Questi non sono uomini delle Forze dell'ordine... sono bestie da espellere (senza offesa per gli animali)
Un ragazzo esce di casa in motorino con un amico, un poliziotto si avvicina, scoppia un diverbio e l'agente comincia a picchiarlo. Fa discutere il video amatoriale diffuso dal Tg3 che mostra le immagini del pestaggio di Stefano Gugliotta, 25enne romano ora in carcere per resistenza a pubblico ufficiale, avvenuto la sera del 5 maggio mentre, poco lontano, si concludeva la finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. Secondo i familiari del ragazzo si è trattato di uno scambio di persona: la polizia lo avrebbe ritenuto un ultrà romanista responsabile di scontri con le forze dell'ordine. Il ragazzo, che secondo il padre ha perso un dente e presenta numerose ferite, è ancora in carcere. «Quando sono stato portato in cella mi è stato chiesto di firmare un foglio con una X già sbarrata, dove si leggeva che avrei rifiutato visite mediche supplementari, ma mi sono opposto. Solo dopo ho potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote», fa sapere dal carcere. «Non riesco a capire perchè gli agenti mi sono venuti addosso», ha detto il giovane al senatore Idv Pedica precisando che prima di scendere da casa, aveva «bevuto due o tre birre». Le condizioni di salute di Stefano, al quinto giorno in cella, non sono drammatiche, ma ha «necessità di cure- dice il suo legale-. È abbastanza dolorante in varie parti del corpo e dal punto di vista psicologico è abbastanza provato».
Questo non è un uomo dell'informazione ... ma una zecca da espellere (senza offesa per le zecche)
Fede si scaglia contro Saviano: «Non è un eroe, non se ne può più» "E' di una gravita' inaudita l'attacco di Emilio Fede nei confronti di Roberto Saviano: Fede dovrebbe sapere che lo scrittore campano e' stato minacciato di morte per il suo coraggio nella denuncia della criminalita' organizzata e dovrebbe essere a conoscenza del fatto che il giornalista vive blindato e non ha piu' una vita personale". E' quanto sottolinea il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando, commentando l'intervento del direttore del Tg4 sull'autore di 'Gomorra' Roberto Saviano. "Anche i quattro gatti che continuano a vedere la pantomima serale di Emilio Fede - continua l'esponente di Italia dei valori - non ne possono piu': ma di lui. Il conduttore del Tg4 dovrebbe limitarsi a passare le veline di palazzo Chigi... E' veramente segno del degrado del nostro Paese che non sia un politico corrotto o colluso ad attaccare quanti denunciano, attraverso l'informazione, il sistema criminale mafioso, ma che questo attacco venga proprio da chi, essendo giornalista, dovrebbe avere rispetto per la liberta' di informare o denunciare. L'Ordine dei Giornalisti esiste ancora? - si chiede Leoluca Orlando - Se c'e', batta un colpo!".
Gennaio 2009. I laboratori della Baxter situati a Orth-Danau sintetizzano materiale virale, presumibilmente destinato alla produzione di vaccini contro l'influenza A, inoculandovi una miscela tra il virus influenzale stagionale H3N2 e il virus H5N1, altrimenti detto: aviaria. Una vera e propria bomba ecologica, perché il virus dell’aviaria uccide sul serio, ma ha una bassa capacità di contagio, mentre l’H3N2 fa ridere i polli, ma si diffonde con la velocità di un raffreddore: la ricombinazione genetica tra i due selezionerebbe la mutazione più favorevole, per il virus. La popolazione umana invece ne uscirebbe con tutta probabilità decimata. A meno che, certo, non fosse già pronto un bel vaccino sugli scaffali. Da comprare. Le quotazioni in borsa della Baxter volano letteralmente.
Febbraio 2009. La Avir Green Hills Biotechnology, di stanza a Vienna, riceve grossi quantitativi del materiale virale e lo gira a ditte subappaltatrici in Repubblica Ceca, Slovenia e Germania. Caso vuole che il laboratorio ceco non si fida ed inocula il materiale della Baxter ai furetti che sono soliti fare da cavia. I furetti muoiono, tutti. Le quotazioni in borsa della Baxter crollano.
Sotto indagine, la Baxter rifiuta di dare spiegazioni dettagliate. Dice che sarebbe costretta a svelare troppi segreti industriali. Io non posso usare neppure un algoritmo di criptaggio troppo sofisticato perché non è legale, e se arrivano i carabinieri possono sequestrarmi pc, hard-disks, chiavette usb, il forno a microonde e qualsiasi aggeggio sospettato di poter immagazzinare dati. Le case farmaceutiche, che giocano con la vita di miliardi di persone, possono invece rifiutarsi di parlare in nome dei segreti industriali? Sì, possono. Tanto che proprio la Baxter risulta essere uno dei produttori di vaccini contro l'influenza suina, la A/H1N1. I cechi, che non ci vedono ma non sono per niente fessi, si rifiutano di comprarli, motivando che alla Baxter non sono in grado di garantire che il vaccino sia sicuro e che non si capisce chi dovrebbe farsi carico dei rischi per i possibili effetti collaterali. Effetti collaterali di cui non esiste traccia da nessuna parte. Tutti i farmaci ne hanno, dai più gravi ai più lievi. Quelli più innocui, piuttosto che niente ti provocano il solletico, così: giusto per non sfigurare. Invece i vaccini contro la suina sono il farmaco perfetto: non hanno nessun effetto collaterale, o perlomeno i governi seri, che si informano preventivamente per garantire la salute dei proprio cittadini, non sono riusciti a farseli consegnare.
In compenso, lo Stato italiano ha chiuso un contratto da oltre 24 milioni di euro con la Novartis e si rifiuta di mettere a disposizione di tutti il contratto di fornitura. Tutto quello che si sa è che manca un parere tecnico, che i 24 milioni saranno pagati anche se la Novartis non dovesse ottenere l'autorizzazione alla commercializzazione o se la consegna dovesse tardare, che non è prevista nessuna penalità per la Novartis e che il contratto è stato secretato, sottoposto alle stesse emergenze previste per eventi calamitosi di natura terroristica. La vaccinazione, inoltre, è stata tolta dalle mani del Ministero della Salute e messa in quelle di Bertolaso. ..............................................................
Attenzione: Aggiornamento! Abbiamo recuperato il contratto secretato, siglato il 21 agosto 2009 tra il Ministero del Lavoro, delle Politiche Sociali e della Salute e la Novartis Vaccines and Diagnostics S.r.l. Scaricalo qui: Contratto sull'acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino
(*) Grazie al Codacons, a Carlo Rienzi e a Ivano Borsato per la segnalazione ..............................................................
Tutto questo per una banale influenza più leggera di quella stagionale, che ha causato in tutto il mondo un numero infinitamente inferiore di morti? Conosco barzellette migliori. Cosa si diranno la sera, a tavola, il Ministro Sacconi e la moglie Enrica Giorgetti, Direttore Generale di Farmindustria? Potremmo, in via cautelativa e prudenziale, essere indotti a esprimere una lieve perplessità, da addurre con formula dubitativa, esitativa, interrogativa e sbalorditiva, circa l'eventualità che si possano individuare gli estremi per pensare ad un ipotetico ...conflitto di interessi? Ecco, l'ho detto...
La Corte dei Conti il 21 settembre 2009, nel tentativo di fare un po' di chiarezza, ha emanato la delibera n.16/2009/P. Ha rilevato una serie di irregolarità, ma si è scontrata contro la trattativa riservata e il muro di gomma della secretazione. Perché tutto questo mistero? Cosa c'è da nascondere? Vogliamo sapere dove finiscono i nostri soldi, perchè e a quali condizioni. E non sarebbe male anche sapere perché le vaccinazioni sono snobbate perfino dal personale medico e infermieristico. Qualcuno ricorderà che anche Paolo Grossi, infettivologo di chiara fama, aveva dichiarato a Byoblu.Com che non avrebbe fatto vaccinare i suoi figli.
Nel frattempo, a testimonianza di come dovrebbe operare un Ministero della Salute serio, eccovi l'intervento di Ewa Kopacz, omologo del nostro Sacconi al parlamento polacco.
Io voglio un ministro della salute così.
Intervento del Ministro della Sanità al parlamento polacco: Ewa Kopacz
5 novembre 2009
Vorrei dire che la mia priorità durante i miei vent'anni di pratica medica è sempre stata : "prima di tutto non fare del male". Ho portato con me questa regola al Ministero della Sanità. Se mi dovessi trovare nella situazione di raccomandare un farmaco a qualcuno, credo come ogni altro medico, penserei: darei questo farmaco alla mia anziana madre, oppure a mio figlio? E’ esattamente questo modo di ragionare che mi rende estremamente cauta e mi spinge sempre a compiere doppie verifiche su qualsiasi informazione che riguardi un farmaco che il Ministero della Salute si accinge a raccomandare ad ogni cittadino polacco, a milioni di cittadini polacchi che non hanno la preparazione, nel campo della medicina, che ha un ministro e che ha un esperto, il professor Brydak, che ha lavorato sull’influenza per oltre 40 anni.
Il professor Brydak lavora in uno dei 189 centri di ricerca sull’influenza sparsi in tutto il mondo. Uno di questi è proprio in Polonia. Chi potrebbe dunque accusarci di non avere sufficienti conoscenze sull’influenza? E’ possibile dubitare dell’opinione di un professore che ha lavorato sull’influenza per oltre 40 anni, e non certo su un solo tipo di influenza, e che ha pubblicato centinaia di articoli sulla materia? Ho più che altro una sola fondamentale domanda: vogliamo combattere la pandemia di influenza?
Oggi conosciamo bene gli accordi che altri, i governi di paesi più ricchi del nostro, hanno stipulato con i produttori di vaccini. Sappiamo anche cosa è stato proposto alla Polonia. Le trattative sono in corso e non posso parlarne adesso, ma posso dire una cosa: il nostro dipartimento legale ha trovato almeno 20 punti dubbi in questi accordi. Ora, qual è il dovere di un Ministero della Sanità? Concludere accordi che facciano l’interesse dei cittadini oppure siglare accordi che facciano l’interesse delle case farmaceutiche?
So che ci sono tre vaccini disponibili oggi sul mercato, realizzati da tre produttori diversi. Ognuno di loro ha una differente quantità di sostanze attive, non è strano che siano trattati tutti alla stessa stregua? Non è dunque ragionevole che il Ministero della Salute e i suoi esperti nutrano alcuni dubbi in proposito? E’ possibile che uno di questi, magari quello con una quantità inferiore di sostanze attive, sia solo acqua fresca, alla quale attribuiamo il potere di curare l’influenza? Dovremmo pagare per questo? Abbiamo già altri esempi: la Germania ha acquistato 50 milioni di dosi, di cui solo il 10% è stato finora utilizzato. Solo il 13% dei tedeschi vuole assumere questa cura miracolosa subito, ma è un dato fortemente atipico perché i tedeschi hanno una percentuale di cittadini che si vaccinano molto alta, cioè se in Polonia si vaccinano 52 persone ogni 1000 abitanti, in Germania lo fanno in 238, ovvero il 23%. Quindi, come mai solo il 13% dei tedeschi vuole farsi iniettare il vaccino contro la suina e non il 23% come accade solitamente per l’influenza stagionale? Il loro governo ha comprato il vaccino, lo ha reso disponibile gratuitamente e loro non lo vogliono? Cos’è successo? Questo dato potrebbe indurci ad un ripensamento sull’acquisto del vaccino, un farmaco pressoché segreto, oppure no?
Ci sono siti web nei quali i produttori di vaccini sono obbligati a pubblicare gli effetti collaterali della vaccinazione. Le vaccinazioni in Europa sono iniziate il 1° di ottobre 2009. Vi invito a visitare uno qualsiasi di questi siti web e a trovare un qualsiasi effetto collaterale indesiderato. Cercate la conseguenza più trascurabile, trovatene anche solo una, come una piccola reazione allergica sulla pelle. Può succedere anche utilizzando il farmaco più sicuro al mondo. Non esiste un solo effetto collaterale: hanno inventato il farmaco perfetto! E, visto che il farmaco è così miracoloso, come mai le società che lo producono non vogliono introdurlo nel mercato libero e assumersene la completa responsabilità? Perché non dicono “Meraviglioso! E’ un farmaco totalmente sicuro, quindi me ne assumerò io la responsabilità, lo metto sul mercato e tutto sarà chiaro e trasparente”, invece di addossare questo peso sulle nostre spalle, le spalle degli acquirenti?
Non abbiamo risultati di test clinici, nessun elenco di ingredienti e nessuna informazione sugli effetti collaterali. I vaccini sono arrivati al quarto stadio di controllo - controlli molto brevi a dire il vero – e ancora non abbiamo queste informazioni. Inoltre, il controllo sulle persone è stato molto piccolo: un tipo di vaccino è stato testato solamente su 160 volontari tra i 20 e i 60 anni, non infetti. Un altro tipo di vaccino è stato testato su 600 volontari tra i 18 e i 60 anni, tutti in perfetta salute. E’ un buon metodo questo? Mi rivolgo specialmente ai dottori presenti in questa sala: per me non è abbastanza sicuro. Io voglio essere molto sicura nel raccomandare questo vaccino. E’ una nostra competenza: durante la fase di negoziazione dobbiamo prenderci il tempo che ci serve ed utilizzarlo per scoprire quanto più possibile su questo farmaco. Poi, se la commissione sulla pandemia accetterà il vaccino, allora e solo allora lo compreremo.
Inoltre, ci sono 1 miliardo di persone con l’influenza stagionale ogni anno in tutto il mondo. Un milione di persone muoiono ogni anno, sempre per l’influenza stagionale, su scala mondiale. Non sono statistiche di un anno o due, ma dati raccolti in anni ed anni di osservazioni. E’ mai stata annunciata una pandemia a causa dell’influenza stagionale? Tra l’altro, l’influenza stagionale è molto più pericolosa di quella suina: causa molti più decessi e complicazioni più gravi. E’ mai stata dichiarata una pandemia per questo? A quelli che mi spingono a comprare il vaccino voglio chiedere: come mai non avete gridato e sbraitato l’anno scorso, due anni fa e nel 2003? Nel 2003 abbiamo avuto 1 milione e 200mila polacchi con l’influenza stagionale. In quell’occasione, per caso qualcuno in quest’aula ha gridato “Compriamo il vaccino per tutti!”? Non riesco a ricordarmene.
Da ultimo vorrei dire una cosa. Lo Stato polacco è molto saggio, i polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa.
Inoltre il vaccino può conteneresostanze tossico-nocive!
E adesso cari lettori divulgate questa notizia con ogni mezzo possibile, scrivete mail a tutti i giornali locali e nazionali e costringeteli ad interessarsi della questione affinchè venga sollevata la questione e venga informata la popolazione.
L'amarezza del papà di Gabriele «Vergogna, vergogna, vergogna»
Istanza: La famiglia Sandri ricorrerà contro la sentenza della Corte. Il legale: «Pessima soluzione: l'agente resterà libero in attesa dell'appello».
Una promessa al figlio che non c'è più, prima che a se stesso: «A Spaccarotella non lo mollo!». Giorgio Sandri commenta in maniera glaciale la sentenza di primo grado che arriva dal Tribunale di Arezzo. Sei anni di reclusione per l'agente Luigi Spaccarotella, il poliziotto che l'11 novembre 2007 sparò tra sei corsie di autostrada per cercare di sedare una rissa tra tifosi dall'altra parte della carreggiata. «Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto in questa giustizia» le parole del genitore scivolano via tra freddezza e incredulità, mentre un'ambulanza arriva per soccorrere una ragazza, colta da un malore dopo la lettura della sentenza del giudice accolta da urla, insulti, ingiurie con gli avvocati della difesa in un'esultanza irrispettosa e fuori luogo. «Non voglio fomentare nessuno, ma con un verdetto del genere è difficile pensare che i ragazzi l'abbiano presa bene - Giorgio Sandri viene invitato a fare appelli contro la violenza in un momento di sollevazione popolare - spero che tutti mantengano il sangue freddo». La sera dell'omicidio di Gabriele a Roma vennero prese d'assalto le caserme di via Guido Reni, la tensione è alta, Giorgio Sandri cerca - nonostante tutto - di stemperare la tensione. «Mi raccomando ragazzi state buoni, siete soltanto voi che pagate, Spaccarotella non ha pagato». Amarezza, ma non sconforto, e soprattutto c'è il desiderio di ricorrere in appello per cercare giustizia nei confronti di un figlio morto ammazzato mentre stava andando in trasferta a seguire la squadra del cuore. «Non sono bastati cinque testimoni, quando basta un pentito per condannare all'ergostolo un mafioso. Evidentemente la divisa ha un suo peso. Sono disgustato, disgustato, disgustato: per fortuna c'è la giustizia divina, da quella non scappa». In lacrime la mamma Daniela: «Adesso me l'hanno ammazzato una seconda volta - afferma piangendo - quando stasera torneranno a casa e vedranno i loro figli, come faranno a guardarli in faccia? Nessuno mi ridarà Gabriele, nessuno. Con la nostra fondazione continueremo il nostro impegno contro la violenza - ha affermato prima di lasciare il Tribunale - ma non credo più nella giustizia, mi viene voglia di lasciare l'Italia». Sul piazzale antistante il Palazzo di Giustizia ci sono gli amici di Gabriele, allontanati a forza dall'aula dopo la lettura della sentenza della Corte d'Assise di Arezzo che ha derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo. Lacrime e abbracci: gli amici di Gabbo cercano di farsi forza l'uno con l'altro. Hanno inveito contro l'agente Spaccarotella e contro i giudici prima di essere ripresi da Cristiano Sandri: «In questo modo uccidete mio fratello per la terza volta». Si va oltre, si andrà avanti fino in fondo, come annuncia al termine del processo di primo grado l'avvocato Michele Monaco: «È una pessima soluzione. Faremo appello». Il legale della famiglia Sandri commenta la sentenza con amarezza dopo che il pm di Arezzo, Giuseppe Ledda aveva chiesto 14 anni di condanna per omicidio volontario. «Spaccarotella - ha concluso l'avvocato Monaco - non andrà in carcere se non a sentenza definitiva». Infatti, nonostante la condanna a sei anni di reclusione per l'omicidio colposo aggravato di Gabriele Sandri, l'agente di polizia Luigi Spaccarotella per ora non andrà in carcere: i suoi difensori hanno, infatti, annunciato appello, per cui, in base alle previsioni del codice di procedura penale, l'imputato attenderà in libertà il processo di secondo grado, che si svolgerà probabilmente il prossimo anno. Solo quando la sentenza nei confronti di Spaccarotella diventerà irrevocabile sarà emesso il provvedimento per l'esecuzione della pena.
Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono agenti di Polizia. Sono persone libere di muoversi e di fare ciò che vogliono. Non sono stati espulsi dalla Polizia. Hanno ucciso un ragazzo di nome Federico Aldrovandi a manganellate. Sono stati condannati ieri dal tribunale di Ferrara per eccesso colposo in omicidio colposo a 3 anni e 6 mesi. L'omicidio di un ragazzo, se sei in divisa, vale 3 anni e 6 mesi e non vieni neppure radiato. Equivale alla licenza di uccidere. Se quattro ragazzi avessero ucciso un poliziotto a bastonate che pena avebbero avuto? E avrebbero mantenuto il loro impiego? Chiedo a Manganelli, capo della Polizia, alla luce della sentenza di ieri, di radiare i poliziotti condannati. La loro presenza nella Polizia disonora tutti i poliziotti onesti.
Dall'aula del Tribunale di Ferrara:
Blog: "Il giudice Filippo Maria Caruso, del tribunale di Ferrara, ha condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere i 4 poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Si tratta di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, che col beneficio dei 3 anni di indulto non trascorreranno nemmeno un minuto in carcere. Infatti, gli agenti non sono nemmeno stati licenziati perché svolgono tuttora servizio. La sentenza di primo grado è arrivata poco prima delle 19, dopo una giornata di arringhe da parte di accusa e difesa e decine di udienze, cominciate nell'ottobre del 2007. Si chiude così il primo atto di una tragedia. Di quella che da normale controllo si è trasformata in una mattanza ai danni di un ragazzo appena 18enne, disarmato, incensurato e anche ammanettato. Il pm Nicola Proto, che aveva chiesto 3 anni e 8 mesi, ha detto che Federico è stato ferocemente ucciso senza che fossero state ascoltate le sue richieste di aiuto, come hanno riferito due testimoni che si trovavano nella zona dell'ippodromo di Ferrara, teatro della vicenda. Una collutazione imprudente che è degenerata con manganellate in testa oltre che su braccia, gambe e schiena, il trascinamento sull'asfalto e lo schiacciamento del corpo da parte di uno dei militari che ha portato il giovane alla morte anche per ipossia. Come Riccardo Rasman, anche Federico Aldrovandi è stato ammanettato e messo a pancia in giù prima di morire. I risultati della perizia medico legale hanno evidenziato ecchimosi ed ematomi sparsi su tutto il corpo, fra cui una lesione alla testa in sede occipitale, testicoli schiacciati, una profonda ferita su una natica e graffi sul viso. Secondo la tesi di un cardiopatologo dell'Università di Padova, il professor Thiene, il cuore di Federico avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento. Inoltre le registrazioni del colloquio telefonico della Centrale operativa nei minuti successivi al fermo di Federico lasciano pochi dubbi: "... l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so... È mezzo morto". Insomma, secondo il pm l'omicidio è maturato in una condizione di evidente sproporzione fra qualunque entità di agitazione psicomotoria del ragazzo, solo, disarmato e ammanettato, rispetto allo stato degli agenti, che erano in quattro, tutti sobri e anche armati. La violenza delle botte è stata tale che due manganelli si sono addirittura rotti. La complicata ricostruzione di ciò che avvenne quella domenica mattina di settembre del 2005 dagli avvocati di parte civile, ha mirato a dimostrare le difficoltà per raggiungere il processo stesso. Secondo i difensori (Pellegrini, Vecchi, Bordoni, Trombini) che hanno chiesto l'assoluzione degli agenti, hanno detto che le ferite di Federico se le era procurate da solo in uno stato di autolesionismo per effetto delle sostanze psicotrope assunte la notte prima assieme agli amici al Link di Bologna, che gli avrebbero procurato lo scompenso di ossigeno fatale. Secondo le difese gli imputati agirono rispettando le regole previsto per interventi di contenimenti di persone fuori controllo. Nell'aula gremita, alla presenza dei genitori di Federico, e anche di due imputati, le arringhe si sono succedute in un clima di silenzio ma anche di tensione, sfociato ad un certo punto nel lancio in aria di decine di volantini su cui si vede il viso di Federico e una scritta. Quasi alle sette di sera, dopo cinque ore di camera di consiglio, la lettura della sentenza di condanna.
La mamma di Federico
Blog: Signora Aldrovandi, le posso chiedere che cosa prova, a caldo? Mamma di Federico: Adesso cosa potrei dire? E' giusto! Blog: E' stata fatta giustizia? Mamma di Federico: Sì. Io non ho capito tutto. Ho sentito 'condanna' poi ... Blog: Tre anni e sei mesi. Mamma di Federico: L'importante è che ci sia la condanna. Il tempo non riesco a giudicarlo. L'importante è che questo Tribunale abbia sancito la condanna. Abbiamo fatto tanto e voi sapete quanto ci è costato. La condanna è l'unica cosa giusta. Blog: Rimane soltanto l'enigma della ferocia, della violenza usata nei confronti di suo figlio. Mamma di Federico: E' violenza gratuita. Pura ferocia. Non ci hanno fornito nessuna spiegazione ... Blog: Lei non si è mai data un motivo di tutto questo? Mamma di Federico: Ci ho pensato tanto, assolutamente no, se non la pura ferocia degli imputati che adesso sono condannati colpevoli.
Il papà di Federico
Papà di Federico: Il sogno sarebbe poter far tornare Federico, vederlo rientrare magari accanto al giudice. Non si può. Però per Federico voglio giustizia - e c'è stata, in parte - rispetto e dignità. Tutte quelle persone, anche in divisa, che hanno parlato male di Federico si ricredano e chiedano scusa ... Blog: Quello che rimane è la ferocia, la violenza usata nei confronti di suo figlio. Perché? Papà di Federico: Non lo so. Non lo so. Che fossero loro, quella mattina, in uno stato tale che non li abbia frenati. Non so. Hanno tentato di trovare qualsiasi cosa su Federico, ma … Quelle persone, quella mattina, erano a posto? Blog: Non c’era stato nulla prima che avesse potuto far presagire qualcosa di simile? Papà di Federico: Con Federico? Ci vivevo praticamente sedici ore al giorno con lui quindi … era controllato … quello che è successo quella mattina è qualcosa di incredibile, assurdo. Se avesse fatto qualcosa di sbagliato, avrebbe dovuto anche pagare per quello che aveva fatto. Ma non aveva fatto niente! Blog: Condanna giusta o insufficiente? Papà di Federico: Come si fa a dire condanna giusta? Io avrei dato l’ergastolo a queste persone, per quello che ho potuto constatare durante il processo, cioè le violenze che sono state usate nei confronti di Federico. Le falsità che sono state palesate da questi nelle loro relazioni di servizio. Un domani, se mai, racconterò certe cose. Però, va bene così. Adesso mi auguro che queste persone vengano licenziate. Perché non è giusto che noi per 47 mesi abbiamo pagato lo stipendio a quattro persone, e non solo a loro, perché c’è anche l’inchiesta bis che sta andando avanti, su presunte ommissioni e presunti depistaggi che saranno al vaglio della magistratura, sulla quale ripongo la massima fiducia. So che faranno il loro lavoro con la massima coscienza, come hanno fatto finora. Quindi chiedo il licenziamento di queste persone per il male fatto non solo a Federico, ma anche alle stesse istituzioni e a persone che vestono la divisa in maniera onesta, come me, e non è giusto che ci rimettano loro.
L'avvocato Fabio Anselmo
Blog: Avvocato Anselmo, rispetto alla vicenda Rasman Avvocato: Beh, non amo fare paragoni, anche perché non spetta a me farli. Io credo che questi siano casi terribili che meritano una riflessione di carattere generale. Certamente questa è una sentenza che toglie qualsiasi tipo di possibilità e di dubbio sulla responsabilità degli imputati e sulla gravità di quanto da loro commesso. È una sentenza, questa, terribile. Perché, cosa significa? Significa che noi come generazione abbiamo creato un mondo terribile per i nostri figli, per i ragazzi di diciotto anni. Abbiamo creato un mondo spietato e questa sentenza lo certifica. E quindi la responsabilità, come generazione, dal punto di vista politico, genitoriale, scolastico eccetera, ce la dobbiamo prendere tutti. Perché noi abbiamo creato questo mondo nell’ambito del quale Federico Aldrovandi è morto. In quelle condizioni e in questo modo. E questo è una responsabilità di tutti e non solo dei quattro poliziotti. "
Cari amici, poco fa mi è stata notificata la sospensione dal servizio dlla Polizia di Stato. Col provvedimento di sospensione dal servizio mi sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette. Il provvedimento è fondato sulla mia replica al giornalista Gianluigi Nuzzi di Panorama, che mi aveva dato del bugiardo su facebook. Il mio amico Marco Bertelli ha ripreso la chat, pubblicandola sul mio blog “Legittima difesa”. Il senso dello Stato ed il rispetto che ho per le Istituzioni mi impongono di tacere e subire in silenzio. Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io. Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia – Prefetto Antonio Manganelli – che ha adottato il provvedimento di sospensione. Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni. Vi ringrazio di tutto e spero che le mie sofferenze servano al trionfo della Verità ed alla vittoria dei giusti. Un forte abbraccio per tutti quanti mi siete stati e mi sarete vicini!
Gioacchino Genchi
il "nuzzi" vs. Gioacchino Genchi
Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere Botta e risposta tra Gioacchino Genchi e Gianluigi Nuzzi su FACEBOOK (19 marzo 2009) di Marco Bertelli ( dal sito http://www.19luglio1992.com )
Facebook, il popolare sito di social network, sta diventando uno strumento molto comodo per scambiarsi informazioni ed organizzare iniziative a partire dalla rete. Vogliamo prestare all´attenzione degli utenti del sito uno scambio di battute che si é svolto giovedì 19 marzo 2009 tra il dott. Gioacchino Genchi ed il giornalista di PANORAMA Gianluigi Nuzzi, scambio di battute che ha avuto luogo sulla bacheca di Facebook dei due interlocutori e pertanto pubblico e visibile a tutti i loro rispettivi contatti. Vista la grave mistificazione fatta da diversi organi istituzionali e di stampa sull´operato del dott. Genchi, riteniamo giusto pubblicare le parti più significative di questo colloquio per far capire quanto siano false ed infondate le più recenti accuse che vengono mosse al dott. Genchi, nel caso particolare quelle di aver fatto degli accessi abusivi all´anagrafe tributaria nell´ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone.Il dott. Genchi ha postato in mattinata sulla sua bacheca di Facebook il seguente messaggio di auguri per la festa del papà: "Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana ... L'affetto e l'abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere"
A stretto giro di posta Gianluigi Nuzzi replicava agli auguri del dott. Genchi con il seguente commento: "Ricambio gli auguri...seppur mal tollerando alcune tue bugie..."
La replica del dott. Genchi seguiva di pochi minuti: "Le bugie sono solo quelle che scrivi tu e il tuo giornale, solo al servizio di chi vi paga."
Gianluigi Nuzzi rispondeva: "Troppo facile Gioacchino, mi aspetto di più , che bugie avrei scritto? Invece ricordo perfettamente che a me e David negli studi di Telelombardia negavi di aver compiuto accessi patrimoniali, ora sei indagato anche per questo no?"
Ed ecco la replica conclusiva del dott. Genchi che fa piazza pulita di ogni fantomatica "bugia": “Vedo che sei bene informato! Sicuramente sei più informato di me, visto che alla stampa la Procura della Repubblica di Roma ha fatto sapere più di quanto non ha detto a me. Non c'è una sola mia attività di consulenza o di perizia - dicasi una - in cui mi sono mai occupato di indagini patrimoniali o fiscali. Non ne capisco nulla di indagini patrimoniali e/o fiscali e non ho mai fatto mistero della mia ignoranza. Conosco solo il mio lavoro, che è noto a tutti. Per il resto non sono mai stato un tuttologo. Se fossi un esperto di diritto tributario e fiscale non pagherei, come pago, tre consulenti, per occuparsi della gestione delle mie attività. Ciò posto ti preciso di avere solo verificato la corrispondenza di alcuni codici fiscali, con i quali risultavano intestate alcune schede telefoniche GSM. Sai benissimo quanto è facile generare un codice fiscale falso, anche con uno dei tanti programmi distribuiti su Internet. Sai pure quant'è facile attivare una scheda GSM con un codice fiscale falso. L’unico modo per verificare la corrispondenza al vero di un codice fiscale e la reale esistenza del soggetto che assume di essere titolare, è l’interrogazione delle banche dati (pubbliche) dell’anagrafe tributaria. Io ho solo fatto questo, sempre e soltanto su specifica e dettagliata autorizzazione di tutti i magistrati che mi hanno conferito gli incarichi, compresi quelli della Procura della Repubblica di Roma, con i quali ancora lavoro in indagini molto complesse, riguardanti anche degli omicidi. Non potendomi attaccare su altro, grazie ai tuoi amici generali della Guardia di Finanza su cui stavo indagando, hanno cercato su cosa fregarmi, visto che il Pubblico Ministero Luigi de Magistris (come tutti i Pubblici Ministeri ed i Giudici di Italia), mi aveva autorizzato ad accedere all’anagrafe tributaria, per verificare i codici fiscali delle utenze telefoniche. Grazie a questa scusa hanno avuto gioco facile per perquisirmi e portarsi via tutti i miei dati, compresi quelli che li riguardavano direttamente, senza nemmeno contestarmi quali codici fiscali io avrei interrogato abusivamente, senza averne titolo. Nel decreto c’è scritto che io avrei interrogato i codici fiscali di soggetti di Milano che non potevano avere alcuna attinenza con le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Tutti sanno gli sforzi investigativi che sono stati fatti proprio su Milano nel vano tentativo di rintracciare la bambina. La vicenda del filmato del metronotte, le indagini sui rom lo confermano. Tutto questo è un assurdo. Penso al dolore che ha potuto provare la povera Piera Maggio, solo per il fatto di come l’indagine della Procura di Marsala (vedi caso!) sulla scomparsa della figlia, sia stata presa a pretesto per colpirmi. Prima – se ben ricordi, visto che anche su queste fesserie avete scritto sul tuo giornale – mi erano stati contestati gli accessi abusivi alla Vodafone con la password della Procura di Marsala. Resisi conto delle stupidaggini che avevano detto (anche gli “scienziati” del COPASIR) hanno fatto marcia indietro e non hanno più parlato della Vodafone e di quanto gli interessati dirigenti di quell’azienda avevano riferito. Adesso, visto che gli aspetti principali delle indagini di Catanzaro coinvolgevano alti ufficiali della Guardia di Finanza, hanno cercato di giocare in casa, con i presunti accessi abusivi all’anagrafe tributaria, senza che mi sia stato contestato concretamente un solo nome e/o un solo codice fiscale che io avrei “abusivamente” interrogato, accedendo ad un dato pubblico per ogni cittadino italiano che volesse farlo. Nessuno alla Procura di Roma, però, si è accorto come vi siete procurati al tuo giornale i dati dei miei redditi (sui quali ho pagato anticipatamente le tasse) che invece erano riservati e che sono stati resi noti solo grazie ad una illecita intromissione negli archivi dell’anagrafe tributaria. Chiedi quindi ai tuoi amici della Guardia di Finanza cosa sono gli accessi abusivi all’anagrafe tributaria e come si fanno. Con l’occasione chiedigli pure chi ha fatto gli accessi sulle mie denunzie dei redditi e su quelle dei miei onesti familiari. Se lo fai farai uno scoop e sarai un giornalista che vuole solo ricercare la verità e non rendere il proprio servizio al padrone di turno che gli somministra lo stipendio. Con questo ti saluto, solo perché ho perso troppo tempo ed ho cose più importanti da fare. Siccome ti stimo, perché so che sei un bravo giornalista, ti prego di ritirare l’epiteto di bugiardo che mi hai dato. So pure che la tua coscienza te lo impone, perché anche dietro un cronista come te (sicuramente bravo) c’è un uomo coi suoi sentimenti e le sue idealità. Per come ti ho conosciuto e ti conosco (e per come ti ho pure apprezzato) so che su molte cose la pensiamo allo stesso modo. Io, però, ho la grande fortuna di essere un uomo libero ed indipendente, che dice le cose che pensa e non ha paura delle cose che fa. Tu, purtroppo, non hai potuto avere la mia stessa fortuna ed in questo hai tutta la mia comprensione e solidarietà, anche se ora sei costretto ad attaccarmi, pure su facebook.
Gioacchino Genchi
p.s. Tanti auguri comunque, visto che anche tu, Gianluigi, sei un fortunato papà, come lo sono io!
Chi è il "nuzzi"
Gialuigi Nuzzi, detto Gigi; è giornalista professionista dall'età di 17 anni. Milanese, con moglie e un figlio, dopo un lungo periodo alla cronaca de Il Giornale è ora inviato a Panorama e segue inchieste soprattutto a carattere giudiziario. Per i comuni mortali la rivista Topolino è un’amena lettura negli anni dell’infanzia e talvolta rimane un’innocente passatempo anche in gioventù. Per Gianluigi Nuzzi, Gigi, il fumetto disneyano è stato occasione per acquisire pratica e diventare giornalista in minore età. L’indimenticato e anticonformista Marco Borsa, già direttore del Corriere della Sera, lo volle alla Mondatori, non ancora ventenne e nel 1989 Nuzzi firmò il suo primo libretto dedicato ai migliori alberghi d’affari. Si racconta che il 1 dicembre di quell’anno, con alcuni militi locali raggiungesse il castello sforzesco e un festoso vertice con i grandi della terra in onore di Michail Gorbaciov. Il muro di Berlino era caduto qualche settimana prima e Gigi ne avrebbe indagato volontieri con Shevarnazde, Berlusconi, Agnelli, Moratti. Ingaggiato a Il Giornale imparò il mestiere di cronista di giudiziaria e spinse le sue inchieste sempre più addentro ai segreti del palazzo, anzi sempre più giù e forse fece tremare i polsi a qualcuno più sù. Ora Gianluigi Nuzzi, Gigi, ha moglie e un bimbo, è inviato a Panorama. La tastiera si è affilata, è diventata stiletto, le sue inchieste hanno visione più ampia, nella società e nel mondo, può contare su un’affollata platea d’estimatori, giovani e non, come un romanziere di successo. Il piacere del viaggio non l’ha abbandonato, è un ospite esigente che cerca la camera con il rumore della fontana di Trevi o la terrazza a 360° sui giardini non più tanto segreti del Vaticano, lo spartano resort con casette di legno sulla spiaggia di Saint Tropez e soprattutto ambienti familiari dove possa avere ogni volta la stessa camera. A Milano pranza sempre fuori, ma i locali sono sempre gli stessi, case di amici da non tradire.
Brunetta: "Gli studenti sono guerriglieri" Gli Studenti: "Brunetta ha la testa troppo vicina al basso ventre. L’uccello, si sa, dà alla testa."
Forse Brunéttolo si riferisce ai ragazzi picchiati al G8, o a Bergamo, o a Torino, o a Pisa, o ieri alla Sapienza a Roma. Pericolosi guerriglieri manganellati dai celerini.
ANSA - Gli studenti dell'Onda sono dei "guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri". Lo ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, al termine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta insieme alla collega della scuola, Mariastella Gelmini. A chi faceva notare al ministro che nella scuola la protesta sta montando, il ministro ha risposto: "non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte della associazione Onda. Ma vedo - ha aggiunto - che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha insistito Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri".
RETE STUDENTI: NOI PACIFISTI, POLIZIA E STATO NO "Il nostro è un movimento pacifico, sono il Governo e la Polizia che stanno cercando di creare uno stato di guerriglia". E' questa la replica della Rete degli Studenti alla dichiarazione del ministro della Pubblica Amministrazione e dell'Innovazione, Renato Brunetta, che stamani ha definito i ragazzi dell'onda dei "guerriglieri". "Già Cossiga lo aveva proposto lo scorso autunno, ma non ci era riuscito, forse lo vogliono fare ora" spiega la Rete. "In merito all'assenza dell'Onda nelle elezioni studentesche, noi rispondiamo al ministro che ha preso una cantonata: in diversi Atenei hanno vinto liste con rappresentanti del movimento". "Il ministro Brunetta afferma che il movimento composta da guerriglieri e che non rappresentato nelle elezioni. Ci chiediamo: sono guerrigliere le mamme che per i loro figli hanno chiesto pi ore e bocciato clamorosamente il maestro unico? Buttarla in caciara (o in guerriglia) è il sogno di un governo immobile e incapace. Un sogno che non gli concederemo di realizzare", conclude la rete.
UNIVERSITA': UNIONE STUDENTI, BRUNETTA SI DIMETTA
Le dimissioni e le ''immediate'' scuse del ministro Brunetta. Le chiede l'Unione degli studenti secondo cui un ministro della Repubblica ''non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei 'guerriglieri' da trattare come tali''. ''Ieri - afferma l'Uds - c'e' stata un'aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta e' una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Gia' il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilita' della societa' tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire''.
ULTIM'ORA: BRUNETTA A SKY TG24 DICE "MI SONO SBAGLIATO, GLI STUDENTI DELL'ONDA NON HANNO LA DIGNITA' DEI GUERRIGLIERI, CHE SONO UNA COSA SERIA: SONO SOLO QUATTRO RAGAZZOTTI IN CERCA DI SENSAZIONI. STO DALLA PARTE DELLA DEMOCRAZIA, NON DELLA VIOLENZA". RAGAZZI, QUESTO È UN FESSO COMPLETO, FATE COME CONSIGLIAVA VIRGILIO A DANTE: GUARDATE E PASSATE AVANTI. LA STORIA ESPRIMERA' IL SUO GIUDIZIO PESANTISSIMO SU QUESTA GENTE AL GOVERNO.
Marcello Pera scrive testi importanti, ma che nessuno legge. Questo gigante del pensiero fa il piazzista dei suoi libri dove può, anche in un luogo pubblico come l'Università di Pisa. Mentre Pera illustra il suo testo fondamentale: "Perché dobbiamo dirci cristiani" in Ateneo, i celerini manganellano gli studenti che protestano in strada. Tutto molto cristiano. Gli studenti pagano la retta universitaria, ma non possono assistere all'esibizione di Pera. Non si può criticare il senatore Pera del PDL, prima craxiano, poi psiconano, mantenuto in Parlamento da quattro legislature con i soldi dei contribuenti. In tutta Italia si picchiano ragazzi che protestano, anche in modo vile come è avvenuto a Bergamo. Così non si può continuare. Prima o poi ci scappa il morto. Nessuno deve essere autorizzato a picchiare un cittadino inerme, soprattutto se indossa una divisa. Non c'è extraterritorialità per la violenza. Invito gli studenti universitari a illustrare le loro tesi in Parlamento, inizierei da: "Perché non dobbiamo dirci piduisti e neppure mafiosi". Nel frattempo senatori e deputati noti alle Forze dell'Ordine (più di un centinaio) potrebbero ricevere opportune cariche di alleggerimento della Celere. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
"Caro signor Grillo, sono Edoardo, ho 22 anni, studio alla facoltà di Scienze Naturali di Pisa e collaboro come free lance con il giornale toscano "il Tirreno". Venerdì pomeriggio io e un amico ci siamo recati alla facoltà di Giurisprudenza per assistere all'incontro con il senatore Marcello Pera, il quale doveva presentare un libro. L'idea era quella di provare a fare qualche domanda, ma purtroppo le cose non sono andate così. Arrivati davanti alla facoltà, ci siamo uniti al sit-in di protesta, poichè la facoltà era stata blindata. I poliziotti in tenuta antisommossa non hanno permesso a noi studenti di entrare nella facoltà e hanno intimato il dietrofront. noi abbiamo fatto un cordone non violento e, a mani alzate, abbiamo continuato a chiedere a gran voce di darci la possibilità di partecipare al dibatittito... non l'avessimo mai fatto... come potrà rendersi conto dai video, è bastato un minuto perchè gli animi dei ragazzi della celere si infiammassero. Abbiamo subito tre cariche e molti ragazzi si sono fatti male. alcune ragazze hanno ricevuto manganellate sugli arti, io ho una mano lussata e molti giovani che non conoscevo si sono ritrovati con la testa rotta... io non la chiamo per chiederle solidarietà (o forse si), ma le persone che sono finite negli scontri non erano "facinorosi", bensì giovani studenti che erano li per caso: a pensi che all'ospedale ho incontrato due ragazzi di 18 anni, due studenti calabresi che vivono a Pisa per fare l'università da nenche sei mesi, apolitici, che volevano solo assitere al dibattito.... il fatto è questo ....oltra al danno la beffa.....è vero che nel video alcuni ragazzi hanno acceso un fumogeno....ma da qui a pensare che otto poliziotti si siano feriti mi viene da ridere....io c'ero...e non sono un violento.....più sono saliti i nostri ferit, più aumentavano quelli dei poliziotti..... il fatto è che dai video si vede che siamo stati aggrediti....eppure stanno incominciando a fioccare le denunce contro di noi (resistenza???) e la stampa nazionale ha riportato solo i feriti della celere ... io sono sconvolto signor Grillo, qui è sempre peggio... se persino una città con un forte animo di sinistra come Pisa incomincia a vedere queste cose vuol dire che qualcosa è definitivamente cambiato....io la prego di rispondermi, anche solo per dirmi "non mi interessa" , la prego davvero... sono tre giorni che non dormo.... Chiedo scusa per al lettera che riporta le notizie senza né capo nè coda ma mi sento ancora molto scosso....sul sito di Pisa notizie potrà visionare i video..." Edoardo