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sabato 13 marzo 2010

Ma di quale "par condicio" parla il TALENANO ?


Così Berlusconi ordinò:
"Chiudete Annozero"


L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto”

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell'Agcom – dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani - per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un'inchiesta partita da lontano. L'indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” - come pubblicamente li chiama lui - siano chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.

La notizia più interessante, però, è un'altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d'indagine - è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

Da
il Fatto Quotidiano


I dati che leggete nella tabella sono dell'Agcom, l'autorità statale (che dovrebbe essere) garante ed indipendente per le Comunicazioni, ed appartengono al monitoraggio televisivo del pluralismo informativo che l'Agcom fa costantemente nella quasi indifferenza generale. Questi sono i dati relativi a Marzo 2009, che potete trovare insieme agli altri nel sito dell'Agcom (www.agcom.it), alla voce "par condicio", poi "monitoraggio televisivo" (cliccate qui).


Ovviamente, da destra, i pennivendoli passano al contrattacco. Uno di questi su Il Giornale si spertica in una scontata quanto parziale difesa di Minzolini. Rispondiamo da freelance, sicuramente FREE. Il tal Caprettini omette pacchianamente di parlare del "personaggio" principale... tale mr. B. Quindi trascura il fatto conclamato che un qualsiasi personaggio della ziniztra non ha il conflittone d'interessi (capo del governo e capo dell'informazione) che ha il talenano. In secondo luogo ripropone l'ennesima tesi degli "opposti". Il problema non è se sia meglio un direttore nominato da berlusconi o da d'alema. Il problema è che i partiti /casta non devono controllare l'informazione! Quelli di kiniktra che lui elenca, ovviamente distinguendo caso per caso, sono tutti personaggi che appartengono all'altra metà dell'italico problema. Personaggi che, come sistema, metteremmo volentieri in una cella accanto a quella dello psiconano. Solamente che per quella del "menomalechesilvioc'è" butteremmo sicuramente la chiave nella Fossa delle Marianne! Esprimendo il concetto in chiave elettorale diciamo: La Bonino, qualora vincesse le elezioni nel Lazio, dovrà sicuramente ripristinare la legalità di cui parla senza distinguere tra mafiosetti di destra o di sinistra. Cosa che la Polverini assolutamente non riuscirebbe a garantire. Da parte nostra, per non sbagliare, simpatizziamo per "la terza incomoda": l'amica di tutte le battaglie vere sul territorio:
MARZIA MARZOLI.


Ma di questo abbiamo ancora un po' di tempo per parlarne.

STAY TUNED!

mercoledì 17 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 18

Il vergognoso grafico della DISinformazione
da Byoblu.com


Se qualcuno avesse ancora dubbi, fategli vedere questo grafico. I dati sono stati resi noti dall'Osservatorio di Pavia, e riguardano il conteggio delle notizie di eventi criminosi apparse sui nostri telegiornali nel quinquennio 2005 - 2009.
La linea rossa mostra il numero di notizie relative agli atti criminosi, la linea blu descrive l'andamento reale dei crimini, mentre la linea gialla mostra la percezione degli stessi da parte degli italiani. Potremmo ribattezzarla: linea della paura.
La fascia evidenziata in verticale, invece, è mia. Per la precisione, identifica gli anni della XV legislatura, più comunemente nota come Governo Prodi II, in carica dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008.

Ed ecco il sortilegio: durante l'ultimo governo di centro-sinistra il numero di reati ha subito una flessione, ma la percezione di insicurezza è aumentata di una quindicina di punti, fino a superare il 53%. Lo spettacolo di illusionismo è stato magistralmente messo in scena dai media televisivi, che hanno trasformato il normale tran-tran dell'ordinaria delinquenza in un film horror degno delle migliori sceneggiature.

Poi, come per magia, con l'apparizione del Governo Berlusconi IV - tolto un lieve, marginale incremento dovuto alla necessità di approvare il pacchetto sicurezza - le notizie relative ai piccoli reati sono state sostanzialmente dimenticate da Riotta, Minzolini e soci.

Ecco dunque in soldoni - espresso in grafici e tabelle per i più duri di comprendonio - come ti strumentalizzo l'opinione pubblica per influenzare il consenso politico e legittimare o delegittimare questo o quello.
Del resto, qui da noi i delinquenti sono un facile spauracchio, disponibile alla bisogna, con il quale tenere per le palle nonni, impiegati e casalinghe di Voghera. L'equivalente mediatico del bau-bau, insomma. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, rispetto ai maggiori telegiornali dei nostri cugini europei, dedichiamo oltre il doppio del tempo a furti, rapine, risse ed altre simpatiche bazzecole, quisquilie e pinzellacchere.



I nostri giornalisti dipendenti di RaiUno sprecano il 64% del canone Rai a informarci circa gli sviluppi del giallo di Via Poma e circa i pedali della bicicletta di Alberto Stasi, contro il 28% del principale telegiornale della televisione spagnola, il 18% di quello francese, il 14% di quello inglese e l'infinitesimale 3% del telegiornale tedesco. Evidentemente al di là delle Alpi l'informazione ha altro a cui pensare.

Questi sono fatti, non pugnette!

Barack Obama Help Internet in Italy Claudio Messora


venerdì 18 dicembre 2009

Noi stiamo con Marco Travaglio - 1


Nessuno tocchi il soldato Travaglio!

Marco Travaglio è un giornalista, sembra poco, invece, in Italia, è molto, moltissimo. Un giornalista libero che non vive dei contributi dello Stato, delle tasse di operai e impiegati. Come ad esempio fanno i mantenuti Ferrara del Foglio, Polito del Riformista e Belpietro di Libero. Travaglio è esile, non ha la scorta, scrive di fatti documentati. Se un centesimo degli scritti dei suoi libri fosse falso sarebbe in carcere da un decennio. Per poter continuare a scrivere ha dovuto fare un suo giornale, Il Fatto Quotidiano, che non è, come tutto il resto della stampa, a carico dei cittadini. Le grandi testate non lo hanno voluto. Fa il suo mestiere, informa. E questo in Italia non è tollerato.
Nel 2006 Anna Politkovskaja fu assassinata a Mosca. In Russia ai giornalisti liberi si spara. La Politkovskaja disse: "Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano". Lei era diventata un bersaglio e pagò. Travaglio è oggi, a sua volta, un bersaglio di regime. Bruno Vespa ha intitolato Porta a Porta: "Di chi è la colpa?" puntando il dito su Travaglio di cui ha fatto vedere spezzoni inquietanti dell' ultimo Passaparola tratto da questo blog. E' Travaglio che ha armato moralmente lo psicolabile con il modellino del duomo di Milano? (... esaurito da giorni in tutta Milano, ci sono forse migliaia di psicolabili in giro che vogliono ripetere l'insano gesto?). Paolo Liguori, memore dei bei tempi di Lotta Continua, ha esternato: "Nelle parole di Travaglio non c'è un barlume di pietà né di amore. Queste parole possono istigare alla violenza". Nel programma "Pomeriggio 5" in onda su Canale 5, lo psichiatra Alessandro Meluzzi ha un lapsus: "Ci sono lanciatori di pietre. Come si chiama questo personaggio? Tartaglia, Travaglio. Sì, Tartaglia."
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Partito dell'Amore ha detto alla Camera: "A condurre questa campagna (di odio nei confronti di Berlusconi, ndr) è un network composto da un gruppo editoriale Repubblica-espresso, quel mattinale delle procure che è Il Fatto, da una trasmissione condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio". La tessera P2 2232 Cicchitto ha poi invitato i deputati del Partito dell'Amore a non assistere all'intervento di Di Pietro. La scena dei deputati del Pdl. "nominati" (e non eletti dai cittadini) dal piduista Berlusconi, in fila indiana dietro al piduista Cicchitto per uscire dal Parlamento, come scolaretti dietro al Gran Maestro, rimarrà nella Storia della Repubblica. Mai così in basso.
La P2 regna e informa. Ha scelto un bersaglio: Travaglio, che non può distruggere con la diffamazione o comprare, ma solo abbattere. Dietro Travaglio c'è però la Rete, ci sono milioni di italiani. Se dovesse succedergli qualcosa, anche se dovesse colpirlo un fulmine dal cielo, qualcuno dovrà renderne conto. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppegrillo.it




Mauro: “Chiamare Travaglio terrorista, un atto gravissimo e da incoscienti”

di Silvia Truzzi




18 dicembre 2009
La luce che entra dai vetri della stanza del direttore di Repubblica non restituisce l’idea del covo dei mandanti morali. Come il discorso composto, pacato per via delle radici, fermo per via della convinzione. Eppure Ezio Mauro dovrebbe essere uno dei capi del network dell’odio, evocato da Fabrizio Cicchitto nell’aula di Montecitorio.

Direttore, che effetto le ha fatto essere indicato come istigatore?

Mi ha colpito molto per il momento e per la sede. Cicchitto non si è reso conto che parlava in un’aula parlamentare o ha questa concezione del Parlamento? Era interesse di Berlusconi raccogliere i segnali positivi, arrivati dall’unanime condanna del gesto di un folle, dalla tempestiva solidarietà di tutti. Ma Cicchitto non rappresenta una corrente del Pdl, quanto piuttosto una pulsione interna al partito.

L’ha anche rivendicato: “Ho dato voce al popolo del Pdl”.

Certamente l’istinto profondo di Berlusconi è questo. Ed è facile per queste persone mettersi al riparo di una pulsione. Così non fanno politica, salvo che non abbiano un disegno: far saltare il tavolo. E andare alle urne, tentando un’ennesima prova di forza. Come se l’agire politico della destra in Italia si realizzasse in una serie di forzature successive, nell’ incapacità di esercitare la legittimità del governo per il quale hanno ottenuto mandato dagli elettori. Hanno una maggioranza straordinaria e la loro macchina non produce politica. In questi otto mesi, da Casoria in poi, si sono succedute diverse fasi. Prima quella della verità: Berlusconi ha mentito sui suoi scandali. Poi è diventata una questione di libertà: ha definito eversori i giornali di tutta Europa. E ora di legalità, perché attacca Corte costituzionale e capo dello Stato. E questo potrebbe essere ciò che muove i suoi verso il ribaltamento del tavolo. Andare alle elezioni con una piattaforma estrema: cambiamo la Costituzione e facciamola aderire all’anomalia Berlusconi. L’anomalia non è risolvibile: costituzionalizziamola. È come se Berlusconi dicesse al sistema politico: introietta la mia anomalia, sarai sfigurato per sempre. Ma così tutto diventa coerente. È la biografia del premier trasformata in ultima ideologia del paese. La tentazione suprema potrebbe essere andare al voto su questo.

Ma sarebbe un rischio per Berlusconi.

Certo. Potrebbe esserci una maggioranza alternativa. Berlusconi ha l’incarico perché ha un potere di coalizione. Il conflitto con Fini è ancora aperto: lo vogliono cacciare. Ma lui è un co-fondatore del partito e in questo momento ha tutto l’interesse a vedere se nel Pdl si può insediare una cultura diversa dal populismo leaderistico berlusconiano. Però, se questa prova di forza va avanti, Fini si troverebbe in difficoltà ad affrontare una campagna elettorale contro la Costituzione.

Fini è l’ultimo argine delle istituzioni democratiche?

Il presidente della Camera sta dando prova di regolarità istituzionale. E sembra eretico agli occhi del presidente del Consiglio. Almeno fino al discorso del 25 aprile di Berlusconi.

Poi il premier si è pentito.

Sì, ed è cominciata un’altra storia da cui non riesce palesemente a uscire e che gli costa consensi. Una stagione di scandali, di cui Berlusconi è protagonista, sceneggiatore e regista: ha confezionato tutto lui. Fino all’ultimo atto di cui lui è stato vittima.

Lei è stato molto chiaro nel condannare l’aggressione di Milano. Come tutti i giornalisti e i politici. Ma non è bastato. Perché?

Ho sempre distinto la persona dal politico. E dico che la sua politica è stata dannosa per il paese. Questo non significa avere odio. Assistiamo a una falsificazione per cui se non si accettano le norme di eccezione che il centrodestra sta pensando di portare avanti, allora si odia. Il premier dovrebbe rinunciare a trasformare le categorie laiche della politica, che si basano su consenso e opposizione, in categorie pre-politiche che si basano sull’emotività.

Sono i giorni dell’amore berlusconiano.

Quando il leader pretende di essere amato, dall’altra parte fatalmente c’è il rischio che qualcuno trasformi il dissenso in odio. Ma c’è un istinto di guerra permanente nella parte dell’ex Forza Italia che si considera rivoluzionaria, in senso tecnico, e sente di avere una missione di cambiamento. L’altra questione è che la destra berlusconiana è spinta dalla necessità, urgentissima, di trovare norme che strappino il Cavaliere al giudizio dei tribunali. Questa vicenda rischia di essere strumentalizzata e usata per ottenere un misero vantaggio: un salvacondotto per il premier.

Il centrodestra accusa giornali e opposizione di essere la fabbrica dei veleni. E loro sono i primi a urlare con violenza.

Attenzione: non bisogna farsi trascinare su questo terreno. Non ce n’è bisogno. La campagna d’odio la stanno facendo loro.

Intanto i danni sono già visibili.

Non c’è dubbio. Fare la lista di proscrizione in Parlamento è grave, farla contro i giornali è assolutamente inconsueto in democrazia. Chiamare Travaglio terrorista è insensato e gravissimo. Un gesto da incoscienti che può avere delle bruttissime conseguenze: Travaglio è una persona che al mattino esce di casa e va a lavorare. Si può non essere d’accordo con i linguaggi, con i progetti, con le idee. Però far passare tutto questo nella categoria dell’odio può avere effetti non prevedibili .

È preoccupato?

Io credo che la gente capisca. Sono preoccupato per la situazione di un paese dove dilagano corruzione e malavita organizzata.

Crede al golpe al ralenti?

Io non uso nemmeno mai il termine regime. Noi siamo una democrazia. In questa mia affermazione c’è ottimismo della volontà. Sono convinto che la democrazia abbia la forza di regolare le anomalie. Il problema è la qualità della nostra democrazia.

Siamo una democrazia scadente?

Una democrazia che sta degradando. Mi sembra già molto grave dire questo.

Cos’è cambiato dall’editto bulgaro a oggi?

La televisione è peggiorata più nell’informazione che nei talk show, sia nei canali Rai che Mediaset. Vedo nei telegiornali di adesso una decostruzione della realtà e una ricostruzione del paesaggio.


giovedì 5 novembre 2009

Il Popolo delle Agende Rosse


10 domande per gli italiani


Beppe Grillo



A Pescara hanno sbagliato a porre 10 domande a Tom Tom Gasparri, invitato come oratore al premio Paolo Borsellino insieme a Clemente Mastella. Come poteva rispondere il camaleonte strabico? Ogni domanda iniziava con: "Pensa...". Tom Tom che pensa? Siamo seri.
Le 10 domande dovrebbero essere poste agli italiani, tutti. Sono loro, siamo noi, i responsabili della mattanza della democrazia. Non vorremmo dare veramente la responsabilità solo a Tom Tom o allo psiconano? La Repubblica fa domande sulle puttane, i giornali governativi sui trans. Il sesso è diventato l'arma di distrazione di massa. Il puttaniere è di destra, il frocio di sinistra. Perché Pdl e Pdmenoelle si attaccano su futili motivi di orifizi e non sulla morte di Borsellino, sui mafiosi in Parlamento e sul conflitto di interessi? Marrazzo contro D'Addario, Papi contro Boffo.
La merda nel ventilatore serve a nascondere la realtà di un comitato di affari trasversale. Se togli una carta, il castello crolla. Molti italiani sanno tutto questo, provano disgusto per la politica, ma non muovono un dito. La maggioranza degli italiani non merita Borsellino e Falcone. Galantuomini (una parola di cui si è perso il senso) morti per nulla. In un sistema mafioso, gli onesti sono i ve
ri criminali.


LE 10 DOMANDE CHE IL POPOLO DELLE AGENDE ROSSE VOLEVA PORRE A GASPARRI:
1) Pensa che Borsellino sarebbe d’accordo con la presenza di circa 10 parlamentari condannati in via definitiva tra le fila del Pdl?
2) Pensa che Borsellino sarebbe d’accordo sulla presenza di Dell’Utri in Parlamento?
3) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso l’affermazione di Berlusconi per cui Mangano era un eroe?
4) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso l’eventualità di una candidatura come quella di Cosentino in Campania?
5) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso la candidatura di Mastella, già indagato, alle europee e la sua elezione?
6) Si ricorda che nel 1994 lei affermò che: “Di Pietro è un mito” anche quando i giudici del pool entrarono negli uffici della Fininvest? Ha forse cambiato idea?
7) Che ne pensa del lodo Alfano? Sarà dunque contento della sua bocciatura? Se Berlusconi ha tempo per andare con le escort troverà anche il tempo per difendersi, non crede?
8) Perché l’Italia è stata condannata 4 volte dai tribunali (Corte di Giustizia europea, Corte Costituzionale, Tar del Lazio, Consiglio di Stato) per la vicenda Europa 7/Rete 4 anche dopo la legge che porta il suo nome? E perché l’Italia in quanto a libertà d’informazione è scesa al 49° posto nel 2009?
9) Pensa che Borsellino sarebbe stato d'accordo con il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose come richiesto dal Prefetto di Latina e dallo stesso ministro Maroni?
10) Pensa che Borsellino avrebbe condiviso i continui attacchi alla magistratura da parte di Berlusconi (si ricorda “fare i giudici è da disturbati mentali” da Repubblica 2003) e degli esponenti del PDL, tra cui l’accusa di follia ai magistrati che indagano sulla strage di via D’Amelio?

Sito ufficiale del popolo delle agende rosse:
ilpopolodelleagenderosse.it


lunedì 19 ottobre 2009

Tutti col calzino turchese

Il randello catodico-mafioso

di Marco Travaglio

Il Fatto Quotidiano ha lanciato una campagna che è dedicata al simbolo, diciamo pure un simbolo che potrebbe essere considerato troppo leggero e invece nasconde dietro di sé, come vedremo, una questione molto grave e molto sostanziale, che è quella della difesa del diritto del giudice Mesiano a emettere una sentenza e, come il diritto del giudice Mesiano, il diritto di tutti i giudici a emettere sentenze. E’ un diritto e è un dovere, è il loro mestiere e hanno il diritto di farlo come si diceva ai tempi dei latini, padri del nostro diritto, sine spe ac metu, ossia senza speranza di ottenere qualcosa in cambio e senza paura di ricevere dei danni o delle rappresaglie, ovvero le loro sentenze debbono essere emesse secondo giustizia, secondo legge, secondo coscienza, senza nessuna aspettativa di premi o di punizioni, fermo restando che, se la sentenza contenesse degli errori, ci sarebbero sempre i numerosi gradi di giudizio che sono previsti nell’ordinamento italiano, che è il più garantista al mondo.



Tutti col calzino turchese

Abbiamo lanciato questa campagna, che è simboleggiata dal calzino: il calzino turchese, perché una serva sciocca, una precaria, che quindi va anche compresa, del gruppo Berlusconi, sotto la direzione di quel personaggio per descrivere il quale basta guardarlo in faccia, devo dire, Brachino, ha pensato bene di individuare, proprio in questo calzino, il simbolo della stranezza, della bizzarria, dell’originalità, della follia, della eccentricità del giudice Mesiano il quale, fuori dall’orario di lavoro, fa quello che fa un qualsiasi comune cittadino: se ne va dal barbiere, fuma, passeggia, si veste come cavolo gli pare, si prende il diritto di mettersi i calzini che vuole, di fumare quante sigarette vuole, di camminare dove vuole, di andare dal barbiere che vuole, di fare le facce che vuole e quindi il calzino è diventato un simbolo non solo della privacy: chi se ne frega della privacy, qui non c’è una violazione della privacy, qui c’è un avvertimento di stampo mafioso, poi lasciamo perdere le intenzioni, ma l’oggetto di cui stiamo parlando è un avvertimento di stampo mafioso e terroristico, che funziona esattamente come ai tempi degli anni 70, quando i terroristi rossi e quando le organizzazioni satellitari, da lotta continua, potere operaio etc., facevano sapere ai nemici del popolo “ vi teniamo d’occhio, vi stiamo spiando, sappiamo dove abitate”, facevano anche spesso trovare sui loro giornali gli indirizzi per far sapere a certe persone che dovevano guardarsi. Siamo tornati allo stesso clima, ma non a opera di organizzazioni terroristiche o pararivoluzionarie, a opera della televisione del Presidente del Consiglio, ossia di colui che dovrebbe rappresentare - dico in teoria naturalmente, per la funzione che occupa - la legalità contro eventuali tentazioni che nascono dal basso di sovversione. Ecco, la sovversione da noi viene dal vertice delle istituzioni, cioè dalla presidenza del Consiglio e dalle sue numerose televisioni e così anche, magari, i più ingenui o i più paraculi, che non hanno mai voluto vedere in questi 15 anni che cosa è il conflitto di interessi e a che cosa serve, hanno occasione di farci una riflessione.





martedì 22 settembre 2009

Riparte "Annozero"?

«O Travaglio o niente»


di Sara Gambèro

È un Michele Santoro agguerrito e parecchio incazzato quello che si presenta alla conferenza stampa di Annozero, al via giovedì prossimo. Con o senza Marco Travaglio, ancora non è dato sapere con certezza. A oggi, nonostante la richiesta di Santoro avanzata a luglio, il giornalista non è ancora stato contrattualizzato. Le troupe sono state completate solo pochi giorni fa. I contributi video sono in forse. Tutto questo succede in un programma che "l'anno scorso ha fatto il 18 per cento di ascolti e che è costato pochissimo, si è ripagato interamente con le entrate pubblicitarie".
«Che senso ha che programmi di successo come Annozero e Report debbano essare oggetto di discussione? Dove nascono queste discussioni, dentro o piuttosto fuori l'azienda? Chi è interessato a non mandare in onda questi programmi. È o no, obiettivamente, il gioco della concorrenza? Queste sono le domande che mi pongo oggi»
«Siccome non posso intravedere nessuna vera ragione aziendale in tutto ciò, devo pensare che stiamo tornando al passato, sta riemergendo dalle nebbia la figura di Licio Gelli, uno che vuole la distruzione del servizio pubblico. Oppure mi auguro che qualcuno mi spieghi per quale maledetto motivo il giorno primo di andare in onda non dobbiamo sapere se Marco Travaglio ha il suo contratto oppure no. Non abbiamo ancora avuto risposta né motivazioni di un eventuale suo rifiuto. Voglio che la Rai mi giustifichi perché non è desiderato»
«È una situazione gravissima - dice Santoro - un attacco alle punte del servizio pubblico, ai programmi che ne incarnano lo spirito: non a caso le trasmissioni elencate dal presidente del consiglio a Porta a Porta cone fatte da "farabutti" sono tutte oggetto di problemi».
«Siamo nella lista nera», dice Santoro davanti ai giornalisti e al direttore di Raidue Liofredi, che cercando di giustificare il motivo del ritardo nella scelta degli operatori scatena le ire del conduttore: "Sei un bugiardo, e querelami pure se vuoi, ma non ti conviene".
Replica Liofredi: «Le tue trasmissioni sono da inquisizione mediatica, è giusto che tu le faccia ma anche che possa non essere d’accordo. Io ho un’altra idea del confronto politico, a 360 gradi, che sappia avvicinare i giovani alla politica e non distanziarli. Per quanto mi riguarda farei a meno di un programma così, vorrei vedere una trasmissione politica diversa. Non mi piace la televisione di scontro, preferirei quella di incontro»
Interviene il consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo: «Questa conferenza stampa è il simbolo dell'anomalia italiana dove un direttore di rete presenta una trasmissione che non approva».
«Annozero si farà solo con Travaglio. Sia ben chiaro», puntualizza Santoro. E lo stesso Travaglio aggiunge: «Mi sento davvero mortificato. In passato giornalsiti "sovversivi" come Indro Montanelli ed Enzio Biagi hanno scritto prefazioni ai miei libri, mi hanno fatto complimenti. Tutto ciò mi aveva fatto pensare di non essere proprio una schiappa. Adesso invece scopro che sono peggio di Vallanzasca. In televisione possono entrare assassini, stupratori, canari ma nessuno mi ha ancora spiegato cosa ho fatto di male. Essendo tra l'altro incensurato».
«Quando ho cominciato a fare il giornalista - continua Travaglio - i miei direttori mi dicevano: "Vai e rompi le scatole". Adesso invece scopro che non avevano capito niente, perché il giornalismo oggi è quello di rendere popolari i politici e farli amare dalla gente. O sbagliavano Montanelli, Biagi e tutti i più grandi giornalisti del mondo o c'è un problema di fondo in questo Paese. Per il resto non so dire se ci sarò, nessuno di questa nuova dirigenza Rai mi ha contattato. Posso solo manifestare la mia mortificazione: aspettate almeno che abbia fatto o detto qualcosa prima di bastonarmi»
Rincara la dose Santoro «Noi abbiamo una televisione dove il confine del proibito si è enormemente allargato. Se io facessi oggi le tramissioni che facevo negli anni '90 sarei considerato un dinamitardo. Eppure allora non succedeva niente. Le facevo quando c’era come presidente Rai l’attuale sindaco di Milano, che è di centro destra. Quando si suicidò Lombardo, la Moratti difese con tutte le sue forze la nostra trasmissione. La Rai era una azienda che ci ha sempre compreso tutti. Volete farmi diventare me un ostaggio della prima repubblica, proprio io che ne ho dette di ogni sulla prima repubblica. Ed è vergognoso che i colleghi, i giornalisti della Rai, non reagiscono a quel che sta succedendo. Devono reagire, prima che sia troppo tarsi, prima che diventiamo come l'Alitalia».
«Se poi succede che l'Autorithy interviene perché Travaglio ha detto che qualcosa non doveva dire, sanziona la trasmissione, l'editore licenzia Santoro per omesso controllo, mi sta bene. Allora finalmente potrò andare davanti a un tribunale e dire: "Ma Beppe Grillo che ha detto le stesse cose percui mi ha sanzionato l'autority in passato pure a Matrix, perché non avete sanzionato anche quella trasmissione o Rai news 24? La legge è uguale per tutti o solo per Santoro e Travaglio?»
L'ultima battuta in risposta a un giornalista che chiede se anche quest'anno rivolgerà nuovamente l'invito a Berlusconi a venire in trasmissione: «Non ha bisogno di inviti, quando vuole si autoinvita direttamente. Noi lo accoglieremmo solennemente con fanfare e tappeto rosso. Certo, magari faremmo una trasmissione un po' più vivace di Porta a Porta dell'altra sera...»


Santoro & Travaglio :)
Vespa & Fede :(

lunedì 6 luglio 2009

Mafia, antimafia e dintorni

Mafia spa



Un ministro della Repubblica Italiana, Lunardi, disse che con la mafia bisogna convivere. Ma per convivere con qualcuno o con qualcosa bisogna prima definire cos'è. E cosa sono le mafie oggi? Di quanti parlamentari, sindaci, assessori dispongono? Le mafie fanno eleggere i loro uomini democraticamente in Parlamento. Sono presenti nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi industrie, delle società immobiliari. Ovunque ci sia la possibilità di riciclare centinaia di miliardi di euro.
In un anno le mafie italiane producono un fatturato di 130 miliardi di euro (stima 2003). Il 70% è profitto, possono reinvestire quasi 100 miliardi all'anno. Comprare ciò che vogliono, chi vogliono. La vita e la morte di un uomo.Trasformare il loro denaro in attività all'apparenza rispettabili. Il PIL delle mafie italiane è superiore a quello dei medi Stati del mondo. Più di quello della Croazia o della Romania. Le mafie sono il più importante e sicuro datore di lavoro (pagano sempre) nel Sud. Grazie alle mafie vivono in modo diretto o indiretto il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani (*). Chi ti dà il pane quotidiano, in mancanza di alternative, diventa il tuo padrone. Le mafie sono la più importante industria del Paese e il primo datore di lavoro nel Mezzogiorno.
Al fatturato diretto delle mafie va aggiunto il fatturato ottenuto dai loro investimenti attraverso il riciclaggio. Nell'ultimo decennio, la somma dei profitti è stata pari a circa 1.000 miliardi di euro. Quanto rendono 1.000 miliardi di euro riciclati in termini politici, finanziari, di influenza sul Governo? E' necessario capire se esiste ancora un confine, e qual è, tra mafie e Stato, tra economia "pulita" e economia mafiosa. Se esiste ancora un'economia "pulita". Se l'economia di uno Stato può sopravvivere senza la partecipazione dei capitali mafiosi. Se è lo Stato a dover convivere con le mafie, o le mafie con lo Stato. Se lo Stato è diventato mafioso dentro, o le mafie sono diventate governative, tutrici del'ordine costituito. Mangano eroe insieme a Borsellino nel Pantheon della Patria. Andreotti senatore prescritto a vita per mafia e per meriti di governo.
I soldi non sono democratici, chi li ha comanda nelle democrazie capitaliste e oggi li hanno le mafie. Dobbiamo domandarci se esiste ancora qualcosa che non sia definibile come mafioso. Se dalla convivenza con le mafie si sia passati a una lenta integrazione che diluisce e inghiotte tutto e tutti.

(*) Dati tratti dal libro "Mafia Pulita" edito da Longanesi


Lettera d'amore

Marco Travaglio


domenica 21 giugno 2009

Il premier, il digitale terrestre e il "bonsenso pratico" della gente

Bonsenso pratico

Tratte da: Libro muto di Trilussa











Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vede ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione".
E pure lui se mise a pecorone.

Intrigo digitale
di Alessandro Gilioli



Si spegne la vecchia tivù.
E il governo fa pressing
per imporre una tecnologia
che conviene solo a mediaset.
Così gli interessi dei cittadini vengono piegati alla guerra anti Murdoch del premier


Ma se avessimo votato a fine giugno, che cosa avrebbero scritto sulla scheda quelle centinaia di migliaia di anziani del Lazio che stanno per veder sparire nel nulla due dei loro canali preferiti, Raidue e Retequattro?
Fantapolitica, naturalmente. L'unica cosa certa è che il mitico 'switch over', cioè la prima fase del passaggio dalla tivù analogica al decantato digitale terrestre, sta arrivando al banco di prova: dopo gli esordi in Val d'Aosta, Sardegna e parte del Piemonte, il 16 giugno tocca alla capitale e ad altri 157 comuni del Lazio, con quasi cinque milioni di telespettatori coinvolti. Per ora il salto riguarda solo i due canali citati - gli altri traslocheranno in autunno, ad andar bene - ma nonostante le molte campagne informative è facile prevedere che grande sarà il disordine sotto le antenne: dove il passaggio è già avvenuto i vari numeri verdi sono andati in tilt per la mole di errori e proteste.
Del resto il 69 per cento dei teleutenti italiani non ha mai usato il digitale terreste prima d'oggi (dato Auditel), ma da domani si troverà ad averci a che fare per forza o quasi. E la rivoluzione obbligatoria è in gran parte a carico dei consumatori-contribuenti, dall'acquisto del decoder (o di una tivù nuova) fino alla chiamata dell'antennista per sistemare la ricezione. Ci sono aiuti solo agli over 65 con redditi sotto i 10 mila euro lordi l'anno e in regola con il canone Rai, insomma pochini. Alle uscite dirette bisogna poi aggiungere quelle indirette, tipo i 700 milioni stanziati dalla Rai - e tratti anche dal canone - per adeguarsi alla nuova piattaforma, più la misteriosa ma ingente cifra di denaro pubblico (c'è chi dice un miliardo di euro) generosamente offerta negli anni dallo Stato per incentivare l'acquisto dei decoder e per le campagne pubblicitarie.
Ancora: per i consumatori aumenterà la bolletta elettrica (in media 20-25 euro l'anno a famiglia) perché quasi tutti i decoder sono studiati per rimanere in stand by e si spengono veramente solo staccando la spina. In più c'è l'impiccio di un nuovo telecomando in salotto: niente di grave, ma c'è chi ci metterà un po' ad abituarsi. Infine, bisogna sperare che l'estate non porti temporali e grandinate, perché in caso di maltempo con i ripetitori attuali la possibilità di non vedere più nulla è alta.

Ma ciò che sta accadendo alla nostra tivù trascende i costi e i fastidi per le famiglie, per quanto sgradevoli questi siano. Quella che si sta giocando è infatti una gigantesca partita economica e politica il cui risultato si vedrà solo tra due o tre anni, quando il passaggio al digitale sarà (forse) completato e si avrà un'idea più chiara di vinti e vincitori.
La battaglia vede due grandi antagonisti: da una parte la famiglia Berlusconi e dall'altra Rupert Murdoch, proprietario di Sky. Mediaset, si sa, è la più attiva vessillifera del digitale terrestre: con il nuovo sistema infatti raddoppia i suoi canali gratuiti (da tre a sei) e introduce al grande pubblico quelli a pagamento. Questi ultimi fanno parecchio gola all'azienda di Milano 2: quando tutti gli italiani avranno in casa il nuovo decoder sarà molto più facile per Mediaset sottrarre a Murdoch gli appassionati di calcio, quelli che hanno portato quasi 5 milioni di abbonamenti a Sky. Infatti se Sky ha i diritti per il calcio sul satellite, Mediaset possiede quelli per il digitale terrestre, e al contrario di Murdoch propone vendite 'sfuse' di partite (quindi a un costo basso) anziché pacchetti completi.
Naturalmente questo progetto può andare a buon fine per Mediaset solo se, una volta oscurato l'analogico, gli italiani decidono di passare al digitale terrestre invece di abbonarsi a Sky e vedersi lì tutti i canali esistenti via satellite. Per questo a Mediaset hanno messo in atto una strategia a tenaglia da realizzare grazie al fatto che il proprietario di Mediaset è anche presidente del Consiglio. Prima il governo ha raddoppiato l'Iva sugli abbonamenti alle pay tv, quindi soprattutto a Sky (nel digitale terrestre si può entrare free, salvo pagare poi i singoli eventi). Dopodiché la tivù di Stato si è incredibilmente alleata con Mediaset per creare un consorzio anti Sky, con un pacchetto satellitare comune in concorrenza con quello di Murdoch. Infine, ultima chicca, la Rai ha deciso di boicottare Sky minacciando l'uscita dal suo pacchetto satellitare: e se un domani con il padellone di Sky non si vedessero più i canali di viale Mazzini, è ovvio che gli abbonamenti alla tivù di Murdoch crollerebbero.
Il paradosso è che uscendo dal telecomando di Sky anche la Rai ci perderebbe parecchio, sia in termini economici (450 milioni per sette anni), sia in termini di audience e di pubblicità (circa il 13 per cento dei telespettatori Rai guarda la tivù di Stato attraverso la parabola Sky). E allora, perché lo fa? La risposta è semplice: per procurare un danno a Sky, riducendo drasticamente l'appeal delle tivù di Murdoch. Un caso da manuale di conflitto d'interessi, con cui il padrone di Mediaset riesce, grazie al controllo della tivù pubblica, a danneggiare in un solo colpo i suoi due concorrenti, Rai e Sky.
Peccato che a essere colpiti saranno soprattutto i 4,8 milioni di italiani abbonati a Sky, che per guardare la Rai sarebbero costretti a comprare un secondo decoder (o quello del digitale terrestre o quello della piattaforma Tivusat). E al danno si aggiunge la beffa: chi resterà con Sky anche senza la Rai, dovrà comunque pagare il canone alla tivù di Stato. In pratica, sarà costretto a finanziare un'emittente che non può vedere.
In tutto questo si inseriscono le infinite campagne istituzionali per il passaggio al digitale terrestre, cosa che non è mai stata fatta per stimolare la diffusione dei programmi satellitari. L'aspetto curioso è che queste campagne sono state realizzate con nobili motivazioni - come la modernizzazione del Paese - che tuttavia paiono un po' temerarie se si mettono a confronto le due tecnologie digitali, quella terrestre e quella satellitare. Quest'ultima, per esempio, garantisce una copertura completa del territorio, mentre in un paese montuoso come l'Italia il segnale del digitale terrestre non arriverà mai dappertutto.
Per provare a diffonderlo il più possibile ci sarà quindi un incremento notevole di tralicci ad alto impatto dal punto di vista sia paesaggistico sia elettromagnetico, e dannose sotto l'aspetto dei consumi (richiedono molta elettricità). Al contrario, il satellite geostazionario una volta lanciato non si vede, non inquina e la 'padella' consuma quasi niente.
Anche da un punto di vista della qualità del segnale ci sono differenze: il satellite infatti può emettere molti più canali in alta definizione, mentre la banda del digitale terrestre in Hd è decisamente limitata. Ad esempio, con il digitale terrestre non si potrebbero trasmettere contemporaneamente tutte le partite del campionato di calcio di cui due in alta definizione, come fa Sky.
Per quanto riguarda infine l'interattività, altro cavallo di battaglia di chi ha lanciato il digitale terrestre, con la piattaforma cara a Mediaset questa sarà minima e mai competitiva con quella di Internet per gli usi propagandati fin qui, tipo lo snellimento della burocrazia. Tutt'al più potrà servire al canale di Berlusconi, Media Shopping, per vendere cyclette e frullatori.
Nonostante tutto questo, il governo ci spinge a scegliere il digitale terrestre. E a questo attacco congiunto di esecutivo, Mediaset e Rai, come reagisce l'azienda di Murdoch? Male, per ora. Dopo anni di crescita, gli abbonamenti si sono fermati: in via Salaria attribuiscono la frenata al raddoppio dell'Iva, arrivato in piena recessione, ma anche la prospettiva di 'dover' passare presto al digitale terrestre - con un nuovo decoder - ha disincentivato le sottoscrizioni alla tivù satellitare. Per limitare i danni gli uomini di Murdoch si sono inventati una nuova rete più generalista, Skyuno, che però non ha fatto grandi numeri.
Così l'uomo forte di Murdoch in Italia, il neozelandese Tom Mockridge, ha deciso di aumentare a 14 canali l'offerta in alta definizione (in estate arriveranno anche le prime serie televisive in Hd), una tecnologia su cui Rai e Mediaset sono ancora indietro. Molti italiani infatti hanno ormai televisori con l'alta definizione, e chi ha provato a vedere in Hd una partita o un documentario ha apprezzato la differenza di qualità. In via Salaria sperano di incassarne i primi veri risultati tra un anno, quando Sky trasmetterà in alta definizione i Mondiali di calcio, di cui ha i diritti completi (la Rai trasmetterà solo alcune partite, e nessuna in Hd).


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venerdì 19 giugno 2009

Lo avevamo giudicato male

"Berlusconi spiazza i critici"

clicca sull'immagine per ingrandire

Silvio Berlusconi è stato ricoverato d'urgenza a Roma per aver inalato un'eccessiva quantità di coriandoli lanciati in aria dopo il suo trionfante ritorno dalla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Copenaghen. Qui, insieme agli altri rappresentanti dei governi dei Paesi industrializzati, ha firmato uno storico accordo a tutela del clima.
Per il presidente del Consiglio anche danni minori dovuti ai numerosi abbracci da parte dei cittadini festanti che hanno atteso il suo ritorno a Fiumicino.
La notizia è sull'International Herald Tribune distribuito oggi in tutto il mondo in edizione straordinaria e gratuita. Sì, perché davanti a notizie storiche anche i colossi dell'editoria rinunciano ai profitti: il più importante accordo a tutela del clima è stato firmato a Copenaghen dai rappresentanti mondiali. A renderlo noto è stato il segretario esecutivo delle Nazioni Unite Yvo de Boer: "L'accordo è stato siglato. Un accordo che permetterà al mondo di arginare i cambiamenti climatici".
A pagina 3 l'articolo dedicato all'Italia. Titolo: "Berlusconi spiazza i critici". All'interno si legge di come il premier abbia annunciato, durante il discorso finale del suo intervento, che tutti gli investimenti di Mediaset e Fininvest verranno spostati a supporto delle energie rinnovabili.
L'articolo si conclude con la citazione di un recente studio dell'Università Bocconi secondo il quale possono essere creati, nel solo settore elettrico, 250mila nuovi posti di lavoro entro il 2020 con l'investimento nelle energie rinnovabili.

Beppe Grillo ha dichiarato: - Metterò subito in piedi un nuovo spettacolo intitolato "E' accaduto un miracolo!" - ed ha espresso un suo personale dubbio: - Non so in quale parte baciarlo! -


L'apertura del quotidiano titola "I capi di Stato firmano uno storico accordo per salvare il clima", e spiega come l'accordo porterà a importanti tagli nelle emissioni di gas serra, metterà fine alla deforestazione e promuoverà soluzioni per la protezione climatica."Sarzoky: il nucleare è morto", "Exxon finalmente pulita", "In Grecia il sole splende per le energie rinnovabili".





venerdì 22 maggio 2009

Napolitano risponde alle cinque domande poste da Grillo

La "bussola esclusiva" di Napolitano





In un Paese in cui nessuno risponde alle domande. In un Paese in cui non si fanno neppure le domande. Ad esempio perché un corruttore è presidente del Consiglio o perché gli industriali lo applaudono invece di cacciarlo a calci nel culo. In un Paese così uno che risponde va sempre apprezzato. In particolare se è il Presidente della Repubblica e se chi riceve la risposta è un comune cittadino. Vi confesso un segreto. Per capire la "Lettera del Consigliere per la Stampa e la Comunicazione" della Presidenza della Repubblica ho consultato i miei legali che stanno ancora studiando le carte.
Napolitano risponde con un linguaggio notarile alle mie cinque domande comprensibili anche dalla casalinga di Voghera: "1. Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills? 2.Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati? 3.Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere? 4.Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo? 5.Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?"
La risposta del Notaio della Repubblica è la seguente:
"punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n.24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato". il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri “è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza”, poiché “la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale” e, inoltre, “giudicò ‘un interesse apprezzabile’ la tutela del bene costituito dalla ‘assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche’, rilevando che tale interesse ‘può essere tutelato in armonia con i princìpi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale’, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni. La sussistenza di tali condizioni, quindi, ha costituito la bussola esclusiva del Capo dello Stato..."
In sostanza, ma non garantisco di aver compreso la risposta, Napolitano afferma che il Lodo Alfano è costituzionale. Una legge che pone quattro cittadini al di sopra della legge è compatibile con l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge sancita dalla Costituzione. Una legge non presente in nessuna parte del mondo e che rende impunito Schifani se strozza la moglie o lo psiconano se corrompe i testimoni.
Presidente Napolitano, apprezzo il fatto che mi abbia onorato di una risposta. Apprezzo meno che Lei non parli con il linguaggio dei cittadini italiani, ma con il linguaggio della Casta. Apprezzo ancora meno che Lei non si sia autoescluso dal Lodo Alfano. Sandro Pertini lo avrebbe fatto. Perché Lei no? A quale "bussola esclusiva" si è rivolto per motivare la sua impunità?

Leggi la risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle Cinque Domande sul Lodo Alfano.


Intanto ecco come
Studio Aperto dichiara assolto Berlusconi nel processo Mills:

mercoledì 20 maggio 2009

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia

Lo psiconano: o ricoverato o respinto in Libia


Condannato Mills. Berlusconi: sentenza scandalosa, stampa si vergogni
di Giuseppe Fonte - Reuters Italia

"La sentenza di condanna dell'avvocato britannico David Mills è scandalosa e contraria alla realtà".
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo la pubblicazione di oggi delle motivazioni della sentenza emessa lo scorso febbraio in primo grado.
Secondo i giudici di Milano, infatti,
Mills agì come falso testimone per garantire l'impunità a Berlusconi e Fininvest nel processo sui diritti televisivi.
Berlusconi, irritato dalle domande poste in conferenza stampa, si è anche infuriato con una cronista e ha detto che la stampa si deve vergognare.


IN PARLAMENTO APPENA POTRO' DIRO' MIA IDEA SU GIUDICI

"È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà come sono assolutamente sicuro sarà accertato in appello. Io ho annunciato stamattina che riferirò in Parlamento e appena avrò tempo, in quella sede, dirò finalmente quanto da tempo penso di certa magistratura", ha detto Berlusconi durante una conferenza stampa a L'Aquila.
"Quando il processo riprenderà ci sarà un'assoluzione assoluta, se c'è un fatto che è indiscutibile è che non c'è stato nessun versamento al signor Mills", ha detto Berlusconi.
Il capo del governo si è scagliato anche contro il centrosinistra:
"Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete è completamente annullata. Si attacca a cose di questo tipo come già ha fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite".
Berlusconi è anche arrivato a definire "
un pericolo per la democrazia" il leader dell'Italia dei valori, l'ex magistrato Antonio Di Pietro.
Dopo che è uscito il testo della sentenza, Di Pietro - oggi leader dell'Idv ed ex magistrato del pool di 'mani pulite' - ha invitato
Berlusconi a dimettersi o a rinunciare al lodo Alfano, la legge che sospende i processi delle principali cariche dello Stato fino al termine del loro mandato. Anche il Partito democratico ha chiesto che il premier rinunci alla immunità.


BERLUSCONI S'INFURIA CON CRONISTI: VERGOGNATEVI

Il Capo del governo ha ingaggiato poi un duro confronto con una cronista de L'Unità, arrivando ad
infuriarsi e ad alzare la voce.
La tensione è salita al culmine quando la giornalista ha chiesto a Berlusconi se non sarebbe meglio farsi processare e perché non accetta il processo di Milano. E il presidente del Consiglio ha risposto:
"Su questa cosa mi infurio. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado io o se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi".
"È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento", ha continuato Berlusconi, che si è poi rifiutato di rispondere a una domanda di un cronista di Repubblica.
"Non rispondo a Repubblica, se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato. Ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico. Lo riconfermo in pieno", ha detto Berlusconi.
In questo caso, a irritare il Capo del governo è stata la domanda dell'inviato Gianluca Luzi che chiedeva se risponderà in Parlamento alle
dieci domande poste da Repubblica sulla vicenda di Noemi Letizia e delle cosiddette veline.
"È un caso privato. E non è un attentato alla libertà di stampa. Non pensate di cadere nel ridicolo quando sostenete che in Italia non c'è libertà di stampa? Pensate che il primo ministro abbia i titoli e la capacità di interferire sulla libertà di stampa?", ha continuato Berlusconi.
E, sempre parlando di Noemi, Berlusconi ha detto:
"La ragazza è stata bersaglio in modo incredibile dei giornali, si sono interessati perfino ai beni intestati a lei dalla famiglia. Tutto ciò è veramente vergognoso".
"La stampa si deve vergognare. Pubblica notizie non vere facendo del male al Paese", ha continuato Berlusconi.

Infine è stata posta una domanda dal nostro inviato Shaker85: "Signor presidente delle sue palle, per quale motivo si permette di giudicare una sentenza di un tribunale della repubblica (delle banane) nel quale è coinvolto nonostante il lodo alf...ano gli pari l'ano?

Lo psiconano ha risposto:

"L'etat c'est moi!"

(L0 stato sono io!) < CLIC, PLIZ!


giovedì 16 aprile 2009

Ipocrisia terzomondista

Ipocrisia terzomondista

Dal blog di Antonio Di Pietro... noi condividiamo in pieno!



Siamo al paradosso: Santoro deve "riparare" alla trasmissione del 9 aprile, Vauro viene allontanato dal servizio pubblico per una vignetta. Parola di Mauro Masi, nuovo direttore generale della Rai, che ad interim suggerirei anche per Mediaset.

In questo Paese l'informazione sta regredendo a propaganda. Chi non si allinea è fuori, sia che si chiami Santoro piuttosto che Vauro, Travaglio, Guzzanti, Mentana, Fazio o Giuliani. In compenso le cariatidi della propaganda avanzano. Come se chiedessimo ad Emilio Fede di riparare a tutti i suoi telegiornali dal 1992, quando fu nominato lacchè televisivo di Silvio Berlusconi.

Come se chiedessimo a Mario Giordano, lacchè giornalistico di Silvio Berlusconi, di dedicare le prime pagine del quotidiano Il Giornale per i prossimi 10 anni alle denunce prese e alle smentite mai pubblicate per l'informazione spazzatura con cui avvelena i cittadini.

In questo Paese la maggior parte delle trasmissioni e degli articoli giornalistici sono volutamente proposti senza contradditorio o con un contraddittorio inesistente.

Le notizie dei TG sono tagliate, censurate, montate ad hoc per costruire continui spot politici. Gli articoli della carta stampata, quando costretti a riportare un'informazione plurima, ricorrono a titoli e fotografie comunque fuorvianti. L'informazione in questo Paese è quella di uno Stato terzomondista.

Al vignettista Vauro, di cui stimo la professionalità, faccio solo l'augurio che il provvedimento di Masi trovi concreta attuazione in modo da poter esprimere in completa libertà le sue ideeRete compresa. da altre parti,


giovedì 19 febbraio 2009

«M'avete intercettata, e ora andate in galera!»


La vendetta di Deborah Bergamini che dalla Rai è finita in parlamento: è suo l'emendamento che prevede il carcere per i giornalisti che rivelino intercettazioni telefoniche da distruggere

dalla Redazione di Liberoblog

Nel novembre 2007 Deborah Bergamini era a capo del marketing strategico della Rai. Venne sospesa dai vertici di Viale Mazzini dopo la pubblicazione sui giornali delle intercettazioni telefoniche che rivelarono presunti inciuci tra Rai e Mediaset. A distanza di oltre un anno - Deborah è oggi parlamentare del Pdl - la Bergamini si vendica con i giornalisti. Pesantemente.

Alla camera arriva infatti il primo sì al ddl Alfano, e un emendamento che introduce il carcere per i giornalisti. Questo emendamento, guarda caso, porta la firma di Deborah Bergamini, l'ex assistente di Berlusconi che fu abilmente piazzata al marketing Rai e che in borsetta deve avere da qualche parte anche un tesserino da giornalista. Alcune sue telefonate, "penalmente irrilevanti", finirono sui giornali nell'ambito dell'inchiesta Saccà.

Le intercettazioni sulla Bergamini riguardavano anche il periodo della morte Papa Wojtyla, avvenuta proprio alla vigilia delle elezioni amministrative del 2005. Lei si preoccupò di concordare con Mediaset una serie di programmi che dessero "alla gente un senso di normalità, al di là della morte del Papa, per evitare forte astensionismo alle elezioni amministrative", per evitare insomma che la gente non andasse a votare per Berlusconi.

La pena prevista nella tremenda vendetta di Deborah per i giornalisti che pubblicheranno intercettazioni per le quali "sia stata ordinata la distruzione" va da uno a tre anni. Già che c'era poteva anche prevedere l'ergastolo.
E quindi in questo Paese dove chi stupra è fuori, dove chi corrompe o è mafioso viene assolto per decorrenza dei termini, i giornalisti possono andare in galera fino a tre anni per aver fatto il proprio mestiere.