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lunedì 10 maggio 2010

Un paese che sprofonda sempre di più nella merda

Questi non sono uomini delle Forze dell'ordine... sono bestie da espellere
(senza offesa per gli animali)



Un ragazzo esce di casa in motorino con un amico, un poliziotto si avvicina, scoppia un diverbio e l'agente comincia a picchiarlo. Fa discutere il video amatoriale diffuso dal Tg3 che mostra le immagini del pestaggio di Stefano Gugliotta, 25enne romano ora in carcere per resistenza a pubblico ufficiale, avvenuto la sera del 5 maggio mentre, poco lontano, si concludeva la finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. Secondo i familiari del ragazzo si è trattato di uno scambio di persona: la polizia lo avrebbe ritenuto un ultrà romanista responsabile di scontri con le forze dell'ordine. Il ragazzo, che secondo il padre ha perso un dente e presenta numerose ferite, è ancora in carcere. «Quando sono stato portato in cella mi è stato chiesto di firmare un foglio con una X già sbarrata, dove si leggeva che avrei rifiutato visite mediche supplementari, ma mi sono opposto. Solo dopo ho potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote», fa sapere dal carcere. «Non riesco a capire perchè gli agenti mi sono venuti addosso», ha detto il giovane al senatore Idv Pedica precisando che prima di scendere da casa, aveva «bevuto due o tre birre». Le condizioni di salute di Stefano, al quinto giorno in cella, non sono drammatiche, ma ha «necessità di cure- dice il suo legale-. È abbastanza dolorante in varie parti del corpo e dal punto di vista psicologico è abbastanza provato».

Questo non è un uomo dell'informazione ... ma una zecca da espellere
(senza offesa per le zecche)


Fede si scaglia contro Saviano: «Non è un eroe, non se ne può più»
"E' di una gravita' inaudita l'attacco di Emilio Fede nei confronti di Roberto Saviano: Fede dovrebbe sapere che lo scrittore campano e' stato minacciato di morte per il suo coraggio nella denuncia della criminalita' organizzata e dovrebbe essere a conoscenza del fatto che il giornalista vive blindato e non ha piu' una vita personale". E' quanto sottolinea il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, commentando l'intervento del direttore del Tg4 sull'autore di 'Gomorra' Roberto Saviano. "Anche i quattro gatti che continuano a vedere la pantomima serale di Emilio Fede - continua l'esponente di Italia dei valori - non ne possono piu': ma di lui. Il conduttore del Tg4 dovrebbe limitarsi a passare le veline di palazzo Chigi... E' veramente segno del degrado del nostro Paese che non sia un politico corrotto o colluso ad attaccare quanti denunciano, attraverso l'informazione, il sistema criminale mafioso, ma che questo attacco venga proprio da chi, essendo giornalista, dovrebbe avere rispetto per la liberta' di informare o denunciare. L'Ordine dei Giornalisti esiste ancora? - si chiede Leoluca Orlando - Se c'e', batta un colpo!".

mercoledì 31 marzo 2010

Un commento post elezioni


Due fatti, un unico obiettivo



A me sembrano da una parte curiosi e dall'altra significativi due fatti all'apparenza diversi ma con un unico obiettivo:

1) Dopo una campagna elettorale al buio della libera informazione, del sano confronto sui programmi dei diversi candidati e dell'oscuramento dei cosiddetti "terzi incomodi" (Movimento 5 Stelle, Rete dei Cittadini...) ora, a giochi fatti, si da ampio spazio ai politici dei due poli che si lasciano intervistare anche con domande non concordate. O confronti tra PD e PDL che assomigliano più che altro delle dichiarazioni "amorose" e per completare il triangolo perfetto, entrambi a corteggiare la Lega; mentre è leggermente diminuita la presenza televisiva di Berlusconi.

2) Nel contempo, in suddetti "spettacoli" si tenta di screditare, se non addirittura discriminare, il Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, le persone che hanno scelto di votare in questo senso e che vengono sminuiti con l'appellativo di "grillini" e... La Rete dei Cittadini con Marzia Marzoli... relegata al ruolo di Cenerentola del Lazio dall'informazione controllata con il placet dei due esempi di femminismo all'italiana (Bonino e Polverini).
Vi ricordate che all' inizio la Lega veniva trattata allo stesso modo?

Io credo che il filo conduttore di tutto ciò sia quello che, per la casta politica, sono molto pericolose le novità specie se sono rappresentate da gente normale che si espone in prima persona e con un modo diverso e pulito di fare politica in maniera diretta.
Non sono né controllabili né ricattabili.

A quanti di noi piacerebbe vivere in un paese più normale dove ognuno possa dire tranquillamente la propria opinione?

Continuo a vedere nubi minacciose all'orizzonte e la prima ad essere minacciata è la Costituzione Italiana: dall'incipit di Napolitano, alla solfa di Berlusconi, dagli interessi del nord e dal calabrachismo del PD.
Riforme imposte dall'alto, altro che largamente condivise e con la scusa di "ammodernare" il paese... macchevvordì!

Gente di destra, di centro, di sinistra rifletteteci sopra!

Axel


Condividiamo e aggiungiamo questo:



sabato 13 marzo 2010

Ma di quale "par condicio" parla il TALENANO ?


Così Berlusconi ordinò:
"Chiudete Annozero"


L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto”

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano. L'indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.

La notizia più interessante, però, è un'altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

Da
il Fatto Quotidiano


I dati che leggete nella tabella sono dell'Agcom, l'autorità statale (che dovrebbe essere) garante ed indipendente per le Comunicazioni, ed appartengono al monitoraggio televisivo del pluralismo informativo che l'Agcom fa costantemente nella quasi indifferenza generale. Questi sono i dati relativi a Marzo 2009, che potete trovare insieme agli altri nel sito dell'Agcom (www.agcom.it), alla voce "par condicio", poi "monitoraggio televisivo" (cliccate qui).


Ovviamente, da destra, i pennivendoli passano al contrattacco. Uno di questi su Il Giornale si spertica in una scontata quanto parziale difesa di Minzolini. Rispondiamo da freelance, sicuramente FREE. Il tal Caprettini omette pacchianamente di parlare del "personaggio" principale... tale mr. B. Quindi trascura il fatto conclamato che un qualsiasi personaggio della ziniztra non ha il conflittone d'interessi (capo del governo e capo dell'informazione) che ha il talenano. In secondo luogo ripropone l'ennesima tesi degli "opposti". Il problema non è se sia meglio un direttore nominato da berlusconi o da d'alema. Il problema è che i partiti /casta non devono controllare l'informazione! Quelli di kiniktra che lui elenca, ovviamente distinguendo caso per caso, sono tutti personaggi che appartengono all'altra metà dell'italico problema. Personaggi che, come sistema, metteremmo volentieri in una cella accanto a quella dello psiconano. Solamente che per quella del "menomalechesilvioc'è" butteremmo sicuramente la chiave nella Fossa delle Marianne! Esprimendo il concetto in chiave elettorale diciamo: La Bonino, qualora vincesse le elezioni nel Lazio, dovrà sicuramente ripristinare la legalità di cui parla senza distinguere tra mafiosetti di destra o di sinistra. Cosa che la Polverini assolutamente non riuscirebbe a garantire. Da parte nostra, per non sbagliare, simpatizziamo per "la terza incomoda": l'amica di tutte le battaglie vere sul territorio:
MARZIA MARZOLI.


Ma di questo abbiamo ancora un po' di tempo per parlarne.

STAY TUNED!

giovedì 11 marzo 2010

"B" sta sempre più per "benito"... ma anche per "BASTA!"

Berlusconi caccia un giornalista scomodo. La Russa esegue!

Oggi, Berlusconi ha tenuto una conferenza stampa per giustificare l'ingiustificabile: il decreto interpretativo nato per dire ai giudici del Tar come dovevano scrivere la loro sentenza.

Un giornalista fuori dal coro, non a caso un freelance, Rocco Carlomagno, insiste nel fargli domande fuori dal copione. Come si conviene in ogni rappresentazione teatrale che si rispetti, il pubblico che disturba la lettura del copione viene allontanato dalle maschere. La prima maschera, il body guard di fiducia, è Ignazio La Russa, che si alza a comando e provvede a eseguire gli ordini di Benito Berlusconi.


Un giovanotto, presumibilmente un consigliere, probabilmente fresco di nomina e poco avvezzo ai modi bruschi del regime, si avvicina a Berlusconi e gli suggerisce di "non esagerare", perchè "sa, potrebbero farle anche queste domande".



Berlusconi lo ignora, e lo ammonisce: "I villani meriterebbero ben altra cortesia rispetto a quella che io sto praticando nei suoi confronti". Evidentemente sta già pensando ad istituire l'OVRA, la polizia politica fascista con il compito di sopprimere la stampa che non è filo-governativa. La Russa è pronto ad assumerne la guida.

Le pale degli elicotteri girano. Se non gireranno anche le palle degli elettori, e più in fretta, sugli elicotteri ci saliranno i giornalisti indipendenti.



+ QUESTO

E ‘Gnazio urlò: “Pedofilo!”


martedì 29 dicembre 2009

AUGURI GENTE!!!

Auguri per un 2010
all'insegna della Pace e della Verità!




venerdì 18 dicembre 2009

Noi stiamo con Marco Travaglio - 1


Nessuno tocchi il soldato Travaglio!

Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato.
Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell' ultimo Passaparola tratto da questo blog. E' Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (... esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l'insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c'è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia."
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell'Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell'Amore a non assistere all'intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.
La P2 regna e informa. Ha scelto un bersaglio: Travaglio, che non può distruggere con la diffamazione o comprare, ma solo abbattere. Dietro Travaglio c'è però la Rete, ci sono milioni di italiani. Se dovesse succedergli qualcosa, anche se dovesse colpirlo un fulmine dal cielo, qualcuno dovrà renderne conto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppegrillo.it




Mauro: “Chiamare Travaglio terrorista, un atto gravissimo e da incoscienti”

di Silvia Truzzi




18 dicembre 2009
La luce che entra dai vetri della stanza del direttore di Repubblica non restituisce l’idea del covo dei mandanti morali. Come il discorso composto, pacato per via delle radici, fermo per via della convinzione. Eppure Ezio Mauro dovrebbe essere uno dei capi del network dell’odio, evocato da Fabrizio Cicchitto nell’aula di Montecitorio.

Direttore, che effetto le ha fatto essere indicato come istigatore?

Mi ha colpito molto per il momento e per la sede. Cicchitto non si è reso conto che parlava in un’aula parlamentare o ha questa concezione del Parlamento? Era interesse di Berlusconi raccogliere i segnali positivi, arrivati dall’unanime condanna del gesto di un folle, dalla tempestiva solidarietà di tutti. Ma Cicchitto non rappresenta una corrente del Pdl, quanto piuttosto una pulsione interna al partito.

L’ha anche rivendicato: “Ho dato voce al popolo del Pdl”.

Certamente l’istinto profondo di Berlusconi è questo. Ed è facile per queste persone mettersi al riparo di una pulsione. Così non fanno politica, salvo che non abbiano un disegno: far saltare il tavolo. E andare alle urne, tentando un’ennesima prova di forza. Come se l’agire politico della destra in Italia si realizzasse in una serie di forzature successive, nell’ incapacità di esercitare la legittimità del governo per il quale hanno ottenuto mandato dagli elettori. Hanno una maggioranza straordinaria e la loro macchina non produce politica. In questi otto mesi, da Casoria in poi, si sono succedute diverse fasi. Prima quella della verità: Berlusconi ha mentito sui suoi scandali. Poi è diventata una questione di libertà: ha definito eversori i giornali di tutta Europa. E ora di legalità, perché attacca Corte costituzionale e capo dello Stato. E questo potrebbe essere ciò che muove i suoi verso il ribaltamento del tavolo. Andare alle elezioni con una piattaforma estrema: cambiamo la Costituzione e facciamola aderire all’anomalia Berlusconi. L’anomalia non è risolvibile: costituzionalizziamola. È come se Berlusconi dicesse al sistema politico: introietta la mia anomalia, sarai sfigurato per sempre. Ma così tutto diventa coerente. È la biografia del premier trasformata in ultima ideologia del paese. La tentazione suprema potrebbe essere andare al voto su questo.

Ma sarebbe un rischio per Berlusconi.

Certo. Potrebbe esserci una maggioranza alternativa. Berlusconi ha l’incarico perché ha un potere di coalizione. Il conflitto con Fini è ancora aperto: lo vogliono cacciare. Ma lui è un co-fondatore del partito e in questo momento ha tutto l’interesse a vedere se nel Pdl si può insediare una cultura diversa dal populismo leaderistico berlusconiano. Però, se questa prova di forza va avanti, Fini si troverebbe in difficoltà ad affrontare una campagna elettorale contro la Costituzione.

Fini è l’ultimo argine delle istituzioni democratiche?

Il presidente della Camera sta dando prova di regolarità istituzionale. E sembra eretico agli occhi del presidente del Consiglio. Almeno fino al discorso del 25 aprile di Berlusconi.

Poi il premier si è pentito.

Sì, ed è cominciata un’altra storia da cui non riesce palesemente a uscire e che gli costa consensi. Una stagione di scandali, di cui Berlusconi è protagonista, sceneggiatore e regista: ha confezionato tutto lui. Fino all’ultimo atto di cui lui è stato vittima.

Lei è stato molto chiaro nel condannare l’aggressione di Milano. Come tutti i giornalisti e i politici. Ma non è bastato. Perché?

Ho sempre distinto la persona dal politico. E dico che la sua politica è stata dannosa per il paese. Questo non significa avere odio. Assistiamo a una falsificazione per cui se non si accettano le norme di eccezione che il centrodestra sta pensando di portare avanti, allora si odia. Il premier dovrebbe rinunciare a trasformare le categorie laiche della politica, che si basano su consenso e opposizione, in categorie pre-politiche che si basano sull’emotività.

Sono i giorni dell’amore berlusconiano.

Quando il leader pretende di essere amato, dall’altra parte fatalmente c’è il rischio che qualcuno trasformi il dissenso in odio. Ma c’è un istinto di guerra permanente nella parte dell’ex Forza Italia che si considera rivoluzionaria, in senso tecnico, e sente di avere una missione di cambiamento. L’altra questione è che la destra berlusconiana è spinta dalla necessità, urgentissima, di trovare norme che strappino il Cavaliere al giudizio dei tribunali. Questa vicenda rischia di essere strumentalizzata e usata per ottenere un misero vantaggio: un salvacondotto per il premier.

Il centrodestra accusa giornali e opposizione di essere la fabbrica dei veleni. E loro sono i primi a urlare con violenza.

Attenzione: non bisogna farsi trascinare su questo terreno. Non ce n’è bisogno. La campagna d’odio la stanno facendo loro.

Intanto i danni sono già visibili.

Non c’è dubbio. Fare la lista di proscrizione in Parlamento è grave, farla contro i giornali è assolutamente inconsueto in democrazia. Chiamare Travaglio terrorista è insensato e gravissimo. Un gesto da incoscienti che può avere delle bruttissime conseguenze: Travaglio è una persona che al mattino esce di casa e va a lavorare. Si può non essere d’accordo con i linguaggi, con i progetti, con le idee. Però far passare tutto questo nella categoria dell’odio può avere effetti non prevedibili .

È preoccupato?

Io credo che la gente capisca. Sono preoccupato per la situazione di un paese dove dilagano corruzione e malavita organizzata.

Crede al golpe al ralenti?

Io non uso nemmeno mai il termine regime. Noi siamo una democrazia. In questa mia affermazione c’è ottimismo della volontà. Sono convinto che la democrazia abbia la forza di regolare le anomalie. Il problema è la qualità della nostra democrazia.

Siamo una democrazia scadente?

Una democrazia che sta degradando. Mi sembra già molto grave dire questo.

Cos’è cambiato dall’editto bulgaro a oggi?

La televisione è peggiorata più nell’informazione che nei talk show, sia nei canali Rai che Mediaset. Vedo nei telegiornali di adesso una decostruzione della realtà e una ricostruzione del paesaggio.


martedì 20 ottobre 2009

Politici, imprenditori, banchieri: la nuova speculazione edilizia


Il partito del cemento


di Marco Preve e Ferruccio Sansa
giornalisti e autori del libro “Il partito del cemento

Nessuno sembra essersene accorto, ma il 28 ottobre sarà deciso il destino di una delle più belle regioni d’Italia: la Liguria. Pochi giorni fa è toccato alla Sardegna, dove è stato votato il piano casa del governatore Ugo Cappellacci (Pdl) che ha cancellato i vincoli con cui Renato Soru sperava di salvare la costa. Ma il centrosinistra non è migliore: la Regione governata da Claudio Burlando si prepara a varare un piano casa altrettanto generoso con gli amanti del cemento.
Un disastro senza rimedio, che, però, si può ancora fermare. Tace la sinistra, tace la destra, forse perché da queste parti entrambe sono amiche del mattone. Tacciono i cittadini che purtroppo non sanno: la Regione Liguria voterà un documento che va ben oltre le aspettative del governo Berlusconi. Nessuno ne aveva parlato fino a pochi giorni fa, quando Bruno Lugaro ne ha scritto sul Secolo XIX. Eppure basta studiare il piano presentato dalla Commissione e soprattutto gli emendamenti proposti da sinistra e destra (leggete qui). Le case sotto i 100 metri cubi potranno aumentare il volume fino al 60%, le altre potranno crescere fino al 30%. Ma non basta: potrà essere aumentata la cubatura di capannoni industriali, artigianali e agricoli. Ed è soltanto l’inizio. Leggendo il documento approvato dalla commissione e gli emendamenti voluti dal centrosinistra e dal centrodestra (il firmatario è un imprenditore immobiliare) si scopre che c’è ben di peggio: i benefici saranno concessi anche agli immobili condonati. Insomma, un danno civile e sociale, oltre che urbanistico. Chi ha costruito senza rispettare le leggi potrà adesso usufruire anche dei benefici concessi dalla Regione. Invece di punire chi non rispetta l’ambiente, si è deciso di premiarlo. E gli edifici abusivi? Si è pensato anche a loro. Il testo base li escludeva, ma ecco che il consigliere Luigi Cola (ex sindaco di Cogoleto, Pd) chiede di correggere: saranno esclusi soltanto quelli costruiti “in totale difformità o con variazioni essenziali”, insomma quelli davvero molto abusivi. Basta? Neanche per sogno: non sono risparmiati nemmeno i parchi dell’Entroterra. “Basterà un permesso degli enti parco per aumentare la cubatura delle case”, come spiega il Verde Carlo Vasconi.
Ma il colpo di grazia, spiega Vasconi, è quello che colpirà le zone che gli urbanisti chiamano aree-anima. Anima, un nome non casuale, perché questi sono luoghi preziosi, che però non sono sottoposti a una tutela totale. Anche qui potranno agire indisturbate le ruspe basta che siano a più di 300 metri dalla costa.
E per la Liguria sarà davvero la fine, perché da troppo tempo alcuni di quelli che governano questa terra hanno deciso di spremerla, di concederla ai signori del cemento come una baldracca. Una escort, si direbbe oggi. Sinistra o destra non importa: negli ultimi anni è stato dato il via libera alla costruzione di tre milioni di metri cubi di nuovi edifici lungo le coste.
Provate a immaginare concretamente che cosa succederebbe se tutte le case sotto i 100 metri cubi crescessero del 60%. Le alture liguri che dominano il mare si ricoprirebbero di cemento. Le case, migliaia di quelle costruzioni che rendono unica la Liguria, sarebbero deformate con aggiunte posticce. Provate a immaginare: dove oggi la vista si affaccia sul mare, domani potrebbe sbattere contro un nuovo muro.
Ma che cosa si può fare? Niente, sembrerebbe. Il centrosinistra ligure ha sempre avuto tanti amici nel mondo del mattone e questo piano ne è la dimostrazione definitiva. Il centrodestra è entusiasta… ma in fondo non sorprende. Insomma, chiunque vinca le elezioni regionali del 2010 non cambierà nulla. Claudio Burlando o Sandro Biasotti non fa differenza, la Liguria, verrebbe da dire, è comunque spacciata.
O forse no. Perché questo piano casa giova a pochi, ai soliti amici degli amici imprenditori del mattone. Ai furbetti che sognano di arricchirsi aggiungendo un piano alla propria casa, alla faccia dell’interesse generale. Ma gli altri? Il cemento non porta soldi. Arrivano denari per pochi e posti di lavoro che svaniscono alla fine dei cantieri. Intanto la Liguria si mangia la sua più grande ricchezza: l’ambiente, che sostiene la principale industria della regione, il turismo. Non solo: calerà il valore degli immobili con un danno per i proprietari liguri, ma anche lombardi e piemontesi. Già, anche per una questione di soldi questo piano andrebbe bocciato.
Ma poi c’è l’ambiente, una parola che in fondo significa il luogo dove noi tutti viviamo insieme. Che vuol dire qualità della vita nostra e dei nostri figli. Che ci ricorda il dovere di conservare il passato, ma anche di pensare al futuro.


Per questo la decisione che verrà presa in Liguria riguarda tutta l’Italia. Se lasciamo sola questa terra, poi a chi toccherà?
Ma qualcosa si può, si deve ancora fare. Adesso, sennò sarà troppo tardi. Mandiamo una e-mail a Claudio Burlando, Sandro Biasotti, il suo avversario alle prossime elezioni, Luigi Cola - il deputato del Pd recordman degli emendamenti, Nicola Abbundo - l’imprenditore immobiliare del Pdl che si batte per il piano. Gente di sinistra e di destra, perché qui non è questione di colori politici.
Se tutti gli amici del blog, non soltanto i liguri, scrivessero a chi dovrà compiere questa scelta, potremmo ancora sperare di cambiare qualcosa. Di salvare la Liguria e un po’ anche noi stessi".

Questa è una storiaccia che conosciamo bene, qui a Santa Marinella!
Anche da noi il cemento è bipartisan con il supporto di tanti disperati che fanno i salti mortali per qualche giornatina in più in un cantiere. Bisogna riuscire a vedere che stiamo raschiando il fondo del barile e distruggendo il paesaggio: l'unica risorsa che porterebbe "lavoro vero".

Attention pliz: poi indietro non si torna!



lunedì 19 ottobre 2009

Tutti col calzino turchese

Il randello catodico-mafioso

di Marco Travaglio

Il Fatto Quotidiano ha lanciato una campagna che è dedicata al simbolo, diciamo pure un simbolo che potrebbe essere considerato troppo leggero e invece nasconde dietro di sé, come vedremo, una questione molto grave e molto sostanziale, che è quella della difesa del diritto del giudice Mesiano a emettere una sentenza e, come il diritto del giudice Mesiano, il diritto di tutti i giudici a emettere sentenze. E’ un diritto e è un dovere, è il loro mestiere e hanno il diritto di farlo come si diceva ai tempi dei latini, padri del nostro diritto, sine spe ac metu, ossia senza speranza di ottenere qualcosa in cambio e senza paura di ricevere dei danni o delle rappresaglie, ovvero le loro sentenze debbono essere emesse secondo giustizia, secondo legge, secondo coscienza, senza nessuna aspettativa di premi o di punizioni, fermo restando che, se la sentenza contenesse degli errori, ci sarebbero sempre i numerosi gradi di giudizio che sono previsti nell’ordinamento italiano, che è il più garantista al mondo.



Tutti col calzino turchese

Abbiamo lanciato questa campagna, che è simboleggiata dal calzino: il calzino turchese, perché una serva sciocca, una precaria, che quindi va anche compresa, del gruppo Berlusconi, sotto la direzione di quel personaggio per descrivere il quale basta guardarlo in faccia, devo dire, Brachino, ha pensato bene di individuare, proprio in questo calzino, il simbolo della stranezza, della bizzarria, dell’originalità, della follia, della eccentricità del giudice Mesiano il quale, fuori dall’orario di lavoro, fa quello che fa un qualsiasi comune cittadino: se ne va dal barbiere, fuma, passeggia, si veste come cavolo gli pare, si prende il diritto di mettersi i calzini che vuole, di fumare quante sigarette vuole, di camminare dove vuole, di andare dal barbiere che vuole, di fare le facce che vuole e quindi il calzino è diventato un simbolo non solo della privacy: chi se ne frega della privacy, qui non c’è una violazione della privacy, qui c’è un avvertimento di stampo mafioso, poi lasciamo perdere le intenzioni, ma l’oggetto di cui stiamo parlando è un avvertimento di stampo mafioso e terroristico, che funziona esattamente come ai tempi degli anni 70, quando i terroristi rossi e quando le organizzazioni satellitari, da lotta continua, potere operaio etc., facevano sapere ai nemici del popolo “ vi teniamo d’occhio, vi stiamo spiando, sappiamo dove abitate”, facevano anche spesso trovare sui loro giornali gli indirizzi per far sapere a certe persone che dovevano guardarsi. Siamo tornati allo stesso clima, ma non a opera di organizzazioni terroristiche o pararivoluzionarie, a opera della televisione del Presidente del Consiglio, ossia di colui che dovrebbe rappresentare - dico in teoria naturalmente, per la funzione che occupa - la legalità contro eventuali tentazioni che nascono dal basso di sovversione. Ecco, la sovversione da noi viene dal vertice delle istituzioni, cioè dalla presidenza del Consiglio e dalle sue numerose televisioni e così anche, magari, i più ingenui o i più paraculi, che non hanno mai voluto vedere in questi 15 anni che cosa è il conflitto di interessi e a che cosa serve, hanno occasione di farci una riflessione.





mercoledì 7 ottobre 2009

In ricordo di Anna Politkovskaja

Contro i crimini commessi dal "potere"


7 ottobre, Anna Politkovskaja è viva

Sette ottobre: sono tre anni che Anna Politkovskaja è stata uccisa con quattro colpi di pistola sulla porta dell'ascensore di casa a Mosca. Una giornalista, una reporter - avrebbe detto lei -, fiera del suo raccontare soltanto ciò che aveva visto. Ma a volte qualcuno ritiene che tu abbia visto troppo, soprattutto se quello che hai visto e documentato è la sporca guerra in Cecenia. Anna Politkovskaja ha alzato il velo su troppe vicende verminose della Russia di Putin e qualcuno ha pensato bene di abbatterla e farla tacere proprio in quel giorno - il 7 ottobre - che è anche il compleanno del presidente Vladimir. Un grazioso omaggio? (...)

(Ottavia Piccolo per "Articolo 21")



Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

Politkvoskaja, a tre anni dalla morte

La tomba di Anna Politkovskaja al cimitero moscovita di Troekurov è diversa da tutte le altre. La lapide è un foglio bianco, un po’ piegato, trafitto da cinque colpi di pistola. I segni neri che quei colpi lasciano sul marmo simboleggiano una ferita che rimarrà indelebile nella coscienza della Russia. Come la scrivania che Anna ha dovuto abbandonare, a soli 48 anni, nella redazione della Novaja Gazeta. L’ufficio di Anna è rimasto come lei lo ha lasciato quel venerdì 6 ottobre 2006, suo ultimo giorno di lavoro. I suoi colleghi non hanno toccato un libro, non hanno spostato un foglio. Hanno aggiunto solo la sua foto, una delle poche dove lei (così severa con gli altri e con sé stessa) sorrideva. Da qualche mese, di fianco alla sua scrivania hanno aggiunto anche la foto di Natalia Estemirova, una sua amica, attivista per i diritti umani e bandiera dell’ong Memorial in Cecenia, rapita e assassinata qualche mese fa. Uccisa a colpi di Makarov, la stessa pistola utilizzata per sparare ad Anna, nell’ascensore di casa. La stessa pistola (un tempo in dote alle forze armate sovietiche) che di fatto è una sorta di garanzia di impunità. Non hanno bisogno di cambiare le leggi in Russia per spegnere la libertà di stampa. Utilizzano in vecchio motto brigatista: colpirne uno per educarne cento.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia ripete spesso sul conto della Politkovskaja Ramzan Kadyrov, quel triste figuro che il Cremlino (guidato da tandem Putin-Medvedev) ha nominato a guidare la repubblica cecena. Per lui, la Politkovskaja, l’Estemirova e l’avvocato Markelov (per citare solo tre caduti in questa guerra, mai dichiarata, contro chi difende i diritti umani nella Federazione russa), sognavano un bel tribunale che lo processasse per crimini contro l’umanità. E invece è sempre lì a fare il presidente, circondato da decine di guardie del corpo e pronto, si dice, a passare lo scettro a un parente, anch’egli ovviamente accusato di essere il mandante di alcuni omicidi politici.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice Kadyrov, che la Politkovskaja chiamava (pensando a Dostoevskij) l’idiota. Eppure quel sabato 7 ottobre, Anna stava proprio facendo la massaia. Anzi, come tante donne di questo mondo maschilista, faceva la massaia, dopo aver fatto la mamma, la figlia e la giornalista. A differenza di Kadyrov, Anna riusciva a fare più cose contemporaneamente.
Doveva rimanere a casa a fare la massaia, dice quello che molti indicano come il mandante del killer. E questo faceva Anna quel giorno. Aveva fatto la spesa. Ma era troppa da portare in un solo viaggio di ascensore. Quando, riscendendo al piano terra, le porte si sono riaperte, la più grande giornalista russa ha trovato davanti a sé l’assassino.
Cinque i colpi che le ha sparato. L’ultimo quello di grazia. Via Lesnaja a Mosca è in una via semicentrale e molto trafficata. Ma nessuno ha visto l’assassino fuggire. Le telecamere hanno ripreso parte del suo volto. Ma giustizia non è stata fatta.
Uno dei paesi con il maggior numero di poliziotti e di agenti dei servizi segreti al mondo non solo non è riuscito a garantire che Anna Politkovskaja, la più coraggiosa giornalista russa, fosse protetta (aveva ricevuto centinaia di minacce). Non ha nemmeno fatto finta di cercare, seriamente, chi l’ha uccisa. Il processo ai suoi presunti killer va a fasi alterne. L’assoluzione in primo grado, il ricorso della procura, le nuove indagini.



Vivo da 42 anni in un paese che è maestro nell’arte di sotterrare la verità. Vivo in un paese che non ha perseguito i responsabili delle più infami stragi. E quindi non ho molta fiducia nella giustizia e negli organi inquirenti. Qui come in Russia. Ce lo spiegava bene Pasolini. Si può sapere, si può farsi un’idea di quel che è successo anche senza che un tribunale ci dica quel che è accaduto. Qualcuno ha ucciso Anna Politkovskaja nel giorno del compleanno di Vladimir Putin. Questo è un fatto.

Qualcuno avrà gioito e avrà brindato per festeggiare il suo omicidio. Questa è un’ipotesi.
In milioni, in tutto il mondo, la rimpiangiamo. E questa è un’assoluta verità.
A tre anni di distanza da quell’orrendo omicidio, di una cosa sono certo. Nessuno l’ha dimenticata. Anche quelli che fanno finta di niente. Anche gli amici di Putin, sempre numerosi nel nostro paese.
Quei segni sul marmo sulla sua tomba spero non facciamo dormire sonni tranquilli agli assassini, ai loro mandanti e a chi li protegge.

(Andrea Riscassi per "Articolo 21)


I giornalisti uccisi in Russia



Per chi pensa che siano fatti lontani da noi vi ricordiamo che è stato ucciso anche un giornalista italiano: Antonio Russo.



da Panorama.it

Antonio Russo era un giornalista free-lance e reporter internazionale, lavorava per Radio radicale. È morto in Georgia, dove si trovava per documentare la guerra in Cecenia, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2000. Il suo corpo martoriato venne ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 chilometri da Tbilisi. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Il materiale documentario che aveva con sé non è mai stato ritrovato. Antonio Russo aveva cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta contenente immagine delle torture e delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena; aveva raccolto prove, inoltre, dell'utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.

Il solo pensiero che lo psiconano ostenti la sua amicizia con Putin... scusateci ma ci fa rabbrividire e incazzare!
... E a voi?





Abbiamo ripescato anche questa gaffe (fra le troppe) sul suo amico. Tra l'altro si parla anche dei suoi sporchi affaracci nostrani: l'inghippo dei decoder con il quale ce l'ha messo nel "di dietro" e tecnologicamente parlando, ci ha fatto tornare indietro di 50 anni!

Meditate gente... meditate!

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!

martedì 22 settembre 2009

Riparte "Annozero"?

«O Travaglio o niente»


di Sara Gambèro

È un Michele Santoro agguerrito e parecchio incazzato quello che si presenta alla conferenza stampa di Annozero, al via giovedì prossimo. Con o senza Marco Travaglio, ancora non è dato sapere con certezza. A oggi, nonostante la richiesta di Santoro avanzata a luglio, il giornalista non è ancora stato contrattualizzato. Le troupe sono state completate solo pochi giorni fa. I contributi video sono in forse. Tutto questo succede in un programma che "l'anno scorso ha fatto il 18 per cento di ascolti e che è costato pochissimo, si è ripagato interamente con le entrate pubblicitarie".
«Che senso ha che programmi di successo come Annozero e Report debbano essare oggetto di discussione? Dove nascono queste discussioni, dentro o piuttosto fuori l'azienda? Chi è interessato a non mandare in onda questi programmi. È o no, obiettivamente, il gioco della concorrenza? Queste sono le domande che mi pongo oggi»
«Siccome non posso intravedere nessuna vera ragione aziendale in tutto ciò, devo pensare che stiamo tornando al passato, sta riemergendo dalle nebbia la figura di Licio Gelli, uno che vuole la distruzione del servizio pubblico. Oppure mi auguro che qualcuno mi spieghi per quale maledetto motivo il giorno primo di andare in onda non dobbiamo sapere se Marco Travaglio ha il suo contratto oppure no. Non abbiamo ancora avuto risposta né motivazioni di un eventuale suo rifiuto. Voglio che la Rai mi giustifichi perché non è desiderato»
«È una situazione gravissima - dice Santoro - un attacco alle punte del servizio pubblico, ai programmi che ne incarnano lo spirito: non a caso le trasmissioni elencate dal presidente del consiglio a Porta a Porta cone fatte da "farabutti" sono tutte oggetto di problemi».
«Siamo nella lista nera», dice Santoro davanti ai giornalisti e al direttore di Raidue Liofredi, che cercando di giustificare il motivo del ritardo nella scelta degli operatori scatena le ire del conduttore: "Sei un bugiardo, e querelami pure se vuoi, ma non ti conviene".
Replica Liofredi: «Le tue trasmissioni sono da inquisizione mediatica, è giusto che tu le faccia ma anche che possa non essere d’accordo. Io ho un’altra idea del confronto politico, a 360 gradi, che sappia avvicinare i giovani alla politica e non distanziarli. Per quanto mi riguarda farei a meno di un programma così, vorrei vedere una trasmissione politica diversa. Non mi piace la televisione di scontro, preferirei quella di incontro»
Interviene il consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo: «Questa conferenza stampa è il simbolo dell'anomalia italiana dove un direttore di rete presenta una trasmissione che non approva».
«Annozero si farà solo con Travaglio. Sia ben chiaro», puntualizza Santoro. E lo stesso Travaglio aggiunge: «Mi sento davvero mortificato. In passato giornalsiti "sovversivi" come Indro Montanelli ed Enzio Biagi hanno scritto prefazioni ai miei libri, mi hanno fatto complimenti. Tutto ciò mi aveva fatto pensare di non essere proprio una schiappa. Adesso invece scopro che sono peggio di Vallanzasca. In televisione possono entrare assassini, stupratori, canari ma nessuno mi ha ancora spiegato cosa ho fatto di male. Essendo tra l'altro incensurato».
«Quando ho cominciato a fare il giornalista - continua Travaglio - i miei direttori mi dicevano: "Vai e rompi le scatole". Adesso invece scopro che non avevano capito niente, perché il giornalismo oggi è quello di rendere popolari i politici e farli amare dalla gente. O sbagliavano Montanelli, Biagi e tutti i più grandi giornalisti del mondo o c'è un problema di fondo in questo Paese. Per il resto non so dire se ci sarò, nessuno di questa nuova dirigenza Rai mi ha contattato. Posso solo manifestare la mia mortificazione: aspettate almeno che abbia fatto o detto qualcosa prima di bastonarmi»
Rincara la dose Santoro «Noi abbiamo una televisione dove il confine del proibito si è enormemente allargato. Se io facessi oggi le tramissioni che facevo negli anni '90 sarei considerato un dinamitardo. Eppure allora non succedeva niente. Le facevo quando c’era come presidente Rai l’attuale sindaco di Milano, che è di centro destra. Quando si suicidò Lombardo, la Moratti difese con tutte le sue forze la nostra trasmissione. La Rai era una azienda che ci ha sempre compreso tutti. Volete farmi diventare me un ostaggio della prima repubblica, proprio io che ne ho dette di ogni sulla prima repubblica. Ed è vergognoso che i colleghi, i giornalisti della Rai, non reagiscono a quel che sta succedendo. Devono reagire, prima che sia troppo tarsi, prima che diventiamo come l'Alitalia».
«Se poi succede che l'Autorithy interviene perché Travaglio ha detto che qualcosa non doveva dire, sanziona la trasmissione, l'editore licenzia Santoro per omesso controllo, mi sta bene. Allora finalmente potrò andare davanti a un tribunale e dire: "Ma Beppe Grillo che ha detto le stesse cose percui mi ha sanzionato l'autority in passato pure a Matrix, perché non avete sanzionato anche quella trasmissione o Rai news 24? La legge è uguale per tutti o solo per Santoro e Travaglio?»
L'ultima battuta in risposta a un giornalista che chiede se anche quest'anno rivolgerà nuovamente l'invito a Berlusconi a venire in trasmissione: «Non ha bisogno di inviti, quando vuole si autoinvita direttamente. Noi lo accoglieremmo solennemente con fanfare e tappeto rosso. Certo, magari faremmo una trasmissione un po' più vivace di Porta a Porta dell'altra sera...»


Santoro & Travaglio :)
Vespa & Fede :(

giovedì 16 luglio 2009

La ninna nanna di nonno morfeo


Questo è il "clima civile" auspicato, ovvero, il sonno delle coscienze!


Il presidente della Repubblica, detto Morfeo, ha promulgato la legge sulla sicurezza.
Nel promulgarla, sottolinea, tuttavia, che «suscita perplessità e preoccupazioni l'insieme del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta, ad un attento esame, contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità».

Peppino De Filippo diceva: "E ho detto tutto!"... cioè non ha detto nulla!

Palazzo Gigi esprime "soddisfazione e apprezzamento per la promulgazione" e in un comunicato sottolinea che "le considerazioni del capo dello Stato saranno valutate attentamente" e che "si terrà conto delle notazioni e dei suggerimenti" di morfeo "già a partire dalla prima applicazione della legge".

Continuiamo a farci del male, dai! Applicazione delle leggi a seconda dell'umore! Ecco quale potrà essere prossimamente una notizia sul Corriere delle Sera:

Intercettata una nave carica di clandestini al largo di Lampedusa.


Il comandante un mese fa aveva telefonato a palazzo Chigi per sapere come avrebbe dovuto applicare la norma. Forse tra una settimana si chiarirà tutto; sono tuttora in corso le consultazioni tra il governo ed il presidente della Repubblica.

Oppure, in questo clima di stravolgimento della legalità e della democrazia, ognuno farà quello che ca..o più gli aggrada! Ovviamente per quelli che hanno un po' di potere; gli altri saranno equiparati direttamente ai clandestini.
Quindi allontanati, espulsi o presi direttamente a cannonate.

In questo clima di "sonnolenza" collettiva, alla fine, si addormenterà anche la maggioranza!



La minoranza minorata lo è già da troppo tempo (o fa finta?)


Il modo dell'informazione, invece, fa finta di essere sveglio, appunto, per informarci sullo stato "reale" delle cose!



Ah, poi c'è il Pera che attacca (con il permesso del capo) il Morfeo e allora va bene così. Mica si chiama Grillo, Di Pietro o Travaglio o...

BUONA NOTTE!

lunedì 6 luglio 2009

Mafia, antimafia e dintorni

Mafia spa



Un ministro della Repubblica Italiana, Lunardi, disse che con la mafia bisogna convivere. Ma per convivere con qualcuno o con qualcosa bisogna prima definire cos'è. E cosa sono le mafie oggi? Di quanti parlamentari, sindaci, assessori dispongono? Le mafie fanno eleggere i loro uomini democraticamente in Parlamento. Sono presenti nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi industrie, delle società immobiliari. Ovunque ci sia la possibilità di riciclare centinaia di miliardi di euro.
In un anno le mafie italiane producono un fatturato di 130 miliardi di euro (stima 2003). Il 70% è profitto, possono reinvestire quasi 100 miliardi all'anno. Comprare ciò che vogliono, chi vogliono. La vita e la morte di un uomo.Trasformare il loro denaro in attività all'apparenza rispettabili. Il PIL delle mafie italiane è superiore a quello dei medi Stati del mondo. Più di quello della Croazia o della Romania. Le mafie sono il più importante e sicuro datore di lavoro (pagano sempre) nel Sud. Grazie alle mafie vivono in modo diretto o indiretto il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani (*). Chi ti dà il pane quotidiano, in mancanza di alternative, diventa il tuo padrone. Le mafie sono la più importante industria del Paese e il primo datore di lavoro nel Mezzogiorno.
Al fatturato diretto delle mafie va aggiunto il fatturato ottenuto dai loro investimenti attraverso il riciclaggio. Nell'ultimo decennio, la somma dei profitti è stata pari a circa 1.000 miliardi di euro. Quanto rendono 1.000 miliardi di euro riciclati in termini politici, finanziari, di influenza sul Governo? E' necessario capire se esiste ancora un confine, e qual è, tra mafie e Stato, tra economia "pulita" e economia mafiosa. Se esiste ancora un'economia "pulita". Se l'economia di uno Stato può sopravvivere senza la partecipazione dei capitali mafiosi. Se è lo Stato a dover convivere con le mafie, o le mafie con lo Stato. Se lo Stato è diventato mafioso dentro, o le mafie sono diventate governative, tutrici del'ordine costituito. Mangano eroe insieme a Borsellino nel Pantheon della Patria. Andreotti senatore prescritto a vita per mafia e per meriti di governo.
I soldi non sono democratici, chi li ha comanda nelle democrazie capitaliste e oggi li hanno le mafie. Dobbiamo domandarci se esiste ancora qualcosa che non sia definibile come mafioso. Se dalla convivenza con le mafie si sia passati a una lenta integrazione che diluisce e inghiotte tutto e tutti.

(*) Dati tratti dal libro "Mafia Pulita" edito da Longanesi


Lettera d'amore

Marco Travaglio


lunedì 29 giugno 2009

La forza delle parole

Le parole per dirlo...



"Zoccola", "Piduista", "Pedofilo", "Corruttore", "Fottere", "Mafioso" se corrispondono VERAMENTE a una zoccola, un piduista, un pedofilo, un corruttore, un vecchio porco, un criminale sono parole che non si devono pronunciare. La verità deve salvare la forma. La forma deve coprire la verità. Le parole dei servi. Il perbenismo di regime. Escort, ammiratore di minori di 18 anni, utlizzatore finale, senatore in attesa di giudizio, ma anche Lodo Alfano, sono parole che rassicurano. Lodooooooo Alfanoooooo, sembra una messa cantata. Non si colpisce più la sostanza di un'affermazione, ma la sua forma. La sostanza non si può smentire. La verità è ormai palese, quasi sempre volgare. E, per occultarla, per negarla, si giudicano le parole che la esprimono. Più queste parole corrispondono nel sentire comune alla verità, più chi le pronuncia è colpevole. Non della verità, che non è mai menzionata, ma delle parole per dirla. La menzogna, al contrario, può utlizzare ogni parola, ogni immagine. Il seno di Veronica Lario può essere esibito come un trofeo da Feltri su Libero, un giornale vicino al suo ex marito. E, allo stesso tempo, il direttore del TG1 Minzolini, può cancellare un'inchiesta della procura di Bari e un rapporto con una prostituta a Palazzo Grazioli la notte dell'elezione di Obama. La ripetizione e la diffusione del messaggio attraverso le televisioni rende vero il falso, universale la menzogna. In ogni luogo, su un traghetto, in un bar, alla stazione, nelle proprie case si afferma con la sua presenza il contrario del vero. Quando il vero si affaccia alla superficie di questa melma vischiosa satura del nulla, chi lo afferma diventa un bersaglio. Gasparri, Capezzone, Bonaiuti, Mimun, Fede, Vespa, Ferrara, Giordano e mille altri sono un immenso coro, una cacofonia cialtrona e ossessiva. Un rumore di fondo e di fogna che stordisce e che dà assuefazione. Gridare "zoccola" o "piduista" o "corruttore" è testimonianza di verità. Zavattini sdoganò per primo alla radio la parola "cazzo". Ci sono mille parole ridotte al silenzio e alla schiavitù del giudizio di parte. Parole che aspettano di essere liberate. In un comizio, alla radio, in un dibattito. Il comune senso del pudore si è trasformato in una rappresentazione indecente del potere. Del potere fare e dire il cazzo che vuole.

Beppe Grillo

martedì 23 giugno 2009

Cartoline dalla Sardegna


Il mare


















La flora
















La fauna
























Già poco più di un anno fa a Villa Certosa, ospitando il suo degno amico Putin, presagendo "il complotto", lanciò un messaggio a tutti quei giornalisti usi a violare la privacy dei potenti e quindi anche la sua.


18 aprile 2008 - Piccolo fuori programma durante la conferenza stampa congiunta tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi quando una cronista russa, Natalia Melikova, della Nezavsinaya Gazeta, domanda con una certa insistenza al leader Russo se fossero vere le indiscrezioni sulla sua relazione con una ex olimpionica di ginnastica artistica e altri dettagli sulla sua vita familiare e privata. Prima che Putin potesse rispondere, Silvio Berlusconi sorridente mima con le mani un mitra e lo indirizza verso la giornalista. Putin se ne accorge e annuisce.

(Credits: Ansa)

Ricordiamo che poco tempo prima era stata uccisa la giornalista russa Anna Politkovskaia che conduceva inchieste scomode sullo zar putin!

Manda questa cartolina animata al premier come risposta

venerdì 12 giugno 2009

Sicurezza per chi?

Nominiamo ministro degli Interni o della Giustizia Penelope


Il ddl sulle intercettazioni "e' un siluro sotto la linea di galleggiamento della sicurezza di tutti i cittadini e l'impunita' per fior di delinquenti". Giancarlo Caselli, procuratore generale di Torino, spiega a MicroMega.net gli effetti "devastanti" del provvedimento del governo. È un vero e proprio 'j'accuse' quello di Caselli che parla di "una catastrofe annunciata che sta per preciparci addosso nella indifferenza dei piu'.
E, aggiunge, faccio "una battuta amara, che poi non e' neanche tanto una battuta: nominiamo ministro degli Interni o della Giustizia Penelope, quella che di giorno tesseva e di notte disfaceva perche' in tema di sicurezza la maggioranza, il governo si stanno comportando proprio cosi'. Da un lato tolleranza zero, esercito, flotta, ronde e dall'altro il vero baluardo, il vero argine protettivo della sicurezza di tutti i cittadini, le intercettazioni, picconate e ridotte in macerie, con conseguenze che saranno devastanti per la tutela della sicurezza di tutti".
Il procuratore di Torino spiega che con la nuova normativa "le intercettazioni subiranno una riduzione perlomeno del 50%. Conseguenza? L'impunita' o quasi per fior di delinquenti che non siano mafiosi o terroristi, ma 'soltanto' assassini, rapinatori, estortori, stupratori, pedofili, bancarottieri, corruttori, usurai, sfruttatori di prostitute, trafficanti di droga e via elencando. Assurdo, assurdo".
Ma e' un assurdo, per Caselli, se si considera che "c'e' qualcuno che continuamente strilla sicurezza, sicurezza, sicurezza. Che per tutelarla mette in campo l'esercito. Usa la flotta per respingere alcuni poveracci in braccio a Gheddafi, che invoca a voce altissima ronde e salute pubblica. Bene questo stesso qualcuno, in sostanza la maggioranza governativa, se con una mano invoca tolleranza zero con l'altra piccona quel muro della sicurezza che sono le intercettazioni. Ma coerenza per cortesia. Coerenza quando si parla cosi' intensamente di sicurezza".
In tutto questo, osserva il procuratore di Torino, "i cittadini sembrano essere preda di una sorta di ipnosi malefica perche' si fa credere che in realta' si persegue sempre la sicurezza. Non e' vero, il livello di guardia di sicurezza di tutti i cittadini subira' un abbassamento consistente".

Il magistrato poi avanza un "forte sospetto". Che "si vogliano impedire le intercettazioni per salvaguardare i privilegi di questo o di quello. I famosi o famigerati 'arcana imperii', le barriere con cui il potere in ogni parte del mondo cerca di proteggere se stesso e soprattutto le sue deviazioni. Le intercettazioni hanno questo di brutto per il potere: violano queste barriere, mettono a nudo il potere. Ecco l'ostilita' di una certa politica".


Clandestinoweb.com

"GIORGIO NAPOLITANO NON FIRMI"
"Nei prossimi giorni daremo appuntamento ai cittadini davanti a Palazzo Madama per un sit in che richiami l’attenzione del Capo dello Stato, affinché non firmi questa legge, e per protestare contro chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di camorristi, malviventi, imprenditori e politici corrotti piuttosto che gli interessi del Paese e dei cittadini onesti.".
Antonio Di Pietro