Volete scommettere che ci diranno che non è la Cunsky?
Dal corrispondente in Calabria:
Vi proponiamo questa nota di Francesco Cirillo prima che si ufficializzasse la notizia che la nave a largo di Cetraro non corrisponde alle caratteristiche della Cunsky.
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Ho l’impressione che gli unici bidoni li avremo noi. Ma bidoni pieni di bugie, depistaggi, nuove archiviazioni, falsità. Girano voci strane nel porto di Cetraro. Voci che diventano boatos veri e propri. Voci che, sembrano, provengano dalla nave Mare Oceano che da stamane interrompe il suo lavoro. Per una settimana di foto ha preso la bellezza di 350mila euro. Voci che anticipano cose secretate e che andranno direttamente dalla nave posta ad 11 miglia sopra la nave Cunsky fin sulla scrivania del procuratore della DDA di Catanzaro Vincenzo Lombardo titolare dell’inchiesta. Sarà il Procuratore che poi deciderà come interpretare quelle analisi che gli giungeranno sul tavolo e soprattutto se vale la pena di diffonderle stante il clima che esiste in Calabria specie in materia del pescato. Le voci dicono che quella nave non sia la Cunsky!
Le misure in possesso della Mare Oceano non corrispondono a quelle della nave nei fondali di Cetraro. Di conseguenza non è una nave dei veleni e quindi non sarà necessaria più alcun altra operazione , né di recupero dei fusti , né della stessa nave. Arrivederci e grazie, è stato un vero piacere. Questa tesi peraltro era stata suffragata sin dall’inizio della vicenda dallo stesso sottosegretario Menia in arrivo a Cetraro il 22 ottobre scorso. In un intervista concessa all’ADNkronos, il sottosegretario ebbe a dichiarare:
“Potremmo avere la sorpresa che non sia la 'Cunski' come afferma il pentito, ma qualcos'altro, per esempio una nave in cui non vi è assolutamente presenza di materiale nocivo. Potremmo invece scoprire cose diverse e allora come è giusto e doveroso si agisce in conseguenze e con le dovute cautele del caso".
Il sottosegretario inviato qui dalla Ministro Prestigiacomo, che nemmeno si è degnata di fare un viaggio di persona sui luoghi, già sapeva tutto, già sapeva che quella non era la Cunsky. Più che un sottosegretario sembra un mago che conosce il futuro.
Ma non è solo il sottosegretario su questa tesi. Anche la Gazzetta del Sud, giornale notoriamente filo governativo vi ha ampiamente scritto. Il giornale calabrese, scrisse che la nave Cunsky venne costruita nel 1956 ad Hartlepool (Gran Bretagna) con il nome originario di "Lottinge". Ha sempre battuto bandiera inglese e cambiato nome in tre distinte occasioni: nel 1974, quando venne chiamata "Samantha M"; nel 1975, quando venne battezzata "Cunsky" e nel 1991 quando fu rinominata "Shahinaz". Al momento dell'inabissamento – per il pentito avvenuto nell'ottobre del '92 – si chiamava dunque "Shahinaz". Ma di questa notizia non è venuta nessuna verifica né da parte della Procura di Catanzaro nè da nessun altro quotidiano ed è rimasta fine a se stessa. Evidentemente già ci si lavorava sopra , se il sottosegretario l’anticipò prima ancora di salire sulla Mare Oceano insieme ai giornalisti calabresi.
Dire che quella nave non è la Cunsky per il governo e per tanti depistatori e sabotatori della nostra Calabria vorrebbe dire uscirsene da questa storia senza grossi danni. E’ stato un abbaglio, della Procura di Paola e del Procuratore Bruno Giordano per primo, poi per la Regione Calabria e per l’assessore Silvio Greco, e poi per tutte quelle associazioni ambientaliste che fin dall’inizio hanno cavalcato la tesi del traffico delle navi dei veleni.
Questo vorrebbe dire che tutto potrebbe ritornare alla normalità, far riprendere la pesca, far riaprire le pescherie, rimettere in moto un immagine della Calabria persa in questi mesi, occultando la prova principale che era la nave.
La cosa mi ricorda l’articolo che uscì sempre sulla gazzetta del sud il 20 giugno del 1991 dal titolo:
QUASI COMPLETATA L’OPERAZIONE DI DEMOLIZIONE DELLA "ROSSO"
Amantea: Nessun materiale nocivo all’interno dei container trasportati dalla nave arenata -- Si sta quasi completando ad Amantea, l'operazione di demolizione della grossa nave da carico "Rosso" della società Ignazio Messina SpA di Genova, che proveniente da Malta e diretta a La Spezia, si arenò sulla spiaggia in località "Le Formiciche" il 14 dicembre dello scorso anno per una violenta tempesta di mare. All'atto dell'insabbiamento del cargo nella zona si era creato un falso allarme facendo supporre che trasportasse container con materiale inquinante mentre gli stessi container da quanto è risultato dall'inchiesta giudiziaria contenevano vettovaglie varie tra cui sostanze alimentari e generi di consumo.
...Farfalle, fiori e fragranze varie... LOL LOL
(...)
delle quali parla il pentito Fonti e delle quali si sa bene la loro esistenza. Come la Yvonne davanti il mare di Maratea e la Sporadis davanti Melito Porto salvo. Ma al di la delle navi segnalate dal pentito esistono altre navi scomparse nei nostri mari. Come la motonave Nikos I, sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo), probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia; come la Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno calabrese con tutto il suo carico sospetto. E poi c’è la Rigel affondata il 21 settembre del 1987, a 20 miglia da Capo Spartivento in Calabria unico caso in cui - grazie alle denunce di Legambiente - è stata ricostruita almeno in parte la verità giudiziaria. E poi resta il mistero dei misteri. La motonave Rosso, ex Jolly Rosso.
Si sta scavando per questa nave, nella valle del fiume Oliva. Ma l’elenco delle navi affondate non finisce qui. Nel 1989 sarà la motonave maltese Anni ad affondare a largo di Ravenna in acque internazionali mentre nel 1993 sarà la Marco Polo a sparire nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affonda a largo di Ustica la nave tedesca Koraline".
D’altra parte che la Mare Oceano non fosse idonea a capire cosa contenesse quella nave lo avevamo già visto salendo sulla stessa nave.
