici che lavorano con la mafia, c’è ancora il conflitto d’interessi, c’è ancora senza esserci l’Alitalia, c’è ancora Porta a Porta, c’è ancora D’Alema e soprattutto c’è ancora Bettino Craxi, e dunque c’è Berlusconi.

Voi siete (noi siamo) ancora negli anni Ottanta, cari connazionali, quando c’era la Democrazia cristiana, la P2, la Milano da bere e De Michelis componeva la sua fondamentale opera sulle discoteche italiane. È la notte dei morti viventi. E per fortuna siamo agli anni Ottanta, perché se va avanti (anzi indietro) così, domani potremmo leggere sui giornali: "Individuati i responsabili della bomba al tribunale o alla questura tal dei tali. Si chiamano Pietro Valpedra e Giuseppe Pinelli".

Una strada intitolata a Craxi? Ma che gli diano pure un vialone. Purché l’eventuale via che Ilaria Alpi meriterebbe ne sia a debita distanza. Dove andiamo a ballare stasera? Ma al Senato, tesoro.


Bettino Craxi
Hotel Raphael, 30 Aprile 1993



Questo è quello che ci propinano





CON P. RICCA E D. MARTINELLI

CONTRO L'INTITOLAZIONE

DI UN LUOGO A BOTTINO CRAXI


Sabato 9 gennaio 2010, regolarmente autorizzata dalla questura, ci sarà una manifestazione contro la proposta d'intitolazione di una via a Bettino Craxi, a lui come a chiunque come lui abbia approfittato della propria posizione istituzionale per fini personali.


lunedì 23 novembre 2009

L'opposizione dura del PD!

No B-day


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Da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009

La Legge è (di nuovo) uguale per tutti... almeno sulla carta!

BOCCIATO IL LODO ALFANO
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!


Noi non ne dubitavamo. Quello che ci lascia perplessi è la troppa gente che esulta. Non tornano i "conti"! Sappiate che passato un Berlusconi, c'è sempre pronto un'altro "Trombetta"!


Tra tutti gli interventi della prima ora diamo spazio (doveroso) a Tonino:


Immunita'? No grazie


Da una parte, se si chiede al Capo dello Stato di non firmare lo scudo fiscale, che tutela con l’anonimato e l’impunibilità mafiosi ed evasori, si è accusati di “tirare per la giacchetta”, se si definisce poi “vile” l’atto di abdicare alle funzioni del suo ruolo, si finisce per essere passati al setaccio dalla Procura.

Dall’altra parte, abbiamo parlamentari in duplice veste: deputati, avvocati del premier e dello Stato, che vengono ascoltati per argomentare alla Consulta come un lodo “di sartoria” per Berlusconi e tre alte cariche dello Stato, sia legittimo alla faccia di 60 milioni di individui. Guarda caso, però, solo lui ha più di un processo che lo attende al varco.

Giorgio Napolitano non è al di sopra della Costituzione ma ne è il garante. Finché decide di esercitare le sue funzioni, questa prerogativa lo contraddistingue dagli altri cittadini, diversamente, è un comune cittadino. Non ritengo di aver oltraggiato ma, al contrario, difeso e salvaguardato la figura del Capo dello Stato che oggi porta un nome e domani ne porterà un altro. La figura del Capo dello Stato deve rimanere integra al di là del suo volto. Napolitano ha firmato in 24 ore il ‘Lodo Alfano’, ha firmato con timide osservazioni la legge sulle intercettazioni, ha firmato in 24 ore un’amnistia fiscale mascherata da scudo all’americana quando invece era alla lussemburghese.
Mi domando: può un cittadino comune, per di più espressione dell’8% dell’elettorato italiano, esprimere qualche perplessità sull’operato di questo Presidente della Repubblica?
Rispondo di si, ed è ciò che ho fatto e che rifarei.

Io sono qui, non mi nascondo dietro il Lodo delle quattro più alte cariche dello Stato e non so che farmene dell’immunità parlamentare. Sono qui per la procura di Roma, sono qui per i politici in doppiopetto blu che si indignano, sono qui per le penne veloci al loro soldo che hanno pubblicato con solerzia la notizia del “forse al vaglio della Procura”, ma che oscurano il programma di governo dell’Italia dei Valori.
Sono qui e sarò qui anche quando verranno mandati a casa dai loro elettori appena il loro garante alla Presidenza del Consiglio toglierà le tende.

da antoniodipietro.it


... e ad un commentatore che ha sintetizzato molto bene:

Berlusconi in Tribunale, Napolitano ai giardinetti!
da antefatto.it # 72 commento di Max/9 il 7/10/2009 alle 18:32


giovedì 16 luglio 2009

La ninna nanna di nonno morfeo


Questo è il "clima civile" auspicato, ovvero, il sonno delle coscienze!


Il presidente della Repubblica, detto Morfeo, ha promulgato la legge sulla sicurezza.
Nel promulgarla, sottolinea, tuttavia, che «suscita perplessità e preoccupazioni l'insieme del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta, ad un attento esame, contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità».

Peppino De Filippo diceva: "E ho detto tutto!"... cioè non ha detto nulla!

Palazzo Gigi esprime "soddisfazione e apprezzamento per la promulgazione" e in un comunicato sottolinea che "le considerazioni del capo dello Stato saranno valutate attentamente" e che "si terrà conto delle notazioni e dei suggerimenti" di morfeo "già a partire dalla prima applicazione della legge".

Continuiamo a farci del male, dai! Applicazione delle leggi a seconda dell'umore! Ecco quale potrà essere prossimamente una notizia sul Corriere delle Sera:

Intercettata una nave carica di clandestini al largo di Lampedusa.


Il comandante un mese fa aveva telefonato a palazzo Chigi per sapere come avrebbe dovuto applicare la norma. Forse tra una settimana si chiarirà tutto; sono tuttora in corso le consultazioni tra il governo ed il presidente della Repubblica.

Oppure, in questo clima di stravolgimento della legalità e della democrazia, ognuno farà quello che ca..o più gli aggrada! Ovviamente per quelli che hanno un po' di potere; gli altri saranno equiparati direttamente ai clandestini.
Quindi allontanati, espulsi o presi direttamente a cannonate.

In questo clima di "sonnolenza" collettiva, alla fine, si addormenterà anche la maggioranza!



La minoranza minorata lo è già da troppo tempo (o fa finta?)


Il modo dell'informazione, invece, fa finta di essere sveglio, appunto, per informarci sullo stato "reale" delle cose!



Ah, poi c'è il Pera che attacca (con il permesso del capo) il Morfeo e allora va bene così. Mica si chiama Grillo, Di Pietro o Travaglio o...

BUONA NOTTE!

lunedì 8 giugno 2009

CLOPPETE CLOPPETE: il nuovo avanza

Siamo 2.500.000



8 per cento! Una rete di persone nuove che avanza per ricostruire l'Italia sulle ceneri del pdl e del pdmenoelle e per sfiancare l'europa delle banche e delle multinazionali.

BELLA PER NOI...
BELLA PER TUTTI!






giovedì 4 giugno 2009

Appello al voto per l'Europa

Per spazzare via psicopapinani e franceschani


Il gruppo civico Archimede vi consiglia la giusta via... nel caso l'aveste smarrita!
3 NOMI 3 che ci fanno sperare, anzi credere, in un modo nuovo di fare politica.
Poco importa se si sono radunati in una lista anch'essa frutto della partitocrazia. Hanno già dimostrato di saper essere liberi ed indipendenti... e per questo ne hanno già pagato e lo pagano tuttora, un alto prezzo!



ECCOLI:

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LUIGI DE MAGISTRIS






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SONIA ALFANO

Il mio sito web Mi presento Curriculum





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CARLO VULPIO

Il mio sito web Mi presento Curriculum



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mercoledì 20 maggio 2009

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia


Condannato Mills. Berlusconi: sentenza scandalosa, stampa si vergogni
di Giuseppe Fonte - Reuters Italia

"La sentenza di condanna dell'avvocato britannico David Mills è scandalosa e contraria alla realtà".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione di oggi delle motivazioni della sentenza emessa lo scorso febbraio in primo grado.
Secondo i giudici di Milano, infatti,
Mills agì come falso testimone per garantire l'impunità a Berlusconi e Fininvest nel processo sui diritti televisivi.
Berlusconi, irritato dalle domande poste in conferenza stampa, si è anche infuriato con una cronista e ha detto che la stampa si deve vergognare.


IN PARLAMENTO APPENA POTRO' DIRO' MIA IDEA SU GIUDICI

"È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà come sono assolutamente sicuro sarà accertato in appello. Io ho annunciato stamattina che riferirò in Parlamento e appena avrò tempo, in quella sede, dirò finalmente quanto da tempo penso di certa magistratura", ha detto Berlusconi durante una conferenza stampa a L'Aquila.
"Quando il processo riprenderà ci sarà un'assoluzione assoluta, se c'è un fatto che è indiscutibile è che non c'è stato nessun versamento al signor Mills", ha detto Berlusconi.
Il capo del governo si è scagliato anche contro il centrosinistra:
"Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete è completamente annullata. Si attacca a cose di questo tipo come già ha fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite".
Berlusconi è anche arrivato a definire "
un pericolo per la democrazia" il leader dell'Italia dei valori, l'ex magistrato Antonio Di Pietro.
Dopo che è uscito il testo della sentenza, Di Pietro - oggi leader dell'Idv ed ex magistrato del pool di 'mani pulite' - ha invitato
Berlusconi a dimettersi o a rinunciare al lodo Alfano, la legge che sospende i processi delle principali cariche dello Stato fino al termine del loro mandato. Anche il Partito democratico ha chiesto che il premier rinunci alla immunità.


BERLUSCONI S'INFURIA CON CRONISTI: VERGOGNATEVI

Il Capo del governo ha ingaggiato poi un duro confronto con una cronista de L'Unità, arrivando ad
infuriarsi e ad alzare la voce.
La tensione è salita al culmine quando la giornalista ha chiesto a Berlusconi se non sarebbe meglio farsi processare e perché non accetta il processo di Milano. E il presidente del Consiglio ha risposto:
"Su questa cosa mi infurio. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado io o se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi".
"È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento", ha continuato Berlusconi, che si è poi rifiutato di rispondere a una domanda di un cronista di Repubblica.
"Non rispondo a Repubblica, se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato. Ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico. Lo riconfermo in pieno", ha detto Berlusconi.
In questo caso, a irritare il Capo del governo è stata la domanda dell'inviato Gianluca Luzi che chiedeva se risponderà in Parlamento alle
dieci domande poste da Repubblica sulla vicenda di Noemi Letizia e delle cosiddette veline.
"È un caso privato. E non è un attentato alla libertà di stampa. Non pensate di cadere nel ridicolo quando sostenete che in Italia non c'è libertà di stampa? Pensate che il primo ministro abbia i titoli e la capacità di interferire sulla libertà di stampa?", ha continuato Berlusconi.
E, sempre parlando di Noemi, Berlusconi ha detto:
"La ragazza è stata bersaglio in modo incredibile dei giornali, si sono interessati perfino ai beni intestati a lei dalla famiglia. Tutto ciò è veramente vergognoso".
"La stampa si deve vergognare. Pubblica notizie non vere facendo del male al Paese", ha continuato Berlusconi.

Infine è stata posta una domanda dal nostro inviato Shaker85: "Signor presidente delle sue palle, per quale motivo si permette di giudicare una sentenza di un tribunale della repubblica (delle banane) nel quale è coinvolto nonostante il lodo alf...ano gli pari l'ano?

Lo psiconano ha risposto:

"L'etat c'est moi!"

(L0 stato sono io!) < CLIC, PLIZ!


giovedì 16 aprile 2009

Ipocrisia terzomondista

Ipocrisia terzomondista

Dal blog di Antonio Di Pietro... noi condividiamo in pieno!



Siamo al paradosso: Santoro deve "riparare" alla trasmissione del 9 aprile, Vauro viene allontanato dal servizio pubblico per una vignetta. Parola di Mauro Masi, nuovo direttore generale della Rai, che ad interim suggerirei anche per Mediaset.

In questo Paese l'informazione sta regredendo a propaganda. Chi non si allinea è fuori, sia che si chiami Santoro piuttosto che Vauro, Travaglio, Guzzanti, Mentana, Fazio o Giuliani. In compenso le cariatidi della propaganda avanzano. Come se chiedessimo ad Emilio Fede di riparare a tutti i suoi telegiornali dal 1992, quando fu nominato lacchè televisivo di Silvio Berlusconi.

Come se chiedessimo a Mario Giordano, lacchè giornalistico di Silvio Berlusconi, di dedicare le prime pagine del quotidiano Il Giornale per i prossimi 10 anni alle denunce prese e alle smentite mai pubblicate per l'informazione spazzatura con cui avvelena i cittadini.

In questo Paese la maggior parte delle trasmissioni e degli articoli giornalistici sono volutamente proposti senza contradditorio o con un contraddittorio inesistente.

Le notizie dei TG sono tagliate, censurate, montate ad hoc per costruire continui spot politici. Gli articoli della carta stampata, quando costretti a riportare un'informazione plurima, ricorrono a titoli e fotografie comunque fuorvianti. L'informazione in questo Paese è quella di uno Stato terzomondista.

Al vignettista Vauro, di cui stimo la professionalità, faccio solo l'augurio che il provvedimento di Masi trovi concreta attuazione in modo da poter esprimere in completa libertà le sue ideeRete compresa. da altre parti,


domenica 15 marzo 2009

Lo Stretto sotto al ponte


Riportiamo uno stralcio dell'intervista all'on. Di Pietro, rilasciata il 13 marzo u.s. al quotidiano L'Unità, dove spiega, i percorsi e la destinazione dei 18 miliardi annunciati dal governo per avviare i cantieri delle grandi opere focalizzandoci sul Ponte dello Stretto di Messina.

L'Unità: Cos’è il piano infrastrutture?
Antonio Di Pietro: «Il governo Berlusconi 2001-2006 fece la Legge Obiettivo, procedure semplificate per grandi opere necessarie».

L'Unità: Che lei ha condiviso?
Antonio Di Pietro: «Che in linea di principio l’Ulivo, tranne qualche resistenza, ha condiviso. Criticammo pero’ il piano perchè il governo aveva individuato una serie di opere inutili e non realizzabili. Servivano 130 miliardi subito, per cominciarle. Altri 200 per completarle. Un libro dei sogni in cui ognuno aveva cercato di metterci il ponte di casa sua».


...

L'Unità: E il ponte sullo Stretto? Berlusconi ha stanziato un miliardo e 300 milioni.
Antonio Di Pietro: «Soldi vecchi, tolti da altre opere necessarie per la Sicilia e la Calabria e riciclati nel ponte. Ecco perchè si lamenta così tanto Lombardo (il segretario Mpa). Quella del Ponte è una storia emblematica. Serve un po’ di pazienza...».

L'Unità: Prego.
Antonio Di Pietro: «Nel 2006, quando andiamo al governo, Sinistra e Verdi sono contrari all’opera e chiedono la rescissione del contratto con la società del Ponte. Chiediamo all’Avvocatura quanto costa la rescissione e ci dicono 388 milioni di euro che Impregilo e il consorzio di imprese avrebbero incassato netti, senza tasse».

L'Unità: Uno spreco.
Antonio Di Pietro: «Totale. Leggo il contratto e trovo il cavillo: manca il progetto esecutivo, Impregilo non lo ha ancora presentato, solo quello costa 60 milioni. Impregilo capisce e fa un passo indietro. Senza il progetto io posso, con un giro di competenze dal ministero dell’Economia all’Anas, stornare il miliardo e 300 milioni già presenti nelle casse della Società dello Stretto su altri progetti viari per Sicilia e Calabria e non pagare alcuna penale».

L'Unità: Un giro di valzer di milioni?
Antonio Di Pietro: «Togliamo soldi a un capitolo come il Ponte sullo Stretto per darne a un altro utile. A cosa servirà il Ponte se la Calabria non ha le vie d’accesso al Ponte?».

L'Unità: Berlusconi dice che il Ponte - inizio lavori 2010, fine nel 2016 - porterà cantieri, lavoro, un antidoto alla crisi.
Antonio Di Pietro: «Falso. Primo perchè chissà mai quando sarà cantierato il primo lotto del Ponte: ancora oggi non esiste il progetto esecutivo, sappiamo che ci saranno due piloni davanti a Reggio Calabria ma non esistono calcoli sul cemento necessario. Secondo perchè non ci sono altri soldi. Per gli altri lavori, invece, quelli del nostro piano regionale, i cantieri potevano essere già aperti. I soldi erano già assegnati».



...

L'Unità: Di Pietro, ci sarà qualcosa di vero nel progetto del governo?
Antonio Di Pietro: «Quattro miliardi, su 18 annunciati, a partire dal 2010. Gli altri 14 li aveva trovati il governo Prodi destinandoli a opere assai più utili».


...

Cos dicon gli abbetanti del luoco?
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LOL LOL