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martedì 19 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 9

Le leggi di questo governo
e le prese per il Kulo del parlamento


Class Action e Equo compenso all'amatriciana


Riprendiamo due articoli da "santa4u"

PARTE LA CLASS ACTION
Il Codacons all'attacco...
anche a Santa Marinella


Arriverà una valanga di euro di risarcimenti ???

Al via tre azioni collettive del Codacons contro altrettante amministrazioni statali della Pubblica amministrazione.
L’Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida.
Con una delle tre class action si chiede al responsabile del dipartimento della Protezione Civile, ai sindaci, alle province e alle regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (tra cui Santa Marinella) e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio.


Dicono di voler abbassare le tasse
e invece le aumenteno!

Tassa su pc e telefonini
per dare soldi alla Siae

Cellulari, decoder, computer, lettori mp3:
qualunque dispositivo abbia una memoria
verrà colpito da una nuova "tassa".


È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi.
Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in Europa, il cosiddetto "equo compenso": una somma che i produttori di beni tecnologici devono versare a Siae, a "compenso" della copia privata. Cioè del fatto che l'utente può usare quelle tecnologie per fare un (legittima) copia personale di cd e film acquistati.
Finora però l'equo compenso è gravato solo su supporti (cd, dvd) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: "dall'equo compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform", dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è avvenuto con Cd e Dvd.
Così Altroconsumo parla di "regalo di Natale in ritardo" , dal governo alla Siae. "Anche in altri Paesi europei c'è l'equo compenso, ma non a questi livelli e non esteso a così tanti prodotti", dice Scorza. "L'assurdo è che in Italia l'industria o i consumatori finanzieranno Siae anche per prodotti che non c'entrano nulla con la copia privata. O che c'entrano solo marginalmente". È raro, in effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della musica comprata su cd; ancora più improbabile che lo si faccia per i film in dvd. "Impossibile, inoltre, usare l'hard disk di un decoder Sky per questi scopi. Eppure l'equo compenso si applicherà anche a tali prodotti", continua Scorza.

sabato 9 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 6


L'Italia affonda e loro inciuciano e copulano!
Le orgie del Partito dell'amore!




Violante dà consigli ad Alfano:
manda gli ispettori dai pm di Rovigo

di Peter Gomez

"Stanno bloccando la trasformazione di una centrale Enel"

Il 5 gennaio, durante il suo intervento, l’impellicciata platea di Cortina Incontra lo ha più volte applaudito. E non poteva essere altrimenti. Perché agli occhi dei berluscones “il piccolo Vishinski”, come lo definiva fino all’altroieri l’ex presidente Francesco Cossiga e il resto del centrodestra, sembra cambiato.
Adesso che tutti in Parlamento, ma quasi nessuno nel Paese, parlano di riforme istituzionali, l’uomo giusto per il dialogo è diventato lui: l’ex pericolo pubblico numero uno, Luciano Violante. L’ex presunto capo della presunta spectre di magistrati anti Silvio Berlusconi che dopo aver accarezzato a lungo il sogno di essere nominato membro della Consulta, oggi più modestamente punta a un posto nel pantheon dei Padri (ri)costituenti.

Così, mentre non passa giorno senza che i pidiellini Paolo Bonaiuti e Gaetano Quagliariello lo elogino dicendo : "Per riscrivere la Costituzione bisogna partire dalla bozza Violante", lui s’industria per apparire sempre più affidabile. Riuscendoci, tra l’altro, benissimo.


L’ultima sortita avviene tra le Dolomiti, durante un dibattito intitolato “Processo ai processi”. Qui Violante prima sfodera la soluzione per risolvere "i conflitti tra politica e magistratura": cambiare la composizione del Csm e farne nominare per due terzi i membri dalle Camere e dal presidente della Repubblica. Un rimedio senz’altro efficace, visto che è difficile immaginare di trovare molte toghe disposte ad indagare o condannare qualche politico, sapendo che poi i partiti potranno prendersi la loro rivincita nell’organo, finora, definito "di autogoverno della magistratura".
Poi, come per dimostrare che pure lui vuole fare sul serio, Violante sciorina qualche esempio. E, in attesa dell’introduzione di "un’alta Corte di giustizia costituzionale" a cui assegnare i procedimenti disciplinari contro le toghe, indica, pur non facendone i nomi, al Guardasigilli Angelino Alfano i pm su cui i suoi ispettori dovrebbero cominciare ad indagare: quelli della fin qui semi-sconosicuta Procura di Rovigo.

La loro colpa? Aver bloccato, sostiene Violante, la trasformazione di una centrale Enel a metano, "abbastanza inquinante", in una centrale a carbone, meno inquinante (dice lui). Secondo l’ex presidente della commissione Antimafia infatti i magistrati avrebbero "intimidito la commissione di impatto ambientale" che doveva dare il via all’opera emanando per due volte un decreto in cui si scriveva, più o meno, "fateci avere le decisioni che prenderete. Cioè si presentava una richiesta di sequestro futuro".
"Naturalmente", spiega Violante, "tutti quelli della commissione non si riuniscono perché temono che la magistratura li metta sotto inchiesta". Anche per questo la questione passa in mano al ministero dell’Ambiente. Ma i pm di Rovigo non si arrendono e chiedono pure al ministro "il provvedimento che verrà emesso". Insomma, per Violante, siamo davanti a un chiaro esempio di come "l’organo giudiziario" sia diventato "un organo di governo".
Può essere. Di certo però l’intervento di Violante a Cortina, ripreso pari pari dal suo libro "Magistrati", è un chiaro esempio di conflitto d’interessi.
L’ex parlamentare è infatti l’animatore e il presidente di uno dei tanti think tank bipartisan nati negli ultimi anni: Italia Decide. Scopo nobile dell’associazione è quello di mobilitare energie "contro l’Italia del non fare". E proprio per questo, accanto allo straordinario parterre dei soci promotori tra i quali compaiono, i nomi di Carlo Azeglio Ciampi e Gianni Letta, ci sono pure dei soci fondatori. Per esempio proprio l’Enel spa, che con la magistratura di Rovigo ha il dente avvelenato.
Un’inchiesta legata all’inquinamento prodotto dalla centrale di Porto Tolle in primo grado aveva portato alla condanna dei vertici dell’azienda. Poi in appello gli ex amministratori delegati Paolo Scaroni e Franco Tatò erano stati assolti, mentre per i dirigenti locali era stato pronunciato un nuovo verdetto sfavorevole, ora all’esame della Cassazione.
Anche per questo, mentre si moltiplicavano gli esposti e i ricorsi al Tar di comitati di cittadini, i pm di Rovigo hanno cercato di capire se installare una centrale a carbone comportasse dei rischi. E, come si legge in una delle lettere inviate al ministero dell’Ambiente, i consulenti tecnici della procura, dopo aver esaminato la documentazione, hanno segnalato "l’esposizione da parte di Enel di dati ritenuti non reali che portano a elaborazioni viziate".
Come dire: secondo i periti lo sponsor "dell’associazione a-partisan" presieduta da Violante sta truccando le carte. Se sia vero o meno, a questo punto, lo possono stabilire solo le indagini. Per questo il 1 aprile dello scorso anno la magistratura ha chiesto al ministero "l’invio di tutti gli atti, note o pareri – successivi a quelli già inviati a quest’ufficio – emessi dalla Commissione Via" e da altri organismi.
Suscitando le proteste del padre costituente in pectore, Violante che ora denuncia tra gli applausi di Cortina "l’intimidazione". L’idea di attendere l’esito dell’inchiesta , non sembra invece averla presa in considerazione.
Un po’ come era accaduto nel febbraio del 2006 quando i pm di Salerno e di Torino avevano chiesto al Parlamento di poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche indirette contro Vincenzo De Luca (Ds) e Ugo Martinat (An). I reati contestati erano gravi, ma la giunta per le autorizzazioni a procedere aveva deciso con voto bipartisan di mandare al macero le bobine.
Con un’unica eccezione, il diessino Giovanni Kessler. Il quale era però stato subito apostrofato dal capogruppo Violante: "Tu oggi hai votato contro un compagno! Come ti permetti?". Kessler aveva ribattuto di aver agito secondo coscienza. E, tre mesi dopo, era stato uno dei tre deputati della Quercia non ricandidati dopo un’unica legislatura. Un modo come un altro per risolvere i conflitti tra politica e giustizia.



Pd, partito Domestici
di Marco Travaglio

Nel caos della politica italiana, almeno un punto fermo, un ancoraggio sicuro, una certezza granitica resiste alle intemperie: quando Berlusconi ha un problema, il centrosinistra glielo risolve. Gli azzeccagarbugli del satrapo, uomini di poca fede, son sempre lì che si arrabattano alla ricerca dell’ennesimo salvacondotto, rovinandosi la vita, la vista, il fegato e le ferie, e non pensano mai alla soluzione più semplice: basta aspettare qualche giorno e salta fuori qualcuno del Pd (Partito Domestici) con la formula magica.
Accadde nel 2003, quando Maccanico prestò al Cavaliere il suo prezioso lodo per le alte cariche. Riaccadde pochi mesi dopo, quando Boato, ex Lotta continua ed ex Psi (premio Una Vita per la Legalità), s’inventò la legge che impediva ai magistrati di usare le intercettazioni dei delinquenti se vi compariva, anche per un nanosecondo, la voce di un parlamentare.
Da un paio d’anni, poi, quando al governo non viene in mente una porcata, gliela suggerisce Violante: dalla legge per aumentare i politici nel Csm, a quella per staccare la polizia giudiziaria dalle procure, fino all’ispezione contro la Procura di Rovigo che osa indagare su una centrale dell’Enel incurante del fatto che l’Enel finanzia la fondazione di Violante.


Ma ora una nuova stella brilla nel firmamento dell’inciucio: la senatrice migliorista, anzi peggiorista Franca Chiaromonte (Pd) che, assieme a un altro figlio d’arte, Luigi Compagna (Pdl), ha appena depositato un ddl per ripristinare l’autorizzazione a procedere per le indagini sui parlamentari, abrogata nel ‘93.



Incontenibile l’entusiasmo del sen. Quagliariello, che da mesi si arrabatta intorno a un lodo Alfano-bis a turboelica costituzionale e per di più deve pure tentare di spiegarlo a Gasparri: dice che il Pdl potrebbe fare propria la Compagna-Chiaromonte al posto del turbolodo. Se la legge è targata Pd, nessuno potrà più chiamarla ad personam.
Il fatto che l’autorizzazione a procedere fosse stata pensata dai costituenti per proteggere le opposizioni da inchieste "politiche" di una magistratura troppo legata al governo, mentre qui si parla di processi al capo del governo per reati comuni come la frode fiscale e la corruzione di un testimone commessi da un imprenditore e non da un politico, per gli analfabeti bipartisan non rileva.
Prim’ancora di ripristinare l’articolo 68, lorsignori già confessano di volerlo violare. Infatti la senatrice peggiorista si vanta sulla Stampa: "Non ho mai votato sì a un’autorizzazione a procedere. I parlamentari vanno garantiti nel loro lavoro". Bene brava bis. Uno s’intrufola in Parlamento (nemmeno eletto, ma autonominato), poi si mette a rubare e, se i giudici lo scoprono, la sora Franca gli fa da scudo umano: "Di qui non si passa, dobbiamo garantire il ladro, lo vuole la Costituzione".
Naturalmente, spiega questa Alfano in gonnella, con la sua proposta Berlusconi non c’entra: "Non è possibile che ogni cosa venga riportata a lui. Non possiamo farci paralizzare e sacrificare qualsiasi iniziativa politica a causa dei problemi del premier".
Ecco: il fatto che abbia presentato la leggina all’indomani della bocciatura del lodo Alfano è una pura casualità. Lei, infatti, l’immunità la sogna fin da quando fu abolita: "Sono vent’anni che ci ripenso e ancora m’incazzo".
Anche perché i giudici le portarono via quella squisita personcina di Craxi, "fatto fuori da una deriva giustizialista". È fatta così: anziché incazzarsi per le ruberie di Craxi, freme di sdegno civile perché la casta ha perso l’immunità.
Violante concorda: "Ci si può ragionare, ma solo nella cornice più ampia delle riforme costituzionali". Giusto: se vuole l’impunità, Berlusconi deve prima devastare la Costituzione assieme al Pd, altrimenti ciccia. Gliele ha cantate chiare, Violante. “La trattativa – secondo Repubblica – la starebbero conducendo i due Letta (Gianni ed Enrico) per ciascuna delle due parti". Gianni per il Pd, Enrico per il Pdl.


... e ohplà!


lunedì 14 dicembre 2009

Lo tsunami si può fermare con un' "Onda" contraria!

La Jugoslavia dolce

"Andiamo ai materassi", diceva Don Corleone nel film: "Il Padrino". Prepariamoci. Rimane poco tempo. Abbiamo ballato sul Titanic troppo a lungo e non crediamo più all'esistenza degli iceberg. Gli italiani sono come orsi polari alla deriva sulle lastre di ghiaccio nello stretto di Bering. Su lastre sempre più piccole. Non capiscono perché si trovino in mezzo all'oceano, ma pensano che finché c'è ghiaccio c'è speranza.



Berlusconi è finito. Con la sua sovrumana volontà di sopravvivenza alla giustizia e alla decadenza fisica ha tenuto in vita artificiale un Paese inesistente insieme alla sua carcassa.
Il dopo Berlusconi è già iniziato. I suoi ex compari Fini e Casini si preparano alla successione.
L'Italia si sta spaccando come un lastrone di ghiaccio. E' un coniglio ipnotizzato da un serpente, non riesce a distogliere gli occhi da un vecchietto psicolabile di settantaquattro anni, mentre lo Stato va a pezzi.
Lo Stato è fallito. Ve lo diranno il giorno dopo, scriveranno che era imprevedibile, quando invece tutti sanno. Il presidente greco Papandreou teme la bancarotta, la perdita di sovranità nazionale, in sostanza il commissariamento, l'impossibilità di fare una politica economica autonoma.



Chi ha in pancia titoli di Stato greci ha paura che diventeranno come i Tango bond argentini: carta straccia. La Grecia ha 300 miliardi di euro di debito pubblico, noi SEI volte tanto. La popolazione greca è di circa 12 milioni di abitanti. I nostri pensionati e dipendenti pubblici sono quasi 19 milioni. Una stima realistica dei disoccupati italiani è di 3 milioni e mezzo, conteggiando anche coloro che il lavoro non lo cercano più, i cosiddetti "sfiduciati".
Le istituzioni finanziarie mondiali e i ministeri del Tesoro comprano titoli di Stato. Per proteggersi dal rischio Paese possono contrarre delle polizze assicurative. L'Italia è prima nel mondo per polizze contratte contro la sua bancarotta. Che altro bisogna fare per suonare la campana a martello?



Se l'economia ci presenterà un conto che non riusciremo a pagare, lo stesso farà la Storia. La Lega punta alla secessione del Nord e con tutta probabilità riuscirà a ottenerla. La crisi dello Stato e il crollo dei piduisti del PDL la favorirà. Diventerà il primo partito sopra il Po. La mafia in Sicilia ha lo stesso obiettivo sin dai tempi di Salvatore Giuliano. Una Jugoslavia dolce ci aspetta. Gli italiani si frequentano da troppe migliaia di anni per farsi una vera guerra. Un Paese che ha Napolitano presidente della Repubblica, Schifani presidente del Senato e lo psiconano presidente dl Consiglio è morto. Uno zombie che cammina.


Beppegrillo.it

Lo tsunami italiano è alle porte. Prepariamo i materassi.


E noi paghiamo?


TFR addio

Tremorti è arrivato all'ammazzacaffè del TFR dopo la frutta dello Scudo Fiscale e il dolce dei prelievi dai "conti dormienti". Tremorti userà 3,1 miliardi di euro del TFR depositati presso l'INPS a copertura di un terzo della Finanziaria. I risparmi di una vita vengono sottratti senza nessun consenso. E' la finanza creativa di uno Stato prossimo al default, l'azione disperata di Tremorti, un curatore fallimentare che non sa più che pesci pigliare. Quale sarà la prossima mossa? Il quinto dello stipendio? La diminuzione delle pensioni? Il congelamento dei BOT? Il prelievo forzoso di una percentuale a piacere dai conti correnti? Il TFR una volta serviva per garantire ai lavoratori una vecchiaia dignitosa. Oggi garantisce il buco dello Stato.

Beppegrillo.it



PIOVE... GOVERNO LADRO?
NO! DI PIU'!

mercoledì 25 novembre 2009

Se il senato dice sì, questa volta la mafia sorride

Con l’emendamento sulla vendita all’asta dei beni confiscati, i boss sarebbero in grado di riprendere tutti i loro beni.
di Nando Dalla Chiesa
" Hanno sempre chiesto tre cose. La fine del carcere duro,
l’affossamento della legge sui collaboratori di giustizia,
o la
riduzione a burla della confisca dei beni.


A ogni interlocutore politico, da quindici anni, i mafiosi hanno presentato questo menu. E il potere vero, quello che mescola ribalta e penombra, non ha mai detto no evangelici. Ha biascicato, talora consigliato. Ha messo la faccia feroce solo sul carcere duro, tanto ci hanno pensato i giudici di sorveglianza e i professionisti dell’ingiustizia clandestina a farne polpette. (...)"


NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI
Firma l'appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra




Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele



Tra i primi firmatari: Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico - Paolo Beni, presidente Arci - Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente - Andrea Olivero, presidente ACLI - Guglielmo Epifani, segretario CGIL - Raffaele Bonanni, segretario generale CISL - Luigi Angeletti, segretario UIL - Francesco Miano, presidente Azione Cattolica - Filippo Fossati, presidente UISP - Marco Galdiolo - presidente US Acli, Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo, presidenti del comitato nazionale Agesci - Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Loretta Mussi, presidente di "Un ponte Per" - Michele Curto, presidente di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe) - Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil - Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Carla Cantone, segr. generale SPI-CGIL - Michele Mangano, presidente Auser - Doriano Guerrieri, presidente nazionale CNGEI - Gianpiero Calzolari, Presidente di "Cooperare con Libera Terra" - Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco - Don Nandino Capovilla, coordinatore Pax Christi - Giuliana Ortolan, Donne in Nero di Padova - Giulio Marcon, portavoce campagna Sbilanciamoci - Aurelio Mancuso, presidente Arcigay - Lucio Babolin, presidente CNCA - Fabio Salviato, presidente di Banca Etica - Mario Crosta, Direttore Generale di Banca Etica, Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Tito Russo, coordinatore nazionale UDS (Unione degli Studenti), Claudio Riccio, referente Link-coordinamento universitario, Luca De Zolt, rete studenti medi - Sara Martini e Emanuele Bordello - presidenti FUCI, Giorgio Paterna, coordinatore Unione degli Universitari - Umberto Ronga, Movimento Eccesiale di Impegno Culturale.

E inoltre: Nando Dalla Chiesa, Salvo Vitale, Rita Borsellino, Sandro Ruotolo, Roberto Morrione, Enrico Fontana, Tonio Dell'Olio, Pina Picerno, Francesco Forgione, Luigi De Magistris, Raffaele Sardo, David Sassoli, Francesco Ferrante, Rita Ghedini, Petra Reski, Esmeralda Calabria, Vittorio Agnoletto, Vittorio Arrigoni, Giuseppe Carrisi, Jasmine Trinca, Yo Yo Mundi, Sergio Rubini, Modena City Ramblers, Gianmaria Testa, Libero De Rienzo, Livio Pepino, Elio Germano, Subsonica, Vauro, Claudio Gioè, Roberto Saviano, Daniele Biacchessi, Giulio Cavalli, Elisabetta Baldi Caponetto, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Giancarlo Caselli, Ascanio Celestini, Alberto Spampinato, Salvatore Borsellino, Federica Sciarelli, Haidi Giuliani, Fausto Raciti, Francesco Menditto, Antonello Ardituro, Benedetta Tobagi, Il Coro dei Minatori di Santa Fiora, Simone Cristicchi, Roberto Natale, Agnese Moro, Tana De Zuleta, Lella Costa, Armando Spataro, Maurizio Ascione, Nicola Tranfaglia, Franco Cassano, Marco Delgaudio, Carlo Lucarelli, Alex Zanotelli, Marcelle Padovani, Andrea Occhipinti, Johnny Palomba ...


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martedì 20 ottobre 2009

Politici, imprenditori, banchieri: la nuova speculazione edilizia


Il partito del cemento


di Marco Preve e Ferruccio Sansa
giornalisti e autori del libro “Il partito del cemento

Nessuno sembra essersene accorto, ma il 28 ottobre sarà deciso il destino di una delle più belle regioni d’Italia: la Liguria. Pochi giorni fa è toccato alla Sardegna, dove è stato votato il piano casa del governatore Ugo Cappellacci (Pdl) che ha cancellato i vincoli con cui Renato Soru sperava di salvare la costa. Ma il centrosinistra non è migliore: la Regione governata da Claudio Burlando si prepara a varare un piano casa altrettanto generoso con gli amanti del cemento.
Un disastro senza rimedio, che, però, si può ancora fermare. Tace la sinistra, tace la destra, forse perché da queste parti entrambe sono amiche del mattone. Tacciono i cittadini che purtroppo non sanno: la Regione Liguria voterà un documento che va ben oltre le aspettative del governo Berlusconi. Nessuno ne aveva parlato fino a pochi giorni fa, quando Bruno Lugaro ne ha scritto sul Secolo XIX. Eppure basta studiare il piano presentato dalla Commissione e soprattutto gli emendamenti proposti da sinistra e destra (leggete qui). Le case sotto i 100 metri cubi potranno aumentare il volume fino al 60%, le altre potranno crescere fino al 30%. Ma non basta: potrà essere aumentata la cubatura di capannoni industriali, artigianali e agricoli. Ed è soltanto l’inizio. Leggendo il documento approvato dalla commissione e gli emendamenti voluti dal centrosinistra e dal centrodestra (il firmatario è un imprenditore immobiliare) si scopre che c’è ben di peggio: i benefici saranno concessi anche agli immobili condonati. Insomma, un danno civile e sociale, oltre che urbanistico. Chi ha costruito senza rispettare le leggi potrà adesso usufruire anche dei benefici concessi dalla Regione. Invece di punire chi non rispetta l’ambiente, si è deciso di premiarlo. E gli edifici abusivi? Si è pensato anche a loro. Il testo base li escludeva, ma ecco che il consigliere Luigi Cola (ex sindaco di Cogoleto, Pd) chiede di correggere: saranno esclusi soltanto quelli costruiti “in totale difformità o con variazioni essenziali”, insomma quelli davvero molto abusivi. Basta? Neanche per sogno: non sono risparmiati nemmeno i parchi dell’Entroterra. “Basterà un permesso degli enti parco per aumentare la cubatura delle case”, come spiega il Verde Carlo Vasconi.
Ma il colpo di grazia, spiega Vasconi, è quello che colpirà le zone che gli urbanisti chiamano aree-anima. Anima, un nome non casuale, perché questi sono luoghi preziosi, che però non sono sottoposti a una tutela totale. Anche qui potranno agire indisturbate le ruspe basta che siano a più di 300 metri dalla costa.
E per la Liguria sarà davvero la fine, perché da troppo tempo alcuni di quelli che governano questa terra hanno deciso di spremerla, di concederla ai signori del cemento come una baldracca. Una escort, si direbbe oggi. Sinistra o destra non importa: negli ultimi anni è stato dato il via libera alla costruzione di tre milioni di metri cubi di nuovi edifici lungo le coste.
Provate a immaginare concretamente che cosa succederebbe se tutte le case sotto i 100 metri cubi crescessero del 60%. Le alture liguri che dominano il mare si ricoprirebbero di cemento. Le case, migliaia di quelle costruzioni che rendono unica la Liguria, sarebbero deformate con aggiunte posticce. Provate a immaginare: dove oggi la vista si affaccia sul mare, domani potrebbe sbattere contro un nuovo muro.
Ma che cosa si può fare? Niente, sembrerebbe. Il centrosinistra ligure ha sempre avuto tanti amici nel mondo del mattone e questo piano ne è la dimostrazione definitiva. Il centrodestra è entusiasta… ma in fondo non sorprende. Insomma, chiunque vinca le elezioni regionali del 2010 non cambierà nulla. Claudio Burlando o Sandro Biasotti non fa differenza, la Liguria, verrebbe da dire, è comunque spacciata.
O forse no. Perché questo piano casa giova a pochi, ai soliti amici degli amici imprenditori del mattone. Ai furbetti che sognano di arricchirsi aggiungendo un piano alla propria casa, alla faccia dell’interesse generale. Ma gli altri? Il cemento non porta soldi. Arrivano denari per pochi e posti di lavoro che svaniscono alla fine dei cantieri. Intanto la Liguria si mangia la sua più grande ricchezza: l’ambiente, che sostiene la principale industria della regione, il turismo. Non solo: calerà il valore degli immobili con un danno per i proprietari liguri, ma anche lombardi e piemontesi. Già, anche per una questione di soldi questo piano andrebbe bocciato.
Ma poi c’è l’ambiente, una parola che in fondo significa il luogo dove noi tutti viviamo insieme. Che vuol dire qualità della vita nostra e dei nostri figli. Che ci ricorda il dovere di conservare il passato, ma anche di pensare al futuro.


Per questo la decisione che verrà presa in Liguria riguarda tutta l’Italia. Se lasciamo sola questa terra, poi a chi toccherà?
Ma qualcosa si può, si deve ancora fare. Adesso, sennò sarà troppo tardi. Mandiamo una e-mail a Claudio Burlando, Sandro Biasotti, il suo avversario alle prossime elezioni, Luigi Cola - il deputato del Pd recordman degli emendamenti, Nicola Abbundo - l’imprenditore immobiliare del Pdl che si batte per il piano. Gente di sinistra e di destra, perché qui non è questione di colori politici.
Se tutti gli amici del blog, non soltanto i liguri, scrivessero a chi dovrà compiere questa scelta, potremmo ancora sperare di cambiare qualcosa. Di salvare la Liguria e un po’ anche noi stessi".

Questa è una storiaccia che conosciamo bene, qui a Santa Marinella!
Anche da noi il cemento è bipartisan con il supporto di tanti disperati che fanno i salti mortali per qualche giornatina in più in un cantiere. Bisogna riuscire a vedere che stiamo raschiando il fondo del barile e distruggendo il paesaggio: l'unica risorsa che porterebbe "lavoro vero".

Attention pliz: poi indietro non si torna!



mercoledì 7 ottobre 2009

La Legge è (di nuovo) uguale per tutti... almeno sulla carta!

BOCCIATO IL LODO ALFANO
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure!


Noi non ne dubitavamo. Quello che ci lascia perplessi è la troppa gente che esulta. Non tornano i "conti"! Sappiate che passato un Berlusconi, c'è sempre pronto un'altro "Trombetta"!


Tra tutti gli interventi della prima ora diamo spazio (doveroso) a Tonino:


Immunita'? No grazie


Da una parte, se si chiede al Capo dello Stato di non firmare lo scudo fiscale, che tutela con l’anonimato e l’impunibilità mafiosi ed evasori, si è accusati di “tirare per la giacchetta”, se si definisce poi “vile” l’atto di abdicare alle funzioni del suo ruolo, si finisce per essere passati al setaccio dalla Procura.

Dall’altra parte, abbiamo parlamentari in duplice veste: deputati, avvocati del premier e dello Stato, che vengono ascoltati per argomentare alla Consulta come un lodo “di sartoria” per Berlusconi e tre alte cariche dello Stato, sia legittimo alla faccia di 60 milioni di individui. Guarda caso, però, solo lui ha più di un processo che lo attende al varco.

Giorgio Napolitano non è al di sopra della Costituzione ma ne è il garante. Finché decide di esercitare le sue funzioni, questa prerogativa lo contraddistingue dagli altri cittadini, diversamente, è un comune cittadino. Non ritengo di aver oltraggiato ma, al contrario, difeso e salvaguardato la figura del Capo dello Stato che oggi porta un nome e domani ne porterà un altro. La figura del Capo dello Stato deve rimanere integra al di là del suo volto. Napolitano ha firmato in 24 ore il ‘Lodo Alfano’, ha firmato con timide osservazioni la legge sulle intercettazioni, ha firmato in 24 ore un’amnistia fiscale mascherata da scudo all’americana quando invece era alla lussemburghese.
Mi domando: può un cittadino comune, per di più espressione dell’8% dell’elettorato italiano, esprimere qualche perplessità sull’operato di questo Presidente della Repubblica?
Rispondo di si, ed è ciò che ho fatto e che rifarei.

Io sono qui, non mi nascondo dietro il Lodo delle quattro più alte cariche dello Stato e non so che farmene dell’immunità parlamentare. Sono qui per la procura di Roma, sono qui per i politici in doppiopetto blu che si indignano, sono qui per le penne veloci al loro soldo che hanno pubblicato con solerzia la notizia del “forse al vaglio della Procura”, ma che oscurano il programma di governo dell’Italia dei Valori.
Sono qui e sarò qui anche quando verranno mandati a casa dai loro elettori appena il loro garante alla Presidenza del Consiglio toglierà le tende.

da antoniodipietro.it


... e ad un commentatore che ha sintetizzato molto bene:

Berlusconi in Tribunale, Napolitano ai giardinetti!
da antefatto.it # 72 commento di Max/9 il 7/10/2009 alle 18:32


sabato 29 agosto 2009

Estate santamarinellese 2009

Autoincensamenti, eccetera e sviolinate
Facciamoci due chiacchierre. Così... da "comarelle"



E' sempre più nauseante questo ripetersi di comunicati stampa "auto-stra-elogiativi".
Qualcosa di buono c'è stato ma in definitiva: poco e moscio!
L'unico evento veramente rilevante sono stati i due concerti di quel ragazzo prodigio, tal Stefano Mhanna, che, prima al violino e poi all'organo, ha stupefatto e deliziato i molti presenti all'Evento! Ma, ovviamente, è passato in sordina.
Il resto solo robetta nazional-popolare tipo sagra della ciambella (col buco?)
La Sevensounds si autoelogia con la speranza di ripetersi (money money), l'assessore al turismo si sbrodola e il bakeka snocciola alcuni eventi (letti sul programma) e, tra quelli citati dal primo cittadino, ci sentiamo di condividire sicuramente l''ultimo: l'eccetera.
Adesso tornate buoni buoni in letargo invernale che loro stanno già lavorando al cartellone dell'estate 2010 che ci preannunciano già un "successone"!

mercoledì 29 aprile 2009

30 aprile... Che pippa!

Nasce il PDL a Santa Marinella e Santa Severa


Si tiene oggi 30 Aprile alle ore 18,00 presso la Sala Flaminia Odescalchi, il battesimo del nuovo partito di centrodestra nel panorama italiano e cittadino di Santa Marinella. Quello che verrà sarà la sintesi di forze di governo e civili che hanno voluto aderire al partito che sancisce la fusione tra An e Forza Italia e altri partiti di centro-destra. C'è entusiasmo anche tra le fila dei politici cittadini che hanno dato la loro adesione al nuovo soggetto politico, visto da tutti come un momento di aggregazione e confronto politico che darà nuovo slancio all'azione di governo. Ottimista ed entusiasta lo stesso sindaco Bacheca, che si appresta ad inaugurare la stagione del PDL a Santa Marinella. "Dopo l’incontro di oggi, dichiara il primo cittadino, data di inizio ufficiale delle operazioni in nome e per conto del PDL, si terranno convegni e congressi per definire, come in tutta Italia, quadri dirigenti e direttivi. L'occasione sarà unica per confrontarsi ed eventualmente dipanare dubbi e limare spigolature che , inevitabilmente, possono presentarsi all'inizio di ogni civile e condivisa convivenza. Agli amici di Forza Italia e delle altre realtà civili che vorranno affiancarci in questa avventura, dico di spendersi con volontà, di esporre idee e proposte, assicurandoli che tutto ciò che contribuirà a far crescere il PDL a Santa Marinella apporterà nel contempo benefici all'azione di governo, per la quale sosterremo le idee migliori.
Agli stessi amici voglio dire di pazientare e di comprendere, se ci saranno, gli iniziali momenti di "rodaggio". Per iniziare bene occorre comunque fare un primo passo, già da oggi avremo tracciato insieme una nuova strada."


LOL LOL







mercoledì 11 marzo 2009

Le reazioni della maggioranza

Queste le reazioni della maggioranza dopo l'abbandono, da parte dell'opposizione, della seduta del consiglio comunale dell'8 marzo u.s.
Ricordiamo che l'opposizione è uscita dall'aula per protestare contro i ripetuti "giochetti" nel convocare il consiglio all'ultimo minuto e sempre in seduta straordinaria.