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martedì 30 marzo 2010

Elezioni regionali nel Lazio 2010

Elezioni regionali nel Lazio 2010
Analisi qualitativa del voto

RENATA POLVERINI
(centrodestra) - 51,14%
:


- VOTI COMPRATI 7%


- MAFIA 15%


- CHIESA 7%


- IMPRENDITORI COLLUSI 3%


- LOBOTOMIZZATI
DALLA PROPAGANDA 5%


- ANZIANI CREDULONI 8%


- GIOVANI NOSTALGICI (?) 4%


- INTELLETTUALOIDI
LIBERAL 1%


- ASPIRANTI VELINE 1%




EMMA BONINO
(centrosinistra) - 48,32%



MARZIA MARZOLI
(movimenti antagonisti) - 0,53%



@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Ma questo è solamente
il nostro punto di vista.
Ognuno ha il suo
e cmq sono:
100% di brava gente che,
in un modo o nell'altro,
ha famiglia
.

La triste verità
è sempre la stessa




mercoledì 3 marzo 2010

La propaganda del "talenano"


Analizziamo quello che dice mister B.



L’abbiamo già preso in giro (e sottovalutato) all’epoca della “storia italiana” e, prima ancora, quando partì con la nave da crociera. Dunque, per favore, non ricadiamo nel solito errore con cui noi di sinistra – noi che di politica qualcosa capiamo, noi che siamo per i discorsi elaborati e articolati, noi che i giornali li leggiamo e sappiamo dov’è il Darfur e quali sono i suoi problemi, noi che pensiamo che l’etica sia un valore imprescindibile per chi ricopre incarichi pubblici, noi che siamo consapevoli della complessità dei problemi del mondo e di come essi richiedano sovente risposte complesse – ci poniamo di fronte alle trovate comunicative di Silvio Berlusconi.

Stavolta ha scritto la prefazione al libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Anche stavolta è un concentrato di discorsi del cazzo, ma non a cazzo (mi scuso per la trivialità delle definizioni, ma scrivo abbastanza di getto e così su due piedi non me ne vengono di più adeguate). Nel senso che ogni singola frase – e, oserei dire, ogni singola parola – sono estremamente ragionate e rispondono a uno scopo che è tutto fuorché aulico o filosofico. E’ bieca propaganda allo stato puro, che parla alla pancia dell’elettore prima che alla sua testa. Ricorre a categorie nelle quali tutti possiamo riconoscerci e lo fa in maniera che più semplice non si può: l’amore a cui tutti aspiriamo, i voti che ognuno di noi prendeva a scuola, il successo che tutti noi vorremmo avere.
Non ci sono programmi politici, non si prospettano soluzioni a problemi. Perché i problemi non esistono. Sì, giusto un accenno nel finale, ma in chiave positiva (la crisi è ormai alle spalle, ne stiamo uscendo, tranquilli!). Tutto è bello, tutto è azzurro chiaro, giusto qualche nuvoletta, ma di quelle inoffensive, che fanno ombra, ma non pioggia.
Berlusconi in questo scritto regala una speranza a tutti, a chiunque di noi lo voglia: “ti suggerisco caro lettore...”. Lui, che ce l’ha fatta, ce l’ha fatta a essere lassù, è in grado di dirci cosa noi possiamo fare per essere se non come lui, quantomeno vicini a lui.
L’amore è soltanto uno specchietto per le allodole. Serve a creare la bambagia sulla quale rilassarsi, serve a porre chi scrive nella posizione di chi vuole il bene di chi lo legge o lo ascolta. Ma in realtà, in queste righe l’amore vero non c’è, è ridotto a porsi traguardi ambiziosi “per sé, ma anche per gli altri” e chi non lo capisce “sono i cinici, gli invidiosi, i piccoli uomini”. Infatti, Berlusconi non parla dell’amore, parla di sé stesso: si è posto traguardi ambiziosi, ce l’ha fatta, ha creato un impero economico ed è presidente del Consiglio, lui sa amare e chi non lo appoggia è perché è un cinico, un invidioso, un piccolo uomo.
Non è amore, è psicologia psicodinamica: l'idealizzazione del sé ("io sono perfetto") nella parte in cui Berlusconi ricorda - in modo sottile e accennato, ma efficace - i successi nell'imprenditoria, nel calcio e nella politica; l'identificazione proiettiva ("tu sei come me") nel punto in cui si invita il lettore a immedesimarsi nell'esperienza vincente (e in qualsiasi settore della vita) per antonomasia, quella del presidente del Consiglio italiano, ovviamente; la proiezione all'esterno ("gli altri sono cattivi"), che allontana la negatività attribuendola all'avversario politico cinico e invidioso.

Prendiamo questo passaggio, che mi pare interessante perché racchiude parecchie caratteristiche della comunicazione berlusconiana: “...superare la vecchia e terribile logica del tanto peggio tanto meglio, che spesso ha fatto sì che esponenti dell’opposizione e dei media ostili al governo abbiano fatto il tifo per la crisi, auspicando un peggioramento della situazione pur di attaccare il governo e il Presidente del Consiglio. Non ho la pretesa che tutti siano d’accordo con le soluzioni che proponiamo, ma un conto è discutere democraticamente e civilmente nel merito delle proposte di soluzioni dei problemi, ben altra cosa è attaccare violentemente ogni proposta solo per distruggere chi la propone”.
Intanto notiamo uno spiccato ricorso alla generalizzazione: quali esponenti dell’opposizione? Quali media? Chi attacca violentemente? Spesso: quanto spesso?
Il messaggio subliminale è di nuovo la suddivisione tra buoni e cattivi: da un lato il governo che avanza le sue proposte di soluzione dei problemi (quali problemi? Altra generalizzazione, perché non viene detto. Il soggetto non sono i problemi e nemmeno le proposte: il soggetto è Berlusconi, il faro è puntato su di lui, tutto il resto ruota attorno), dall’altra coloro che quelle proposte non le vogliono nemmeno discutere perché interessati a distruggere chi le avanza, ossia Berlusconi (sempre lui, soggetto e complemento oggetto, ma anche di specificazione, di luogo e forse pure predicato verbale). Tutto il passaggio che ho riportato è costruito in modo da trasmettere l’idea che quelle proposte fatte da lui sono buone, sono valide: chi non le condivide, è soltanto perché odia invece di amare.
Non so quale giro di lettori avrà questo libro. Probabilmente, rimarrà nel circuito dei fans, dei fedelissimi. Ma costoro ripeteranno a pappagallo le parole che leggeranno lì. Perciò è bene non sottovalutare né la costruzione formale, né la parte sostanziale di questo brano.

(per la parte sulla psicodinamica, cfr. A. Amadori, "Mi consenta", Milano 2002)

nonunacosaseria


Guardate un po' che folla, ieri 2 marzo, alla manifestazione in piazza Farnese, a Roma, convocata per contestare l'esclusione della lista PDL-POLVERINI per le prossime elezioni regionali.


mercoledì 24 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 19

Le minchiate che vi raccontano berlusconi e tutti gli "scodinzolini"
La ricostruzione in Abruzzo è come la "munnezza" sparita da Napule!


Contestata troupe del Tg1 nel corso della mobilitazione del 22 mattina all'Aquila: ''Scodinzolini!''
La Troupe era guidata dalla giornalista Maria Luisa Busi, in Abruzzo per un servizio per il settimanale di approfondimento Tv7. I manifestanti hanno contestato la loro presenza sul posto, gridando "scodinzolini, scodinzolini!" e accusando l'emittente nazionale di avere diffuso un'immagine falsata della situazione in Abruzzo.



"Quello che io posso dire - ha spiegato poi la Busi all'Ansa - è che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere, ovviamente, dell'informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire - ha detto ancora - che quello che ho visto all'Aquila, in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita"
I cittadini de L'Aquila vogliono riprendersi la zona rossa, ovvero il cuore della città storica ancora proibita dopo il terremoto dell anno scorso. Una manifestazione che hanno chiamato la protesta delle mille chiavi. Come la settimana scorsa, sono tornati per appendere simbolicamente delle chiavi sulle transenne del corso a voler significare riprendiamoci la città. E così hanno proseguito oltre la piazza del Comune raggiungendo via Sallustio, una delle arterie principali, e tutti i vicoli vietati per 10 mesi ai cittadini dopo il terremoto. Il centro è presidiato dalle forze dell ordine, che non hanno aderito alla richiesta dei manifestanti di varcare i blocchi. Tutto il centro de L'Aquila è per il momento accessibile.

Bertolaso:
"Non mi dimetto,
gli Italiani sono con me"...
Sicuro ???


A distanza di tempo rileggete

questa massima
di San Disguido da Bertolaso.

A noi suona così:
"Gente mangiate di meno
che i vostri soldi mi servono
per gestire le emergenze...
dei miei amici!"

mercoledì 17 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 18

Il vergognoso grafico della DISinformazione
da Byoblu.com


Se qualcuno avesse ancora dubbi, fategli vedere questo grafico. I dati sono stati resi noti dall'Osservatorio di Pavia, e riguardano il conteggio delle notizie di eventi criminosi apparse sui nostri telegiornali nel quinquennio 2005 - 2009.
La linea rossa mostra il numero di notizie relative agli atti criminosi, la linea blu descrive l'andamento reale dei crimini, mentre la linea gialla mostra la percezione degli stessi da parte degli italiani. Potremmo ribattezzarla: linea della paura.
La fascia evidenziata in verticale, invece, è mia. Per la precisione, identifica gli anni della XV legislatura, più comunemente nota come Governo Prodi II, in carica dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008.

Ed ecco il sortilegio: durante l'ultimo governo di centro-sinistra il numero di reati ha subito una flessione, ma la percezione di insicurezza è aumentata di una quindicina di punti, fino a superare il 53%. Lo spettacolo di illusionismo è stato magistralmente messo in scena dai media televisivi, che hanno trasformato il normale tran-tran dell'ordinaria delinquenza in un film horror degno delle migliori sceneggiature.

Poi, come per magia, con l'apparizione del Governo Berlusconi IV - tolto un lieve, marginale incremento dovuto alla necessità di approvare il pacchetto sicurezza - le notizie relative ai piccoli reati sono state sostanzialmente dimenticate da Riotta, Minzolini e soci.

Ecco dunque in soldoni - espresso in grafici e tabelle per i più duri di comprendonio - come ti strumentalizzo l'opinione pubblica per influenzare il consenso politico e legittimare o delegittimare questo o quello.
Del resto, qui da noi i delinquenti sono un facile spauracchio, disponibile alla bisogna, con il quale tenere per le palle nonni, impiegati e casalinghe di Voghera. L'equivalente mediatico del bau-bau, insomma. Altrimenti non si spiegherebbe come mai, rispetto ai maggiori telegiornali dei nostri cugini europei, dedichiamo oltre il doppio del tempo a furti, rapine, risse ed altre simpatiche bazzecole, quisquilie e pinzellacchere.



I nostri giornalisti dipendenti di RaiUno sprecano il 64% del canone Rai a informarci circa gli sviluppi del giallo di Via Poma e circa i pedali della bicicletta di Alberto Stasi, contro il 28% del principale telegiornale della televisione spagnola, il 18% di quello francese, il 14% di quello inglese e l'infinitesimale 3% del telegiornale tedesco. Evidentemente al di là delle Alpi l'informazione ha altro a cui pensare.

Questi sono fatti, non pugnette!

Barack Obama Help Internet in Italy Claudio Messora


lunedì 8 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 15

A Tonì ma ke c'azzekka!

L'Idv "assolve" De Luca con standing ovation
di P. Zanca

I delegati danno il via alla candidatura, contrario De Magistris

La Madonna pellegrina è andata a giudizio. Il processo (breve, dice De Magistris) a Vincenzo De Luca, candidato Pd alla regione Campania, finisce in un’assoluzione con formula piena. Per lui, è standing ovation. Antonio Di Pietro ieri mattina lo ha chiamato al telefono: "Stiamo decidendo che fare con te. Vuoi venire a convincerci?". "Alle tre e mezza sto lì", ha risposto l’imputato.
Arriva puntuale, quando Di Pietro ha già spiegato alla platea come accoglierlo. "Abbiamo tre opzioni: non votarlo, votarlo senza condizioni o mettere dei paletti. L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi". La strada, insomma, era spianata. Solo i "dissidenti", continuavano a sperare che ci fosse un’altra soluzione. "Avremmo voluto un candidato autonomo, come in Calabria, e non farci mettere spalle al muro dal Pd", spiega Carlo Diana dall’Emilia.
Per il resto “la linea dei paletti” all’ora di pranzo aveva già sfondato: "Se si dimette anche in caso di condanna in primo grado, va bene", dice il siciliano Salvo Di Blasi. "Vogliamo dare un peso o no alla presunzione di innocenza?" si domanda Denis Rosa, avvocato veneziano. "Se poi sarà condannato, fuori immediatamente, a calci", aggiunge Alessandra Maiorano, 23enne padovana. "È un atto di fiducia, non solo a De Luca, ma anche a Di Pietro", chiosa Antonino Pipitone, che a Padova fa l’assessore. Già, altro che rimettersi all’assemblea, con il discorso dei paletti, Di Pietro si è assunto una responsabilità non da poco.
E forse nemmeno lui si aspettava le standing ovation. Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori".
Mentre applaudono lui, i delegati applaudono il loro presidente. "La magistratura indaghi a 360°". "Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi". "Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni". La vulgata è quella del Tonino nazionale: "Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi". "Basta con i bastimenti al Columbus Day a spese della regione".
Quando finisce, Di Pietro allarga le braccia. C’è altro da aggiungere? No. L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: "Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina". Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. "Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare".
Fausto Morrone, candidato alle regionali per l’Idv, è uno dei maggiori oppositori di De Luca a Salerno: "Io non ho applaudito. I suoi capi d’imputazione non sono quelle sciocchezze che vuole far credere: ha favorito imprenditori, ha incentivato la speculazione, non è stato abbastanza vigile sulle infiltrazioni camorristiche. Capisco Di Pietro: pur soffrendo di gastrite, se De Luca in Campania serve a non dare l’immagine di un centrosinistra frammentato, va bene così. Ma ad applaudirlo no, io non ce l’ho fatta".



CLICCA QUI

E GUARDA BENE CHI E'
VINCENZO DE LUCA

E QUI


B. ringrazia e dice:
"che pipponeee!!!"




martedì 2 febbraio 2010

Operazione verità 2010 n. 14

Piovono polpette
da: Byoblu


Il Popolo di Israele marciò nel deserto per 40 anni. Per loro scese la manna dal cielo, il pane degli angeli simile a fine cristallo, a fiocchi di brina gelata, al coriandolo bianco e a una frittella di miele.
Il Popolo italiano sta marciando da 40 anni nel deserto dell'informazione televisiva. Per lui cadono pesanti balle dal cielo, polpette avvelenate, notizie drogate e massicce quantità di compresse soporifere.

C'è qualcosa di peggio dell'essere semplicemente ignoranti. Un ignorante può sempre imparare, ma è quando credi di sapere, e non sai di conoscere una realtà inventata, è lì che cadi in completa balia del grande produttore cinematografico, della Hollywood più spettacolare e fantasiosa che sia mai esistita, quella che realizza gli effetti speciali più pervasivi e convincenti, a tal punto che l'illusione più grande diviene per i nostri sensi una quotidiana e tangibile realtà.

Prendete la Giustizia, per esempio. Ogni giorno i telegiornali confezionano reportage di ordinaria disfunzionalità, lanciando milioni di invitanti polpettine avvelenate, mattoncini lego componibili secondo un'unica disposizione possibile, a formare il quadro di una magistratura italiana fallimentare, quasi criminosa nella sua condizione di casta panciuta, oziosa e inefficiente.
Eppure basta non mangiarne, basta recarsi al punto di consegna convenuto, ove cadono gli aiuti umanitari lanciati dalla blogosfera partigiana, per scoprire quanto fragile sia il tendone da circo, il bozzolo tessuto dagli aracnidi sentinella oltre il quale, sotto a un cielo terso e solcato da soffici bianche scialuppe, scorrono ruscelli di acqua pulita e crescono frutta e verdura autentiche e genuine.

La realtà è quella mostrata dal blog nel post "I veri numeri della giustizia": la nostra magistratura si trova ai primissimi posti nei paesi membri dell'Unione Europea, per numero di processi entranti e numero di processi evasi. Nè siamo il paese che spende di più per la giustizia - tutt'altro - sul reddito pro capite, nè sul Pil pro capite, e neppure abbiamo troppi giudici, perché al contrario siamo tra i più poveri in quanto a magistrati professionisti ogni 100mila abitanti. Siamo ancora più competitivi circa i magistrati non professionisti, e non ci batte quasi nessuno sulla numerosità del personale non giudicante.

[Consulta l'articolo:
I veri numeri della giustizia]


... e guarda


Intervista a Bruno Tinti, ex magistrato,
editorialista de Il Fatto Quotidiano



Fermiamo questa pioggia di polpette andate a male, costruiamo parchi dove l'informazione, una specie in via di estinzione, possa vivere protetta e tornare a scorazzare libera nei salotti delle nostre case. Respingiamo i cacciatori che vogliono appenderla come un trofeo nelle aule di palazzo, iscriviamoci e diffondiamo l'evento mediatico


Dopo 40 anni, è giunto il momento
anche per noi di reclamare
la nostra terra promessa.


giovedì 28 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 13


I (loro) parlamentari, i (loro) culi,
i (nostri) soldi e le (loro) facce da culo!



§§§ LE IENE SHOW §§§
POLITICI IGNORANTI SULLA COSTITUZIONE
SALVATEVI ITALIANI !






§§§ LE IENE SHOW §§§
Brunetta e i 2 culi




Gli sprechi del G8 mancato

In Sardegna, a La Maddalena sono stati sperperati 327 milioni di euro per l'incontro al vertice poi spostato a L'Aquila. Soldi buttati: gli hotel extra lusso sono abbandonati e nessun posto di lavoro è stato creato. L'inchiesta di Repubblica

In totale sono 327 i milioni di euro letteralmente buttati via per il G8 mancato in Sardegna, dopo il trasferimento a L'Aquila dall'8 al 10 luglio 2009. Soldi presi in larga parte dal bilancio e dai contributi per la Regione Sardegna, investimenti che non hanno portato a posti di lavoro ma soltanto a sperperi. "From La Maddalena to L'Aquila" era lo slogan dell'evento mondiale che spostava l'attenzione del mondo sulle aree terremotate dell'Abruzzo. Dimenticando completamente la Sardegna, La Maddalena e le promesse di lavoro e investimenti nel settore turistico dopo lo smantellamento della base militare.

Nell'isola sono stati costruiti hotel di lusso che stanno letteralmente cadendo a pezzi e che generano ulteriore sperpero. La denuncia è del quotidiano "La Repubblica " che oggi scrive: "Sono le due mega-opere costruite nell'ex Arsenale e nell'ex ospedale militare: una, la grande area dove si sarebbe dovuto svolgere il vertice dei grandi del mondo - andata in gestione per 40 anni a prezzo di saldo alla Mita Resort di Emma Marcegaglia, l'unica che da questa storia ci ha davvero guadagnato e guadagnerà- ; l'altra, l'hotel cinque stelle plus, costato, solo quello, 75 milioni, 742 mila euro a stanza e però nessun imprenditore ne vuole sapere". L'hotel in questione è costantemente riscaldato e illuminato con costi ulteriori, ma a quanto pare manca un accesso via terra a questo albergo e quindi non si troveranno imprenditori disposti a gestirlo fino a quando non verrà fatto un sottopassaggio che consenta di mettere la struttura in comunicazione con il sistema viario dell'isola. Nel frattempo sono state aperte due inchieste giudiziarie. (Libero)


Parlamento


Palazzo Chigi - Consiglio dei Ministri



Ufficio di Presidenza


La Verità è che all'80% degli italiani
piace prenderlo in quel posto!




mercoledì 27 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 12

Rastrellati il 16 ottobre 1943, uno solo tornò

I sorrisi dei bambini prima del lager
Un ossario digitale per 288 storie

Le foto scattate prima che fossero caricati sui treni
per Auschwitz in una specie di sacrario virtuale



C'è un ossario digitale di bambini ebrei online: le foto di Fiorella e Samuele, Roberto e Giuditta e tutti gli altri piccoli, coi fiocchi tra le trecce e il triciclo e il vestito da marinaretto, scattate prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz.
Dal solo ghetto di Roma ne portarono via 288: quelli che passarono per il camino furono 287.
E intanto gli opuscoli del Terzo Reich incoraggiavano le mamme germaniche: «Offrite un bambino al Führer ché ovunque si trovino nelle nostre province tedesche gruppi di bambini sani e allegri. La Germania deve diventare il Paese dei bambini».
La rete è inondata di pattume razzista; si trovano migliaia di rimandi a siti che strillano «L’olocausto, una bufala di cui liberarsi» e «Il diario di Anna Frank: una frode» o arrivano a sostenere che ad Auschwitz c’era una piscina «usata dagli ufficiali delle SS per guarire i pazienti».
È sulla rete che sono approdate canzoni naziskin come quella dei «Denti di lupo» che urlano «quelle vecchie storie / sui campi di sterminio / abbiamo prove certe / son false e non realtà» e «Terra d’Israele, terra maledetta! / I popoli d’Europa, reclamano vendetta!» e ancora «Salteranno in aria le vostre sinagoghe / uccideremo tutti i rabbini con le toghe...». Ed è sulla rete, perciò, che doveva essere eretto questa specie di sacrario virtuale che ci ricorda come l’ecatombe successe solo una manciata di decenni fa.
Dei 1.023 ebrei rastrellati quel maledetto «sabato nero» dell’ottobre ’43, rientrarono vivi a Roma solo in 17. E tra questi, come dicevamo, solo un bambino dei 288 che erano stati portati via. Una strage degli innocenti. Uguale in tutta l’Italia. Il dato più sconvolgente della strage, scrivono appunto Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida ne
Il futuro spezzato: i nazisti contro i bambini, è «l’altissimo numero delle vittime più giovani, dei bambini e dei ragazzi ebrei: complessivamente i morti, da zero e 20 anni, ammontano a 1.541». Di questi, i figlioletti con pochi mesi o pochi giorni di vita furono 115.
Sono 413, gli ebrei delle foto messe in rete all’indirizzo www.cdec.it/voltidellamemoria. Quelli tornati vivi furono due: Ferdinando Nemes e Piero Terracina. Tutti gli altri, assassinati. Buona parte lo stesso giorno del loro arrivo ad Auschwitz, come il 23 ottobre 1943 la romana Clelia Frascati e i suoi dieci figli, il più piccolo dei quali, Samuele, aveva meno di sei mesi. «Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata», ha scritto ne
La notte lo scrittore e premio nobel Elie Wiesel, «Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede».
Sono in troppi, ad aver fretta di dimenticare. O voler voltar pagina senza riflettere su quello che è successo. A rovesciare tutte le colpe sui nazisti. Quelle foto, due giorni dopo l’amaro riconoscimento del Papa su quanti restarono indifferenti, ci ricordano come andò. E magari è il caso di rileggere, insieme, qualche passo di quel libro di Lidia Beccaria Rolfi e Bruno Maida. «I bimbi ebrei sono anche vittime di una ulteriore piaga che infuria nei mesi dell’occupazione nazista, quella della delazione: secondo la sentenza emessa dalla corte di assise di Roma nel luglio 1947, un gruppo di sei spie italiane che agiscono nella capitale vendono i bambini ebrei a mille lire l’uno e i militi italiani si distinguono in dare loro la caccia, come l’appuntato dei carabinieri che arresta nel febbraio 1944 a La Spezia Adriana Revere, di nove anni...». (G. A. Stella)


L'Olocausto dimenticato dei Rom



61 anni fa, il giorno 2 agosto 1944, le truppe sovietiche liberarono Auschwitz.
La "sezione Rom" del campo era stata smantellata e in una notte vennero gasati circa 3000 Rom, uomini, donne e bambini.
I prigionieri fecero una resistenza, attaccarono le SS, ma fu tutto inutile.
Un articolo sulla memoria di questi 61 anni.


I pregiudizi persistenti usati per disconoscere l'Olocausto Rom

A Francoforte, Braubachstrasse è una piccola strada quasi insignificante, che congiunge i due principali assi di comunicazione nel centro della città. Le decine di migliaia di turisti la percorrono inconsapevoli, per raggiungere la Paulskirche, la culla della democrazia tedesca, o il Römer, pseudo-romantica ricostruzione del municipio. Tre volte all'anno quella strada è palcoscenico di uno strano pellegrinaggio: una folla di Rom e di simpatizzanti si raduna si fronte a un grigio edificio sul lato sinistro della strada. Qui dopo tanti anni c'è ancora la sede del Dipartimento di Salute Pubblica, dove lavorarono il biologo nazista Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin. Anche quest'anno la folla ricorderà la liberazione di Auschwitz, la liquidazione del cosiddetto "campo Zingaro" ad Auschwitz-Birkenau ed il decreto che stabiliva la deportazione di Rom e Sinti.

Le ricerche di Robert Ritter su quelle che considerava le caratteristiche razziali dei Rom, fornirono le basi alle teorie pseudo- scientifiche della soluzione finale. Vennero distinti i Rom puri dai mezzosangue. Stabilito che erano discendenti, per quanto primitivi, di una casta indiana, ma nel contempo geneticamente proni al crimine e alla devianza sociale.

Ne lui ne la sua assistente furono mai condannati e nel dopoguerra furono usati anche come esperti nel giudicare le cause legali intentate dai Rom. Toccò alla Frankfurt Roma Union
richiedere per molto tempo al comune di porre sull'edificio una targa che ricordasse le responsabilità della scienza nel genocidio dei Rom.

Un'indicazione della mancanza di interesse su questi argomenti è l'assenza di dati precisi sui Rom morti sotto il nazismo. Gli attivisti Rom indicano una cifra tra 500.000 e 1,5 milioni di morti, altre stime più modeste danno una cifra di 100.000. Molte delle uccisioni avvennero lontano dai riflettori e non vennero documentate, altre vittime furono elencate come Ebree.

Da parte Rom, mancò un nucleo intellettuale e una diaspora recettiva, per raccontare la loro versione della storia. Inoltre furono pochissimi i sopravvissuti, soltanto 13 Rom fecero ritorno dai campi di sterminio in Belgio [...]

L'etichetta di asociali affibbiata ai Rom dai nazisti e la persistenza degli stereotipi d'anteguerra ha seriamente inibito i pochi sopravissuti dal parlare pubblicamente delle persecuzioni subite, e questo stato un grave deterrente nel momento in cui si è aperta la possibilità di chiedere una compensazione per le sofferenze passate. Sono stati esclusi dalla Wiedergutmachung (la riparazione per i crimini di guerra) adducendo il fatto che non sarebbero stati perseguitati per motivi razziali, ma a causa della loro attitudine antisociale. [Alcuni] Ebrei negano che la persecuzione dei Rom si sia basata su radici razziali, rendendo l'Olocausto esclusivamente ebreo. E' diventato quasi impossibile convincere l'opinione pubblica che anche i Rom hanno sofferto un genocidio. Anche recentemente Yehuda Bauer, direttore dello Yad Vashem Memorial Centre, ha affermato che a differenza degli Ebrei, i Rom non erano un obiettivo centrale della soluzione finale, ma soltanto un "elemento di fastidio".

Lo stesso Tribunale di Norimberga non fece mai menzione sui Rom, e vennero poi classificati, come i popoli di pelle scura, come "razzialmente distinti" e di "sangue alieno". E' vero che sino al 1943, a differenza degli Ebrei, i Rom prestarono servizio militare nella Wehrmacht, da cui furono deportati direttamente ad Auschwitz, come ricorda il sopravvissuto Walter Stanoski Winter (cfr. "Sentivamo la stessa pena") nelle sue memorie.

La discriminazione in Europa nasce ben prima del nazionalsocialismo, e fu comune in tutto il continente. In Francia, un primo censimento per identificare Rom e girovaghi, venne fatto nel 1895. Nel 1912, venne introdotto un carnet antropometrico per regolare la loro circolazione, completo di fotografie e impronte digitali; rimase in vigore sino al 1972. Nel 1899 a Monaco di Baviera venne adottato un "Registro Centrale per la Lotta alla Piaga degli Zingari", che originò squadre speciali all'interno dei commissariati. Dal 1933, i Rom in Germania furono confinati in campi speciali, ripresi poi anche in Austria. Oggi sono sotto attacco aperto di politici che dovrebbero conoscerli meglio.

I ripetuti sforzi di alcuni titolati accademici Rom, come Ian Hancock, autore di "Risposte al Porrajmos: l'Olocausto dei Rom", di riportare il dibattito alla correttezza, poco hanno ottenuto nei confronti del pregiudizio popolare o per contrastare la pubblicazioni come "La persecuzione nazista degli Zingari" di Günter Lewy (Oxford University Press 2001 - edizione italiana Einaudi 2002). Questo testo riprende tutta una serie di vecchi stereotipi, che emergono nella società quando, si discute da anni sull'opportunità o meno di erigere a Berlino un monumento che ricordi l'Olocausto dei Rom.

Il riconoscere il destino degli Ebrei europei ha reso coscienti sul pericolo del latente antisemitismo e ha profondamente cambiato l'attitudine europea nel dopoguerra. Lo stesso non è accaduto per i Rom, tuttora prigionieri di vecchi stereotipi e di un impunito antiziganismo oggi vigoroso come nell'anteguerra.


Ecco due aspetti antiretorici
e storicamente documentati
per riflettere tutti insieme
oggi 27 gennaio 2010
GIORNO DELLA MEMORIA

venerdì 22 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 11

Il giudice breve
Marco Travaglio

E’ letteralmente strepitosa l’idea che un miracolato dai processi lunghi, uno che se durassero un po’ meno sarebbe in galera da un pezzo, abbia potuto varare il processo breve. Ma è addirittura entusiasmante il fatto che la cosiddetta stampa indipendente, la cui unica funzione è di trovare le parole giuste per difendere cause sbagliate, faccia finta di prenderlo sul serio. E’ la stessa stampa indipendente che non ha scritto una riga sul rapporto della Dia svelato dal Fatto sui progetti di attentato della mafia contro i pm Lari, Ingroia, Gozzo e Paci e contro il giornalista Lirio Abbate. E in questa censura, non si sa bene se dovuta al fatto che la notizia l’ha data il Fatto o alla circostanza che le vittime designate sono pubblici ministeri, c’è della coerenza. In fondo Cosa Nostra, con la sua rudimentale ed essenziale semplicità, il processo breve l’ha sperimentato ben prima che vi si applicassero Berlusconi e i suoi legislatori à la carte. Non c’è processo più breve di quello che non si fa più perché i giudici e/o i pubblici ministeri sono morti ammazzati. Eliminando Falcone, Borsellino, Livatino, Caccia, Chinnici, Costa, Terranova, Scopelliti, le cosche hanno tracciato la strada del processo più breve del mondo: quello che si estingue e riposa in pace insieme col magistrato.


E’ il “giudice breve” (con separazione delle carriere incorporata: i giudici che processano i mafiosi e i loro amici muoiono subito, gli altri no). Invece di tante leggi ad personam, che richiedono tempi e costi sociali elevatissimi, il problema è risolvibile quasi gratis, al netto di una modica quantità di tritolo per uso personale. Infatti il Cavaliere, troppo impegnato a celebrare un corrotto latitante, non ha detto una parola sui progetti di attentati ai magistrati, a parte definirli “plotone di esecuzione” (del resto si attende ancora una sua parola di plauso ai poliziotti che catturarono Provenzano nel maggio 2006). E i suoi uomini, per difendere in tv il processo breve, cioè morto, usano gli stessi argomenti degli avvocati dei boss nei processi di mafia: “Minchia, signor giudice, il mio cliente è un perseguitato, lo processano da quando era piccolo, ma sempre assolto fu...”. L’altra sera Bonaiuti, con quella faccia da Bonaiuti, sbavava a Porta a Porta dinanzi all’insetto, comprensibilmente affezionato alle leggi vergogna, che portano il timbro della sua signora Augusta Iannini, direttore dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia per volontà di Angelino Jolie. “Il processo breve – spiegava Bonaiuti – serve a difendere Berlusconi contro i processi ad personam”. Originale tesi ripresa anche dall’acuto Gasparri: “A Milano c’è una giustizia contra personam”. A nessuno è venuto in mente di rispondere ai due giureconsulti che tutti i processi sono ad o contra personam: la personam dell’imputato.


Forse i due geni pensano a una legge che imponga di fare i processi senza imputati, magari omissandone i nomi col segreto di Stato. Infatti, oltre alla personam del premier, la porcata salverà anche le personas imputate per i crac Parmalat, Cirio e Hdc, per le scalate Bnl e Antonveneta, per gli spionaggi Telecom e Sismi, per le truffe Impregilo sui rifiuti, e persino per i processi contabili alla Corte dei conti che coinvolgono le personas di Letizia Moratti, del viceministro Castelli e persino dell’autore dell’emendamento che estende il processo morto alle cause contabili, senatore Giuseppe Valentino. Più che una legge, un’auto-legge. Ora, sul modello del processo breve, si provvederà a una riforma della chirurgia breve: se l’intervento in sala operatoria va per le lunghe, il medico deve smettere, magari eliminando direttamente il paziente. Poi avremo il treno breve e l’auto breve: se non arrivano a destinazione entro un paio di minuti, esplodono in corsa.


Il nodo - diceva Paolo Borsellino –
della lotta alla mafia è essenzialmente politico,
perché prima di una magistratura antimafia
occorre una politica antimafia.


mercoledì 20 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 10

La grossa, grassa torta della TAV in Val di Susa



Beppegrillo.it


Forse mai nella storia italiana un'opera pubblica è inutile in modo palese sin dall'inizio come la TAV in Val di Susa. Un'opera che costerà decine di miliardi di euro a carico dei contribuenti, su un un tratto già servito dalla Ferrovie e dall'autostrada, in previsioni di un incremento di trasporto merci che non ci sarà mai, ma che anzi diminuisce. La TAV finirà tra vent'anni, quando i responsabili di questa scelta sciagurata non ci saranno più. Lascerà un debito generazionale spaventoso che pagheremo con le tasse e una valle sconvolta per sempre. Un tunnel di 57 chilometri che modificherà la struttura del territorio, comprese le fonti d'acqua. I fondi della UE di cui si riempiono la bocca i politici serviranno solo per una mancetta alle imprese e alle sicure infiltrazioni mafiose. In un'Italia dove i treni dei pendolari sono carri bestiame e le stazioni sempre più fatiscenti, questa dissipazione di soldi pubblici, quattro volte il Ponte di Messina, grida vendetta. Ma, se la TAV non serve, anzi distrugge, allora a chi serve? Solo a chi prenderà i soldi e a chi glieli farà avere : politici e costruttori! Domani sarò in Val di Susa a sostenere i suoi abitanti. Sarà Dura!
Pubblico una lettera di Ambientevalsusa e del Movimento No Tav con le ragioni dei valsusini.
Scaricate e distribuite il volantino con il testo completo, dopo averlo letto nessuna persona sana di mente vorrà più lo scempio della TAV.

"Caro Beppe,
ti scriviamo dalla Valle di Susa, dove alle tre di notte del giorno 19 gennaio 2010 millecinquecento poliziotti hanno preso militarmente a Susa, un'area privata all'interno di uno svincolo autostradale per installare una delle famose trivelle che dovrebbero verificare i terreni per la linea TAV. I nostri vecchi in Valle dicono che di notte si muovono solo i ladri e malfattori; quelli che vogliono il TAV evidentemente seguono gli stessi criteri. Domenica il partito bipartisan del TAV, destra, sinistra, costruttori e appaltatori vari si ritroverà a Torino, al Lingotto, per la famosa marcia SI TAV che da anni Chiamparino invoca. Vabbè, marcia; alla fine si chiuderanno nel loro fortino, entreranno su invito, e saranno i soliti noti della politica e qualche amico. La solita famiglia ristretta di affaristi accompagnati da molte persone che non sono evidentemente informate sui danni del TAV. Tutti noi che da anni seguiamo l'argomento sentiamo l'obbligo morale di diffondere l'informazione tecnica, economica ed ambientale su questo specifico argomento. Ti invitiamo in Valle e ti chiediamo un aiuto per diffondere le informazioni che seguono sul famigerato progetto della Torino Lyon, informazioni che naturalmente i giornali non danno.
Gli approfondimenti sono tutti reperibili sui siti internet. Ti ringrazio a nome di tutta la redazione di Ambientevalsusa e del Movimento No Tav."
Claudio Giorno

Questi i principali dati tecnici, economici ed ambientali sconosciuti alla gran parte delle persone:

Utilità - La linea attuale internazionale tra Torino e Modane è utilizzata al 30% della sua reale capacità ed anche l'autostrada è utilizzata per meno del 50%
Previsioni Traffico - Le previsioni di traffico dei progettisti finora si sono rivelate errate. Si basano sul concetto della crescita infinita che prevede per ogni punto di PIL in più una crescita dei traffici di 1,4 punti.La linea attuale secondo le stime doveva essere satura già quest'anno, la cosa non è avvenuta. La crescita continua non esiste ed il trasporto di merci diminuisce costantemente e di conseguenza le necessità di trasporto.
Secondo LTF la linea futura troverebbe una stabilità di bilancio con 40 milioni di tonnellate di merci all'anno trasportate. La linea attuale ne può trasportare almeno 20 milioni. Ne vengono oggi trasferite 4,8 milioni. Anche trasferendo tutto il traffico merci autostradale sulla ferrovia attuale si arriverebbe ad un utilizzo della ferrovia attuale di circa il 50% della sua capacità

Costi - Mauro Moretti, AD di Trenitalia ha dichiarato che il costo a preventivo della linea è di 120 milioni al km, 3/4 volte in più rispetto ai costi medi francesi (vedi articoli Il Sole 24 ore del 13 gennaio corrente). Inoltre i costi a preventivo aumentano in genere di 2,3 volte a fine lavori. L'Italia ha anche sottoscritto un accordo economico per cui la parte internazionale sarebbe a carico del nostro paese per il 65%.

Finanziamenti - I finanziamenti della UE di circa 600 milioni oggi in ballo servirebbero essenzialmente per gli studi. Le azioni a garanzia dei territori portate avanti sotto forma di petizioni dai cittadini ed amministratori locali a partire dal 2004 sono ancora aperte presso la UE e riguardano la mancanza condivisione del progetto, i rischi sanitari per i territori, i rischi ambientali

Tempi - Ammesso che si potesse mai realizzare tale linea ci vorrebbero almeno 20 anni di cantieri. Durante questi anni i costi aumenterebbero e tutto il traffico ferroviario dovrebbe essere trasferito per lunghi periodi sull'autostrada poiché la costruzione della nuova linea coinvolgerebbe anche la vecchia bloccandola di fatto. Non è stato finora valutato l'aspetto logistico ed i costi sociali di queste eventuali scelte, allo stesso modo non è stato fatto un rapporto costi benefici per la nuova linea

Acqua - Il rapporto COWI commissionato da UE e LTF denuncia la perdita sicura di acqua nel caso di realizzazione gallerie nel massiccio Ambin. Questa perdita sarebbe pari al fabbisogno di 1.000.000 di persone ogni anno, per sempre. Le aree della collina morenica e dell'Orsiera non rientrano nel calcolo

Calore - I progetti Alpetunnel chiariscono che all'interno della galleria ci sarebbero 50 gradi (gradiente termico). Bisognerebbe lavorare in quelle condizioni con presenza grisou, radon, uranio, almeno 17 faglie con rocce in movimento, grandi quantità d'acqua in forte pressione. Poi ci sono rocce inconsistenti, laghi sotterranei e pressioni altissime. Nessuno ha oggi la certezza che la galleria lunga di 57 km sotto alle Alpi sia realmente fattibile, né si conoscono i costi reali di costruzione ed eventualmente di gestione

Molti altri gravi problemi esistono, sono previsti o potrebbero nascere ex novo in fase di realizzazione, altri scaturirebbero da un cambiamento delle condizioni di mercato presenti fra 20 anni, quando gli ottimisti prevedono di veder conclusa l'opera. Come se non bastasse l'investimento necessario sarebbe colossale ed ora è chiaro, totalmente caricato sulle spalle dei cittadini. Tanto ci sentiamo obbligati a comunicare. Chi crede veramente nel progresso si tenga informato.

Ambientevalsusa e del Movimento No Tav
(Scarica il documento completo)


Rinvio a giudizio per l'ex sindaco De Sio

Purtroppo la Verità corrisponde alla realtà che viviamo. Essa è di "cacca" e inevitabilmente "viene a galla"!


Movimento No Coke Alto Lazio

Apprendiamo dalla stampa che sull’ex sindaco di Civitavecchia, Alessio De Sio, pende una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione relativamente al parere favorevole reso in favore della riconversione a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord; richiesta scaturita dalle indagini avviate a seguito della denuncia (il cui testo è visibile sul sito web www.nocoketarquinia.splinder.com) del nostro movimento nei confronti di Pierluigi Bersani, allora Ministro delle Attività Produttive.

Un fatto grave, che, se appurato, dimostrerebbe come salute e ambiente, nel nostro territorio, non siano stati affatto tutelati, come d’altronde denunciamo da anni, e come, stando a quanto riportato dalla stampa, il parere favorevole alla riconversione sia stato espresso piuttosto che in base ai doveri di correttezza e imparzialità imposti dalla gestione della cosa pubblica, che avrebbero presupposto una scelta ponderata e adeguate verifiche tecnico ambientali, in base a specifici interessi personali.

E d’altronde quanto si legge in relazione all’archiviazione delle accuse nei confronti dei cinque tecnici istruttori della commissione per la Valutazione d’impatto ambientale (Via), inizialmente indagati per falso e abuso d'ufficio, ovvero che “benché riscontrate una serie di lacune, è difficilmente sostenibile l'ipotesi di una volontà dei tecnici a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale all'Enel ” conferma la giustezza delle nostre denunce.

Come sancito a suo tempo dalla perizia effettuata dal tribunale di Civitavecchia “Gli elementi disponibili per la valutazione dell’impatto del progetto sulla qualità dell’aria e della salute della popolazione non sono sufficienti per un giudizio di non nocività date le carenze riscontrate nella procedura d’impatto ambientale”.

Confidiamo nel valore della legalità e della giustizia e siamo convinti che, nonostante i potenti mezzi di ENEL, alla fine la verità verrà a galla, cosi come accaduto per l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) che abbiamo dimostrato necessitare di rinnovo, come è stato per l’Emas che abbiamo dimostrato non essere inerente alla centrale a carbone, e come, ne siamo convinti, sarà per le altre denunce da noi effettuate.

Se l’ex sindaco avrà di che difendersi lo faccia, come è giusto che sia, ma eviti parole accusatorie che hanno il sapore dell’intimidazione, come quelle a suo tempo lanciate contro la cittadina di Tarquinia che si ritrovò con un processo a carico, per aver detto una parola al posto di un'altra. Collaborare con la giustizia è dovere civico di ogni cittadino e De Sio, che ha assolto ed assolve a compiti istituzionali, dovrebbe averne la consapevolezza ed esserne il primo sostenitore.

La nostra comunità conosce bene il danno ambientale e alla salute arrecati dall’uso dissennato di combustibili inquinanti in un territorio, provato da decenni di servitù energetiche, non vi è famiglia che non abbia, purtroppo, il suo pegno da pagare a malattie gravi e disturbi cronici; questo è l’unico motivo di tanta resistenza, questo il motivo per cui non ci saranno intimidazioni che potranno fermarci.

I De Sio passano, ma la nostra terra rimane e vorremmo cercare di consegnarla ai nostri figli il meno avvelenata possibile.



Invitiamo gli altri sindaci del comprensorio
a prendere dei tranquillanti per dormire.
Il signor Battilocchio, invece,
a restare ad Hammamet
dove è andato a far visita
alla tomba di
"bottino craxi"!





martedì 19 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 9

Le leggi di questo governo
e le prese per il Kulo del parlamento


Class Action e Equo compenso all'amatriciana


Riprendiamo due articoli da "santa4u"

PARTE LA CLASS ACTION
Il Codacons all'attacco...
anche a Santa Marinella


Arriverà una valanga di euro di risarcimenti ???

Al via tre azioni collettive del Codacons contro altrettante amministrazioni statali della Pubblica amministrazione.
L’Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida.
Con una delle tre class action si chiede al responsabile del dipartimento della Protezione Civile, ai sindaci, alle province e alle regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (tra cui Santa Marinella) e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio.


Dicono di voler abbassare le tasse
e invece le aumenteno!

Tassa su pc e telefonini
per dare soldi alla Siae

Cellulari, decoder, computer, lettori mp3:
qualunque dispositivo abbia una memoria
verrà colpito da una nuova "tassa".


È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi.
Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in Europa, il cosiddetto "equo compenso": una somma che i produttori di beni tecnologici devono versare a Siae, a "compenso" della copia privata. Cioè del fatto che l'utente può usare quelle tecnologie per fare un (legittima) copia personale di cd e film acquistati.
Finora però l'equo compenso è gravato solo su supporti (cd, dvd) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: "dall'equo compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform", dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è avvenuto con Cd e Dvd.
Così Altroconsumo parla di "regalo di Natale in ritardo" , dal governo alla Siae. "Anche in altri Paesi europei c'è l'equo compenso, ma non a questi livelli e non esteso a così tanti prodotti", dice Scorza. "L'assurdo è che in Italia l'industria o i consumatori finanzieranno Siae anche per prodotti che non c'entrano nulla con la copia privata. O che c'entrano solo marginalmente". È raro, in effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della musica comprata su cd; ancora più improbabile che lo si faccia per i film in dvd. "Impossibile, inoltre, usare l'hard disk di un decoder Sky per questi scopi. Eppure l'equo compenso si applicherà anche a tali prodotti", continua Scorza.

lunedì 18 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 8

Basta con le leggi "ad personam"!
Urge una legge "ad populum"
contro la
STUPIDITA'!



"I grandi personaggi carismatici demagoghi

moltiplicano e attirano gli stupidi trasformandoli

da cittadini pacifici in masse assatanate."


"Quando la maggior parte di una società

è stupida allora la prevalenza del cretino

diventa dominante ed inguaribile."


Prof. Carlo M. Cipolla



STUDIATE

"LE LEGGI FONDAMENTALI
DELLA STUPIDITA'"


LEGGETE
"IL POTERE DELLA
STUPIDITA'"


Riscoprite le grandi leggi:
Murphy, Parkinson,
Peter e Cipolla


*****

L'italozombie




Gli italiani, esclusi come sempre i presenti per non far torto a nessuno, sono zombie di seconda generazione. Una involuzione della specie. Gli zombie di prima generazione, quelli descritti da Romero nella: "Notte dei morti viventi", avevano un obiettivo comune: divorare gli umani per sopravvivere. Erano lenti nei movimenti, con espressioni vacue, suoni gutturali. Dei bamboccioni d'altri tempi. Gli italozombie applicano alla lettera la terza legge fondamentale della stupidità umana di Carlo M. Cipolla, professore Emerito di storia Economica a Berkeley: "Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita". Gli italozombie hanno migliaia di obiettivi personali, ognuno dei quali danneggia gli altri e sé stesso. La somma di questi obiettivi rappresenta la società degli italozombie nel suo complesso.
L'italozombie è accomunato allo zombie tradizionale da una apparente incapacità di intendere e di volere. In realtà è vittima della legge transitiva dell'imbecille propagata da giornali e televisioni. Quando prende una decisione sbagliata la sostiene a costo di sembrare imbecille, fino a diventarlo realmente. Un numero consistente di italozombie rimbecilliti scatena l'invidia di coloro che vogliono emularli. Vige, in questo caso, un'altra legge, quella dell'aggregazione preferenziale per la quale più è alto il numero degli imbecilli, più se ne aggiungeranno.
Un italozombie diventa aggressivo con chiunque tenti di spiegargli che ha un comportamento da italozombie. In questi casi alza il tono della voce e ricopre di insulti chi ha davanti, L'italozombie non vuole essere contraddetto, né scoprire la sua vera natura. Il suo comportamento quotidiano è mediadiretto, non ha idee o opinioni, ma profonde convinzioni dovute a Minzolini, Vespa, Belpietro, Giordano, Scalfari, Riotta, Battista. Opinioni di cui però non conosce le origini, nè del resto gli interessa. Inoltre ha una memoria temporanea di pochi giorni e non riesce a fare associazioni. L'italozombie è un predatore sociale, appartiene alla categoria dei furbi che fottono i fessi. E' un piccolo Attila, dove passa lui non cresce più la solidarietà e non si sviluppa la conoscenza e non cresce più l'erba. L'italozombie è camaleontico, si mimetizza tra gli italiani non ancora infetti, è il vicino di casa, il familiare, il collega d'ufficio. Il prete che benedice un casello autostradale tra gli applausi della folla. Le azioni di un italozombie non sono quasi mai plateali, sempre però antisociali, dalla fattura non rilasciata, alla discarica in un fiume, al parcheggio dell'auto su uno scivolo per portatori di handicap. L'italozombie vota da sempre per i partiti che più lo rassicurano di poter continuare a fare i cazzi suoi. L'italozombie è la metastasi del Paese e la libera informazione è la cura. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Beppegrillo.it

A proposito di zombi e
siccome siamo di nuovo
in periodo elettorale,

vi riproponiamo un nostro

mercoledì 13 gennaio 2010

Operazione verità 2010 n. 7


MA DOVE SONO FINITI I SOLDI
DELL'OSSERVATORIO AMBIENTALE?



Leggete tutti attentamente il verbale dell'incontro presso il Ministero dell'Ambiente del 2 Dicembre 2009 con i sindaci del comprensorio.
Il linguaggio dei sindaci addomesticati dai soldi delle compensazioni è estremamente offensivo.
L'osservatorio ambientale è una delle tante prescrizioni alla riconversione a carbone di TVN e i cittadini non hanno mai creduto in tale strumento.
La storia come sempre ci da ragione, infatti a distanza di 5 anni dalla sua istituzione e dalla gestione di ben 5 milioni di Euro, non esiste traccia di alcuna attività a tutela della salute dell'ambiente e degli abitanti del comprensorio.
Screening sulla popolazione e incidenza malattie legate all'inquinamento, così come il registro per i tumori, erano un impegno e sono un nulla di fatto.
L'unica, ma ridicola attività è stata quella del rilevamento della qualità dell'aria, ovvero, del non rilevamento della qualità dell'aria.
www.osservatorioambientale.org è ancora li a dimostrarci la pantomima delle centraline con i dati online, oltre alla vergognosa rete delle centraline fantasma, come nel caso di Tarquinia.
I sindaci asserviti alle strategie Moscheriniane, si sono impegnati solo a perdere due anni di tempo per l'istituzione di un consorzio per la gestione economica dell'osservatorio, null'altro.
Leggendo il verbale si nota anche l'aggressività dei sindaci rispetto alle critiche del Ministero sul consorzio, eppure alcuni consiglieri avevano avvisato i propri sindaci che non era in linea, con la VIA, il consorzio di gestione dell'osservatorio.
Risulta evidente che i sindaci e la Regione Lazio vogliono gestire l'osservatorio fuori da ogni regola, il sindaco Mazzola chiede al direttore del Ministero dell'Ambiente, senza vergognarsene, se il documento "VIA" sia ancora valido!!
Sarebbe necessario inviare a tutti i sindaci i video delle manifastazioni di piazza contro la riconversione a carbone di Tvn, dove proprio loro (alcuni di loro in verità in piazza non c'erano ancora con la fascia da sindaco, ma c'erano) chiedevano che fosse rispettata la VIA, che c'è adesso, non vi piace piu???
Le compensazioni fanno questi danni celebrali, fanno dimenticare, fanno venire pericolosi vuoti di memoria.
A questo punto è necessario che tutti noi chiediamo alle amministrazioni comunali:
Dove sono finiti i soldi per l'osservatorio ambientale?
Dove sono finiti i soldi delle compensazioni economiche firmate dai sindaci e Enel??
Ci sono 5 milioni di euro dell'osservatorio!
Tarquinia ha firmato per 14.500 milioni di euro in tre anni.
Come avevano capito i cittadini i soldi dell'osservatoio, nè tantomeno quelli delle compensazioni, non hanno tutelato la salute o l'ambiente, con il dubbio strisciante che non vogliono neanche spiegare dove sono finiti.
Se i sindaci fossero stati "trasparenti" avrebbero dimostrato la destinazione reale dei soldi delle compensazioni.
Provate a chiedere ai sindaci che fine hanno fatto le compensazioni!