mercoledì 25 novembre 2009

Se il senato dice sì, questa volta la mafia sorride

Con l’emendamento sulla vendita all’asta dei beni confiscati, i boss sarebbero in grado di riprendere tutti i loro beni.
di Nando Dalla Chiesa
" Hanno sempre chiesto tre cose. La fine del carcere duro,
l’affossamento della legge sui collaboratori di giustizia,
o la
riduzione a burla della confisca dei beni.


A ogni interlocutore politico, da quindici anni, i mafiosi hanno presentato questo menu. E il potere vero, quello che mescola ribalta e penombra, non ha mai detto no evangelici. Ha biascicato, talora consigliato. Ha messo la faccia feroce solo sul carcere duro, tanto ci hanno pensato i giudici di sorveglianza e i professionisti dell’ingiustizia clandestina a farne polpette. (...)"


NO ALLA VENDITA DEI BENI CONFISCATI
Firma l'appello: Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra




Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell 'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato.
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.
Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti "cosa nostra"

don Luigi Ciotti
presidente di Libera e Gruppo Abele



Tra i primi firmatari: Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico - Paolo Beni, presidente Arci - Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente - Andrea Olivero, presidente ACLI - Guglielmo Epifani, segretario CGIL - Raffaele Bonanni, segretario generale CISL - Luigi Angeletti, segretario UIL - Francesco Miano, presidente Azione Cattolica - Filippo Fossati, presidente UISP - Marco Galdiolo - presidente US Acli, Paola Stroppiana e Alberto Fantuzzo, presidenti del comitato nazionale Agesci - Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Loretta Mussi, presidente di "Un ponte Per" - Michele Curto, presidente di FLARE (Freedom, Legality and Rights in Europe) - Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil - Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Carla Cantone, segr. generale SPI-CGIL - Michele Mangano, presidente Auser - Doriano Guerrieri, presidente nazionale CNGEI - Gianpiero Calzolari, Presidente di "Cooperare con Libera Terra" - Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco - Don Nandino Capovilla, coordinatore Pax Christi - Giuliana Ortolan, Donne in Nero di Padova - Giulio Marcon, portavoce campagna Sbilanciamoci - Aurelio Mancuso, presidente Arcigay - Lucio Babolin, presidente CNCA - Fabio Salviato, presidente di Banca Etica - Mario Crosta, Direttore Generale di Banca Etica, Giuseppe Gallo, segretario generale FIBA Cisl - Tito Russo, coordinatore nazionale UDS (Unione degli Studenti), Claudio Riccio, referente Link-coordinamento universitario, Luca De Zolt, rete studenti medi - Sara Martini e Emanuele Bordello - presidenti FUCI, Giorgio Paterna, coordinatore Unione degli Universitari - Umberto Ronga, Movimento Eccesiale di Impegno Culturale.

E inoltre: Nando Dalla Chiesa, Salvo Vitale, Rita Borsellino, Sandro Ruotolo, Roberto Morrione, Enrico Fontana, Tonio Dell'Olio, Pina Picerno, Francesco Forgione, Luigi De Magistris, Raffaele Sardo, David Sassoli, Francesco Ferrante, Rita Ghedini, Petra Reski, Esmeralda Calabria, Vittorio Agnoletto, Vittorio Arrigoni, Giuseppe Carrisi, Jasmine Trinca, Yo Yo Mundi, Sergio Rubini, Modena City Ramblers, Gianmaria Testa, Libero De Rienzo, Livio Pepino, Elio Germano, Subsonica, Vauro, Claudio Gioè, Roberto Saviano, Daniele Biacchessi, Giulio Cavalli, Elisabetta Baldi Caponetto, Moni Ovadia, Ottavia Piccolo, Giancarlo Caselli, Ascanio Celestini, Alberto Spampinato, Salvatore Borsellino, Federica Sciarelli, Haidi Giuliani, Fausto Raciti, Francesco Menditto, Antonello Ardituro, Benedetta Tobagi, Il Coro dei Minatori di Santa Fiora, Simone Cristicchi, Roberto Natale, Agnese Moro, Tana De Zuleta, Lella Costa, Armando Spataro, Maurizio Ascione, Nicola Tranfaglia, Franco Cassano, Marco Delgaudio, Carlo Lucarelli, Alex Zanotelli, Marcelle Padovani, Andrea Occhipinti, Johnny Palomba ...


SUPERATE 20.000 FIRME ON LINE




martedì 24 novembre 2009

Ben felici di veder realizzati i punti del nostro Programma!

A SANTA MARINELLA E SANTA SEVERA
ARRIVA IL WI-FI


Ricevitori per coprire zone diverse della città

Il Wi-Fi raggiunge anche Santa Marinella. L’amministrazione comunale ha infatti accolto con entusiasmo la proposta, presentata dalla Provincia di Roma, di installare i ricevitori wi-fi sul territorio comunale.
Il wi-fi è un dispositivo elettronico, che permette di collegarsi ad internet senza l’utilizzo di cavi e fili elettrici, abituali di ogni personal computer.
Dai primi sopralluoghi, a cui ha voluto partecipare personalmente il Sindaco Roberto Bacheca e l’assessore ai servizi informatici Marco Degli Esposti, i punti in cui installare i ricevitori di segnale sono tre:

1. uno nelle adiacenze della Biblioteca Comunale, così da coprire anche la passeggiata a mare;
2. uno presso il Castello di Santa Severa, così da coprire anche l’adiacente piazzale;
3. uno presso Il Lungomare Capolinaro nelle adiacenze della Sede Comunale.

“Un’iniziativa lodevole – afferma l’assessore Degli Esposti – che permetterà a tanti cittadini, studenti e ragazzi di collegarsi gratuitamente ad internet in diversi luoghi della città.
Per il momento abbiamo scelto tre zone “simbolo” di Santa Marinella e Santa Severa, come il Castello di Santa Severa, la passeggiata a mare ed il Lungomare Capolinaro, dove comodamente seduti su di una panchina ci si potrà collegare ad internet gratuitamente”.
“Abbiamo aderito immediatamente – aggiunge il Sindaco – a questa proposta della Provincia di Roma, considerato che nei prossimi anni potremmo allargare ad altre zone il servizio. Vogliamo una città moderna – continua Bacheca – che offra ai cittadini servizi gratuiti ed allo stesso tempo utili, come il collegamento ad internet senza fili. E la decisione di installare i dispositivi in luoghi frequentati ed all’aperto va proprio nell’ottica di un completo utilizzo del servizio da parte della cittadinanza. Ringrazio la Provincia di Roma che ha inserito Santa Marinella tra le città incluse nel progetto e l’assessore Degli Esposti che subito si è adoperato per l’attivazione del servizio”.

La cerimonia di attivazione dei ripetitori WI-FI si svolgerà
Lunedì 30 Novembre alle ore 15,00
presso il Piazzale del Castello di Santa Severa, alla presenza del Sindaco Bacheca, dell’Assessore Degli Esposti e del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

- Uno Notizie Civitavecchia - Roma -



Siamo ben felici di veder realizzati
i punti del nostro Programma!


Ma vogliamo andare avanti nel discorso WiFi ricordando che alla base di tutto c'è sempre una corretta informazione.
Con l'accelerazione data dall'amministrazione e dall'industria nella diffusione del WiFi sono sorti dubbi sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche emesse dalle antenne.
Una puntata di Report aveva esaminato le varie posizioni scientifiche e politiche in Europa. (CLICCA E GUARDA)
Quello che se ne può dedurre, in maniera ampiamente condivisibile, è un invito alla cautela.
Cautela che si può tradurre in:
- Non espandere oltre lo stretto necessario la rete wireless;
- Arrivare agli utenti, specialmente studenti, con reti cablate in fibra ottica;
- Non esporsi per troppo tempo a queste seppur basse radiazioni.
D'altronde c'è da tenere presente che qualsiasi elettrodomestico, anche il più banale, emette radiazioni elettromagnetiche e che il progresso resta tale se lo si utilizza bene e se può portare reali benefici alle persone.

Per concludere: ben venga questa tecnologia anche a Santa Marinella e crediamo che tre antenne siano già sufficienti; altre due al massimo: una in zona Stazione e l'altra in zona Valdambrini. Ma lontane dalle scuole! Piuttosto spingiamo per potenziare la rete in fibra e con una velocità di connessione civile!


Grazie e buona navigazione!



lunedì 23 novembre 2009

Una classe politica "deviata"

“Troppi potenti coinvolti, le fiamme sono un avvertimento”


Intervista di Luca Telese a Luxuria

Luxuria: è stata massacrata dai media e lasciata in mano ai killer. I big tirano un sospiro di sollievo

“Sono stata, purtroppo, profeta di sventura, una... Cassandra...”: e mentre lo dice, per la prima volta l’eloquio tambureggiante e affilato di Vladimir Luxuria si interrompe, annega nell’amarezza. Tono disincantato, a tratti sarcastico, infine la rabbia. Lei l’aveva detto, prima del rogo: “Attenti, Brenda va protetta”.

Vladimir, perché paventava il peggio?

Ma qualcuno di voi ha davvero pensato che Marrazzo fosse il solo? Quel computer immerso nell’acqua è qualcosa di più di un indizio, è un movente.

Volevano tapparle la bocca?

Oh, certo. Il messaggio alle altre trans non ha bisogno di interpreti: state tutte zitte o fate una fine schifosa”.

Quindi lei sospetta di un altro cliente?

C’erano molti clienti eccellenti nella sua agenda, e in quelle delle altre ragazze di via due Ponti. Davvero pensate che Marrazzo fosse il solo?

Lo immagina o lo sa?

(Una lunga pausa) Lo so. Ma non ho prove.

Che tipo di persona bisogna cercare?

Un potente. Uno che ha moltissimo da perdere. Può essere uno degli altri politici o un cliente mafioso.

Lei è rabbiosa, adesso.

“Sì. Ditemi in quale altro paese del mondo un testimone chiave viene trasformato in carne da macello.

È stata penalizzata perché trans?

(Ride amaro) Mi pare evidente. È stata massacrata e data in pasto ai killer: perché era trans... perché era straniera... e perché era una prostituta.

Per sottovalutazione o per velata omofobia?

Pensate all’immagine che si è data di questa comunità: ricattatrici, spacciatrici di droga, sfasciafamiglie. Io so che un potente ha tirato un sospiro di sollievo, voglio sperare che ora si pensi a proteggere anche Natalie.

L’aggressione di pochi giorni fa è collegata?

È evidente. È stato sottovalutato il furto del telefonino. Tutti sottolineavano la notizia della rissa: è stata linciata, questa è la verità. Ci sono due pesi e due misure.

Fra chi?

“In un locale ho incontrato delle trans che mi hanno detto: “Fate vedere le foto dei carabinieri”. E mi chiedo: perché non si fanno vedere? Chissà quante persone, riconoscendoli, potrebbero contribuire alle indagini.

Pensa che si voglia tutelarli più del dovuto?

Di Brenda, che non era indagata, conoscevamo il viso, sapevamo il nome, l’indirizzo, persino la misura del seno. Di loro, sospetti di ricatto, nulla. Un garante della privacy... a facce alterne.

Dietro questa violenza si nasconde altro?

C’è un sovrappiù di efferatezza che è indice di qualcosa di più complesso.

Ovvero?

Di un rapporto schizofrenico con le trans. C’è una certa antropologia fatta di uomini di potere che li usano e li odiano allo stesso tempo.

Perché secondo lei?

Più stanno bene nel rapporto sessuale, più sviluppano rancore tornando alla vita di facciata, all’aplomb di irreprensibilità apparente. Il timore di vedere la carriera infranta, essere scoperti, produce rabbia e odio.

Cosa consiglia alle trans?

Capisco che dipende da una voglia di riscatto, ma smettano di vantarsi delle loro conquiste.

Cosa bisogna fare per Brenda?

Un piccolo gesto di carità che troppo spesso viene negato. Concederle il funerale in Chiesa se lo a chiesto.

Noi sosteniamo Antonio Tabucchi!


Noi sosteniamo Antonio Tabucchi!



Appello

Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.