Analizziamo quello che dice mister B.

L’abbiamo già preso in giro (e sottovalutato) all’epoca della “storia italiana” e, prima ancora, quando partì con la nave da crociera. Dunque, per favore, non ricadiamo nel solito errore con cui noi di sinistra – noi che di politica qualcosa capiamo, noi che siamo per i discorsi elaborati e articolati, noi che i giornali li leggiamo e sappiamo dov’è il Darfur e quali sono i suoi problemi, noi che pensiamo che l’etica sia un valore imprescindibile per chi ricopre incarichi pubblici, noi che siamo consapevoli della complessità dei problemi del mondo e di come essi richiedano sovente risposte complesse – ci poniamo di fronte alle trovate comunicative di Silvio Berlusconi.
Stavolta ha scritto la prefazione al libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.
Anche stavolta è un concentrato di discorsi del cazzo, ma non a cazzo (mi scuso per la trivialità delle definizioni, ma scrivo abbastanza di getto e così su due piedi non me ne vengono di più adeguate). Nel senso che ogni singola frase – e, oserei dire, ogni singola parola – sono estremamente ragionate e rispondono a uno scopo che è tutto fuorché aulico o filosofico. E’ bieca propaganda allo stato puro, che parla alla pancia dell’elettore prima che alla sua testa. Ricorre a categorie nelle quali tutti possiamo riconoscerci e lo fa in maniera che più semplice non si può: l’amore a cui tutti aspiriamo, i voti che ognuno di noi prendeva a scuola, il successo che tutti noi vorremmo avere.
Non ci sono programmi politici, non si prospettano soluzioni a problemi. Perché i problemi non esistono. Sì, giusto un accenno nel finale, ma in chiave positiva (la crisi è ormai alle spalle, ne stiamo uscendo, tranquilli!). Tutto è bello, tutto è azzurro chiaro, giusto qualche nuvoletta, ma di quelle inoffensive, che fanno ombra, ma non pioggia.
Berlusconi in questo scritto regala una speranza a tutti, a chiunque di noi lo voglia: “ti suggerisco caro lettore...”. Lui, che ce l’ha fatta, ce l’ha fatta a essere lassù, è in grado di dirci cosa noi possiamo fare per essere se non come lui, quantomeno vicini a lui.
L’amore è soltanto uno specchietto per le allodole. Serve a creare la bambagia sulla quale rilassarsi, serve a porre chi scrive nella posizione di chi vuole il bene di chi lo legge o lo ascolta. Ma in realtà, in queste righe l’amore vero non c’è, è ridotto a porsi traguardi ambiziosi “per sé, ma anche per gli altri” e chi non lo capisce “sono i cinici, gli invidiosi, i piccoli uomini”. Infatti, Berlusconi non parla dell’amore, parla di sé stesso: si è posto traguardi ambiziosi, ce l’ha fatta, ha creato un impero economico ed è presidente del Consiglio, lui sa amare e chi non lo appoggia è perché è un cinico, un invidioso, un piccolo uomo.
Non è amore, è psicologia psicodinamica: l'idealizzazione del sé ("io sono perfetto") nella parte in cui Berlusconi ricorda - in modo sottile e accennato, ma efficace - i successi nell'imprenditoria, nel calcio e nella politica; l'identificazione proiettiva ("tu sei come me") nel punto in cui si invita il lettore a immedesimarsi nell'esperienza vincente (e in qualsiasi settore della vita) per antonomasia, quella del presidente del Consiglio italiano, ovviamente; la proiezione all'esterno ("gli altri sono cattivi"), che allontana la negatività attribuendola all'avversario politico cinico e invidioso.
Prendiamo questo passaggio, che mi pare interessante perché racchiude parecchie caratteristiche della comunicazione berlusconiana: “...superare la vecchia e terribile logica del tanto peggio tanto meglio, che spesso ha fatto sì che esponenti dell’opposizione e dei media ostili al governo abbiano fatto il tifo per la crisi, auspicando un peggioramento della situazione pur di attaccare il governo e il Presidente del Consiglio. Non ho la pretesa che tutti siano d’accordo con le soluzioni che proponiamo, ma un conto è discutere democraticamente e civilmente nel merito delle proposte di soluzioni dei problemi, ben altra cosa è attaccare violentemente ogni proposta solo per distruggere chi la propone”.
Intanto notiamo uno spiccato ricorso alla generalizzazione: quali esponenti dell’opposizione? Quali media? Chi attacca violentemente? Spesso: quanto spesso?
Il messaggio subliminale è di nuovo la suddivisione tra buoni e cattivi: da un lato il governo che avanza le sue proposte di soluzione dei problemi (quali problemi? Altra generalizzazione, perché non viene detto. Il soggetto non sono i problemi e nemmeno le proposte: il soggetto è Berlusconi, il faro è puntato su di lui, tutto il resto ruota attorno), dall’altra coloro che quelle proposte non le vogliono nemmeno discutere perché interessati a distruggere chi le avanza, ossia Berlusconi (sempre lui, soggetto e complemento oggetto, ma anche di specificazione, di luogo e forse pure predicato verbale). Tutto il passaggio che ho riportato è costruito in modo da trasmettere l’idea che quelle proposte fatte da lui sono buone, sono valide: chi non le condivide, è soltanto perché odia invece di amare.
Non so quale giro di lettori avrà questo libro. Probabilmente, rimarrà nel circuito dei fans, dei fedelissimi. Ma costoro ripeteranno a pappagallo le parole che leggeranno lì. Perciò è bene non sottovalutare né la costruzione formale, né la parte sostanziale di questo brano.
(per la parte sulla psicodinamica, cfr. A. Amadori, "Mi consenta", Milano 2002)
nonunacosaseria
Guardate un po' che folla, ieri 2 marzo, alla manifestazione in piazza Farnese, a Roma, convocata per contestare l'esclusione della lista PDL-POLVERINI per le prossime elezioni regionali.
