lunedì 29 giugno 2009

La forza delle parole

Le parole per dirlo...



"Zoccola", "Piduista", "Pedofilo", "Corruttore", "Fottere", "Mafioso" se corrispondono VERAMENTE a una zoccola, un piduista, un pedofilo, un corruttore, un vecchio porco, un criminale sono parole che non si devono pronunciare. La verità deve salvare la forma. La forma deve coprire la verità. Le parole dei servi. Il perbenismo di regime. Escort, ammiratore di minori di 18 anni, utlizzatore finale, senatore in attesa di giudizio, ma anche Lodo Alfano, sono parole che rassicurano. Lodooooooo Alfanoooooo, sembra una messa cantata. Non si colpisce più la sostanza di un'affermazione, ma la sua forma. La sostanza non si può smentire. La verità è ormai palese, quasi sempre volgare. E, per occultarla, per negarla, si giudicano le parole che la esprimono. Più queste parole corrispondono nel sentire comune alla verità, più chi le pronuncia è colpevole. Non della verità, che non è mai menzionata, ma delle parole per dirla. La menzogna, al contrario, può utlizzare ogni parola, ogni immagine. Il seno di Veronica Lario può essere esibito come un trofeo da Feltri su Libero, un giornale vicino al suo ex marito. E, allo stesso tempo, il direttore del TG1 Minzolini, può cancellare un'inchiesta della procura di Bari e un rapporto con una prostituta a Palazzo Grazioli la notte dell'elezione di Obama. La ripetizione e la diffusione del messaggio attraverso le televisioni rende vero il falso, universale la menzogna. In ogni luogo, su un traghetto, in un bar, alla stazione, nelle proprie case si afferma con la sua presenza il contrario del vero. Quando il vero si affaccia alla superficie di questa melma vischiosa satura del nulla, chi lo afferma diventa un bersaglio. Gasparri, Capezzone, Bonaiuti, Mimun, Fede, Vespa, Ferrara, Giordano e mille altri sono un immenso coro, una cacofonia cialtrona e ossessiva. Un rumore di fondo e di fogna che stordisce e che dà assuefazione. Gridare "zoccola" o "piduista" o "corruttore" è testimonianza di verità. Zavattini sdoganò per primo alla radio la parola "cazzo". Ci sono mille parole ridotte al silenzio e alla schiavitù del giudizio di parte. Parole che aspettano di essere liberate. In un comizio, alla radio, in un dibattito. Il comune senso del pudore si è trasformato in una rappresentazione indecente del potere. Del potere fare e dire il cazzo che vuole.

Beppe Grillo

martedì 23 giugno 2009

Cartoline dalla Sardegna


Il mare


















La flora
















La fauna
























Già poco più di un anno fa a Villa Certosa, ospitando il suo degno amico Putin, presagendo "il complotto", lanciò un messaggio a tutti quei giornalisti usi a violare la privacy dei potenti e quindi anche la sua.


18 aprile 2008 - Piccolo fuori programma durante la conferenza stampa congiunta tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi quando una cronista russa, Natalia Melikova, della Nezavsinaya Gazeta, domanda con una certa insistenza al leader Russo se fossero vere le indiscrezioni sulla sua relazione con una ex olimpionica di ginnastica artistica e altri dettagli sulla sua vita familiare e privata. Prima che Putin potesse rispondere, Silvio Berlusconi sorridente mima con le mani un mitra e lo indirizza verso la giornalista. Putin se ne accorge e annuisce.

(Credits: Ansa)

Ricordiamo che poco tempo prima era stata uccisa la giornalista russa Anna Politkovskaia che conduceva inchieste scomode sullo zar putin!

Manda questa cartolina animata al premier come risposta

domenica 21 giugno 2009

Il premier, il digitale terrestre e il "bonsenso pratico" della gente

Bonsenso pratico

Tratte da: Libro muto di Trilussa











Quanno, de notte, sparsero la voce
che un Fantasma girava sur castello,
tutta la folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vede ch'è un lenzolo:
ma, più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione".
E pure lui se mise a pecorone.

Intrigo digitale
di Alessandro Gilioli



Si spegne la vecchia tivù.
E il governo fa pressing
per imporre una tecnologia
che conviene solo a mediaset.
Così gli interessi dei cittadini vengono piegati alla guerra anti Murdoch del premier


Ma se avessimo votato a fine giugno, che cosa avrebbero scritto sulla scheda quelle centinaia di migliaia di anziani del Lazio che stanno per veder sparire nel nulla due dei loro canali preferiti, Raidue e Retequattro?
Fantapolitica, naturalmente. L'unica cosa certa è che il mitico 'switch over', cioè la prima fase del passaggio dalla tivù analogica al decantato digitale terrestre, sta arrivando al banco di prova: dopo gli esordi in Val d'Aosta, Sardegna e parte del Piemonte, il 16 giugno tocca alla capitale e ad altri 157 comuni del Lazio, con quasi cinque milioni di telespettatori coinvolti. Per ora il salto riguarda solo i due canali citati - gli altri traslocheranno in autunno, ad andar bene - ma nonostante le molte campagne informative è facile prevedere che grande sarà il disordine sotto le antenne: dove il passaggio è già avvenuto i vari numeri verdi sono andati in tilt per la mole di errori e proteste.
Del resto il 69 per cento dei teleutenti italiani non ha mai usato il digitale terreste prima d'oggi (dato Auditel), ma da domani si troverà ad averci a che fare per forza o quasi. E la rivoluzione obbligatoria è in gran parte a carico dei consumatori-contribuenti, dall'acquisto del decoder (o di una tivù nuova) fino alla chiamata dell'antennista per sistemare la ricezione. Ci sono aiuti solo agli over 65 con redditi sotto i 10 mila euro lordi l'anno e in regola con il canone Rai, insomma pochini. Alle uscite dirette bisogna poi aggiungere quelle indirette, tipo i 700 milioni stanziati dalla Rai - e tratti anche dal canone - per adeguarsi alla nuova piattaforma, più la misteriosa ma ingente cifra di denaro pubblico (c'è chi dice un miliardo di euro) generosamente offerta negli anni dallo Stato per incentivare l'acquisto dei decoder e per le campagne pubblicitarie.
Ancora: per i consumatori aumenterà la bolletta elettrica (in media 20-25 euro l'anno a famiglia) perché quasi tutti i decoder sono studiati per rimanere in stand by e si spengono veramente solo staccando la spina. In più c'è l'impiccio di un nuovo telecomando in salotto: niente di grave, ma c'è chi ci metterà un po' ad abituarsi. Infine, bisogna sperare che l'estate non porti temporali e grandinate, perché in caso di maltempo con i ripetitori attuali la possibilità di non vedere più nulla è alta.

Ma ciò che sta accadendo alla nostra tivù trascende i costi e i fastidi per le famiglie, per quanto sgradevoli questi siano. Quella che si sta giocando è infatti una gigantesca partita economica e politica il cui risultato si vedrà solo tra due o tre anni, quando il passaggio al digitale sarà (forse) completato e si avrà un'idea più chiara di vinti e vincitori.
La battaglia vede due grandi antagonisti: da una parte la famiglia Berlusconi e dall'altra Rupert Murdoch, proprietario di Sky. Mediaset, si sa, è la più attiva vessillifera del digitale terrestre: con il nuovo sistema infatti raddoppia i suoi canali gratuiti (da tre a sei) e introduce al grande pubblico quelli a pagamento. Questi ultimi fanno parecchio gola all'azienda di Milano 2: quando tutti gli italiani avranno in casa il nuovo decoder sarà molto più facile per Mediaset sottrarre a Murdoch gli appassionati di calcio, quelli che hanno portato quasi 5 milioni di abbonamenti a Sky. Infatti se Sky ha i diritti per il calcio sul satellite, Mediaset possiede quelli per il digitale terrestre, e al contrario di Murdoch propone vendite 'sfuse' di partite (quindi a un costo basso) anziché pacchetti completi.
Naturalmente questo progetto può andare a buon fine per Mediaset solo se, una volta oscurato l'analogico, gli italiani decidono di passare al digitale terrestre invece di abbonarsi a Sky e vedersi lì tutti i canali esistenti via satellite. Per questo a Mediaset hanno messo in atto una strategia a tenaglia da realizzare grazie al fatto che il proprietario di Mediaset è anche presidente del Consiglio. Prima il governo ha raddoppiato l'Iva sugli abbonamenti alle pay tv, quindi soprattutto a Sky (nel digitale terrestre si può entrare free, salvo pagare poi i singoli eventi). Dopodiché la tivù di Stato si è incredibilmente alleata con Mediaset per creare un consorzio anti Sky, con un pacchetto satellitare comune in concorrenza con quello di Murdoch. Infine, ultima chicca, la Rai ha deciso di boicottare Sky minacciando l'uscita dal suo pacchetto satellitare: e se un domani con il padellone di Sky non si vedessero più i canali di viale Mazzini, è ovvio che gli abbonamenti alla tivù di Murdoch crollerebbero.
Il paradosso è che uscendo dal telecomando di Sky anche la Rai ci perderebbe parecchio, sia in termini economici (450 milioni per sette anni), sia in termini di audience e di pubblicità (circa il 13 per cento dei telespettatori Rai guarda la tivù di Stato attraverso la parabola Sky). E allora, perché lo fa? La risposta è semplice: per procurare un danno a Sky, riducendo drasticamente l'appeal delle tivù di Murdoch. Un caso da manuale di conflitto d'interessi, con cui il padrone di Mediaset riesce, grazie al controllo della tivù pubblica, a danneggiare in un solo colpo i suoi due concorrenti, Rai e Sky.
Peccato che a essere colpiti saranno soprattutto i 4,8 milioni di italiani abbonati a Sky, che per guardare la Rai sarebbero costretti a comprare un secondo decoder (o quello del digitale terrestre o quello della piattaforma Tivusat). E al danno si aggiunge la beffa: chi resterà con Sky anche senza la Rai, dovrà comunque pagare il canone alla tivù di Stato. In pratica, sarà costretto a finanziare un'emittente che non può vedere.
In tutto questo si inseriscono le infinite campagne istituzionali per il passaggio al digitale terrestre, cosa che non è mai stata fatta per stimolare la diffusione dei programmi satellitari. L'aspetto curioso è che queste campagne sono state realizzate con nobili motivazioni - come la modernizzazione del Paese - che tuttavia paiono un po' temerarie se si mettono a confronto le due tecnologie digitali, quella terrestre e quella satellitare. Quest'ultima, per esempio, garantisce una copertura completa del territorio, mentre in un paese montuoso come l'Italia il segnale del digitale terrestre non arriverà mai dappertutto.
Per provare a diffonderlo il più possibile ci sarà quindi un incremento notevole di tralicci ad alto impatto dal punto di vista sia paesaggistico sia elettromagnetico, e dannose sotto l'aspetto dei consumi (richiedono molta elettricità). Al contrario, il satellite geostazionario una volta lanciato non si vede, non inquina e la 'padella' consuma quasi niente.
Anche da un punto di vista della qualità del segnale ci sono differenze: il satellite infatti può emettere molti più canali in alta definizione, mentre la banda del digitale terrestre in Hd è decisamente limitata. Ad esempio, con il digitale terrestre non si potrebbero trasmettere contemporaneamente tutte le partite del campionato di calcio di cui due in alta definizione, come fa Sky.
Per quanto riguarda infine l'interattività, altro cavallo di battaglia di chi ha lanciato il digitale terrestre, con la piattaforma cara a Mediaset questa sarà minima e mai competitiva con quella di Internet per gli usi propagandati fin qui, tipo lo snellimento della burocrazia. Tutt'al più potrà servire al canale di Berlusconi, Media Shopping, per vendere cyclette e frullatori.
Nonostante tutto questo, il governo ci spinge a scegliere il digitale terrestre. E a questo attacco congiunto di esecutivo, Mediaset e Rai, come reagisce l'azienda di Murdoch? Male, per ora. Dopo anni di crescita, gli abbonamenti si sono fermati: in via Salaria attribuiscono la frenata al raddoppio dell'Iva, arrivato in piena recessione, ma anche la prospettiva di 'dover' passare presto al digitale terrestre - con un nuovo decoder - ha disincentivato le sottoscrizioni alla tivù satellitare. Per limitare i danni gli uomini di Murdoch si sono inventati una nuova rete più generalista, Skyuno, che però non ha fatto grandi numeri.
Così l'uomo forte di Murdoch in Italia, il neozelandese Tom Mockridge, ha deciso di aumentare a 14 canali l'offerta in alta definizione (in estate arriveranno anche le prime serie televisive in Hd), una tecnologia su cui Rai e Mediaset sono ancora indietro. Molti italiani infatti hanno ormai televisori con l'alta definizione, e chi ha provato a vedere in Hd una partita o un documentario ha apprezzato la differenza di qualità. In via Salaria sperano di incassarne i primi veri risultati tra un anno, quando Sky trasmetterà in alta definizione i Mondiali di calcio, di cui ha i diritti completi (la Rai trasmetterà solo alcune partite, e nessuna in Hd).


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venerdì 19 giugno 2009

Lo avevamo giudicato male

"Berlusconi spiazza i critici"

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Silvio Berlusconi è stato ricoverato d'urgenza a Roma per aver inalato un'eccessiva quantità di coriandoli lanciati in aria dopo il suo trionfante ritorno dalla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Copenaghen. Qui, insieme agli altri rappresentanti dei governi dei Paesi industrializzati, ha firmato uno storico accordo a tutela del clima.
Per il presidente del Consiglio anche danni minori dovuti ai numerosi abbracci da parte dei cittadini festanti che hanno atteso il suo ritorno a Fiumicino.
La notizia è sull'International Herald Tribune distribuito oggi in tutto il mondo in edizione straordinaria e gratuita. Sì, perché davanti a notizie storiche anche i colossi dell'editoria rinunciano ai profitti: il più importante accordo a tutela del clima è stato firmato a Copenaghen dai rappresentanti mondiali. A renderlo noto è stato il segretario esecutivo delle Nazioni Unite Yvo de Boer: "L'accordo è stato siglato. Un accordo che permetterà al mondo di arginare i cambiamenti climatici".
A pagina 3 l'articolo dedicato all'Italia. Titolo: "Berlusconi spiazza i critici". All'interno si legge di come il premier abbia annunciato, durante il discorso finale del suo intervento, che tutti gli investimenti di Mediaset e Fininvest verranno spostati a supporto delle energie rinnovabili.
L'articolo si conclude con la citazione di un recente studio dell'Università Bocconi secondo il quale possono essere creati, nel solo settore elettrico, 250mila nuovi posti di lavoro entro il 2020 con l'investimento nelle energie rinnovabili.

Beppe Grillo ha dichiarato: - Metterò subito in piedi un nuovo spettacolo intitolato "E' accaduto un miracolo!" - ed ha espresso un suo personale dubbio: - Non so in quale parte baciarlo! -


L'apertura del quotidiano titola "I capi di Stato firmano uno storico accordo per salvare il clima", e spiega come l'accordo porterà a importanti tagli nelle emissioni di gas serra, metterà fine alla deforestazione e promuoverà soluzioni per la protezione climatica."Sarzoky: il nucleare è morto", "Exxon finalmente pulita", "In Grecia il sole splende per le energie rinnovabili".