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mercoledì 24 febbraio 2010

Stop all'aggressione del nostro territorio!


COMITATI UNITI DEL LAZIO
PER LA DIFESA DELLA SALUTE,
DELL’AMBIENTE E L’ AUTOGOVERNO
DEI NOSTRI TERRITORI

Siamo donne e uomini che in questi anni hanno resistito all'aggressione dei loro territori da parte di chi vuole far profitto sulla salute e sull'ambiente. Siamo coloro che si sono opposti alla politica piegata agli interessi dei privati, quella politica che schiaccia i bisogni e le volontà delle popolazioni per favorire industriali e imprenditori che fanno profitto con lo sfruttamento della terra e dell’ambiente.

In questi ultimi anni
le istituzioni comunali, regionali e nazionali hanno imposto con arroganza e autorità: centrali turbogas e a carbone, inceneritori e nuove discariche, la privatizzazione dell'acqua, mega aeroporti, mega autostrade, la TAV e come se non bastasse oggi si riparla di energia nucleare e a questo proposito il Lazio dovrebbe ospitare alcune centrali e siti per lo stoccaggio delle scorie.
Le popolazioni locali hanno risposto a tutto questo
autorganizzandosi in Comitati e lottando in prima persona contro le multinazionali che si nascondono dietro ogni grande opera: ENEL, ENI, COLARI, CALTAGIRONE, AMA, ACEA, SORGENIA, IMPREGILO, ANSALDO...

Le nostre non sono solo battaglie in difesa della nostra salute e dell'ambiente,
la nostra è una lotta per restituire il potere decisionale sui territori ai cittadini che vi abitano.

Non abbiamo bisogno di nuove centrali, inceneritori, autostrade, discariche, porti, aeroporti, centrali nucleari...
I nostri territori vanno risanati da mondezza e dai veleni, vogliamo una mobilità basata sul ferro, la nostra acqua deve essere pubblica,
per questo scenderemo in piazza anche il prossimo 20 Marzo.

La volontà popolare deve essere rispettata, nulla deve essere deciso sulla nostra testa.

Per tutte queste ragioni chiamiamo le reti sociali, i coordinamenti territoriali, le assemblee permanenti, i comitati di quartiere i/le tanti/e cittadini/e che in questi anni si sono mobilitati contro le scelte sbagliate della Regione Lazio ad una

MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEI MOVIMENTI
CONTRO LE NOCIVITA’
E LE DEVASTAZIONI
AMBIENTALI DEL LAZIO
Sabato 6 Marzo ore 15:00
in Piazza Santi Apostoli a Roma


Assemblea permanente NO FLY Ciampino,
Comitato Fiumicino Resiste NO AL PORTO,
Comitato NO COKE Alto Lazio,
Comitato NO CORRIDOIO ROMA-LATINA,
Comitato RISANAMENTO AMBIENTALE Guidonia,
Coordinamento CONTRO L'INCENERITORE d'Albano,
Rete dei Cittadini NO TURBOGAS Aprilia,
Rete per la TUTELA della VALLE DEL SACCO...


... e GRUPPO CIVICO ARCHIMEDE


domenica 31 gennaio 2010

POLLI & POLLIIIIII !!!



Attenti ai polli cinesi!

Tutti dobbiamo fare attenzione nel mangiare polli arrostiti o comunque aromatizzati se non conosciamo la provenienza. Pensate che i cinesi sono in grado di fornire tutte le settimane migliaia di tonnellate di polli. Cosa avviene? In Cina, commercianti senza scrupoli all’alba iniziano la raccolta dei polli morti,


Sapere se un prodotto arriva dalla Cina è semplice: Le prime 3 cifre del codice a barre di un prodotto indicano il codice del paese d’origine del prodotto.
Per esempio
tutti i codici che iniziano per : 690, 691, 692 fino a 695 sono tutti della Cina; il codice 471 indica un prodotto fatto a Taiwan.
Tempo fa è stato scoperto un traffico, partendo da un dettaglio insignificante. A seguito di controlli nel porto di Gioia Tauro (
c'è di mezzo anche la 'ndrangheta?), gli uomini del Servizio Antifrode della dogana, aprendo i container, nel fondo, venivano scoperti ventidue tonnellate di pollo. Immediatamente scattano le indagini, e si scopre che quelle etichette, che erano intestate ad una nota ditta brasiliana erano falsificate, la carne di pollo non veniva dal brasile ma dalla Cina e Thailandia, in questo modo veniva aggirato facilmente con l’origine Brasiliana.
E’ nata l’inchiesta portata avanti dal Servizio Antifrode della dogana di Roma . Alla fine i NAS del tenente Marco Datti hanno sequestrato circa tremila chilogrammi di carne di pollo d’origine cinese e Thailandese. Nel mirino magazzini, negozi, ristoranti e abitazioni tutti riconducibili a persone di nazionalità cinese. La carne di pollo veniva confezionata in buste di plastica e in cartoni recanti l’intestazione di una nota ditta brasiliana. Non c’era comunque solo il pollo sospetto nei controlli dei NAS, sono saltate fuori altre situazioni a rischio, sono stati sequestrati oltre duecentoventi tonnellate di derrate alimentari per un valore complessivo di circa due milioni di euro.


Il problema è la carenza di controlli, tranne in rarissimi casi, di ciò che consumiamo ogni giorno. Certo! Il nostro primo pensiero è spendere poco, ma almeno spendiamolo per cibi della nostra terra certamente più sicuri.

Ecco il LINK per scaricare
l'elenco di tutti i codoci a barre
e i Paesi corrispondenti...
Potrà tornarvi utile!



ED ORA PASSIAMO
AI POLLI NOSTRANI!


Ecco la prova che la legge sul legittimo impedimento serve solo a Truffolo


La verità su B. raccontata dal suo ex avvocato

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».


SVEGLIA!

FAI SENTIRE LA TUA VOCE
URLA!



mercoledì 13 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 7


MA DOVE SONO FINITI I SOLDI
DELL'OSSERVATORIO AMBIENTALE?



Leggete tutti attentamente il verbale dell'incontro presso il Ministero dell'Ambiente del 2 Dicembre 2009 con i sindaci del comprensorio.
Il linguaggio dei sindaci addomesticati dai soldi delle compensazioni è estremamente offensivo.
L'osservatorio ambientale è una delle tante prescrizioni alla riconversione a carbone di TVN e i cittadini non hanno mai creduto in tale strumento.
La storia come sempre ci da ragione, infatti a distanza di 5 anni dalla sua istituzione e dalla gestione di ben 5 milioni di Euro, non esiste traccia di alcuna attività a tutela della salute dell'ambiente e degli abitanti del comprensorio.
Screening sulla popolazione e incidenza malattie legate all'inquinamento, così come il registro per i tumori, erano un impegno e sono un nulla di fatto.
L'unica, ma ridicola attività è stata quella del rilevamento della qualità dell'aria, ovvero, del non rilevamento della qualità dell'aria.
www.osservatorioambientale.org è ancora li a dimostrarci la pantomima delle centraline con i dati online, oltre alla vergognosa rete delle centraline fantasma, come nel caso di Tarquinia.
I sindaci asserviti alle strategie Moscheriniane, si sono impegnati solo a perdere due anni di tempo per l'istituzione di un consorzio per la gestione economica dell'osservatorio, null'altro.
Leggendo il verbale si nota anche l'aggressività dei sindaci rispetto alle critiche del Ministero sul consorzio, eppure alcuni consiglieri avevano avvisato i propri sindaci che non era in linea, con la VIA, il consorzio di gestione dell'osservatorio.
Risulta evidente che i sindaci e la Regione Lazio vogliono gestire l'osservatorio fuori da ogni regola, il sindaco Mazzola chiede al direttore del Ministero dell'Ambiente, senza vergognarsene, se il documento "VIA" sia ancora valido!!
Sarebbe necessario inviare a tutti i sindaci i video delle manifastazioni di piazza contro la riconversione a carbone di Tvn, dove proprio loro (alcuni di loro in verità in piazza non c'erano ancora con la fascia da sindaco, ma c'erano) chiedevano che fosse rispettata la VIA, che c'è adesso, non vi piace piu???
Le compensazioni fanno questi danni celebrali, fanno dimenticare, fanno venire pericolosi vuoti di memoria.
A questo punto è necessario che tutti noi chiediamo alle amministrazioni comunali:
Dove sono finiti i soldi per l'osservatorio ambientale?
Dove sono finiti i soldi delle compensazioni economiche firmate dai sindaci e Enel??
Ci sono 5 milioni di euro dell'osservatorio!
Tarquinia ha firmato per 14.500 milioni di euro in tre anni.
Come avevano capito i cittadini i soldi dell'osservatoio, nè tantomeno quelli delle compensazioni, non hanno tutelato la salute o l'ambiente, con il dubbio strisciante che non vogliono neanche spiegare dove sono finiti.
Se i sindaci fossero stati "trasparenti" avrebbero dimostrato la destinazione reale dei soldi delle compensazioni.
Provate a chiedere ai sindaci che fine hanno fatto le compensazioni!

giovedì 7 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 3

Menzogne sugli inceneritori e la gente muore
Intervista a Patrizia Gentilini



"Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Vorrei ricordare che la nostra associazione è indipendente, non è necessario essere medici, tutti possono iscriversi, potete andare sul nostro sito, tutti possono associarsi, non godiamo di finanziamenti da parte di terzi, ci autososteniamo. Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come associazione siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi."

Patrizia Gentilini

martedì 24 novembre 2009

Ben felici di veder realizzati i punti del nostro Programma!

A SANTA MARINELLA E SANTA SEVERA
ARRIVA IL WI-FI


Ricevitori per coprire zone diverse della città

Il Wi-Fi raggiunge anche Santa Marinella. L’amministrazione comunale ha infatti accolto con entusiasmo la proposta, presentata dalla Provincia di Roma, di installare i ricevitori wi-fi sul territorio comunale.
Il wi-fi è un dispositivo elettronico, che permette di collegarsi ad internet senza l’utilizzo di cavi e fili elettrici, abituali di ogni personal computer.
Dai primi sopralluoghi, a cui ha voluto partecipare personalmente il Sindaco Roberto Bacheca e l’assessore ai servizi informatici Marco Degli Esposti, i punti in cui installare i ricevitori di segnale sono tre:

1. uno nelle adiacenze della Biblioteca Comunale, così da coprire anche la passeggiata a mare;
2. uno presso il Castello di Santa Severa, così da coprire anche l’adiacente piazzale;
3. uno presso Il Lungomare Capolinaro nelle adiacenze della Sede Comunale.

“Un’iniziativa lodevole – afferma l’assessore Degli Esposti – che permetterà a tanti cittadini, studenti e ragazzi di collegarsi gratuitamente ad internet in diversi luoghi della città.
Per il momento abbiamo scelto tre zone “simbolo” di Santa Marinella e Santa Severa, come il Castello di Santa Severa, la passeggiata a mare ed il Lungomare Capolinaro, dove comodamente seduti su di una panchina ci si potrà collegare ad internet gratuitamente”.
“Abbiamo aderito immediatamente – aggiunge il Sindaco – a questa proposta della Provincia di Roma, considerato che nei prossimi anni potremmo allargare ad altre zone il servizio. Vogliamo una città moderna – continua Bacheca – che offra ai cittadini servizi gratuiti ed allo stesso tempo utili, come il collegamento ad internet senza fili. E la decisione di installare i dispositivi in luoghi frequentati ed all’aperto va proprio nell’ottica di un completo utilizzo del servizio da parte della cittadinanza. Ringrazio la Provincia di Roma che ha inserito Santa Marinella tra le città incluse nel progetto e l’assessore Degli Esposti che subito si è adoperato per l’attivazione del servizio”.

La cerimonia di attivazione dei ripetitori WI-FI si svolgerà
Lunedì 30 Novembre alle ore 15,00
presso il Piazzale del Castello di Santa Severa, alla presenza del Sindaco Bacheca, dell’Assessore Degli Esposti e del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

- Uno Notizie Civitavecchia - Roma -



Siamo ben felici di veder realizzati
i punti del nostro Programma!


Ma vogliamo andare avanti nel discorso WiFi ricordando che alla base di tutto c'è sempre una corretta informazione.
Con l'accelerazione data dall'amministrazione e dall'industria nella diffusione del WiFi sono sorti dubbi sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle antenne.
Una puntata di Report aveva esaminato le varie posizioni scientifiche e politiche in Europa. (CLICCA E GUARDA)
Quello che se ne può dedurre, in maniera ampiamente condivisibile, è un invito alla cautela.
Cautela che si può tradurre in:
- Non espandere oltre lo stretto necessario la rete wireless;
- Arrivare agli utenti, specialmente studenti, con reti cablate in fibra ottica;
- Non esporsi per troppo tempo a queste seppur basse radiazioni.
D'altronde c'è da tenere presente che qualsiasi elettrodomestico, anche il più banale, emette radiazioni elettromagnetiche e che il progresso resta tale se lo si utilizza bene e se può portare reali benefici alle persone.

Per concludere: ben venga questa tecnologia anche a Santa Marinella e crediamo che tre antenne siano già sufficienti; altre due al massimo: una in zona Stazione e l'altra in zona Valdambrini. Ma lontane dalle scuole! Piuttosto spingiamo per potenziare la rete in fibra e con una velocità di connessione civile!


Grazie e buona navigazione!



venerdì 20 novembre 2009

Bakekaaaaaaaa!!!


Le immagini dell’orrore

TVN PIENA DI RIFIUTI
POST COMBUSTIONE ABBANDONATI


Questo è il "carbone pulito"?

Ma questa è cenere?

Ma questo è zolfo e calcare?

Clamoroso e inquietante video diffuso da Simona Ricotti e Alessandro Manuedda: rifiuti e polveri movimentate all’aria aperta dentro Tvn e portate chissà dove. La Procura della Repubblica sta indagando

CIVITAVECCHIA – Dopo le foto il video. E le immagini che, dopo quelle della scorsa settimana, arrivano oggi dal cantiere di Torre Valdaliga Nord sono ancora più inquietanti. A diffonderle sono stati questo pomeriggio il Consigliere comunale Alessandro Manuedda e l’esponente del Forum Ambientalista Simona Ricotti, la cui denuncia è di quelle che fanno rabbrividire e che impongono, stavolta, una presa di posizione chiara e inappellabile da parte dell’Enel e del Comune; soprattutto nel momento in cui la Procura della Repubblica ha aperto una indagine sul video in questione e su quanto da esso è possibile vedere: mucchi di rifiuti, di qualunque tipo, in un’area non precisata ma comunque interna al cantiere della centrale e movimentazione di merci, polveri e sostanze in gran quantità e in totale assenza di sicurezza ambientale. Il video non è databile, ma le semplici immagini bastano ad accertare una palese violazione di legge da parte dell’Enel: la movimentazione di rifiuti, polveri e sostanze in ambiente aperto all’interno del cantiere, quando sia la Valutazione di Impatto Ambientale che la conferenza dei servizi per l’aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale impongono espressamente all’azienda elettrica che ogni operazione di materiale avvenga in ambienti chiusi e senza alcuna dispersione atmosferica. A questo dato di fatto si affianca poi un interrogativo, allarmante e che necessita chiarimenti, laddove nelle immagini si vedono chiaramente dei camion raccogliere ingenti quantità di materiale e polveri e trasportale via dal cantiere.

Il video infatti, come già le foto pubblicate dalla nostra Redazione, è giunto a Simona Ricotti in forma anonima per essere poi consegnato dalla stessa alla Procura. <Ritengo che queste immagini, come le foto pubblicate da Centumcellae News, possano essere state realizzate soltanto da qualcuno che opera ed ha libero accesso dentro la centrale – ha proseguito la Ricotti - dunque da qualche lavoratore che comincia finalmente a preoccuparsi delle condizioni di sicurezza ambientale in cui è costretto ad operare, tanto da denunciare quello che avviene all’interno del cantiere di Tvn. Il fatto poi che lo faccia in forma anonima dimostra come in centrale regni un clima di intimidazione ormai inaccettabile. L’invito che facciamo a chi può avere altre notizie su questi gravissimi fatti, dunque, è quello di uscire allo scoperto e di collaborare alle indagini>.

Chissà che nel frattempo anche Comune ed Enel si sveglino.

Per vedere il video clicca qui

Marco Galice

mercoledì 18 novembre 2009

Influenza A, la truffa suina

E noi paghiamo... di tasca e con la salute!

Gennaio 2009. I laboratori della Baxter situati a Orth-Danau sintetizzano materiale virale, presumibilmente destinato alla produzione di vaccini contro l'influenza A, inoculandovi una miscela tra il virus influenzale stagionale H3N2 e il virus H5N1, altrimenti detto: aviaria. Una vera e propria bomba ecologica, perché il virus dell’aviaria uccide sul serio, ma ha una bassa capacità di contagio, mentre l’H3N2 fa ridere i polli, ma si diffonde con la velocità di un raffreddore: la ricombinazione genetica tra i due selezionerebbe la mutazione più favorevole, per il virus. La popolazione umana invece ne uscirebbe con tutta probabilità decimata. A meno che, certo, non fosse già pronto un bel vaccino sugli scaffali. Da comprare. Le quotazioni in borsa della Baxter volano letteralmente.

Febbraio 2009. La Avir Green Hills Biotechnology, di stanza a Vienna, riceve grossi quantitativi del materiale virale e lo gira a ditte subappaltatrici in Repubblica Ceca, Slovenia e Germania. Caso vuole che il laboratorio ceco non si fida ed inocula il materiale della Baxter ai furetti che sono soliti fare da cavia. I furetti muoiono, tutti. Le quotazioni in borsa della Baxter crollano.

Sotto indagine, la Baxter rifiuta di dare spiegazioni dettagliate. Dice che sarebbe costretta a svelare troppi segreti industriali. Io non posso usare neppure un algoritmo di criptaggio troppo sofisticato perché non è legale, e se arrivano i carabinieri possono sequestrarmi pc, hard-disks, chiavette usb, il forno a microonde e qualsiasi aggeggio sospettato di poter immagazzinare dati. Le case farmaceutiche, che giocano con la vita di miliardi di persone, possono invece rifiutarsi di parlare in nome dei segreti industriali?
Sì, possono. Tanto che proprio la Baxter risulta essere uno dei produttori di vaccini contro l'influenza suina, la A/H1N1. I cechi, che non ci vedono ma non sono per niente fessi, si rifiutano di comprarli, motivando che alla Baxter non sono in grado di garantire che il vaccino sia sicuro e che non si capisce chi dovrebbe farsi carico dei rischi per i possibili effetti collaterali. Effetti collaterali di cui non esiste traccia da nessuna parte. Tutti i farmaci ne hanno, dai più gravi ai più lievi. Quelli più innocui, piuttosto che niente ti provocano il solletico, così: giusto per non sfigurare. Invece i vaccini contro la suina sono il farmaco perfetto: non hanno nessun effetto collaterale, o perlomeno i governi seri, che si informano preventivamente per garantire la salute dei proprio cittadini, non sono riusciti a farseli consegnare.

In compenso, lo Stato italiano ha chiuso un contratto da oltre 24 milioni di euro con la Novartis e si rifiuta di mettere a disposizione di tutti il contratto di fornitura. Tutto quello che si sa è che manca un parere tecnico, che i 24 milioni saranno pagati anche se la Novartis non dovesse ottenere l'autorizzazione alla commercializzazione o se la consegna dovesse tardare, che non è prevista nessuna penalità per la Novartis e che il contratto è stato secretato, sottoposto alle stesse emergenze previste per eventi calamitosi di natura terroristica. La vaccinazione, inoltre, è stata tolta dalle mani del Ministero della Salute e messa in quelle di Bertolaso.
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Attenzione: Aggiornamento!
Abbiamo recuperato il contratto secretato, siglato il 21 agosto 2009
tra il Ministero del Lavoro, delle Politiche Sociali e della Salute
e la Novartis Vaccines and Diagnostics S.r.l. Scaricalo qui:
Contratto sull'acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino
(*) Grazie al Codacons, a Carlo Rienzi e a Ivano Borsato per la segnalazione
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Tutto questo per una banale influenza più leggera di quella stagionale, che ha causato in tutto il mondo un numero infinitamente inferiore di morti? Conosco barzellette migliori. Cosa si diranno la sera, a tavola, il Ministro Sacconi e la moglie Enrica Giorgetti, Direttore Generale di Farmindustria? Potremmo, in via cautelativa e prudenziale, essere indotti a esprimere una lieve perplessità, da addurre con formula dubitativa, esitativa, interrogativa e sbalorditiva, circa l'eventualità che si possano individuare gli estremi per pensare ad un ipotetico ...conflitto di interessi? Ecco, l'ho detto...

La Corte dei Conti il 21 settembre 2009, nel tentativo di fare un po' di chiarezza, ha emanato la delibera n.16/2009/P. Ha rilevato una serie di irregolarità, ma si è scontrata contro la trattativa riservata e il muro di gomma della secretazione. Perché tutto questo mistero? Cosa c'è da nascondere? Vogliamo sapere dove finiscono i nostri soldi, perchè e a quali condizioni. E non sarebbe male anche sapere perché le vaccinazioni sono snobbate perfino dal personale medico e infermieristico. Qualcuno ricorderà che anche Paolo Grossi, infettivologo di chiara fama, aveva dichiarato a Byoblu.Com che non avrebbe fatto vaccinare i suoi figli.

Nel frattempo, a testimonianza di come dovrebbe operare un Ministero della Salute serio, eccovi l'intervento di Ewa Kopacz, omologo del nostro Sacconi al parlamento polacco.

Io voglio un ministro della salute così.

Intervento del Ministro della Sanità al parlamento polacco: Ewa Kopacz

5 novembre 2009

Vorrei dire che la mia priorità durante i miei vent'anni di pratica medica è sempre stata : "prima di tutto non fare del male". Ho portato con me questa regola al Ministero della Sanità. Se mi dovessi trovare nella situazione di raccomandare un farmaco a qualcuno, credo come ogni altro medico, penserei: darei questo farmaco alla mia anziana madre, oppure a mio figlio? E’ esattamente questo modo di ragionare che mi rende estremamente cauta e mi spinge sempre a compiere doppie verifiche su qualsiasi informazione che riguardi un farmaco che il Ministero della Salute si accinge a raccomandare ad ogni cittadino polacco, a milioni di cittadini polacchi che non hanno la preparazione, nel campo della medicina, che ha un ministro e che ha un esperto, il professor Brydak, che ha lavorato sull’influenza per oltre 40 anni.

Il professor Brydak lavora in uno dei 189 centri di ricerca sull’influenza sparsi in tutto il mondo. Uno di questi è proprio in Polonia. Chi potrebbe dunque accusarci di non avere sufficienti conoscenze sull’influenza? E’ possibile dubitare dell’opinione di un professore che ha lavorato sull’influenza per oltre 40 anni, e non certo su un solo tipo di influenza, e che ha pubblicato centinaia di articoli sulla materia? Ho più che altro una sola fondamentale domanda: vogliamo combattere la pandemia di influenza?

Oggi conosciamo bene gli accordi che altri, i governi di paesi più ricchi del nostro, hanno stipulato con i produttori di vaccini. Sappiamo anche cosa è stato proposto alla Polonia. Le trattative sono in corso e non posso parlarne adesso, ma posso dire una cosa: il nostro dipartimento legale ha trovato almeno 20 punti dubbi in questi accordi. Ora, qual è il dovere di un Ministero della Sanità? Concludere accordi che facciano l’interesse dei cittadini oppure siglare accordi che facciano l’interesse delle case farmaceutiche?

So che ci sono tre vaccini disponibili oggi sul mercato, realizzati da tre produttori diversi. Ognuno di loro ha una differente quantità di sostanze attive, non è strano che siano trattati tutti alla stessa stregua? Non è dunque ragionevole che il Ministero della Salute e i suoi esperti nutrano alcuni dubbi in proposito? E’ possibile che uno di questi, magari quello con una quantità inferiore di sostanze attive, sia solo acqua fresca, alla quale attribuiamo il potere di curare l’influenza? Dovremmo pagare per questo? Abbiamo già altri esempi: la Germania ha acquistato 50 milioni di dosi, di cui solo il 10% è stato finora utilizzato. Solo il 13% dei tedeschi vuole assumere questa cura miracolosa subito, ma è un dato fortemente atipico perché i tedeschi hanno una percentuale di cittadini che si vaccinano molto alta, cioè se in Polonia si vaccinano 52 persone ogni 1000 abitanti, in Germania lo fanno in 238, ovvero il 23%. Quindi, come mai solo il 13% dei tedeschi vuole farsi iniettare il vaccino contro la suina e non il 23% come accade solitamente per l’influenza stagionale? Il loro governo ha comprato il vaccino, lo ha reso disponibile gratuitamente e loro non lo vogliono? Cos’è successo? Questo dato potrebbe indurci ad un ripensamento sull’acquisto del vaccino, un farmaco pressoché segreto, oppure no?

Ci sono siti web nei quali i produttori di vaccini sono obbligati a pubblicare gli effetti collaterali della vaccinazione. Le vaccinazioni in Europa sono iniziate il 1° di ottobre 2009. Vi invito a visitare uno qualsiasi di questi siti web e a trovare un qualsiasi effetto collaterale indesiderato. Cercate la conseguenza più trascurabile, trovatene anche solo una, come una piccola reazione allergica sulla pelle. Può succedere anche utilizzando il farmaco più sicuro al mondo. Non esiste un solo effetto collaterale: hanno inventato il farmaco perfetto! E, visto che il farmaco è così miracoloso, come mai le società che lo producono non vogliono introdurlo nel mercato libero e assumersene la completa responsabilità? Perché non dicono “Meraviglioso! E’ un farmaco totalmente sicuro, quindi me ne assumerò io la responsabilità, lo metto sul mercato e tutto sarà chiaro e trasparente”, invece di addossare questo peso sulle nostre spalle, le spalle degli acquirenti?

Non abbiamo risultati di test clinici, nessun elenco di ingredienti e nessuna informazione sugli effetti collaterali. I vaccini sono arrivati al quarto stadio di controllo - controlli molto brevi a dire il vero – e ancora non abbiamo queste informazioni. Inoltre, il controllo sulle persone è stato molto piccolo: un tipo di vaccino è stato testato solamente su 160 volontari tra i 20 e i 60 anni, non infetti. Un altro tipo di vaccino è stato testato su 600 volontari tra i 18 e i 60 anni, tutti in perfetta salute. E’ un buon metodo questo? Mi rivolgo specialmente ai dottori presenti in questa sala: per me non è abbastanza sicuro. Io voglio essere molto sicura nel raccomandare questo vaccino. E’ una nostra competenza: durante la fase di negoziazione dobbiamo prenderci il tempo che ci serve ed utilizzarlo per scoprire quanto più possibile su questo farmaco. Poi, se la commissione sulla pandemia accetterà il vaccino, allora e solo allora lo compreremo.

Inoltre, ci sono 1 miliardo di persone con l’influenza stagionale ogni anno in tutto il mondo. Un milione di persone muoiono ogni anno, sempre per l’influenza stagionale, su scala mondiale. Non sono statistiche di un anno o due, ma dati raccolti in anni ed anni di osservazioni. E’ mai stata annunciata una pandemia a causa dell’influenza stagionale? Tra l’altro, l’influenza stagionale è molto più pericolosa di quella suina: causa molti più decessi e complicazioni più gravi. E’ mai stata dichiarata una pandemia per questo? A quelli che mi spingono a comprare il vaccino voglio chiedere: come mai non avete gridato e sbraitato l’anno scorso, due anni fa e nel 2003? Nel 2003 abbiamo avuto 1 milione e 200mila polacchi con l’influenza stagionale. In quell’occasione, per caso qualcuno in quest’aula ha gridato “Compriamo il vaccino per tutti!”? Non riesco a ricordarmene.

Da ultimo vorrei dire una cosa. Lo Stato polacco è molto saggio, i polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa.


Inoltre il vaccino può contenere sostanze tossico-nocive!

Non ci credete? Allora leggete questo:


H1N1: il Sindacato Autonomo di Polizia chiede un vaccino senza veleni


E adesso cari lettori divulgate questa notizia con ogni mezzo possibile, scrivete mail a tutti i giornali locali e nazionali e costringeteli ad interessarsi della questione affinchè venga sollevata la questione e venga informata la popolazione.

Leggi il dossier sull'influenza suina ed i vaccini tossici.
Leggi e diffondi il dossier della dottoressa Forcades Vila.
Leggi e diffondi il dossier di J. J. Crèvecoeur e soprattutto metti in opera quanto da egli suggerito come piano di azione.

Influenza suina e vaccini tossici: scaricate e diffondete il dossier

martedì 10 novembre 2009

Quanto pagano la nostra salute?


Il macabro "tariffario" del cancrovalorizzatore



Il macabro "tariffario" del cancrovalorizzatore del Gerbido di Torino. Documenti ufficiali che nessuno ha pubblicato.

di Roberto Topino

Dovete sapere che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.

La società che sta costruendo l’inceneritore del Gerbido, nel 2003 ha fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste. Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella, che, a ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del cancrovalorizzatore. Non è un macabro scherzo, è un documento del Politecnico di Torino. Poi il sindaco di Torino Sergio Chiamparino dice che l’inceneritore sarà sicuro.

CALCOLO DELL'IMPATTO SANITARIO CORRELABILE AL FUNZIONAMENTO DELL'INCENERITORE DA 103.000 TONNELLATE/ANNO DI RIFIUTI SOLIDI URBANI PREVISTO A TRENTO.

Il dibattito sui rapporti fra inquinamento ambientale e salute soffre in Italia di un alto tasso di provincialismo scientifico-culturale, per cui, ogni volta che si affronta il problema dell'impatto ambientale e sanitariodi un inceneritore, si mette in dubbio il rapporto emissioni > inquinamento > danni alla salute, trascurando linee guida internazionali che ormai su questo argomento hanno scritto parole inequivocabili, grazie a studi molto complessi (basti pensare al progetto europeo Externe o a quelli della scuola di salute pubblica dell'Università di Harvard (39), che sono in grado di determinare con certezza questo tipo di rapporto e anche di quantificarlo in termini di costi economici.

Nel nostro Paese, invece, chi propone la realizzazione di un insediamento altamente inquinante, si può permettere di dichiarare, senza tema di cadere nel ridicolo, che l'impatto ambientale è nullo o quasi, così come le
conseguenze sulla salute.
Ecco allora che amministrazioni locali, spesso dietro la spinta di comitati civici preoccupati per i rischi sanitari connessi, commissionano studi spesso inadeguati, e, qualora questi studi, inadeguati, rassicurino sull'inesistenza di un rischio sanitario, si giunge invariabilmente alla conclusione, errata, che non esiste impatto, mentre invece la causa è da ricercarsi nell'inadeguatezza dello studio stesso, che non è in grado di mettere in evidenza il danno per la salute.
Contemporaneamente si propongono studi di monitoraggio ambientale ed epidemiologico, spesso anch'essi inadeguati, per verificare l'assenza di conseguenze per la popolazione.
Tutto questo modo di procedere, spesso avvallato anche dalle istituzioni preposte alla protezione dell'ambiente e della salute (ARPA, ASL, Ordini dei Medici) è da considerarsi errato, perché, allo stato attuale, i danni di un inceneritore sono prevedibili a priori in base alle metodiche scientifiche a nostra disposizione, e non è necessario ricorrere a studi "fatti in casa" per capire concetti che già ampiamente fanno parte della letteratura scientifica internazionale.
Sappiamo, infatti, che per qualunque tipo di inceneritore, anche dell'ultima generazione, a parte i costi dovuti al riscaldamento globale, causati dalle emissioni di CO2, CH4 e NO2, più del 95% dei costi esterni sono dovuti all'impatto sulla salute, specialmente in termini di mortalità.

La morbilità (principalmente bronchite cronica, ma anche asma, perdita di giorni lavorativi, ricoveri ospedalieri ecc.) ammonta ad almeno un terzo dei costi causati da PM10, NOx e SO2. (32)
Questi costi sono correlati o alle tonnellate di rifiuti bruciati, tenendo conto dell'attuale normativa Europea maggiormente restrittiva (32), o in base alle emissioni previste (per gli inceneritori in progetto), o dichiarate (per quelli già esistenti e funzionanti) di sostanze inquinanti (39).
In base agli studi Externe della Comunità Europea, l'incenerimento di 103 000 t/anno di rifiuti può comportare una spesa per i danni provocati alla salute di 2.183.600 Euro.
Dopo 20 anni di attività, pari alla combustione di 2.060.000 tonnellate di rifiuti, la spesa sanitaria provocata sarà stata di 43.672.000 euro.
A queste cifre si giunge tramite una quantificazione della spesa ottenuta in base ad una sorta di "tariffario"
, che prevede diecimila euro per ogni punto di Q. I. perso nei bambini, cinquantamila euro per ogni anno di vita perso ecc.
Questo significa, per fare un esempio, che se si tramutassero le cifre da milioni di euro in anni di vita persi, si arriverebbe, nei 20 anni di attività prevista per l'inceneritore, alla perdita di ben 873 anni di vita (essendo pari a cinquantamila euro il costo attribuibile alla perdita di un anno di vita).
Ora è su questi dati, e non su altri, che chi deve decidere se costruire un inceneritore di rifiuti solidi urbani deve basare le proprie scelte.

La cittadinanza esposta deve essere debitamente informata, per sapere quale sia veramente l'elevatissimo prezzo da pagare, chiedendosi se è realmente disposta ad immolare una cifra così mostruosamente elevata di anni di vita solo per aver scelto una metodologia di trattamento dei rifiuti altamente nociva per l'uomo.
La metodica sviluppata presso la Scuola di Salute Pubblica dell'Università di Harvard (39), allo scopo di studiare i danni alla salute provocati dalle emissioni delle centrali a carbone, può essere applicata anche agli inceneritori, perché si limita a stimare il danno causato dai 3 inquinanti principali che sono PM 2,5, SO2, NOx. (cfr tabella).
Pertanto, disponendo di questi dati di emissioni, si può risalire ai costi esterni di tipo sanitario stimati per quella determinata fonte di emissioni.
In queste osservazioni ci limiteremo soltanto alla valutazione dei costi sanitari correlati alle emissioni dei 3 inquinanti considerati dallo studio di Harvard, pur essendo evidente che in questo modo una parte dei danni sanitari dovuti alle altre cause non viene stimata.
La tabella riporta la mortalità in dollari per ogni tonnellata di inquinanti emessa.
Moltiplicando le quantità emesse per le cifre in dollari riportate si ottengono i costi sanitari stimati riferibili a questi inquinanti.


INQUINANTEMORTALITA' IN DOLLARI PER TONNELLATA DI INQUINANTI EMESSA
PM 2,5 PRIMARIE30.000500.
000
SO2 6.000 50.000
Nox 500 15.000

La marcata variabilità di costi stimati dipende dalla differente localizzazione delle fonti di inquinamento: una fonte di inquinamento posta al centro di una zona a bassa densità di popolazione avrà costi sanitari minori rispetto ad una posta in aree ad altra densità di popolazione.
In base ai dati riportati nel progetto per l'inceneritore di Trento, si può risalire ad un costo indicativo, causato dai soli tre inquinanti succitati, con una variabilità da un minimo di 293.000 dollari ad un massimo di 2.700 000 dollari/anno.
· PM 2,5: 1.9 ton/anno: da 57.000 a 950.000 dollari
· NOx: 38 ton/anno: da 19.000 a 570.000 dollari
· SO2: 23.6 ton/anno: da 217.600 a 1.180.000 dollari

Poiché lo studio vale per gli Stati Uniti, dove la densità della popolazione è estremamente più bassa che in Italia (circa 6,5 volte), si può ipotizzare che i costi sanitari di un inceneritore come quello di Trento siano almeno 6 volte maggiori rispetto ai valori minimi e massimi stimati.
Infatti gli effetti degli inquinanti sulla salute dipendono in maniera precipua dalla densità della popolazione esposta.
Pertanto i costi per la situazione italiana andrebbero così ricalcolati: da 1.758.000 a 7.080.000 dollari all'anno.
Per l'area di Trento appare molto cautelativa una stima intermedia dei costi sanitari pari 4.419.000 dollari all'anno, pari a 88.380.000 dollari dopo 20 anni di attività.
A questi costi vanno aggiunti i danni dovuti ai microinquinanti (metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine) e quelli dello smaltimento delle ceneri derivanti dalla combustione dei rifiuti: per ogni 3-4 ton di rifiuti si ottiene circa 1 ton di ceneri. Queste ceneri vanno smaltite in discariche speciali per rifiuti tossici nocivi, che sono più
costose e pericolose delle altre discariche.
La Germania e la Svizzera mettono le ceneri volatili dentro sacchetti di nylon immagazzinati in miniere di sale. In Giappone alcuni inceneritori vetrificano le ceneri. In Danimarca le spediscono tutte in Norvegia.


Questi documenti dimostrano che:

1 - l'inceneritore produce danni alla salute (alla faccia del cancrovalorizzatore veronesi) 2 - questi danni sono oggettivamente valorizzabili attraverso studi scientifici e programmi informatici (uno è quello europeo posto sotto). Purtroppo questa valorizzazione è una grezza riduzione alla monetizzazione della salute, la quale non ha prezzo. 3 - il danno è diffuso e omogeneo e dichiarato dagli stessi che danneggiano, per cui è un danno soggetto a vertenze giudiziarie individuali e/o collettive (class action) di indennizzo sia a preventivo (come deterrente) sia a consuntivo (dopo la costruzione del TCV).

Cordiali Saluti
Gianluigi Salvador


mercoledì 28 ottobre 2009


Volete scommettere che ci diranno che non è la Cunsky?



Dal corrispondente in Calabria
:

Vi proponiamo questa nota di Francesco Cirillo prima che si ufficializzasse la notizia che la nave a largo di Cetraro non corrisponde alle caratteristiche della Cunsky.

* * *

Ho l’impressione che gli unici bidoni li avremo noi. Ma bidoni pieni di bugie, depistaggi, nuove archiviazioni, falsità. Girano voci strane nel porto di Cetraro. Voci che diventano boatos veri e propri. Voci che, sembrano, provengano dalla nave Mare Oceano che da stamane interrompe il suo lavoro. Per una settimana di foto ha preso la bellezza di 350mila euro. Voci che anticipano cose secretate e che andranno direttamente dalla nave posta ad 11 miglia sopra la nave Cunsky fin sulla scrivania del procuratore della DDA di Catanzaro Vincenzo Lombardo titolare dell’inchiesta. Sarà il Procuratore che poi deciderà come interpretare quelle analisi che gli giungeranno sul tavolo e soprattutto se vale la pena di diffonderle stante il clima che esiste in Calabria specie in materia del pescato. Le voci dicono che quella nave non sia la Cunsky!

Le misure in possesso della Mare Oceano non corrispondono a quelle della nave nei fondali di Cetraro. Di conseguenza non è una nave dei veleni e quindi non sarà necessaria più alcun altra operazione , né di recupero dei fusti , né della stessa nave. Arrivederci e grazie, è stato un vero piacere. Questa tesi peraltro era stata suffragata sin dall’inizio della vicenda dallo stesso sottosegretario Menia in arrivo a Cetraro il 22 ottobre scorso. In un intervista concessa all’ADNkronos, il sottosegretario ebbe a dichiarare:
“Potremmo avere la sorpresa che non sia la 'Cunski' come afferma il pentito, ma qualcos'altro, per esempio una nave in cui non vi è assolutamente presenza di materiale nocivo. Potremmo invece scoprire cose diverse e allora come è giusto e doveroso si agisce in conseguenze e con le dovute cautele del caso".
Il sottosegretario inviato qui dalla Ministro Prestigiacomo, che nemmeno si è degnata di fare un viaggio di persona sui luoghi, già sapeva tutto, già sapeva che quella non era la Cunsky.
Più che un sottosegretario sembra un mago che conosce il futuro.

Ma non è solo il sottosegretario su questa tesi. Anche la Gazzetta del Sud, giornale notoriamente filo governativo vi ha ampiamente scritto. Il giornale calabrese, scrisse che la nave Cunsky venne costruita nel 1956 ad Hartlepool (Gran Bretagna) con il nome originario di "Lottinge". Ha sempre battuto bandiera inglese e cambiato nome in tre distinte occasioni: nel 1974, quando venne chiamata "Samantha M"; nel 1975, quando venne battezzata "Cunsky" e nel 1991 quando fu rinominata "Shahinaz". Al momento dell'inabissamento – per il pentito avvenuto nell'ottobre del '92 – si chiamava dunque "Shahinaz". Ma di questa notizia non è venuta nessuna verifica né da parte della Procura di Catanzaro nè da nessun altro quotidiano ed è rimasta fine a se stessa. Evidentemente già ci si lavorava sopra , se il sottosegretario l’anticipò prima ancora di salire sulla Mare Oceano insieme ai giornalisti calabresi.
Dire che quella nave non è la Cunsky per il governo e per
tanti depistatori e sabotatori della nostra Calabria vorrebbe dire uscirsene da questa storia senza grossi danni. E’ stato un abbaglio, della Procura di Paola e del Procuratore Bruno Giordano per primo, poi per la Regione Calabria e per l’assessore Silvio Greco, e poi per tutte quelle associazioni ambientaliste che fin dall’inizio hanno cavalcato la tesi del traffico delle navi dei veleni.

Questo vorrebbe dire che tutto potrebbe ritornare alla normalità, far riprendere la pesca, far riaprire le pescherie, rimettere in moto un immagine della Calabria persa in questi mesi, occultando la prova principale che era la nave.
La cosa mi ricorda l’articolo che uscì sempre sulla gazzetta del sud il 20 giugno del 1991 dal titolo:

QUASI COMPLETATA L’OPERAZIONE DI DEMOLIZIONE DELLA "ROSSO"

Amantea: Nessun materiale nocivo all’interno dei container trasportati dalla nave arenata -- Si sta quasi completando ad Amantea, l'operazione di demolizione della grossa nave da carico "Rosso" della società Ignazio Messina SpA di Genova, che proveniente da Malta e diretta a La Spezia, si arenò sulla spiaggia in località "Le Formiciche" il 14 dicembre dello scorso anno per una violenta tempesta di mare. All'atto dell'insabbiamento del cargo nella zona si era creato un falso allarme facendo supporre che trasportasse container con materiale inquinante mentre gli stessi container da quanto è risultato dall'inchiesta giudiziaria contenevano vettovaglie varie tra cui sostanze alimentari e generi di consumo.

...Farfalle, fiori e fragranze varie... LOL LOL

(...)

Una storia di depistaggi come più volte abbiamo detto che per 19 anni ha tenuto tutto sotto silenzio assoluto. Ora tutto potrebbe ripetersi. Per gli ambientalisti questa tesi non regge proprio. Cunsky o non Cunsky le ricerche devono continuare lo stesso. I fusti devono essere presi e controllati, e la nave deve essere rimossa. Così come devono essere cercate le altri navi


delle quali parla il pentito Fonti e delle quali si sa bene la loro esistenza. Come la Yvonne davanti il mare di Maratea e la Sporadis davanti Melito Porto salvo. Ma al di la delle navi segnalate dal pentito esistono altre navi scomparse nei nostri mari. Come la motonave Nikos I, sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo), probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia; come la Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno calabrese con tutto il suo carico sospetto. E poi c’è la Rigel affondata il 21 settembre del 1987, a 20 miglia da Capo Spartivento in Calabria unico caso in cui - grazie alle denunce di Legambiente - è stata ricostruita almeno in parte la verità giudiziaria. E poi resta il mistero dei misteri. La motonave Rosso, ex Jolly Rosso.


Si sta scavando per questa nave, nella valle del fiume Oliva. Ma l’elenco delle navi affondate non finisce qui. Nel 1989 sarà la motonave maltese Anni ad affondare a largo di Ravenna in acque internazionali mentre nel 1993 sarà la Marco Polo a sparire nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affonda a largo di Ustica la nave tedesca Koraline".
D’altra parte che la Mare Oceano non fosse idonea a capire cosa contenesse quella nave lo avevamo già visto salendo sulla stessa nave.

I tecnici di bordo ci spiegarono per bene cosa potevano fare e cosa no. Non potevano prendere i bidoni per esempio, né analizzarli. Non potevano stabilire la presenza di raggi gamma ma solo di quelli alfa, come spiegò meglio il giorno dopo l’assessore Greco. Non potevano spostare la nave né tanto meno recuperarla riportandola in superficie con le dovute cautele. Insomma vedremo solo delle belle foto e delle belle immagini tridimensionali. Poi la Marina Militare dovrà stabilire attraverso l’archivio nautico di cosa si tratta. Ma anche se non fosse la Cunsky, di sicuro non sono le uniche navi affondate durante la seconda guerra mondiale ben conosciute dalla Marina Militare ed inserite nelle mappe che anche i pescatori conoscono. Quali, la nave Cagliari che venne affondata il 6 maggio del '41, dal sommergibile Taku, ed ha una stazza di 2322 tonnellate. Questa nave si trova nei fondali fra Diamante e Cetraro; la nave Federico C. che venne affondata il 28 luglio del 41 dal sommergibile Utmost, è di 1467 tonnellate ed anche questa , come sanno bene i pescatori a strascico, si trova nella stessa zona . Altre tre navi sono lontane dalla zona di Cetraro, ma sono conosciute come le altre due. Insomma se non è la Cunsky è un'altra nave non militare ed affondata appositamente, in quanto in quell’area non ci sono segnalazioni di naufragi. Ecco perché la ricerca deve continuare. Quei fusti che sono dentro la nave non possono che essere rifiuti tossici e il governo deve impegnarsi ancora di più per dire la verità. Una verità che sia possibile anche controllare dalla nave stessa Mare Oceano dove non esistono a bordo persone terze, avvocati di parte, scienziati delle associazioni ambientaliste, tecnici della Regione Calabria. Ecco perché alla notizia che quella nave non possa essere la Cunsky, bisogna subito alzare un coro unanime, che sia quello, che si continuino le ricerche comunque, senza abbassare la guardia e senza buttare fumo negli occhi ad una popolazione, che nella manifestazione e partecipazione di massa ad Amantea ha dimostrato essere stufa di essere presa in giro.

Francesco Cirillo
27/10/2009