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domenica 21 marzo 2010

C'è popolo e Popolo!

Per la seconda volta nella sua storia, l'Italia assiste alla fine di un "ventennio" nero... anzi buio.

Ieri 20 marzo è stata la giornata della gente in piazza. Assistiamo sempre più al ricorso di manifestare in piazza e questo, dal punto di vista della partecipazione, è positivo anche se il Paese è costantemente diviso in due... ma questo, per l'Italia, è sempre stato così (ahinoi!).
Una chiave attuale per leggere la "divisione" che stiamo vivendo è ancora quella che vede da una parte le persone che si informano (o semplicemente vedono) l'obsoleta televisione e, dall'altra, le persone che si tengono aggiornate attraverso il più moderno (e incensurato/abile) pc, ovverosia tramite internet.
Il tutto, ovviamente, con le dovute trasversalità e senza voler generalizzare ne' offendere alcuno... ma tant'è!


Ieri 100-150.000 persone, perlopiù provenienti dal nord, si sono radunate a Roma in piazza San Giovanni per quella che si è dimostrata più una festa se non addirittura uno show similartelevisivo, per ascoltare Berlusconi nella speranza che tirasse fuori dalla tasca un asso (tipo abolizione dell'ICI). Oppure che parlasse, come annunciato da La Russa, di contenuti programmatici per risolvere i problemi che ci affliggono. Infatti il ministro picchiatore aveva dichiarato, in diretta Sky: "Non è importante il numero di presenze (sapeva già del flop? GUARDA) ma che oggi qui si parlerà di proposte... "del fare".


Dal boss invece le solite invettive "amorose" contro uno dei poteri dello Stato cioè la magistratura, le domandine tipo quiz televisivo, le volgari offese a Di Pietro, le ingiurie minacciose a Travaglio, Santoro e addirittura a Paolo Borsellino. Per non parlare delle squallide battute su Bonino - Marrazzo. Questo sia nelle sue "imbeccate" che negli slogan degli "imbeccati", non fa differenza.
Ad ascoltarlo, oltre a qualche persona normalmente in buona fede, c'erano giovani nostalgici che hanno applaudito alle note di "faccetta nera" dell'orchestra (ah... c'era anche Apicella), i leghisti di "Roma ladrona" (invece a Milano non rubano i soldi pubblici!?), coppie di anziani con cravatte e pellicce come ad un anteprima cinematografica e donne, più o meno giovani, in cerca di un posto non si sà se di lavoro, in tv o a letto di qualche potente.
Ma, a parte il sarcasmo, la cosa che li univa è che ce ne fosse stato uno che abbia espresso un "pensiero autonomo"; al massimo continuavano a ripetere, in maniera ossessiva, gli slogan creati dai pubblicitari dello psiconano. Nemmeno i leader della coalizione hanno osato parlare al "popolo" prima dello show del capo; ballavano, sorridevano e salutavano sulle note delle canzonette sparate sulla gente per caricarla.
Infine se dalle foto e dai video sottraete l'effetto ottico dei bandieroni esce fuori l'amara realtà che stà vivendo il popolo della destra: la disaffezione, l'astensione... l'usura dovuta all'eccessiva sovraesposizione del talenano e dei suoi slogan che ripete come un disco rotto.

Il fatto è che si è rotto anche il sistema televisivo lavacervelli!


Ecco altre schegge di questa kermesse:
- Isabella Rauti che lungo il corteo scandisce, dal megafono, un "mantenete i ranghi" che non ammette repliche.
- uno striscione con "i tarocchi d'Italia" rappresentati da Antonio Di Pietro, 'il matto', Emma Bonino, 'la morte' e Paolo Borsellino, 'la giustizia'.
- il mantra, de "la scelta di campo" tra "la libertà" e lo "stato di polizia della sinistra".
- Dal palco Denis Verdini (l'ex comunista ora affarista) spara "un siamo più di un milione".
- Treni, bus e persino la metropolitana gratis.(... e noi paghiamo!).
- quelli del "popolo della vita" che gridano contro la Bonino "favorevole a aborto ed eutanasia" e diffondono nell'aria l'appello al voto del 1948. Quello per cui nell'urna Dio ti vede e Stalin no".
- Gianni Alemanno che si lascia scappare un "siete bellissimi".
- il gettonatissimo "Renata presidente, lo vuole la gente". ... ma quale?
- un isolato stendardo della X Mas.

- l'introduzione alla festa sulle note di Star Wars.
- ovviamente l'inno del premier "Meno male che Silvio c'é".
- il duetto amoroso tra Umberto e Silvio.
- uno striscione da "il bue che dice cornuto all'asino" che recitava: 'Di Pietro mafioso, Santoro fascista'.
- le magliette con la scritta 'Meglio un giorno a San Giovanni che cent'anni da Luxuria'.
- un cartello 'se ci tieni al tuo bambino non votare la Bonino'.
- e ancora 'Anche gli iniqui magistrati saranno un giorno giudicati non da un collega fraterno ma dal giusto Padre eterno'.
- il premier che rilegge l'ormai noto discorso sulla sua discesa in campo. Era il 1994. Sedici anni fa. Ma in piazza nessuno sembra accorgersene.

VI BASTA?



Capitolo2: l'altra Italia

In contemporanea manifestavano a Roma i movimenti antagonisti per combattere la lucrosa "privatizzazione dell'acqua".


"Siamo in 200 mila", lo dicono gli organizzatori della manifestazione nazionale contro la privatizzazione dell'acqua in corso di svolgimento a Roma. Dietro lo striscione di testa, c'e' anche il missionario padre Alex Zanotelli e chi gli sta intorno sorride nel sentire le cifre, ma anche sottolinea: "Quello che conta e' la qualita' della partecipazione, piu' del numero".
Lo stesso Zanotelli si dice molto contento per il risultato dell'iniziativa e sottolinea: "Se nei prossimi mesi riusciremo a raccogliere le firme necessarie per far svolgere i tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua e poi riusciremo anche a vincerli, sara' il primo colpo che verra' dato alla privatizzazione, che per ora sembra purtroppo vincere in tutto il mondo. A farne le spese sono come sempre i poveri e i deboli e se le cose continueranno cosi' credo che ci saranno anche 100milioni di morti per mancanza d'acqua nel Sud del mondo".

Assenti invece le bandiere di partito. Una scelta precisa degli organizzatori, come spiega anche padre Alex Zanotelli: "Questo, come la promozione del referendum contro il decreto Ronchi, è un impegno non dei partiti ma per la prima volta della società civile, e se il referendum avrà successo sarà una straordinaria vittoria politica dal basso".

Alla manifestazione, organizzata dal forum dei movimenti per l'acqua, hanno partecipato i sindaci e i rappresentanti di vari comuni, tra cui Napoli, Modica, Gubbio, Corchiano, varie realta' politiche della sinistra, dei sindacati e delle associazioni della società civile come il 'No Dal Molin', il Popolo Viola, il Wwf, Legambiente ed il Gruppo Civico Archimede.

Qualcuno ha visto Bakeka?


A Milano sono scesi in strada a ricordo delle vittime di mafia (il più grande dei problemi da risolvere).

Un corteo di 150 mila persone ha sfilato ieri, sabato 20, per le vie di Milano in occasione della quindicesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa da Libera. Studenti, gruppi scout, associazioni e semplici cittadini si sono uniti al fianco degli oltre 500 familiari italiani e stranieri di vittime delle mafie presenti in manifestazione. Lo slogan scelto per questa giornata è stato: «Legami di legalità, legami di responsabilità», e sul palco allestito in piazza Duomo sono stati letti i nomi di oltre 900 vittime morte per mano delle mafie.

Nel corteo anche i figli e nipoti del sindacalista Epifanio Leonardo Li Puma, assassinato dalla mafia, che da oltre 60 anni aspettano giustizia. «Tutti nel nostro paese sapevano ma nessuno ha mai fatto nulla. Siamo qui a Milano per dire che è anche grazie a persone come nostro nonno e come Placido Rizzotto che oggi i siciliani hanno un tozzo di pane da mangiare». E in piazza duomo, in prima fila sotto il palco, ci sono anche i genitori dell'agente di Palermo, Antonino Agostino, ucciso insieme a sua moglie Ida Castelluccio il 5 agosto 1989. Da oltre 20 anni questa famiglia chiede che venga fatta giustizia, tanto che Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, ha giurato di non tagliarsi più la barba finché non verrà scoperta la verità sulla morte del figlio e della nuora.

Un adesione a 360°, dalla politica alla società civile e al mondo dello spettacolo, che ha colorato per una mattina le vie di Milano, mentre dal palco avveniva la lettura delle vittime di fronte ad una piazza Duomo in completo silenzio.

A chiudere la mattinata l'intervento del fondatore di Libera, don Ciotti: «Quello che si sta vivendo in Italia non è solo una crisi economica ma innanzitutto una crisi politica ed etica – ha detto dal palco - C'è bisogno urgente di onestà, trasparenza e rispetto delle leggi ad ogni livello, dobbiamo stare tutti uniti con il coraggio di dire basta». E per i famigliari delle vittime della mafia don Ciotti ha chiesto giustizia e verità.
Infine Don Ciotti ha affermato: "I candidati non si scelgono solo in base alle vicende giudiziarie, ma in base ai comportamenti e alle frequentazioni" e che "la politica tutta torni a essere politica con la 'p' maiuscola".

Tu, di quale Italia
fate parte?


lunedì 1 marzo 2010

Operazione verità 2010 n. 21

La verità è che con la loro arroganza hanno rotto le palle!



Succede che ci sono le elezioni e l'incaricato di un partito deve presentare le liste entro un termine perentorio come tutti gli altri: però se ne strafotte, esce dal tribunale con le firme in mano e poi torna con tre quarti d'ora di ritardo quando ha finito di fare i suoi comodi che non si è ben capito (o forse si è capito benissimo) quali siano, e quando alla fine non gli permettono di rientrare fornisce giustificazioni sconnesse dalle quali l'unica cosa che si capisce è che meno si capisce, meglio è; allora, siccome quel partito è potente e come tutti i potenti si crede al di sopra della legge, invece di ammettere l'errore e rassegnarsi il suo leader prende su, si incazza e fa un comizio, pretende di avere ragione a dispetto di qualsiasi regola, se la prende con la burocrazia rivendicando la facoltà di infischiarsene dei termini e confondendo il diritto con l'arbitrio, si mette a sbraitare a destra e a manca con un'arroganza che lèvati, minaccia che non smetterà di fare casino finché non gli daranno ragione e blatera che è stato violato il diritto dei cittadini a votare i loro rappresentanti; poi, visto che ha fatto trenta, decide di fare trentuno e dà pure degli squadristi agli altri.

E poi c'è chi insiste a dire che questo non è il partito del
fare... le s...e!



LA FINE DEL PDL

La faccenda della mancata presentazione delle liste fà entrare nel vivo la resa dei conti fra Berlusconi e Fini fra forza italia ed alleanza nazionale , partiti mai integrati che mai si integreranno. Una guerra intestina di potere , soldi , incarichi , sponsor e varie che apre di fatto la dissoluzione del PDL.
Perchè se venisse confermata l'esclusione della lista delle province della Polverini sarebbe disastro politico e sopratutto disastro economico. Perchè tutti i maggiori politici della provincia , il tessuto connettivo del PDL sono frantumati , frantumati di debiti , distrutti in crdibilità e futuro , con sete di rivalsa e vendetta. Ballano decine di milioni di euro , fra debiti , sponsor , promesse e qiuesta operazione piu' che " fiato sul collo " si tradurrà in banda al tracollo.
La guerra intestina interna si basa sulla lotta DI POTERE ....SUL MANUALE CENCELLI NON APPLICATO o meglio sul quale non si è trovato accordo , fino alla pugnalata finale che ha portato all'esclusione del PDL dalle regionali. Berlusconi è isolato , solo , frantumato dalla faccenda Bertolaso , dalle iniziative della magistratura ( Mills ) , dagli attacchi della società civile e viene lasciato in deriva craxiana , ora anche con lo sberleffo dell'incapacità organizzativa e gestionale di base dei suoi.
I rapporti con Fini , finiti , scollati , in totale contrasto ed unità di intenti.
Ora si profilano due alternative :
1) frantumazione del PDL ......ritorno al blocco popolo della libertà / forza italia
2) bivaccamento attuale , cercando di alimentare i cocci ed il potere per difendersi dalla magistratura e pararne i colpi, con riformine ad personam e processi...brevi.....
Berlusconi potrebbe rompere , frantumare l'esperimento PDL , riproporsi all'elettorato blindando il suo rapporto con la lega , ovviamente rompendo la stabilità che piace ai poteri forti ....cosi' come a questi piace l'agnello sacrificale ......che è lui che gli para tutti i problemi.....ma è troppo codardo ....per fare una simile scelta o furbo....
In questo caso Fini dovrebbe congiugersi con il centro moderato che si stà formando e che potrebbe trovare corpo con Casini , Rutelli ed altre forze. Questo è il disegno generale che tutto stanno aspettando ...il post Berlusconi ......ma lui prima di essere cucinato potrebbe scartarsi , correre alle elezioni forte del potere mediatico e tentare la carta di rafforzarsi a scapito di AN....
In questo senso l'accordo Bersani , Di Pietro per una alternativa di governo piu' altre forze della sinistra è arrivato in tempo politicamente utile e .....si preparano a concorrere insieme per le prossime elezioni nazionali ; se il PD,E IDV sapranno convogliare ed intercettare la protesta della società civile crescendo notevolmente l'IDV e rilanciandosi il PD .......potranno avere buone probabilità di vincere , perchè con questa enorme crisi economica in peggioramento aumenteranno a milioni gli incazzati. Una nuova riedizione dell'ulivo , con due poli piu' forti per evitare il casino prodiano.


Di tutto questo il popolo
starà a guardare ...

a tifare ... a dividersi ...

l'italiano medio è un coglione ...
da ogni angolatura si guardi,
sia da destra che da sinistra.



Questo succede a livello nazionale.
A livello locale... sì... proprio qui
a SANTA MARINELLA
è pure peggio!

BLAH!!!

mercoledì 24 febbraio 2010

La parola coraggio batte nel cuore


«
Il vigliacco muore più volte al giorno,
il coraggioso una volta sola»
[Giovanni Falcone]




Il coraggio è di chi osa,
chi alza la testa,
chi prende la parola,
chi non teme niente
chi ha nel cuore la forza di dire,
nelle mani l'audacia di fare,
e si muove anche quando è stanco,
sorpassa la stanchezza,
e va avanti, gridando!

Il coraggio è delle persone sveglie,
sincere nell'animo e negli occhi.
Nella Rete si sta alzando una voce,
un'onda forte e potente,
che può cambiare questo Paese,
in meglio...

Il 20 febbraio 2010
davanti all'ambasciata Usa
ho visto il coraggio
e nel mio cuore ha ruggito il leone.

Enzo di Frenna



martedì 2 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 14

Piovono polpette
da: Byoblu


Il Popolo di Israele marciò nel deserto per 40 anni. Per loro scese la manna dal cielo, il pane degli angeli simile a fine cristallo, a fiocchi di brina gelata, al coriandolo bianco e a una frittella di miele.
Il Popolo italiano sta marciando da 40 anni nel deserto dell'informazione televisiva. Per lui cadono pesanti balle dal cielo, polpette avvelenate, notizie drogate e massicce quantità di compresse soporifere.

C'è qualcosa di peggio dell'essere semplicemente ignoranti. Un ignorante può sempre imparare, ma è quando credi di sapere, e non sai di conoscere una realtà inventata, è lì che cadi in completa balia del grande produttore cinematografico, della Hollywood più spettacolare e fantasiosa che sia mai esistita, quella che realizza gli effetti speciali più pervasivi e convincenti, a tal punto che l'illusione più grande diviene per i nostri sensi una quotidiana e tangibile realtà.

Prendete la Giustizia, per esempio. Ogni giorno i telegiornali confezionano reportage di ordinaria disfunzionalità, lanciando milioni di invitanti polpettine avvelenate, mattoncini lego componibili secondo un'unica disposizione possibile, a formare il quadro di una magistratura italiana fallimentare, quasi criminosa nella sua condizione di casta panciuta, oziosa e inefficiente.
Eppure basta non mangiarne, basta recarsi al punto di consegna convenuto, ove cadono gli aiuti umanitari lanciati dalla blogosfera partigiana, per scoprire quanto fragile sia il tendone da circo, il bozzolo tessuto dagli aracnidi sentinella oltre il quale, sotto a un cielo terso e solcato da soffici bianche scialuppe, scorrono ruscelli di acqua pulita e crescono frutta e verdura autentiche e genuine.

La realtà è quella mostrata dal blog nel post "I veri numeri della giustizia": la nostra magistratura si trova ai primissimi posti nei paesi membri dell'Unione Europea, per numero di processi entranti e numero di processi evasi. Nè siamo il paese che spende di più per la giustizia - tutt'altro - sul reddito pro capite, nè sul Pil pro capite, e neppure abbiamo troppi giudici, perché al contrario siamo tra i più poveri in quanto a magistrati professionisti ogni 100mila abitanti. Siamo ancora più competitivi circa i magistrati non professionisti, e non ci batte quasi nessuno sulla numerosità del personale non giudicante.

[Consulta l'articolo:
I veri numeri della giustizia]


... e guarda


Intervista a Bruno Tinti, ex magistrato,
editorialista de Il Fatto Quotidiano



Fermiamo questa pioggia di polpette andate a male, costruiamo parchi dove l'informazione, una specie in via di estinzione, possa vivere protetta e tornare a scorazzare libera nei salotti delle nostre case. Respingiamo i cacciatori che vogliono appenderla come un trofeo nelle aule di palazzo, iscriviamoci e diffondiamo l'evento mediatico


Dopo 40 anni, è giunto il momento
anche per noi di reclamare
la nostra terra promessa.


lunedì 23 novembre 2009

Noi sosteniamo Antonio Tabucchi!


Noi sosteniamo Antonio Tabucchi!



Appello

Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.




mercoledì 15 luglio 2009

Giustizia?

L'amarezza del papà di Gabriele
«Vergogna, vergogna, vergogna»

Istanza: La famiglia Sandri ricorrerà contro la sentenza della Corte. Il legale: «Pessima soluzione: l'agente resterà libero in attesa dell'appello».

Una promessa al figlio che non c'è più, prima che a se stesso: «A Spaccarotella non lo mollo!». Giorgio Sandri commenta in maniera glaciale la sentenza di primo grado che arriva dal Tribunale di Arezzo. Sei anni di reclusione per l'agente Luigi Spaccarotella, il poliziotto che l'11 novembre 2007 sparò tra sei corsie di autostrada per cercare di sedare una rissa tra tifosi dall'altra parte della carreggiata.
«Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto in questa giustizia» le parole del genitore scivolano via tra freddezza e incredulità, mentre un'ambulanza arriva per soccorrere una ragazza, colta da un malore dopo la lettura della sentenza del giudice accolta da urla, insulti, ingiurie con gli avvocati della difesa in un'esultanza irrispettosa e fuori luogo.
«Non voglio fomentare nessuno, ma con un verdetto del genere è difficile pensare che i ragazzi l'abbiano presa bene - Giorgio Sandri viene invitato a fare appelli contro la violenza in un momento di sollevazione popolare - spero che tutti mantengano il sangue freddo».
La sera dell'omicidio di Gabriele a Roma vennero prese d'assalto le caserme di via Guido Reni, la tensione è alta, Giorgio Sandri cerca - nonostante tutto - di stemperare la tensione. «Mi raccomando ragazzi state buoni, siete soltanto voi che pagate, Spaccarotella non ha pagato».
Amarezza, ma non sconforto, e soprattutto c'è il desiderio di ricorrere in appello per cercare giustizia nei confronti di un figlio morto ammazzato mentre stava andando in trasferta a seguire la squadra del cuore. «Non sono bastati cinque testimoni, quando basta un pentito per condannare all'ergostolo un mafioso. Evidentemente la divisa ha un suo peso. Sono disgustato, disgustato, disgustato: per fortuna c'è la giustizia divina, da quella non scappa».
In lacrime la mamma Daniela: «Adesso me l'hanno ammazzato una seconda volta - afferma piangendo - quando stasera torneranno a casa e vedranno i loro figli, come faranno a guardarli in faccia? Nessuno mi ridarà Gabriele, nessuno. Con la nostra fondazione continueremo il nostro impegno contro la violenza - ha affermato prima di lasciare il Tribunale - ma non credo più nella giustizia, mi viene voglia di lasciare l'Italia». Sul piazzale antistante il Palazzo di Giustizia ci sono gli amici di Gabriele, allontanati a forza dall'aula dopo la lettura della sentenza della Corte d'Assise di Arezzo che ha derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo. Lacrime e abbracci: gli amici di Gabbo cercano di farsi forza l'uno con l'altro.
Hanno inveito contro l'agente Spaccarotella e contro i giudici prima di essere ripresi da Cristiano Sandri: «In questo modo uccidete mio fratello per la terza volta». Si va oltre, si andrà avanti fino in fondo, come annuncia al termine del processo di primo grado l'avvocato Michele Monaco: «È una pessima soluzione. Faremo appello». Il legale della famiglia Sandri commenta la sentenza con amarezza dopo che il pm di Arezzo, Giuseppe Ledda aveva chiesto 14 anni di condanna per omicidio volontario. «Spaccarotella - ha concluso l'avvocato Monaco - non andrà in carcere se non a sentenza definitiva».
Infatti, nonostante la condanna a sei anni di reclusione per l'omicidio colposo aggravato di Gabriele Sandri, l'agente di polizia Luigi Spaccarotella per ora non andrà in carcere: i suoi difensori hanno, infatti, annunciato appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attenderà in libertà il processo di secondo grado, che si svolgerà probabilmente il prossimo anno.
Solo quando la sentenza nei confronti di Spaccarotella diventerà irrevocabile sarà emesso il provvedimento per l'esecuzione della pena.


15/07/2009

da Il Tempo.it

Le immagini di Gabriele Sandri

martedì 7 luglio 2009

In memoria di Federico... ci uniamo

Federico Aldrovandi: licenza di uccidere

dal blog beppegrillo.it

Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono agenti di Polizia. Sono persone libere di muoversi e di fare ciò che vogliono. Non sono stati espulsi dalla Polizia. Hanno ucciso un ragazzo di nome Federico Aldrovandi a manganellate. Sono stati condannati ieri dal tribunale di Ferrara per eccesso colposo in omicidio colposo a 3 anni e 6 mesi. L'omicidio di un ragazzo, se sei in divisa, vale 3 anni e 6 mesi e non vieni neppure radiato. Equivale alla licenza di uccidere. Se quattro ragazzi avessero ucciso un poliziotto a bastonate che pena avebbero avuto? E avrebbero mantenuto il loro impiego? Chiedo a Manganelli, capo della Polizia, alla luce della sentenza di ieri, di radiare i poliziotti condannati. La loro presenza nella Polizia disonora tutti i poliziotti onesti.

Dall'aula del Tribunale di Ferrara:

Blog: "Il giudice Filippo Maria Caruso, del tribunale di Ferrara, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere i 4 poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia.
Si tratta di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che col beneficio dei 3 anni di indulto non trascorreranno nemmeno un minuto in carcere.
Infatti, gli agenti non sono nemmeno stati licenziati perché svolgono tuttora servizio.
La sentenza di primo grado è arrivata poco prima delle 19, dopo una giornata di arringhe da parte di accusa e difesa e decine di udienze, cominciate nell'ottobre del 2007.
Si chiude così il primo atto di una tragedia. Di quella che da normale controllo si è trasformata in una mattanza ai danni di un ragazzo appena 18enne, disarmato, incensurato e anche ammanettato.
Il pm Nicola Proto, che aveva chiesto 3 anni e 8 mesi, ha detto che Federico è stato ferocemente ucciso senza che fossero state ascoltate le sue richieste di aiuto, come hanno riferito due testimoni che si trovavano nella zona dell'ippodromo di Ferrara, teatro della vicenda. Una collutazione imprudente che è degenerata con manganellate in testa oltre che su braccia, gambe e schiena, il trascinamento sull'asfalto e lo schiacciamento del corpo da parte di uno dei militari che ha portato il giovane alla morte anche per ipossia.
Come Riccardo Rasman, anche Federico Aldrovandi è stato ammanettato e messo a pancia in giù prima di morire.
I risultati della perizia medico legale hanno evidenziato ecchimosi ed ematomi sparsi su tutto il corpo, fra cui una lesione alla testa in sede occipitale, testicoli schiacciati, una profonda ferita su una natica e graffi sul viso.
Secondo la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, il cuore di Federico avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.
Inoltre le registrazioni del colloquio telefonico della Centrale operativa nei minuti successivi al fermo di Federico lasciano pochi dubbi: "... l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so... È mezzo morto".
Insomma, secondo il pm l'omicidio è maturato in una condizione di evidente sproporzione fra qualunque entità di agitazione psicomotoria del ragazzo, solo, disarmato e ammanettato, rispetto allo stato degli agenti, che erano in quattro, tutti sobri e anche armati.
La violenza delle botte è stata tale che due manganelli si sono addirittura rotti.
La complicata ricostruzione di ciò che avvenne quella domenica mattina di settembre del 2005 dagli avvocati di parte civile, ha mirato a dimostrare le difficoltà per raggiungere il processo stesso.
Secondo i difensori (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) che hanno chiesto l'assoluzione degli agenti, hanno detto che le ferite di Federico se le era procurate da solo in uno stato di autolesionismo per effetto delle sostanze psicotrope assunte la notte prima assieme agli amici al Link di Bologna, che gli avrebbero procurato lo scompenso di ossigeno fatale.
Secondo le difese gli imputati agirono rispettando le regole previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo.
Nell'aula gremita, alla presenza dei genitori di Federico, e anche di due imputati, le arringhe si sono succedute in un clima di silenzio ma anche di tensione, sfociato ad un certo punto nel lancio in aria di decine di volantini su cui si vede il viso di Federico e una scritta.
Quasi alle sette di sera, dopo cinque ore di camera di consiglio, la lettura della sentenza di condanna.

La mamma di Federico

Blog: Signora Aldrovandi, le posso chiedere che cosa prova, a caldo?
Mamma di Federico: Adesso cosa potrei dire? E' giusto!
Blog: E' stata fatta giustizia?
Mamma di Federico: Sì. Io non ho capito tutto. Ho sentito 'condanna' poi ...
Blog: Tre anni e sei mesi.
Mamma di Federico: L'importante è che ci sia la condanna. Il tempo non riesco a giudicarlo. L'importante è che questo Tribunale abbia sancito la condanna. Abbiamo fatto tanto e voi sapete quanto ci è costato. La condanna è l'unica cosa giusta.
Blog: Rimane soltanto l'enigma della ferocia, della violenza usata nei confronti di suo figlio.
Mamma di Federico: E' violenza gratuita. Pura ferocia. Non ci hanno fornito nessuna spiegazione ...
Blog: Lei non si è mai data un motivo di tutto questo?
Mamma di Federico: Ci ho pensato tanto, assolutamente no, se non la pura ferocia degli imputati che adesso sono condannati colpevoli.

Il papà di Federico

Papà di Federico: Il sogno sarebbe poter far tornare Federico, vederlo rientrare magari accanto al giudice. Non si può. Però per Federico voglio giustizia - e c'è stata, in parte - rispetto e dignità. Tutte quelle persone, anche in divisa, che hanno parlato male di Federico si ricredano e chiedano scusa ...
Blog: Quello che rimane è la ferocia, la violenza usata nei confronti di suo figlio. Perché?
Papà di Federico: Non lo so. Non lo so. Che fossero loro, quella mattina, in uno stato tale che non li abbia frenati. Non so. Hanno tentato di trovare qualsiasi cosa su Federico, ma … Quelle persone, quella mattina, erano a posto?
Blog: Non c’era stato nulla prima che avesse potuto far presagire qualcosa di simile?
Papà di Federico: Con Federico? Ci vivevo praticamente sedici ore al giorno con lui quindi … era controllato … quello che è successo quella mattina è qualcosa di incredibile, assurdo. Se avesse fatto qualcosa di sbagliato, avrebbe dovuto anche pagare per quello che aveva fatto. Ma non aveva fatto niente!
Blog: Condanna giusta o insufficiente?
Papà di Federico: Come si fa a dire condanna giusta? Io avrei dato l’ergastolo a queste persone, per quello che ho potuto constatare durante il processo, cioè le violenze che sono state usate nei confronti di Federico. Le falsità che sono state palesate da questi nelle loro relazioni di servizio.
Un domani, se mai, racconterò certe cose. Però, va bene così. Adesso mi auguro che queste persone vengano licenziate. Perché non è giusto che noi per 47 mesi abbiamo pagato lo stipendio a quattro persone, e non solo a loro, perché c’è anche l’inchiesta bis che sta andando avanti, su presunte ommissioni e presunti depistaggi che saranno al vaglio della magistratura, sulla quale ripongo la massima fiducia. So che faranno il loro lavoro con la massima coscienza, come hanno fatto finora.
Quindi chiedo il licenziamento di queste persone per il male fatto non solo a Federico, ma anche alle stesse istituzioni e a persone che vestono la divisa in maniera onesta, come me, e non è giusto che ci rimettano loro.

L'avvocato Fabio Anselmo

Blog: Avvocato Anselmo, rispetto alla vicenda Rasman
Avvocato: Beh, non amo fare paragoni, anche perché non spetta a me farli. Io credo che questi siano casi terribili che meritano una riflessione di carattere generale. Certamente questa è una sentenza che toglie qualsiasi tipo di possibilità e di dubbio sulla responsabilità degli imputati e sulla gravità di quanto da loro commesso. È una sentenza, questa, terribile. Perché, cosa significa? Significa che noi come generazione abbiamo creato un mondo terribile per i nostri figli, per i ragazzi di diciotto anni. Abbiamo creato un mondo spietato e questa sentenza lo certifica. E quindi la responsabilità, come generazione, dal punto di vista politico, genitoriale, scolastico eccetera, ce la dobbiamo prendere tutti. Perché noi abbiamo creato questo mondo nell’ambito del quale Federico Aldrovandi è morto. In quelle condizioni e in questo modo. E questo è una responsabilità di tutti e non solo dei quattro poliziotti. "





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Diffondi l'iniziativa




































































































































































































lunedì 6 luglio 2009

Mafia, antimafia e dintorni

Mafia spa



Un ministro della Repubblica Italiana, Lunardi, disse che con la mafia bisogna convivere. Ma per convivere con qualcuno o con qualcosa bisogna prima definire cos'è. E cosa sono le mafie oggi? Di quanti parlamentari, sindaci, assessori dispongono? Le mafie fanno eleggere i loro uomini democraticamente in Parlamento. Sono presenti nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi industrie, delle società immobiliari. Ovunque ci sia la possibilità di riciclare centinaia di miliardi di euro.
In un anno le mafie italiane producono un fatturato di 130 miliardi di euro (stima 2003). Il 70% è profitto, possono reinvestire quasi 100 miliardi all'anno. Comprare ciò che vogliono, chi vogliono. La vita e la morte di un uomo.Trasformare il loro denaro in attività all'apparenza rispettabili. Il PIL delle mafie italiane è superiore a quello dei medi Stati del mondo. Più di quello della Croazia o della Romania. Le mafie sono il più importante e sicuro datore di lavoro (pagano sempre) nel Sud. Grazie alle mafie vivono in modo diretto o indiretto il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani (*). Chi ti dà il pane quotidiano, in mancanza di alternative, diventa il tuo padrone. Le mafie sono la più importante industria del Paese e il primo datore di lavoro nel Mezzogiorno.
Al fatturato diretto delle mafie va aggiunto il fatturato ottenuto dai loro investimenti attraverso il riciclaggio. Nell'ultimo decennio, la somma dei profitti è stata pari a circa 1.000 miliardi di euro. Quanto rendono 1.000 miliardi di euro riciclati in termini politici, finanziari, di influenza sul Governo? E' necessario capire se esiste ancora un confine, e qual è, tra mafie e Stato, tra economia "pulita" e economia mafiosa. Se esiste ancora un'economia "pulita". Se l'economia di uno Stato può sopravvivere senza la partecipazione dei capitali mafiosi. Se è lo Stato a dover convivere con le mafie, o le mafie con lo Stato. Se lo Stato è diventato mafioso dentro, o le mafie sono diventate governative, tutrici del'ordine costituito. Mangano eroe insieme a Borsellino nel Pantheon della Patria. Andreotti senatore prescritto a vita per mafia e per meriti di governo.
I soldi non sono democratici, chi li ha comanda nelle democrazie capitaliste e oggi li hanno le mafie. Dobbiamo domandarci se esiste ancora qualcosa che non sia definibile come mafioso. Se dalla convivenza con le mafie si sia passati a una lenta integrazione che diluisce e inghiotte tutto e tutti.

(*) Dati tratti dal libro "Mafia Pulita" edito da Longanesi


Lettera d'amore

Marco Travaglio


venerdì 12 giugno 2009

Sicurezza per chi?

Nominiamo ministro degli Interni o della Giustizia Penelope


Il ddl sulle intercettazioni "e' un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza di tutti i cittadini e l'impunita' per fior di delinquenti". Giancarlo Caselli, procuratore generale di Torino, spiega a MicroMega.net gli effetti "devastanti" del provvedimento del governo. È un vero e proprio 'j'accuse' quello di Caselli che parla di "una catastrofe annunciata che sta per preciparci addosso nella indifferenza dei piu'.
E, aggiunge, faccio "una battuta amara, che poi non e' neanche tanto una battuta: nominiamo ministro degli Interni o della Giustizia Penelope, quella che di giorno tesseva e di notte disfaceva perche' in tema di sicurezza la maggioranza, il governo si stanno comportando proprio cosi'. Da un lato tolleranza zero, esercito, flotta, ronde e dall'altro il vero baluardo, il vero argine protettivo della sicurezza di tutti i cittadini, le intercettazioni, picconate e ridotte in macerie, con conseguenze che saranno devastanti per la tutela della sicurezza di tutti".
Il procuratore di Torino spiega che con la nuova normativa "le intercettazioni subiranno una riduzione perlomeno del 50%. Conseguenza? L'impunita' o quasi per fior di delinquenti che non siano mafiosi o terroristi, ma 'soltanto' assassini, rapinatori, estortori, stupratori, pedofili, bancarottieri, corruttori, usurai, sfruttatori di prostitute, trafficanti di droga e via elencando. Assurdo, assurdo".
Ma e' un assurdo, per Caselli, se si considera che "c'e' qualcuno che continuamente strilla sicurezza, sicurezza, sicurezza. Che per tutelarla mette in campo l'esercito. Usa la flotta per respingere alcuni poveracci in braccio a Gheddafi, che invoca a voce altissima ronde e salute pubblica. Bene questo stesso qualcuno, in sostanza la maggioranza governativa, se con una mano invoca tolleranza zero con l'altra piccona quel muro della sicurezza che sono le intercettazioni. Ma coerenza per cortesia. Coerenza quando si parla cosi' intensamente di sicurezza".
In tutto questo, osserva il procuratore di Torino, "i cittadini sembrano essere preda di una sorta di ipnosi malefica perche' si fa credere che in realta' si persegue sempre la sicurezza. Non e' vero, il livello di guardia di sicurezza di tutti i cittadini subira' un abbassamento consistente".

Il magistrato poi avanza un "forte sospetto". Che "si vogliano impedire le intercettazioni per salvaguardare i privilegi di questo o di quello. I famosi o famigerati 'arcana imperii', le barriere con cui il potere in ogni parte del mondo cerca di proteggere se stesso e soprattutto le sue deviazioni. Le intercettazioni hanno questo di brutto per il potere: violano queste barriere, mettono a nudo il potere. Ecco l'ostilita' di una certa politica".


Clandestinoweb.com

"GIORGIO NAPOLITANO NON FIRMI"
"Nei prossimi giorni daremo appuntamento ai cittadini davanti a Palazzo Madama per un sit in che richiami l’attenzione del Capo dello Stato, affinché non firmi questa legge, e per protestare contro chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di camorristi, malviventi, imprenditori e politici corrotti piuttosto che gli interessi del Paese e dei cittadini onesti.".
Antonio Di Pietro

domenica 24 maggio 2009

Lottare per un mondo migliore

Affinchè le vittime vincano


Stiamo lottando per un mondo migliore, la solidarietà espressa in questi giorni ci rafforza tutti.

Grazie a tutti

Il movimento no coke ringrazia tutti coloro che in questi giorni hanno espresso la loro solidarietà alla cittadina di Tarquinia nel processo in cui l’ex sindaco di Civitavecchia Alessio De Sio la denunciava per diffamazione per un’intervista rilasciata ad “Annozero” nell’Aprile 2007.
La solidarietà è arrivata da tutta Italia e questa mattina fuori il tribunale erano in tanti i cittadini del comprensorio che hanno voluto rimanere vicino a Marzia in occasione dell’apertura del processo.
In questa prima udienza l’avvocato di Alessio De Sio ha presentato una giustificazione per l’assenza in aula del suo assistito, per motivi di lavoro, e formalizzato una richiesta di rinvio per meglio valutare l’ipotesi di ritiro della denuncia motivata.
La richiesta di rinvio, è stata accolta dal Giudice e disposto per il 29 Maggio p.v. alle ore 9.00, lo svolgimento della prossima udienza.
In tale occasione l’accusa dovrà definitivamente dichiarare se intende ritirare la denuncia oppure procedere.
La trasparenza della posizione della nostra compagna, unitamente al sostegno ricevuto da tanti cittadini, ci fa essere sereni nell’affrontare tale vicenda, comunque vada a finire.

MOVIMENTO NO COKE ALTO LAZIO

www.nocoketarquinia.splinder.com
www.noalcarbone.blogspot.com

venerdì 22 maggio 2009

Napolitano risponde alle cinque domande poste da Grillo

La "bussola esclusiva" di Napolitano





In un Paese in cui nessuno risponde alle domande. In un Paese in cui non si fanno neppure le domande. Ad esempio perché un corruttore è presidente del Consiglio o perché gli industriali lo applaudono invece di cacciarlo a calci nel culo. In un Paese così uno che risponde va sempre apprezzato. In particolare se è il Presidente della Repubblica e se chi riceve la risposta è un comune cittadino. Vi confesso un segreto. Per capire la "Lettera del Consigliere per la Stampa e la Comunicazione" della Presidenza della Repubblica ho consultato i miei legali che stanno ancora studiando le carte.
Napolitano risponde con un linguaggio notarile alle mie cinque domande comprensibili anche dalla casalinga di Voghera: "1. Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills? 2.Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati? 3.Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere? 4.Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo? 5.Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?"
La risposta del Notaio della Repubblica è la seguente:
"punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato". il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri “è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza”, poiché “la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale” e, inoltre, “giudicò ‘un interesse apprezzabile’ la tutela del bene costituito dalla ‘assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche’, rilevando che tale interesse ‘può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale’, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni. La sussistenza di tali condizioni, quindi, ha costituito la bussola esclusiva del Capo dello Stato..."
In sostanza, ma non garantisco di aver compreso la risposta, Napolitano afferma che il Lodo Alfano è costituzionale. Una legge che pone quattro cittadini al di sopra della legge è compatibile con l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge sancita dalla Costituzione. Una legge non presente in nessuna parte del mondo e che rende impunito Schifani se strozza la moglie o lo psiconano se corrompe i testimoni.
Presidente Napolitano, apprezzo il fatto che mi abbia onorato di una risposta. Apprezzo meno che Lei non parli con il linguaggio dei cittadini italiani, ma con il linguaggio della Casta. Apprezzo ancora meno che Lei non si sia autoescluso dal Lodo Alfano. Sandro Pertini lo avrebbe fatto. Perché Lei no? A quale "bussola esclusiva" si è rivolto per motivare la sua impunità?

Leggi la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle Cinque Domande sul Lodo Alfano.


Intanto ecco come
Studio Aperto dichiara assolto Berlusconi nel processo Mills:

mercoledì 20 maggio 2009

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia


Condannato Mills. Berlusconi: sentenza scandalosa, stampa si vergogni
di Giuseppe Fonte - Reuters Italia

"La sentenza di condanna dell'avvocato britannico David Mills è scandalosa e contraria alla realtà".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione di oggi delle motivazioni della sentenza emessa lo scorso febbraio in primo grado.
Secondo i giudici di Milano, infatti,
Mills agì come falso testimone per garantire l'impunità a Berlusconi e Fininvest nel processo sui diritti televisivi.
Berlusconi, irritato dalle domande poste in conferenza stampa, si è anche infuriato con una cronista e ha detto che la stampa si deve vergognare.


IN PARLAMENTO APPENA POTRO' DIRO' MIA IDEA SU GIUDICI

"È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà come sono assolutamente sicuro sarà accertato in appello. Io ho annunciato stamattina che riferirò in Parlamento e appena avrò tempo, in quella sede, dirò finalmente quanto da tempo penso di certa magistratura", ha detto Berlusconi durante una conferenza stampa a L'Aquila.
"Quando il processo riprenderà ci sarà un'assoluzione assoluta, se c'è un fatto che è indiscutibile è che non c'è stato nessun versamento al signor Mills", ha detto Berlusconi.
Il capo del governo si è scagliato anche contro il centrosinistra:
"Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete è completamente annullata. Si attacca a cose di questo tipo come già ha fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite".
Berlusconi è anche arrivato a definire "
un pericolo per la democrazia" il leader dell'Italia dei valori, l'ex magistrato Antonio Di Pietro.
Dopo che è uscito il testo della sentenza, Di Pietro - oggi leader dell'Idv ed ex magistrato del pool di 'mani pulite' - ha invitato
Berlusconi a dimettersi o a rinunciare al lodo Alfano, la legge che sospende i processi delle principali cariche dello Stato fino al termine del loro mandato. Anche il Partito democratico ha chiesto che il premier rinunci alla immunità.


BERLUSCONI S'INFURIA CON CRONISTI: VERGOGNATEVI

Il Capo del governo ha ingaggiato poi un duro confronto con una cronista de L'Unità, arrivando ad
infuriarsi e ad alzare la voce.
La tensione è salita al culmine quando la giornalista ha chiesto a Berlusconi se non sarebbe meglio farsi processare e perché non accetta il processo di Milano. E il presidente del Consiglio ha risposto:
"Su questa cosa mi infurio. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado io o se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi".
"È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento", ha continuato Berlusconi, che si è poi rifiutato di rispondere a una domanda di un cronista di Repubblica.
"Non rispondo a Repubblica, se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato. Ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico. Lo riconfermo in pieno", ha detto Berlusconi.
In questo caso, a irritare il Capo del governo è stata la domanda dell'inviato Gianluca Luzi che chiedeva se risponderà in Parlamento alle
dieci domande poste da Repubblica sulla vicenda di Noemi Letizia e delle cosiddette veline.
"È un caso privato. E non è un attentato alla libertà di stampa. Non pensate di cadere nel ridicolo quando sostenete che in Italia non c'è libertà di stampa? Pensate che il primo ministro abbia i titoli e la capacità di interferire sulla libertà di stampa?", ha continuato Berlusconi.
E, sempre parlando di Noemi, Berlusconi ha detto:
"La ragazza è stata bersaglio in modo incredibile dei giornali, si sono interessati perfino ai beni intestati a lei dalla famiglia. Tutto ciò è veramente vergognoso".
"La stampa si deve vergognare. Pubblica notizie non vere facendo del male al Paese", ha continuato Berlusconi.

Infine è stata posta una domanda dal nostro inviato Shaker85: "Signor presidente delle sue palle, per quale motivo si permette di giudicare una sentenza di un tribunale della repubblica (delle banane) nel quale è coinvolto nonostante il lodo alf...ano gli pari l'ano?

Lo psiconano ha risposto:

"L'etat c'est moi!"

(L0 stato sono io!) < CLIC, PLIZ!


martedì 19 maggio 2009

Noi... contro il carbone

Lui era contro il carbone... noi ancora...


NO COKE: 21 MAGGIO, PROCESSO AD UNA DI NOI DOPO IL CARBONE AD
“ANNOZERO”

La mattina del 21 maggio, presso il tribunale di Civitavecchia una cittadina che da anni si batte contro la riconversione a carbone della centrale di TVN, “una di noi”, sarà processata presso il Tribunale di Civitavecchia, perché querelata per diffamazione da Alessio De Sio, colui che, nell’allora ruolo di Sindaco, contraddicendo quanto approvato pochi giorni prima in Consiglio Comunale, dopo aver stilato una milionaria convenzione con Enel, diede parere favorevole alla riconversione a carbone della centrale di TVN.
Né l’allora Sindaco De Sio, né tanto meno l’attuale sindaco Moscherini, hanno mai pensato di adire le vie legali contro l’Enel per le gravi carenze autorizzative relative alla centrale di TVN né, tanto meno, per l’esercizio in assenza di autorizzazione in essere dal 24 dicembre scorso. Alla sbarra è stata condotta, invece, una cittadina dell’Alto Lazio, una di quelle cittadine che hanno deciso di non poter far passare sotto silenzio la terribile ipoteca posta sul futuro dei propri figli e della propria terra, una “no coke”, una di noi, colpevole di aver confuso, durante un’intervista rilasciata nel 2007, nella trasmissione “Anno Zero” di Michele Santoro, la nomina di De Sio nel consiglio di amministrazione di Acquirente Unico spa, con una nell’ ENEL.
Una confusione di cui, probabilmente, potrebbe essere colpevole mezzo Lazio visto che ben pochi, tra i cittadini, hanno ben chiari gli effetti della privatizzazione di ENEL e della sua divisionalizzazione in numerose società, da cui Acquirente Unico spa nasce.
Il processo a Marzia è un processo a tutti noi, a tutti coloro che accusano quanti hanno acconsentito, e continuano ad acconsentire a tale scempio, di devastazione ambientale, di distruzione di un intera economia, di ipoteca sul futuro di un intera popolazione.
E noi saremo lì a farci processare e nelle nostre deposizioni faremo il nostro “je t’accuse” contro tutti coloro che nella coscienza e nelle azioni hanno la responsabilità di quanto si sta per abbattere su questo territorio; ricorderemo loro le inquietanti stime di mortalità e morbilità contenute nei monitoraggi epidemiologici; narreremo di cieli gialli e di nuvole rosse piene “solo di ruggine” e quindi, a dire di ENEL, innocue; ripercorreremo la storia di compensi milionari utilizzati, nella migliore delle ipotesi, per coprire l’incapacità dei vari amministratori succedutesi; parleremo della corruzione delle coscienze per il tramite di giochi, concorsi e spettacoli; racconteremo del silenzio, quando non della collusione, della politica davanti alle innumerevoli bugie e/o mistificazioni raccontate dall’ENEL per far digerire alla popolazione un futuro nero come il carbone.
Non sappiamo come finirà la vicenda giudiziaria, riponiamo tutta la nostra fiducia nella Magistratura. Oggi noi saremo processati, ma siamo certi che al banco della Storia saremo assolti, mentre De Sio, e quanti come lui, rimarranno macchiati dall’infamante marchio di aver svenduto per un piatto di lenticchie la salute e il futuro di un intera popolazione.
Un marchio che non potranno nascondere quando guarderanno negli occhi i loro figli che dovranno sapere che i loro padri hanno condannato a morte questo territorio.


Movimento no coke Alto Lazio

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martedì 24 marzo 2009

Legittima difesa


Dal blog di Gioacchino Genchi:
Sono stato sospeso dal servizio dalla Polizia di Stato


Cari amici, poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio dlla Polizia di Stato.
Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette.
Il provvedimento è fondato sulla mia replica al giornalista Gianluigi Nuzzi di Panorama, che mi aveva dato del bugiardo su facebook. Il mio amico Marco Bertelli ha ripreso la chat, pubblicandola sul mio blog “Legittima difesa”.
Il senso dello Stato ed il rispetto che ho per le Istituzioni mi impongono di tacere e subire in silenzio.
Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io.
Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia – Prefetto Antonio Manganelli – che ha adottato il provvedimento di sospensione.
Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni.
Vi ringrazio di tutto e spero che le mie sofferenze servano al trionfo della Verità ed alla vittoria dei giusti.
Un forte abbraccio per tutti quanti mi siete stati e mi sarete vicini!


Gioacchino Genchi

il "nuzzi" vs. Gioacchino Genchi


Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere

Botta e risposta tra Gioacchino Genchi e Gianluigi Nuzzi su FACEBOOK (19 marzo 2009)
di Marco Bertelli ( dal sito http://www.19luglio1992.com )

Facebook, il popolare sito di social network, sta diventando uno strumento molto comodo per scambiarsi informazioni ed organizzare iniziative a partire dalla rete. Vogliamo prestare all´attenzione degli utenti del sito uno scambio di battute che si é svolto giovedì 19 marzo 2009 tra il dott. Gioacchino Genchi ed il giornalista di PANORAMA Gianluigi Nuzzi, scambio di battute che ha avuto luogo sulla bacheca di Facebook dei due interlocutori e pertanto pubblico e visibile a tutti i loro rispettivi contatti. Vista la grave mistificazione fatta da diversi organi istituzionali e di stampa sull´operato del dott. Genchi, riteniamo giusto pubblicare le parti più significative di questo colloquio per far capire quanto siano false ed infondate le più recenti accuse che vengono mosse al dott. Genchi, nel caso particolare quelle di aver fatto degli accessi abusivi all´anagrafe tributaria nell´ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Il dott. Genchi ha postato in mattinata sulla sua bacheca di Facebook il seguente messaggio di auguri per la festa del papà:
"Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere"

A stretto giro di posta Gianluigi Nuzzi replicava agli auguri del dott. Genchi con il seguente commento:
"Ricambio gli auguri...seppur mal tollerando alcune tue bugie..."

La replica del dott. Genchi seguiva di pochi minuti:
"Le bugie sono solo quelle che scrivi tu e il tuo giornale, solo al servizio di chi vi paga."

Gianluigi Nuzzi rispondeva:
"Troppo facile Gioacchino, mi aspetto di più , che bugie avrei scritto? Invece ricordo perfettamente che a me e David negli studi di Telelombardia negavi di aver compiuto accessi patrimoniali, ora sei indagato anche per questo no?"

Ed ecco la replica conclusiva del dott. Genchi che fa piazza pulita di ogni fantomatica "bugia":
“Vedo che sei bene informato! Sicuramente sei più informato di me, visto che alla stampa la Procura della Repubblica di Roma ha fatto sapere più di quanto non ha detto a me. Non c'è una sola mia attività di consulenza o di perizia - dicasi una - in cui mi sono mai occupato di indagini patrimoniali o fiscali. Non ne capisco nulla di indagini patrimoniali e/o fiscali e non ho mai fatto mistero della mia ignoranza. Conosco solo il mio lavoro, che è noto a tutti. Per il resto non sono mai stato un tuttologo. Se fossi un esperto di diritto tributario e fiscale non pagherei, come pago, tre consulenti, per occuparsi della gestione delle mie attività. Ciò posto ti preciso di avere solo verificato la corrispondenza di alcuni codici fiscali, con i quali risultavano intestate alcune schede telefoniche GSM. Sai benissimo quanto è facile generare un codice fiscale falso, anche con uno dei tanti programmi distribuiti su Internet. Sai pure quant'è facile attivare una scheda GSM con un codice fiscale falso. L’unico modo per verificare la corrispondenza al vero di un codice fiscale e la reale esistenza del soggetto che assume di essere titolare, è l’interrogazione delle banche dati (pubbliche) dell’anagrafe tributaria. Io ho solo fatto questo, sempre e soltanto su specifica e dettagliata autorizzazione di tutti i magistrati che mi hanno conferito gli incarichi, compresi quelli della Procura della Repubblica di Roma, con i quali ancora lavoro in indagini molto complesse, riguardanti anche degli omicidi. Non potendomi attaccare su altro, grazie ai tuoi amici generali della Guardia di Finanza su cui stavo indagando, hanno cercato su cosa fregarmi, visto che il Pubblico Ministero Luigi de Magistris (come tutti i Pubblici Ministeri ed i Giudici di Italia), mi aveva autorizzato ad accedere all’anagrafe tributaria, per verificare i codici fiscali delle utenze telefoniche. Grazie a questa scusa hanno avuto gioco facile per perquisirmi e portarsi via tutti i miei dati, compresi quelli che li riguardavano direttamente, senza nemmeno contestarmi quali codici fiscali io avrei interrogato abusivamente, senza averne titolo. Nel decreto c’è scritto che io avrei interrogato i codici fiscali di soggetti di Milano che non potevano avere alcuna attinenza con le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Tutti sanno gli sforzi investigativi che sono stati fatti proprio su Milano nel vano tentativo di rintracciare la bambina. La vicenda del filmato del metronotte, le indagini sui rom lo confermano. Tutto questo è un assurdo. Penso al dolore che ha potuto provare la povera Piera Maggio, solo per il fatto di come l’indagine della Procura di Marsala (vedi caso!) sulla scomparsa della figlia, sia stata presa a pretesto per colpirmi. Prima – se ben ricordi, visto che anche su queste fesserie avete scritto sul tuo giornale – mi erano stati contestati gli accessi abusivi alla Vodafone con la password della Procura di Marsala. Resisi conto delle stupidaggini che avevano detto (anche gli “scienziati” del COPASIR) hanno fatto marcia indietro e non hanno più parlato della Vodafone e di quanto gli interessati dirigenti di quell’azienda avevano riferito. Adesso, visto che gli aspetti principali delle indagini di Catanzaro coinvolgevano alti ufficiali della Guardia di Finanza, hanno cercato di giocare in casa, con i presunti accessi abusivi all’anagrafe tributaria, senza che mi sia stato contestato concretamente un solo nome e/o un solo codice fiscale che io avrei “abusivamente” interrogato, accedendo ad un dato pubblico per ogni cittadino italiano che volesse farlo.
Nessuno alla Procura di Roma, però, si è accorto come vi siete procurati al tuo giornale i dati dei miei redditi (sui quali ho pagato anticipatamente le tasse) che invece erano riservati e che sono stati resi noti solo grazie ad una illecita intromissione negli archivi dell’anagrafe tributaria. Chiedi quindi ai tuoi amici della Guardia di Finanza cosa sono gli accessi abusivi all’anagrafe tributaria e come si fanno. Con l’occasione chiedigli pure chi ha fatto gli accessi sulle mie denunzie dei redditi e su quelle dei miei onesti familiari. Se lo fai farai uno scoop e sarai un giornalista che vuole solo ricercare la verità e non rendere il proprio servizio al padrone di turno che gli somministra lo stipendio.
Con questo ti saluto, solo perché ho perso troppo tempo ed ho cose più importanti da fare. Siccome ti stimo, perché so che sei un bravo giornalista, ti prego di ritirare l’epiteto di bugiardo che mi hai dato. So pure che la tua coscienza te lo impone, perché anche dietro un cronista come te (sicuramente bravo) c’è un uomo coi suoi sentimenti e le sue idealità.
Per come ti ho conosciuto e ti conosco (e per come ti ho pure apprezzato) so che su molte cose la pensiamo allo stesso modo. Io, però, ho la grande fortuna di essere un uomo libero ed indipendente, che dice le cose che pensa e non ha paura delle cose che fa. Tu, purtroppo, non hai potuto avere la mia stessa fortuna ed in questo hai tutta la mia comprensione e solidarietà, anche se ora sei costretto ad attaccarmi, pure su facebook.


Gioacchino Genchi

p.s. Tanti auguri comunque, visto che anche tu, Gianluigi, sei un fortunato papà, come lo sono io!


Chi è il "nuzzi"

Gialuigi Nuzzi, detto Gigi; è giornalista professionista dall'età di 17 anni. Milanese, con moglie e un figlio, dopo un lungo periodo alla cronaca de Il Giornale è ora inviato a Panorama e segue inchieste soprattutto a carattere giudiziario.
Per i comuni mortali la rivista Topolino è un’amena lettura negli anni dell’infanzia e talvolta rimane un’innocente passatempo anche in gioventù. Per Gianluigi Nuzzi, Gigi, il fumetto disneyano è stato occasione per acquisire pratica e diventare giornalista in minore età.
L’indimenticato e anticonformista Marco Borsa, già direttore del Corriere della Sera, lo volle alla Mondatori, non ancora ventenne e nel 1989 Nuzzi firmò il suo primo libretto dedicato ai migliori alberghi d’affari.
Si racconta che il 1 dicembre di quell’anno, con alcuni militi locali raggiungesse il castello sforzesco e un festoso vertice con i grandi della terra in onore di Michail Gorbaciov. Il muro di Berlino era caduto qualche settimana prima e Gigi ne avrebbe indagato volontieri con Shevarnazde, Berlusconi, Agnelli, Moratti.
Ingaggiato a Il Giornale imparò il mestiere di cronista di giudiziaria e spinse le sue inchieste sempre più addentro ai segreti del palazzo, anzi sempre più giù e forse fece tremare i polsi a qualcuno più sù. Ora Gianluigi Nuzzi, Gigi, ha moglie e un bimbo, è inviato a Panorama. La tastiera si è affilata, è diventata stiletto, le sue inchieste hanno visione più ampia, nella società e nel mondo, può contare su un’affollata platea d’estimatori, giovani e non, come un romanziere di successo.

Il piacere del viaggio non l’ha abbandonato, è un ospite esigente che cerca la camera con il rumore della
fontana di Trevi o la terrazza a 360° sui giardini non più tanto segreti del Vaticano, lo spartano resort con casette di legno sulla spiaggia di Saint Tropez e soprattutto ambienti familiari dove possa avere ogni volta la stessa camera. A Milano pranza sempre fuori, ma i locali sono sempre gli stessi, case di amici da non tradire.