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mercoledì 10 febbraio 2010

Per i soldi e per il potere

Per i soldi e per il potere se farebbero dà pure in c...!

IL VOSTRO!!!

Alla Polverini serve l'appoggio di Caltagirone, sullo sfondo l'Acea
di Daniele Martini

Acea: la vera posta in gioco alle regionali del lazio.

Il gigantesco affare dell’Acea, l’azienda comunale romana della luce e dell’acqua, è come un missile a più stadi con tanti manovratori e un puntatore deciso e nascosto: Francesco Gaetano Caltagirone. Primo costruttore capitolino, azionista molto influente della società pubblica, anche se con appena il 7,5 per cento del capitale, editore del Messaggero, del Mattino di Napoli e di altri quotidiani in giro per l’Italia, e infine, faccenda per niente secondaria, suocero del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini,


Caltagirone da tempo ha messo nel mirino il business Acea. Il primo stadio del missile è partito dopo le elezioni dell’aprile 2008 che hanno decretato il cambio della guardia in Campidoglio con l’affermazione di Gianni Alemanno (Pdl). L’ultimo è in fase di sganciamento ed è collegato alle elezioni regionali e alla lotta nel Lazio tra la candidata di centrodestra, Renata Polverini, e quella di centrosinistra, Emma Bonino.


NUOVA STRATEGIA.
Uno dei primi atti pesanti di politica economica del nuovo sindaco fu proprio l’affare Acea e le decisioni prese a riguardo furono così radicali da assumere l’aspetto di un ribaltone. Non solo per i vertici, con l’allontanamento di Andrea Mangoni, l’amministratore delegato voluto dal sindaco precedente, Walter Veltroni, sostituito con Marco Staderini, ex amministratore Rai, ex numero uno di Lottomatica, e noto come esponente della cerchia più ristretta dei fedeli di Casini. Ma soprattutto per la sostanza delle cose. Fino a quel momento la strategia dell’Acea si basava su quella che in gergo chiamavano la “chiusura del ciclo” e cioè l’integrazione tra l’attività idrica, quella elettrica e quella auspicabile del gas. Con l’ingresso in quest’ultimo settore l’azienda romana controllata per il 51 per cento dal comune avrebbe acquisito “la massa critica necessaria per massimizzare efficienza e competitività a livello nazionale”, com’era scritto nel sito ufficiale, così da poter competere da pari a pari con i grandi del settore italiano dei servizi, dalla bolognese Hera alla lombarda A2A a Iride-Enia. A portata di mano di Acea c’era un’azienda acquistabile, la Romana Gas, controllata da Italgas e quindi dall’Eni, disposto a cedere l’asset capitolino dopo aver deciso di espandere per motivi di Antitrust la sua sfera di influenza in Belgio acquistando Distrigas. Il venditore di Distrigas non era uno qualsiasi, ma Gaz de France (Gdf)-Suez che con poco meno del 10 per cento è l’altro azionista di minoranza come Caltagirone proprio dell’azienda comunale.

I FRANCESI.
In pratica tra Eni e Gdf ci sarebbe stato uno scambio e il risultato finale avrebbe consentito ad Acea di “valorizzare il cliente e ridurre i costi di gestione”. Non era un’idea peregrina dal punto di vista della politica industriale, anzi, ma dal punto di vista della nuova maggioranza capitolina e soprattutto di Caltagirone, che quella maggioranza aveva contribuito a far vincere anche tramite l’impegno del genero Casini, l’operazione era viziata da un difetto grosso come una casa. Grazie allo scambio con Eni, Gaz de France presumibilmente avrebbe accresciuto la sua quota azionaria in Acea e di conseguenza sarebbe sceso il peso specifico dello stesso Caltagirone. Ovvio che l’operazione gas andasse fermata e infatti è stata uccisa in culla.

VENDITA FORZATA.
Nel frattempo è partito il secondo stadio del missile. Alla fine dell’anno il Parlamento ha approvato il decreto del governo su cui al Senato è stata posta addirittura la fiducia, finito sui giornali come la “privatizzazione dell’acqua”, un testo che impone alle società pubbliche di servizi come l’Acea di cedere la maggioranza scendendo sotto il 40 per cento entro giugno 2013 e addirittura sotto il 30 entro la fine del 2015. Per Caltagirone quel testo è una manna perché per un acquirente comprare da un venditore costretto a cedere addirittura per legge è come il gatto che gioca con il topo. Se poi quel venditore è ben disposto per via di aderenze politico-parentali, tanto meglio. Per il grande costruttore romano l’affare Acea diventa sempre più invitante non tanto per la gestione dell’acqua, settore che richiede investimenti massicci e assicura ritorni economici soddisfacenti in tempi generalmente lunghi. Ma per altri due aspetti: la vendita di elettricità, business che invece è ad alto rendimento immediato, e gli appalti per la manutenzione della rete elettrica e gli acquedotti dove, com’è facile capire , Caltagirone gioca in casa.

SOGNANDO RENATA.
L’ultimo stadio del missile Acea è in fase di sganciamento proprio in questi giorni di campagna elettorale. Per Emma Bonino la faccenda è semplice: sull’Acea non ha cambiali da pagare a nessuno e quindi le viene facile sostenere che l’azienda capitolina non va privatizzata. Per la Polverini e il sindaco Alemanno, invece, la questione sta diventando molto scivolosa. Come candidata che si autodefinisce sindacal-popolare, all’ex sindacalista dell’Ugl verrebbe spontaneo mettersi di traverso, ma non osa perché per vincere non può fare a meno di Casini. Che per proprietà transitiva vuol dire Caltagirone.

lunedì 23 novembre 2009

L'opposizione dura del PD!

No B-day


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Da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

I "pollitici" nostrani

LOL LOL LOL


Questo è il "vero VIRUS" (trasversale) che colpisce la società italiana.
Il vaccino per debellarli è il Nuovo Rinascimento, il Movimento a 5 Stelle!


Si annida al CENTRO...




... nel CENTROSINISTRA...



... nel CENTRODESTRA!


A proposito delle devianze dei nostri pollitici che vanno ad escort, trans, pecore etc. etc., ecco uno stralcio del Passaparola di Marco Travaglio di ieri:

Regala un Tom Tom a Gasparri


Naturalmente facciamo i giornalisti, mica i topi di fogna, o almeno non tutti facciamo i topi di fogna e per cui a nessuno verrebbe in mente di pubblicare sul giornale una roba, perché gli è arrivato un sms che è impossibile da controllare.
Non vi dico quanti nomi di politici clienti di trans girano in questi giorni a Roma, fonte trans e fonte politici, nessuno di noi si mette a scrivere una roba del genere, non siamo mica matti, sono fatti loro.
Sapete che è venuto fuori, con l’excusatio non petita, Gasparri dicendo “ mi hanno fermato in mezzo a un giro del maggiore all’Acquacetosa nel 96, ma fu un errore perché avevo perso la strada”, adesso infatti c’è una campagna a cui anche Il Fatto Quotidiano ha aderito, “ regala un tom tom a Gasparri, onde evitare che si perda di nuovo: in quelle zone può essere pericoloso!”.
In ogni caso Signorini indica Libero come il giornale ideale, perché non è di Berlusconi, ma è vicino a Berlusconi e infatti, come racconta la signora dell’agenzia Masi, anche se Angelucci lo nega, Angelucci secondo la signora va, visiona il video e si comincia a parlare di soldi. Dopodiché interviene Signorini, ma siamo già al 14 ottobre: il 14 ottobre arriva Signorini e dice “ fermato tutto, forse lo prende Panorama”, mica lo vorrà pubblicare? Non si può pubblicarlo e allora perché lo vuole prendere Panorama? Capite che qui, se è vero quello che dice la signora Masi, abbiamo il gruppo Berlusconi e il gruppo Angelucci che si contendono un videotape che non può essere pubblicato e che uso ne vogliono fare, questi due gruppi editoriali che hanno interessi politici ben precisi?
Questo è quello che ci dobbiamo domandare, dopodiché il 19 ottobre, dopo quindici giorni che sua figlia l’ha avvertito che c’è questo video, Berlusconi si decide, dopo averlo visto, a telefonare a Marrazzo e gli dice “ stai tranquillo, gira un video così e cosà, ma lo teniamo in cassaforte, mica lo pubblichiamo!”, figuratevi come si sente tranquillo Marrazzo, infatti sviene seduta stante! Berlusconi gli dice “ fallo sparire, compratelo dall’agenzia”, gli dà il numero, Marrazzo telefona annunciato da Signorini all’agenzia Photo Masi, partono le trattative, ma le trattative si concludono in un nulla di fatto: perché? Perché nel frattempo arriva il blitz e i Carabinieri, quelli buoni stavolta, portano via il video dall’agenzia.
Quindi - e ho concluso - il nostro Presidente del Consiglio oggi ha un piccolo problema: non è inedito questo suo problema, attiene un’altra volta al Codice Penale.
Vi leggo soltanto due articoli del Codice Penale:
chi, al fine di procurare a sé o a altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere o occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni”, si chiama ricettazione, chi riceve materiale provento di delitto per averne un tornaconto, non un tornaconto in denaro, ma un tornaconto. Un video proveniente da un’irruzione illegale con violenza privata e estorsione, se qualcuno lo riceve, lo usa, si intromette nel riceverlo, nell’usarlo o addirittura nel venderlo, commette ricettazione. Che cosa ha fatto il nostro Presidente del Consiglio? Ma aggiungo - e ho veramente finito - che questo era l’articolo del Codice Penale che attiene alla ricettazione, adesso vi leggo l’altro, il 361:
il pubblico ufficiale il quale omette o ritarda di denunciare all’autorità giudiziaria un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio, o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da 30 Euro a 516 Euro. La pena è della reclusione fino a un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di Polizia Giudiziaria” e chi è il pubblico ufficiale?
Il pubblico ufficiale sono tutti coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa, per esempio il Presidente del Consiglio.
Speriamo che nessun magistrato si accorga che esistono questi due articoli del Codice Penale, altrimenti Berlusconi potrebbe addirittura essere indagato per omessa denuncia di un reato e per ricettazione.
Speriamo di no, perché ne ha già fin troppi di processi, poveruomo, altrimenti poi gli toccherebbe depenalizzare pure questi due!