Il senatore del PdL intervistato da Klaus Davi: Mussolini era una brava persona che fece degli errori. «Perse la guerra perché era troppo buono», lo si capisce leggendo i suoi diari, assicura. Peccato che per gli storici che li hanno esaminati siano falsi
È destinata a sollevare polemiche l'intervista rilasciata da Dell'Utri a Klaus Davi per Klauscondicio, a ruota libera su mafia, Rai («Speriamo di non doverla occupare»), veline (quelle «laureate e preparate politicamente sono di gran lunga più apprezzabili di alcune tele giornaliste») e fascismo. Usando come scudo il "Ma perché la storia devono scriverla solo i vincitori?" si lancia nell'ardita impresa (per usare termini cari al fascio) di riscrivere la storia, peraltro citando documenti falsi.
«Mussolini ha perso la guerra perché era troppo buono. Non era affatto un dittatore spietato e sanguinario come poteva essere Stalin. Leggendo i diari, giorno per giorno, per 5 anni dal '35 al '39, cioè alla vigilia della decisione di entrare in un conflitto mondiale già iniziato, posso assicurare che trovo Mussolini un uomo straordinario e di grande cultura». «Un grande scrittore, alla Montanelli, i suoi diari sembrano cronache di un inviato speciale, con frasi brevi e aggettivazioni efficaci come raramente ho letto». Come se bastasse, non sporcarsi personalmente le mani, saper scrivere bene e avere cultura. Senza contare che su quegli scritti in possesso di Dell'Utri, le famose 5 agende di cui si parlò nel 2007, si espressero negativamente i più importanti storici internazionali: niente altro che dei falsi, al contrario della sua firma alle leggi razziali. Ma il senatore non sembra ricordarsene.
«Non è colpa di Mussolini - rileva - se il fascismo diventò un orrendo regime. Ci sono testimonianze autografe del duce in cui critica i suoi uomini che hanno falsato il fascismo, costruendosene uno a proprio modo, basato sul ricatto e sulla violenza. Il suo fascismo era di natura socialista». «Non ho paura di diventare impopolare con queste rivelazioni» ha detto a Davi, «perseguo solo la ricerca della verità. Io non ho alcuna intenzione di fare apologia né del fascismo né di Mussolini. Ho scoperto nei diari (falsi, ricordiamolo, n.d.R.) di Mussolini la figura di un grande uomo. Ha commesso errori ed è già stato condannato dalla storia. Ma da questi scritti viene fuori una figura diversa da quella che ci è stata propinata dagli storici dei vincitori, non era un buffone, non era un ignorante e tantomeno un sanguinario. Era un uomo buono. Mussolini era solo una brava persona che ha fatto degli errori». Ma si può perseguire e soprattutto propagandare una tale verità senza fare apologia e sulla base di scritti palesemente riconosciuti falsi?
Lo stesso principio lo applica ai repubblichini: «Erano al 100% partigiani di destra. Non è che fossero delle persone da cancellare dalla storia, perché hanno avuto la loro parte e credevano in alcuni valori. I repubblichini sbagliavano sicuramente, perché la Repubblica di Salò non è certo stata una gran bella cosa, però sono esseri umani che hanno lottato al pari degli altri per una loro idealità».
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