mercoledì 3 marzo 2010

La propaganda del "talenano"


Analizziamo quello che dice mister B.



L’abbiamo già preso in giro (e sottovalutato) all’epoca della “storia italiana” e, prima ancora, quando partì con la nave da crociera. Dunque, per favore, non ricadiamo nel solito errore con cui noi di sinistra – noi che di politica qualcosa capiamo, noi che siamo per i discorsi elaborati e articolati, noi che i giornali li leggiamo e sappiamo dov’è il Darfur e quali sono i suoi problemi, noi che pensiamo che l’etica sia un valore imprescindibile per chi ricopre incarichi pubblici, noi che siamo consapevoli della complessità dei problemi del mondo e di come essi richiedano sovente risposte complesse – ci poniamo di fronte alle trovate comunicative di Silvio Berlusconi.

Stavolta ha scritto la prefazione al libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.

Anche stavolta è un concentrato di discorsi del cazzo, ma non a cazzo (mi scuso per la trivialità delle definizioni, ma scrivo abbastanza di getto e così su due piedi non me ne vengono di più adeguate). Nel senso che ogni singola frase – e, oserei dire, ogni singola parola – sono estremamente ragionate e rispondono a uno scopo che è tutto fuorché aulico o filosofico. E’ bieca propaganda allo stato puro, che parla alla pancia dell’elettore prima che alla sua testa. Ricorre a categorie nelle quali tutti possiamo riconoscerci e lo fa in maniera che più semplice non si può: l’amore a cui tutti aspiriamo, i voti che ognuno di noi prendeva a scuola, il successo che tutti noi vorremmo avere.
Non ci sono programmi politici, non si prospettano soluzioni a problemi. Perché i problemi non esistono. Sì, giusto un accenno nel finale, ma in chiave positiva (la crisi è ormai alle spalle, ne stiamo uscendo, tranquilli!). Tutto è bello, tutto è azzurro chiaro, giusto qualche nuvoletta, ma di quelle inoffensive, che fanno ombra, ma non pioggia.
Berlusconi in questo scritto regala una speranza a tutti, a chiunque di noi lo voglia: “ti suggerisco caro lettore...”. Lui, che ce l’ha fatta, ce l’ha fatta a essere lassù, è in grado di dirci cosa noi possiamo fare per essere se non come lui, quantomeno vicini a lui.
L’amore è soltanto uno specchietto per le allodole. Serve a creare la bambagia sulla quale rilassarsi, serve a porre chi scrive nella posizione di chi vuole il bene di chi lo legge o lo ascolta. Ma in realtà, in queste righe l’amore vero non c’è, è ridotto a porsi traguardi ambiziosi “per sé, ma anche per gli altri” e chi non lo capisce “sono i cinici, gli invidiosi, i piccoli uomini”. Infatti, Berlusconi non parla dell’amore, parla di sé stesso: si è posto traguardi ambiziosi, ce l’ha fatta, ha creato un impero economico ed è presidente del Consiglio, lui sa amare e chi non lo appoggia è perché è un cinico, un invidioso, un piccolo uomo.
Non è amore, è psicologia psicodinamica: l'idealizzazione del sé ("io sono perfetto") nella parte in cui Berlusconi ricorda - in modo sottile e accennato, ma efficace - i successi nell'imprenditoria, nel calcio e nella politica; l'identificazione proiettiva ("tu sei come me") nel punto in cui si invita il lettore a immedesimarsi nell'esperienza vincente (e in qualsiasi settore della vita) per antonomasia, quella del presidente del Consiglio italiano, ovviamente; la proiezione all'esterno ("gli altri sono cattivi"), che allontana la negatività attribuendola all'avversario politico cinico e invidioso.

Prendiamo questo passaggio, che mi pare interessante perché racchiude parecchie caratteristiche della comunicazione berlusconiana: “...superare la vecchia e terribile logica del tanto peggio tanto meglio, che spesso ha fatto sì che esponenti dell’opposizione e dei media ostili al governo abbiano fatto il tifo per la crisi, auspicando un peggioramento della situazione pur di attaccare il governo e il Presidente del Consiglio. Non ho la pretesa che tutti siano d’accordo con le soluzioni che proponiamo, ma un conto è discutere democraticamente e civilmente nel merito delle proposte di soluzioni dei problemi, ben altra cosa è attaccare violentemente ogni proposta solo per distruggere chi la propone”.
Intanto notiamo uno spiccato ricorso alla generalizzazione: quali esponenti dell’opposizione? Quali media? Chi attacca violentemente? Spesso: quanto spesso?
Il messaggio subliminale è di nuovo la suddivisione tra buoni e cattivi: da un lato il governo che avanza le sue proposte di soluzione dei problemi (quali problemi? Altra generalizzazione, perché non viene detto. Il soggetto non sono i problemi e nemmeno le proposte: il soggetto è Berlusconi, il faro è puntato su di lui, tutto il resto ruota attorno), dall’altra coloro che quelle proposte non le vogliono nemmeno discutere perché interessati a distruggere chi le avanza, ossia Berlusconi (sempre lui, soggetto e complemento oggetto, ma anche di specificazione, di luogo e forse pure predicato verbale). Tutto il passaggio che ho riportato è costruito in modo da trasmettere l’idea che quelle proposte fatte da lui sono buone, sono valide: chi non le condivide, è soltanto perché odia invece di amare.
Non so quale giro di lettori avrà questo libro. Probabilmente, rimarrà nel circuito dei fans, dei fedelissimi. Ma costoro ripeteranno a pappagallo le parole che leggeranno lì. Perciò è bene non sottovalutare né la costruzione formale, né la parte sostanziale di questo brano.

(per la parte sulla psicodinamica, cfr. A. Amadori, "Mi consenta", Milano 2002)

nonunacosaseria


Guardate un po' che folla, ieri 2 marzo, alla manifestazione in piazza Farnese, a Roma, convocata per contestare l'esclusione della lista PDL-POLVERINI per le prossime elezioni regionali.


La Penisola dei mafiosi - parte prima


The Minzolini connection


Io non vi lascerò tranquilli
Io voglio che voi vi incazziate!



Eccolo, l'Augusto Minzolini contrario alle intercettazioni, pro-nucleare, che inneggia a Craxi come uno statista, che difende Bertolaso. E 'ttecredo che lo difende, visto che lui per primo, il direttore della testata di informazione pubblica più prestigiosa di questo paese, si intratteneva con la cricca Diego Anemone - Angelo Balducci, e faceva favori al figlio di Balducci, come organizzargli un servizio sul TG1 per il lancio del capolavoro cinematografico "Io, Don Giovanni".
Dopo l'assoluzione conferita da Minzolini al Presidente del Consiglio sul caso Mills, dopo le intercettazioni audio tra Bertolaso e Diego Anemone, pubblicate ieri su Byoblu.Com, ecco ora svelarsi la vera natura di un Italia ormai senza dignità, senza pudore, un'Italia di venduti in doppio petto, una cricca di affaristi barattieri che si scambiano il nostro futuro per farsi favori reciproci.

Ecco, dal pezzo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, l'intercettazione tra Angelo Balducci e Augusto Minzolini dopo il servizio andato in onda sul TG1 - per promozionare la partecipazione del figlio di Balducci nel film 'Io, Don Giovanni' - precedentemente concordato tra i due.

Minzolini: allora ... ti è piaciuto?
Balducci:... grazie ... bellissimo.
Minzolini:... è stato proprio bello il servizio ... devo dire che lui è bravo ma anche Mollica è per queste cose.
Balducci:... guarda.. il servizio è venuto benissimo proprio, anche le scene poi si prestavano bene.
Minzolini:...come no, infatti erano proprio bellissimi quei...
Balducci: io non ho parole.
Minzolini:...macchè! ... lascia perdere ... volevo soltanto sapere se ti è piaciuto... lui è contento?
Balducci:... molto guarda ...
Minzolini:... memo male ... lì è una specie di investitura sai no? ... in quel mondo lì ...(ride)
Balducci: io ti, ovviamente ti avrei chiamato stasera perché non ti volevo
Minzolini: ma che scherzi? ... non ti preoccupare ... volevo sapere così .. son contento
Balducci:...ci vediamo presto?
Minzolini:...quando ti pare.

Solo cinque giorni fa avevamo chiesto le dimissioni di Augusto Minzolini. Oggi sappiamo che non basta. Non basta più, perché morto un papa, se ne fa un altro!

Deve saltare il tappo. Non vogliamo più questa classe dirigente. Il Popolo Viola è superato. Il Popolo ormai è Nero. No, non fascista: è solo incazzato nero.
E tutto questo non lo accetterà più.

Byoblu



martedì 2 marzo 2010

PDL: Il fantasma di un partito


Il fantasma di un partito


di Ernesto Galli della Loggia dal Corriere della Sera del 2 marzo 2010
(EDIZIONI INTERNAZIONALI)...
Perché dall'edizione italiana è stato tolto (censurato) in quanto troppo duro. Per noi invece è troppo morbido!

La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa – specie nel Mezzogiorno – che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma – gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d'ogni risma ma di nessuna capacità.
E' per l'appunto tra queste fila che, a partire dalla primavera dell'anno scorso, si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all'azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto, parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti quando sarà giunto il momento, dai molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l'Augusto sarà costretto in un modo o nell'altro a lasciare il potere. Da quel che si può capire, e sopratutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall'opposizione, ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, eppur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l'altro è quasi sicuramente maggioritaria, sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.
Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico-finanziario, no non era tale da potere avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all'universo della politica modernamente inteso e dunque anche alla costruzione di un partito.
La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio; è prima avere un'idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un Paese e infine avere il gusto e la capacità di governo: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile. Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell'impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l'uno né l'altra esauriscono il problema che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la sinistra.
In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel '45). E' quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare.
Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l'avvenire, nessuna idea nuova, nessun'indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente. Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina.
Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra. E più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell'Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centrosinistra; erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centrosinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto, il meglio del Paese.


NO!
QUESTA E' LA
PENISOLA
DEI MAFIOSI!!!


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Gli impresentabili


lunedì 1 marzo 2010

Operazione verità 2010 n. 21

La verità è che con la loro arroganza hanno rotto le palle!



Succede che ci sono le elezioni e l'incaricato di un partito deve presentare le liste entro un termine perentorio come tutti gli altri: però se ne strafotte, esce dal tribunale con le firme in mano e poi torna con tre quarti d'ora di ritardo quando ha finito di fare i suoi comodi che non si è ben capito (o forse si è capito benissimo) quali siano, e quando alla fine non gli permettono di rientrare fornisce giustificazioni sconnesse dalle quali l'unica cosa che si capisce è che meno si capisce, meglio è; allora, siccome quel partito è potente e come tutti i potenti si crede al di sopra della legge, invece di ammettere l'errore e rassegnarsi il suo leader prende su, si incazza e fa un comizio, pretende di avere ragione a dispetto di qualsiasi regola, se la prende con la burocrazia rivendicando la facoltà di infischiarsene dei termini e confondendo il diritto con l'arbitrio, si mette a sbraitare a destra e a manca con un'arroganza che lèvati, minaccia che non smetterà di fare casino finché non gli daranno ragione e blatera che è stato violato il diritto dei cittadini a votare i loro rappresentanti; poi, visto che ha fatto trenta, decide di fare trentuno e dà pure degli squadristi agli altri.

E poi c'è chi insiste a dire che questo non è il partito del
fare... le s...e!



LA FINE DEL PDL

La faccenda della mancata presentazione delle liste fà entrare nel vivo la resa dei conti fra Berlusconi e Fini fra forza italia ed alleanza nazionale , partiti mai integrati che mai si integreranno. Una guerra intestina di potere , soldi , incarichi , sponsor e varie che apre di fatto la dissoluzione del PDL.
Perchè se venisse confermata l'esclusione della lista delle province della Polverini sarebbe disastro politico e sopratutto disastro economico. Perchè tutti i maggiori politici della provincia , il tessuto connettivo del PDL sono frantumati , frantumati di debiti , distrutti in crdibilità e futuro , con sete di rivalsa e vendetta. Ballano decine di milioni di euro , fra debiti , sponsor , promesse e qiuesta operazione piu' che " fiato sul collo " si tradurrà in banda al tracollo.
La guerra intestina interna si basa sulla lotta DI POTERE ....SUL MANUALE CENCELLI NON APPLICATO o meglio sul quale non si è trovato accordo , fino alla pugnalata finale che ha portato all'esclusione del PDL dalle regionali. Berlusconi è isolato , solo , frantumato dalla faccenda Bertolaso , dalle iniziative della magistratura ( Mills ) , dagli attacchi della società civile e viene lasciato in deriva craxiana , ora anche con lo sberleffo dell'incapacità organizzativa e gestionale di base dei suoi.
I rapporti con Fini , finiti , scollati , in totale contrasto ed unità di intenti.
Ora si profilano due alternative :
1) frantumazione del PDL ......ritorno al blocco popolo della libertà / forza italia
2) bivaccamento attuale , cercando di alimentare i cocci ed il potere per difendersi dalla magistratura e pararne i colpi, con riformine ad personam e processi...brevi.....
Berlusconi potrebbe rompere , frantumare l'esperimento PDL , riproporsi all'elettorato blindando il suo rapporto con la lega , ovviamente rompendo la stabilità che piace ai poteri forti ....cosi' come a questi piace l'agnello sacrificale ......che è lui che gli para tutti i problemi.....ma è troppo codardo ....per fare una simile scelta o furbo....
In questo caso Fini dovrebbe congiugersi con il centro moderato che si stà formando e che potrebbe trovare corpo con Casini , Rutelli ed altre forze. Questo è il disegno generale che tutto stanno aspettando ...il post Berlusconi ......ma lui prima di essere cucinato potrebbe scartarsi , correre alle elezioni forte del potere mediatico e tentare la carta di rafforzarsi a scapito di AN....
In questo senso l'accordo Bersani , Di Pietro per una alternativa di governo piu' altre forze della sinistra è arrivato in tempo politicamente utile e .....si preparano a concorrere insieme per le prossime elezioni nazionali ; se il PD,E IDV sapranno convogliare ed intercettare la protesta della società civile crescendo notevolmente l'IDV e rilanciandosi il PD .......potranno avere buone probabilità di vincere , perchè con questa enorme crisi economica in peggioramento aumenteranno a milioni gli incazzati. Una nuova riedizione dell'ulivo , con due poli piu' forti per evitare il casino prodiano.


Di tutto questo il popolo
starà a guardare ...

a tifare ... a dividersi ...

l'italiano medio è un coglione ...
da ogni angolatura si guardi,
sia da destra che da sinistra.



Questo succede a livello nazionale.
A livello locale... sì... proprio qui
a SANTA MARINELLA
è pure peggio!

BLAH!!!